Fisica

Lunghezza d’onda

il 27 Maggio 2025

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lunghezza d'onda

La lunghezza d’onda è uno dei concetti fondamentali della fisica ondulatoria, utilizzato per descrivere e comprendere la natura di fenomeni apparentemente diversi tra loro, come il suono, la luce, le onde radio e persino la materia a livello quantistico. Definita come la distanza tra due punti consecutivi in fase su un’onda come due creste o due ventri,  la lunghezza d’onda riveste un ruolo centrale nella descrizione matematica e fisica dei moti oscillatori.

L’intuizione che la luce potesse comportarsi come un’onda risale al XVII secolo. In un’epoca dominata dalla visione corpuscolare di Isaac Newton, il fisico olandese Christiaan Huygens propose nel 1678 una teoria ondulatoria della luce, secondo la quale ogni punto di un fronte d’onda genera onde secondarie che si propagano nel mezzo. Questa visione permise di spiegare fenomeni come la rifrazione e la diffrazione, che non trovavano giustificazione nel modello corpuscolare.

esperimento di Young
esperimento di Young

Fu però nel XIX secolo che il concetto di lunghezza d’onda acquisì dignità scientifica. Esperimenti fondamentali come quello della doppia fenditura di Thomas Young (1801) dimostrarono inequivocabilmente la natura ondulatoria della luce, rivelando pattern di interferenza che potevano essere spiegati solo considerando la sovrapposizione di onde. Poco dopo, Augustin-Jean Fresnel sviluppò formalmente la teoria della diffrazione, ponendo le basi dell’ottica ondulatoria classica.

Il termine “lunghezza d’onda” entrò nell’uso sistematico con lo sviluppo della teoria delle onde elettromagnetiche di James Clerk Maxwell nella seconda metà dell’Ottocento.

Il concetto si estese ben oltre l’ottica: nel XX secolo, con l’avvento della meccanica quantistica, Louis de Broglie propose che anche le particelle materiali possiedano una lunghezza d’onda, detta lunghezza d’onda di de Broglie, aprendo una nuova epoca nella fisica, in cui onde e particelle sono due aspetti complementari della realtà.

Oggi, la lunghezza d’onda è una grandezza indispensabile in numerosi ambiti: dalla progettazione delle antenne radio alla spettroscopia, dalla musica alla medicina, dall’ingegneria delle telecomunicazioni all’astrofisica. Comprendere la lunghezza d’onda significa entrare nel cuore della fisica dei fenomeni ondulatori, e acquisire uno strumento essenziale per interpretare il mondo naturale e le sue tecnologie.

Formulazione della lunghezza d’onda

Tra i principali parametri che caratterizzano un’onda vi è la lunghezza d’onda indicata con la lettera greca λ che rappresenta la distanza tra due punti consecutivi dell’onda che si trovano nella stessa fase, come due creste successive in un’onda trasversale o due compressioni successive in un’onda longitudinale. In termini pratici, è la distanza percorsa dall’onda in un ciclo completo di oscillazione.

tipi di onde
tipi di onde

La lunghezza d’onda è inversamente proporzionale alla frequenza secondo la relazione: λ = v/f
dove v è la velocità di propagazione dell’onda nel mezzo considerato e f è la frequenza.

Questa formula implica che, a parità di velocità, una frequenza maggiore corrisponde a una lunghezza d’onda più corta, e viceversa. È per questo motivo che i suoni acuti hanno lunghezze d’onda più corte, e che tra i colori della luce il violetto (frequenza più alta) ha una lunghezza d’onda più breve rispetto al rosso.

La lunghezza d’onda si misura nel Sistema Internazionale in metri (m), ma nei casi pratici può variare enormemente a seconda del tipo di onda.

spettro elettromagnetico
spettro elettromagnetico

Nelle onde sonore, λ può andare da qualche metro (per suoni gravi) a pochi millimetri (per suoni acuti). Ad esempio, un suono a 440 Hz  corrispondente alla nota La, usata per accordare strumenti musicali che si propaga nell’aria a circa 343 m/s ha una lunghezza d’onda di:
λ = v/f = 343 m/s/440 Hz ≈ 0.78 m

Nelle onde elettromagnetiche, la lunghezza d’onda è inversamente proporzionale alla frequenza. La luce visibile ha lunghezze d’onda comprese tra circa 400 nm (luce violetto) e 700 nm (luce rosso). Le onde radio, invece, possono avere lunghezze d’onda anche di chilometri, mentre i raggi X e i raggi gamma si misurano in ångström o picometri.

Esempi in contesti reali

La lunghezza d’onda ha implicazioni fondamentali in numerosi ambiti scientifici e tecnologici. Essendo legata alla frequenza e alla velocità di propagazione, il suo valore condiziona direttamente il comportamento e le applicazioni delle onde nei diversi contesti.

Onde sonore

Nel caso delle onde sonore, λ dipende dalla frequenza e dalla velocità del suono nell’aria, che a 20 °C è di circa 343 m/s. Un suono a 343 Hz ha una lunghezza d’onda di circa 1 metro, mentre un suono acuto a 3430 Hz corrisponde a una lunghezza d’onda di 0.1 metri (ossia 10 cm).

In acustica ambientale, λ è un parametro essenziale per progettare spazi in cui il suono si propaghi in modo controllato. Ad esempio, nelle sale da concerto, conoscere la lunghezza d’onda dei suoni consente di evitare fenomeni di interferenza distruttiva, eco o risonanze indesiderate. Per un suono a 100 Hz (frequenza grave), la lunghezza d’onda è di circa 3.43 m: pannelli fonoassorbenti o diffusori devono quindi essere dimensionati per interagire efficacemente con onde acustiche di questa grandezza.

Onde elettromagnetiche

Per le onde elettromagnetiche, λ è legata alla velocità della luce nel vuoto, c ≈ 3·10⁸ m/s. Nel caso della luce visibile, la lunghezza d’onda varia da circa 400 nm (luce violetta) a 700 nm (luce rossa), determinando i colori percepiti dall’occhio umano. In ottica, la lunghezza d’onda della luce pone un limite alla risoluzione dei microscopi ottici, poiché due dettagli separati da una distanza inferiore alla lunghezza d’onda non possono essere distinti.

Microonde e telecomunicazioni

Le microonde utilizzate nei forni domestici operano tipicamente a una frequenza di 2.45 GHz. Nel vuoto, la lunghezza d’onda corrispondente è: λ = 3.00· 108 m/s/ 2.45 · 109 Hz = 0.12 m. Nel campo delle telecomunicazioni, diverse bande di frequenza (e quindi di lunghezza d’onda) sono impiegate per trasmettere segnali radio, televisivi, Wi-Fi e cellulari, ognuna con caratteristiche di penetrazione e portata specifiche.

Onde marine

Anche le onde del mare presentano una lunghezza d’onda ben definita: se la distanza tra due creste successive è di 10 metri, allora quella è la lunghezza d’onda dell’onda marina. In oceanografia, tale parametro è cruciale per lo studio delle maree, delle onde di tempesta e per la progettazione di porti e dighe.

Lunghezza d’onda e colore

Nel caso della luce visibile, la lunghezza d’onda ha un ruolo determinante nella percezione del colore. Il nostro occhio è sensibile solo a una ristretta banda dello spettro elettromagnetico, compresa tra circa 400 nm e 700 nm. All’interno di questo intervallo, ogni lunghezza d’onda corrisponde a una sensazione cromatica ben precisa:

colore
colore

Le lunghezze d’onda più corte (violetto e blu) sono associate a frequenze più elevate, mentre quelle più lunghe (rosso) a frequenze più basse. Questa relazione tra lunghezza d’onda e colore è sfruttata in numerose applicazioni: dai filtri ottici alle tecnologie di visualizzazione, fino alla spettroscopia, dove l’analisi delle lunghezze d’onda emesse o assorbite da una sostanza permette di identificarne la composizione.

Un esempio pratico è dato dalla dispersione della luce attraverso un prisma come il prisma di Nicol: la luce bianca, composta da tutte le lunghezze d’onda visibili, viene separata nei suoi colori componenti proprio a causa della differente deviazione che ciascuna lunghezza d’onda subisce. Questo fenomeno è alla base della formazione dell’arcobaleno.

Red shift

Il red shift (letteralmente spostamento verso il rosso) è un fenomeno fisico che si osserva quando la lunghezza d’onda della luce proveniente da un oggetto celeste si allunga, spostandosi verso la parte rossa dello spettro visibile. Questo allungamento implica una diminuzione della frequenza e può essere interpretato in diversi contesti fisici.

Il red shift z è calcolato con la formula:
z = λosservata – λemessaemessa
dove λosservata è la lunghezza d’onda rilevata dall’osservatore e λemessa è la lunghezza d’onda alla sorgente. Se si verifica che z è maggiore di 0 la sorgente si allontana e quindi si verifica il red shift mentre se z è minore di 0 allora la sorgente si avvicina e si parla di blue shift

red shift
red shift

Il red shift Doppler è analogo all’effetto Doppler acustico (come il suono di un’ambulanza che cambia tono mentre si allontana). Quando una sorgente luminosa si allontana dall’osservatore, la luce che emette appare spostata verso lunghezze d’onda maggiori, cioè verso il rosso. È usato per misurare la velocità con cui stelle o galassie si allontanano da noi.

Il red shift gravitazionale è previsto dalla teoria della relatività generale e si verifica quando la luce sfugge da un campo gravitazionale intenso come quello di una stella di neutroni o un buco nero: perde energia, e quindi si allunga verso il rosso.

Il red shift cosmologico è legato all’espansione dell’universo. Quando la luce viaggia per miliardi di anni attraverso lo spazio, lo spazio stesso si espande e con esso la lunghezza d’onda della luce. Questo tipo di red shift è osservabile nelle galassie molto lontane, che appaiono spostate verso il rosso tanto più quanto sono distanti.

La scoperta del red shift nelle galassie lontane da parte di Edwin Hubble negli anni ’20 ha portato alla formulazione della Legge di Hubble, che descrive l’universo in espansione: v = H0 · d dove v è la velocità di recessione con la quale le galassie sembrano allontanarsi le une dalle altre a causa dell’espansione dell’universo e Ho è la costante di Hubble. Questa relazione teorica coincide con la precedente legge empirica qualora lo spostamento verso il rosso z sia direttamente proporzionale alla velocità di recessione v, cioè z=v/c.

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