Fisica 30 Settembre 2026 14 min

Termografia a infrarossi

Condividi questo articolo

XLinkedInWhatsAppTelegram
termografia a infrarossi

La termografia a infrarossi è una tecnica di analisi non distruttiva e senza contatto che permette di rilevare la radiazione infrarossa emessa dalle superfici e di trasformarla in una rappresentazione visiva della loro temperatura. Attraverso una termocamera è quindi possibile individuare differenze e anomalie termiche che non sono percepibili direttamente dall’occhio umano.

Per comprendere il funzionamento della tecnica è necessario considerare la natura della radiazione elettromagnetica. La luce visibile e l’infrarosso differiscono per lunghezza d’onda e frequenza. L’occhio umano è sensibile soltanto a una porzione relativamente ristretta dello spettro, indicativamente compresa tra 380 e 750 nanometri, mentre la radiazione infrarossa si estende a lunghezze d’onda maggiori.

I corpi a temperatura superiore allo zero assoluto emettono radiazione elettromagnetica e, alle temperature tipiche degli oggetti e degli ambienti quotidiani, una parte significativa di questa emissione si trova nell’infrarosso. Una termocamera dotata di appositi sensori rileva questa radiazione e la converte in segnali elettrici elaborati digitalmente, producendo un’immagine termica nella quale le diverse temperature vengono rappresentate attraverso differenti tonalità.

La misura non dipende tuttavia soltanto dalla temperatura. Emissività della superficie, riflessioni, condizioni ambientali e caratteristiche del materiale possono influenzare il segnale rilevato e devono essere considerate per ottenere risultati attendibili.

La termografia a infrarossi diventa così uno strumento prezioso per visualizzare e analizzare fenomeni termici invisibili, con applicazioni che spaziano dall’edilizia all’industria, dalla manutenzione degli impianti alla ricerca scientifica.

Il principio fisico della termografia a infrarossi

A differenza dei sistemi che misurano la temperatura attraverso il contatto diretto con la superficie, la termografia a infrarossi consente di effettuare misure a distanza rilevando la radiazione elettromagnetica emessa dagli oggetti. Questa radiazione è invisibile all’occhio umano e appartiene principalmente alla regione dell’infrarosso termico.

Ogni corpo con una temperatura superiore allo zero assoluto emette radiazione elettromagnetica. L’origine di questa emissione è legata al moto termico della materia e alle variazioni dei campi elettromagnetici associate alle particelle e ai dipoli presenti nel materiale. La radiazione emessa dipende dalla temperatura e dalle proprietà della superficie, tra cui la sua emissività.

Nel campo dell’infrarosso, le termocamere utilizzano soprattutto alcune finestre atmosferiche nelle quali l’assorbimento della radiazione è relativamente ridotto. Tra queste sono particolarmente importanti la MWIR (Mid-Wave Infrared), generalmente compresa tra circa 3 e 5 μm, e la LWIR (Long-Wave Infrared), tipicamente compresa tra circa 8 e 14 μm. Quest’ultima è ampiamente utilizzata per l’analisi di edifici, impianti e oggetti a temperature prossime a quelle ambientali.

La quantità di radiazione emessa aumenta rapidamente con la temperatura. Secondo la legge di Stefan-Boltzmann, la potenza irradiata da una superficie ideale è proporzionale alla quarta potenza della sua temperatura assoluta. La legge di Wien, invece, descrive lo spostamento del massimo di emissione verso lunghezze d’onda più brevi quando la temperatura aumenta. Per gli oggetti a temperatura ambiente, il massimo dell’emissione si colloca nell’infrarosso intorno alla regione dei 10 μm, rendendo particolarmente importante la banda LWIR.

Fotografia tradizionale e immagine termica

Una fotografia tradizionale registra principalmente la radiazione visibile riflessa o emessa dagli oggetti. Restituisce informazioni sulla loro forma, colore, luminosità e caratteristiche superficiali percepibili dall’occhio umano.

Fotografia tradizionale e immagine termica

Fotografia tradizionale e immagine termica

Un’immagine termica, invece, rappresenta la distribuzione della radiazione infrarossa rilevata dalla termocamera. Le diverse tonalità dell’immagine corrispondono a differenti livelli di radiazione rilevata. Attraverso una corretta calibrazione e l’impostazione dell’emissività, possono essere convertite in valori di temperatura apparente o stimata.

La differenza è quindi sostanziale: la fotografia mostra principalmente come appare un oggetto, mentre la termografia permette di visualizzare come varia termicamente la sua superficie. Un’immagine termica può così rendere evidenti anomalie che una fotografia convenzionale non mostra, come dispersioni di calore, surriscaldamenti o disuniformità termiche.

 Emissività e fattori che influenzano la misura

La termografia a infrarossi non misura direttamente la temperatura di una superficie, ma rileva la radiazione infrarossa che essa emette e utilizza queste informazioni per stimarne la temperatura. Per ottenere risultati attendibili è quindi fondamentale considerare le proprietà della superficie e le condizioni nelle quali viene effettuata la misura.

Un parametro particolarmente importante è l’emissività, cioè la capacità di una superficie di emettere radiazione rispetto a un corpo nero alla stessa temperatura. L’emissività varia in funzione del materiale, della sua finitura superficiale e, in alcuni casi, della lunghezza d’onda. Materiali non metallici come vernici, ceramiche, legno e molti materiali da costruzione presentano generalmente emissività relativamente elevate, mentre metalli lucidi e superfici riflettenti possono avere emissività più basse e risultare più difficili da analizzare.

Un valore di emissività impostato erroneamente nella termocamera può produrre una stima della temperatura non corretta. Per questo, prima della misura, è necessario conoscere o stimare adeguatamente l’emissività della superficie osservata.

Anche le riflessioni della radiazione infrarossa possono alterare il risultato. Una superficie a bassa emissività può riflettere la radiazione proveniente dall’ambiente circostante, facendo apparire nella termografia temperature che non corrispondono realmente a quelle della superficie.

Influiscono inoltre la temperatura e l’umidità dell’ambiente, la distanza dalla superficie, l’angolo di osservazione, la presenza di ostacoli o materiali interposti e le condizioni atmosferiche, soprattutto nelle misure effettuate all’esterno. Anche la messa a fuoco e la risoluzione della termocamera possono condizionare la qualità dell’immagine.

La corretta interpretazione di una termografia richiede quindi di distinguere tra temperatura effettiva della superficie e temperatura apparente rilevata dallo strumento, tenendo conto dei numerosi fattori che possono modificare il segnale infrarosso.

Termografia a infrarossi nell’edilizia

La termografia a infrarossi nell’edilizia è una tecnica di indagine non distruttiva particolarmente utile per analizzare il comportamento termico degli edifici e individuare anomalie dell’involucro e degli impianti. Attraverso la mappatura della radiazione infrarossa emessa dalle superfici, consente di rappresentare le variazioni di temperatura superficiale e di riconoscere fenomeni che non sono immediatamente visibili a occhio nudo.

L’efficacia della tecnica deriva dal fatto che le caratteristiche termiche di una parete possono cambiare in presenza di discontinuità costruttive, difetti dell’isolamento, umidità, distacchi o alterazioni dei materiali. La termografia non identifica direttamente la causa dell’anomalia, ma fornisce una mappa delle differenze termiche che può essere interpretata insieme alle caratteristiche costruttive dell’edificio e alle condizioni ambientali.

Per ottenere risultati affidabili è importante effettuare l’indagine in condizioni che rendano sufficientemente evidenti le differenze di temperatura. Temperatura interna ed esterna, irraggiamento solare, vento, umidità e condizioni di riscaldamento dell’edificio possono infatti influenzare il termogramma.

Ponti termici e discontinuità dell’isolamento

Uno dei principali impieghi della termografia a infrarossi in edilizia è l’individuazione dei ponti termici, cioè delle zone dell’involucro nelle quali la trasmissione del calore è maggiore rispetto alle aree circostanti. Possono essere dovuti alla geometria dell’edificio o alla presenza di elementi costruttivi con caratteristiche termiche differenti, come i collegamenti tra pareti e solai, i pilastri, gli angoli, i serramenti e i cassonetti delle tapparelle.

ponti termici

ponti termici

Durante un’indagine invernale dall’interno, un ponte termico può manifestarsi come una zona superficialmente più fredda rispetto alla parte circostante della parete. Osservando invece l’edificio dall’esterno, nelle opportune condizioni termiche, la stessa discontinuità può apparire come una zona relativamente più calda, a causa della maggiore dispersione di calore verso l’ambiente.

La termografia può inoltre mettere in evidenza discontinuità o difetti dell’isolamento termico, consentendo di individuare aree nelle quali il materiale isolante è assente, discontinuo o presenta caratteristiche differenti da quelle previste. L’interpretazione deve tuttavia tenere conto della geometria dell’edificio e delle condizioni nelle quali è stata eseguita la misura.

L’individuazione delle zone fredde sulla superficie interna può essere utile anche nella valutazione del rischio di condensazione superficiale. Se la temperatura superficiale scende fino al punto di rugiada, il vapore acqueo presente nell’aria può condensare sulla superficie, favorendo nel tempo la formazione di muffe e il degrado dei materiali. La sola termografia non consente invece di diagnosticare direttamente la condensazione interstiziale, che richiede un’analisi del comportamento igrotermico della stratigrafia.

Umidità, infiltrazioni e degrado dei materiali

La termografia a infrarossi può fornire indicazioni utili anche nell’individuazione di umidità, infiltrazioni e perdite dagli impianti, sfruttando le differenti proprietà termiche dell’acqua rispetto ai materiali da costruzione. L’acqua possiede infatti un’elevata capacità termica e, quando evapora, assorbe una quantità significativa di energia sotto forma di calore latente. Questi fenomeni possono produrre differenze di temperatura rilevabili sulla superficie della parete.

Una zona umida può quindi apparire più fredda di un’area asciutta, soprattutto quando è presente evaporazione. In altri casi, la maggiore capacità termica delle zone contenenti acqua determina una risposta diversa ai cambiamenti di temperatura: durante il riscaldamento o il raffreddamento, le aree umide possono modificare la propria temperatura più lentamente rispetto alle zone asciutte. Per questo motivo le indagini termografiche eseguite in condizioni transitorie, ad esempio dopo l’irraggiamento solare, possono evidenziare differenze difficilmente osservabili in condizioni stazionarie.

Si può impiegare la termografia a infrarossi anche per individuare distacchi dell’intonaco e del rivestimento, compresi alcuni difetti dei sistemi di isolamento a cappotto. Quando tra il rivestimento e il supporto si forma una cavità contenente aria, la diversa risposta termica della zona distaccata può generare un’anomalia nel termogramma. In presenza di riscaldamento solare, per esempio, una porzione di rivestimento distaccata può riscaldarsi più rapidamente rispetto alle aree saldamente aderenti, evidenziando la cosiddetta anomalia termica da distacco.

Si devono comunque verificare questi risultati devono attraverso un’analisi integrata, poiché una stessa anomalia termica può avere cause differenti. La termografia rappresenta quindi soprattutto uno strumento di localizzazione e supporto alla diagnosi, da associare, quando necessario, a misure dell’umidità, ispezioni visive e altre tecniche diagnostiche.

Termografia a infrarossi nelle applicazioni industriali

La termografia a infrarossi nelle applicazioni industriali è uno strumento importante per la manutenzione predittiva, il monitoraggio delle apparecchiature e il controllo della qualità dei processi. La possibilità di rilevare la temperatura delle superfici a distanza e senza interrompere il funzionamento degli impianti permette di individuare anomalie termiche che possono indicare un malfunzionamento o un deterioramento dei componenti.

Molti fenomeni associati ai guasti producono infatti variazioni della temperatura superficiale. Attrito eccessivo, sovraccarichi elettrici, aumento della resistenza nei collegamenti, problemi di isolamento, insufficiente lubrificazione o alterazioni dei processi termici possono determinare una produzione o una distribuzione anomala del calore. Il termogramma consente di localizzare queste variazioni e di confrontarle con il comportamento atteso dell’apparecchiatura.

La termografia a infrarossi può quindi contribuire a individuare un’anomalia prima che provochi un guasto evidente. Permette quindi di programmare più tempestivamente un’ispezione o un intervento di manutenzione. Il suo impiego non sostituisce tuttavia le altre tecniche diagnostiche: un’anomalia termica segnala una condizione da approfondire, ma non identifica necessariamente da sola la causa del problema.

Controllo di impianti e componenti

Uno degli impieghi più diffusi riguarda gli impianti elettrici. Quadri, interruttori, morsetti, connessioni e cavi possono essere esaminati mentre sono in funzione, individuando punti caratterizzati da temperature anormalmente elevate. Un surriscaldamento localizzato può essere associato, per esempio, a un collegamento difettoso, a un carico eccessivo o a un aumento della resistenza elettrica.

applicazioni industriali della termografia a infrarossi

applicazioni industriali della termografia a infrarossi

In ambito meccanico, si può utilizzare la termografia a infrarossi per controllare motori, cuscinetti, pompe, riduttori e altri organi in movimento. Un aumento anomalo della temperatura può fornire un’indicazione di attrito, lubrificazione insufficiente o condizioni operative differenti da quelle previste. Il confronto tra componenti simili o tra misure effettuate nel tempo può rendere più semplice individuare variazioni progressive.

La termografia a infrarossi trova applicazione anche negli impianti industriali e nei processi produttivi. In essi può essere utilizzata per monitorare forni, condotte, scambiatori di calore, serbatoi e sistemi di isolamento. Le immagini termiche permettono di individuare distribuzioni di temperatura non uniformi, perdite di calore o anomalie localizzate.

Nel controllo qualità, la termografia può inoltre verificare la distribuzione del calore durante determinati processi. Contribuisce così all’individuazione di difetti che modificano il comportamento termico di un prodotto o di un materiale.

Il principale vantaggio della termografia industriale è quindi la possibilità di effettuare controlli rapidi, senza contatto e spesso durante il normale funzionamento degli impianti, riducendo la necessità di fermate e consentendo di seguire nel tempo l’evoluzione delle anomalie.

Termografia a infrarossi in ambito medico e biologico

La termografia a infrarossi in ambito medico e biologico, chiamata anche termografia clinica o teletermografia, è una tecnica di imaging non invasiva, senza contatto e priva di radiazioni ionizzanti. Attraverso la rilevazione della radiazione infrarossa emessa dalla superficie corporea, permette di ottenere una mappa della distribuzione della temperatura cutanea.

A differenza delle tecniche di imaging che forniscono principalmente informazioni anatomiche e strutturali, la termografia registra una caratteristica funzionale della superficie corporea, cioè la sua temperatura. La tecnica non visualizza direttamente gli organi o i tessuti profondi. Non consente quindi, da sola, di stabilire la presenza o la causa di una malattia. Le immagini termiche possono tuttavia evidenziare asimmetrie o variazioni di temperatura che, in determinati contesti, possono fornire informazioni utili per ulteriori accertamenti.

La temperatura della pelle è il risultato dell’interazione di diversi fattori. Tra questi assumono particolare importanza il flusso sanguigno cutaneo, regolato anche dal sistema nervoso autonomo, il metabolismo dei tessuti sottostanti, la temperatura ambientale e gli scambi di calore con l’ambiente. Processi fisiologici o patologici che modificano il flusso sanguigno o il metabolismo locale possono quindi produrre variazioni della temperatura superficiale.

Applicazioni della termografia medica

Si è studiata la termografia a infrarossi in diversi ambiti della medicina e della ricerca biologica. Le variazioni del flusso sanguigno possono essere osservate nello studio di alcune alterazioni vascolari periferiche. I processi infiammatori possono essere associati a un aumento locale della temperatura cutanea dovuto alla maggiore perfusione sanguigna. Si è inoltre utilizzata la tecnica è nello studio di lesioni muscolari, disturbi del dolore, alterazioni neurologiche periferiche e processi di guarigione.

In ambito biologico, l’imaging termico trova applicazione anche nello studio della termoregolazione degli animali, del comportamento fisiologico e delle risposte dell’organismo a variazioni ambientali o a determinati stimoli.

Un settore particolarmente interessante è quello della ricerca sperimentale. In essa la termografia a infrarossi può essere combinata con altre tecniche per studiare le modificazioni della perfusione e della temperatura superficiale.

La termografia medica deve tuttavia essere interpretata con cautela. Temperatura ambientale, umidità, attività fisica, stress, farmaci, contatto con superfici esterne e condizioni della pelle possono modificare significativamente il termogramma. Per questo motivo la termografia a infrarossi è generalmente considerata uno strumento complementare e non un sostituto delle metodiche diagnostiche convenzionali.

Vantaggi e limiti della termografia a infrarossi

La termografia a infrarossi presenta numerosi vantaggi che ne hanno favorito la diffusione in ambiti molto diversi, dall’edilizia all’industria, dalla ricerca scientifica alle applicazioni mediche. Il principale è la possibilità di effettuare misure senza contatto e senza danneggiare il materiale o interrompere il funzionamento dell’apparecchiatura. L’acquisizione delle immagini è inoltre rapida e permette di osservare contemporaneamente ampie superfici, evidenziando variazioni di temperatura difficilmente individuabili con una semplice ispezione visiva.

Un ulteriore vantaggio è la possibilità di effettuare controlli ripetuti nel tempo. Il confronto tra termogrammi acquisiti in condizioni analoghe consente di seguire l’evoluzione di un’anomalia. Può essere particolarmente utile nella manutenzione e nel monitoraggio degli edifici e degli impianti. La tecnica può inoltre essere impiegata in ambienti nei quali il contatto diretto con la superficie risulta difficile o poco sicuro.

La termografia presenta tuttavia alcuni limiti importanti. La temperatura rilevata non corrisponde necessariamente alla temperatura reale della superficie. Il risultato dipende dall’emissività, dalle riflessioni, dalla distanza, dall’angolo di osservazione e dalle condizioni ambientali. Vento, irraggiamento solare, umidità e variazioni della temperatura circostante possono modificare il termogramma e rendere più complessa l’interpretazione.

Inoltre, la radiazione infrarossa rilevata proviene essenzialmente dalla superficie osservata. La termografia non permette quindi, nella maggior parte dei casi, di visualizzare direttamente ciò che si trova in profondità. Un’anomalia termica può inoltre avere cause differenti e non costituisce necessariamente una diagnosi del fenomeno che l’ha provocata.

Per ottenere risultati affidabili sono quindi fondamentali corrette impostazioni dello strumento, condizioni di misura adeguate e competenza nell’interpretazione dei termogrammi. La termografia è uno strumento diagnostico molto utile, ma la sua efficacia aumenta quando viene integrata con altre informazioni e tecniche di indagine.

Prospettive future della termografia a infrarossi

Le prospettive future della termografia a infrarossi sono strettamente legate all’evoluzione dei sensori, dell’elaborazione delle immagini e delle tecnologie digitali. Le nuove generazioni di dispositivi possono offrire maggiore sensibilità termica, risoluzione più elevata e dimensioni sempre più contenute, rendendo possibile l’impiego della termografia in contesti nei quali strumenti più grandi risultavano difficili da utilizzare.

Un ruolo particolarmente importante sarà svolto dall’intelligenza artificiale e dall’apprendimento automatico. Gli algoritmi possono analizzare grandi quantità di termogrammi, riconoscere configurazioni anomale e confrontare automaticamente le immagini acquisite nel tempo. Nell’industria questo approccio può favorire sistemi di monitoraggio continuo capaci di segnalare tempestivamente variazioni rispetto al comportamento termico abituale di un impianto.

Anche l’impiego di droni dotati di sensori di temperatura potrà ampliare le possibilità di ispezione, soprattutto per edifici, infrastrutture, impianti fotovoltaici e aree difficilmente accessibili. In edilizia, l’integrazione tra termografia, modellazione digitale e sistemi di gestione degli edifici potrà migliorare il controllo delle prestazioni energetiche.

Parallelamente, la combinazione della termografia con altre tecniche di misura permetterà di ottenere diagnosi sempre più complete. Il futuro della termografia non consiste quindi soltanto nel produrre immagini termiche più dettagliate, ma nella capacità di trasformare i dati termici in informazioni quantitative, confrontabili e utili per il monitoraggio e la diagnosi.

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore

Condividi questo articolo

Se ti è stato utile, condividilo con chi potrebbe apprezzarlo.

XLinkedInWhatsAppTelegram