I materiali da costruzione sono uno degli elementi fondamentali dello sviluppo dell’architettura e dell’ingegneria, avendo accompagnato l’evoluzione delle infrastrutture e delle civiltà umane. La storia delle costruzioni è strettamente legata alla capacità di comprendere, selezionare e modificare le proprietà meccaniche, fisiche, chimiche e della materia per ottenere strutture sempre più resistenti, durevoli e funzionali.
Nelle prime fasi dell’attività edilizia, l’uomo utilizzava prevalentemente materiali disponibili in natura, come pietra, legno e argilla, sfruttandone le caratteristiche senza modificarne sostanzialmente la composizione. Un’importante evoluzione avvenne con la scoperta dei materiali leganti. Nell’antichità, i Romani svilupparono l’opus caementicium, ottenuto utilizzando calce e materiali pozzolanici, dando origine a un conglomerato capace di indurire anche in presenza di acqua. Questa tecnologia consentì di realizzare strutture complesse e di grandi dimensioni, alcune delle quali sono ancora oggi conservate.
La successiva evoluzione della siderurgia portò alla diffusione del ferro e dell’acciaio come materiali strutturali, mentre nel XIX secolo si affermò il calcestruzzo armato, nel quale la capacità del conglomerato cementizio di sopportare la compressione viene associata alla resistenza a trazione dell’acciaio.
Oggi i materiali da costruzione comprendono un’ampia varietà di materiali naturali, artificiali e compositi, scelti in funzione delle loro proprietà termiche, acustiche, meccaniche, chimiche e ambientali. La ricerca è inoltre orientata verso materiali più efficienti, durevoli e sostenibili, capaci di ridurre il consumo di risorse e l’impatto ambientale degli edifici e delle infrastrutture.
Cosa sono i materiali da costruzione
Dal punto di vista ingegneristico e chimico-fisico, i materiali da costruzione sono materiali di origine naturale, artificiale o composita utilizzati per realizzare elementi strutturali e funzionali di edifici e infrastrutture. La loro scelta dipende dalla capacità di garantire determinate prestazioni meccaniche, fisiche, chimiche e ambientali durante la vita utile dell’opera.
Un materiale da costruzione non è quindi valutato soltanto in base alla sua resistenza, ma attraverso un insieme di proprietà che ne determinano il comportamento nelle diverse condizioni di utilizzo.
Proprietà meccaniche
Le proprietà meccaniche descrivono la risposta del materiale alle sollecitazioni esterne. Tra le più importanti vi sono la resistenza a compressione, fondamentale per materiali come calcestruzzo e laterizi, e la resistenza alla trazione, particolarmente importante nell’acciaio. Sono inoltre rilevanti elasticità, deformabilità, durezza, tenacità e comportamento a fatica.
Proprietà fisiche e chimiche
Le proprietà fisiche comprendono densità, porosità, conducibilità termica, capacità termica e permeabilità, mentre quelle chimiche riguardano, tra gli altri aspetti, la stabilità e la resistenza agli agenti aggressivi. Queste caratteristiche influenzano la durabilità del materiale, il comportamento nei confronti dell’acqua e la capacità di contribuire all’isolamento termico e acustico degli edifici.
Struttura e composizione
I materiali possono presentare una struttura relativamente omogenea oppure essere eterogenei e anisotropi, come il legno, le cui proprietà dipendono dalla direzione delle fibre. I materiali compositi, invece, combinano componenti differenti per ottenere prestazioni che non sarebbero facilmente raggiungibili con un singolo materiale. Ne sono esempi il calcestruzzo armato e i compositi rinforzati con fibre.
La conoscenza di queste proprietà permette di stabilire quale materiale sia più adatto a una determinata applicazione, considerando sicurezza, durabilità, prestazioni, costi e impatto ambientale. Su questi criteri si basa la classificazione dei principali materiali da costruzione.
Classificazione dei materiali da costruzione
I materiali da costruzione possono essere classificati secondo diversi criteri, tra cui composizione chimica, struttura, proprietà fisiche e comportamento meccanico. Dal punto di vista della scienza dei materiali, una distinzione fondamentale considera la natura chimica e strutturale dei materiali, permettendo di mettere in relazione la loro composizione con le proprietà e le applicazioni.
Materiali inorganici non metallici
Comprendono principalmente materiali lapidei, ceramici e vetrosi. Presentano generalmente elevata durezza, buona resistenza chimica e resistenza alla compressione, ma una limitata capacità di deformazione plastica.
I materiali lapidei naturali, come granito, marmo, calcare e tufo, derivano dalle rocce e sono utilizzati dopo estrazione e lavorazione. I materiali ceramici, tra cui laterizi e piastrelle, sono ottenuti attraverso la formatura e la cottura di materie prime prevalentemente argillose.
Materiali metallici
Sono caratterizzati dal legame metallico, responsabile di proprietà quali duttilità, tenacità ed elevata conducibilità termica ed elettrica. Tra i principali materiali da costruzione rientrano gli acciai strutturali, fondamentali per strutture portanti e armature, oltre ad alluminio e rame, impiegati soprattutto quando sono richieste leggerezza, resistenza alla corrosione o elevata conducibilità.
Materiali organici e polimerici
Comprendono legno, derivati del legno e polimeri sintetici. Il legno è un materiale naturale anisotropo, caratterizzato da un buon rapporto tra resistenza e peso e da una ridotta conducibilità termica. Polimeri come PVC, polistirene espanso (EPS) e poliuretano (PU) trovano numerose applicazioni nell’isolamento termico, nelle impermeabilizzazioni e negli impianti.
Leganti e materiali cementizi
I leganti sono sostanze capaci di unire altri materiali formando, dopo specifici processi fisici o chimici, un materiale coeso. La calce aerea indurisce principalmente attraverso la carbonatazione, mentre il gesso fa presa attraverso reazioni di idratazione e ricristallizzazione. I leganti idraulici, come il cemento Portland, possono invece fare presa e indurire anche in presenza di acqua.
Materiali compositi
I materiali compositi combinano due o più componenti distinti, generalmente una matrice e un rinforzo, per ottenere proprietà specifiche. Tra gli esempi più importanti vi sono il calcestruzzo armato, nel quale matrice cementizia e acciaio collaborano strutturalmente, e gli FRP, polimeri rinforzati con fibre di vetro o carbonio, caratterizzati da un elevato rapporto resistenza/peso.
Materiali da costruzione innovativi
La ricerca sui materiali da costruzione innovativi rappresenta uno dei settori più dinamici dell’ingegneria civile e della scienza dei materiali. L’obiettivo è sviluppare materiali capaci di offrire prestazioni più elevate, maggiore durabilità e minore impatto ambientale, affrontando contemporaneamente le esigenze di sicurezza, efficienza energetica e riduzione delle emissioni associate al settore edilizio.
Materiali intelligenti e autoregeneranti
Gli smart materials sono progettati per reagire a stimoli fisici, chimici o meccanici modificando determinate proprietà. Tra le applicazioni più studiate vi è il calcestruzzo autorigenerante, nel quale specifici sistemi incorporati nella matrice possono favorire la sigillatura autonoma delle microfessure. Alcune tecnologie utilizzano microrganismi capaci di favorire la precipitazione di carbonato di calcio, mentre altre sfruttano capsule contenenti agenti riparatori.
Un’altra classe interessante è rappresentata dai materiali a cambiamento di fase (PCM), capaci di assorbire o rilasciare energia termica durante i passaggi di stato. Integrati in pannelli, intonaci o altri elementi edilizi, possono contribuire alla regolazione della temperatura interna.
Anche i termobimetalli, costituiti da materiali con differenti coefficienti di dilatazione termica, possono essere utilizzati per realizzare elementi capaci di modificare automaticamente la propria configurazione al variare della temperatura.
Materiali a basso impatto ambientale
Una parte importante della ricerca riguarda la riduzione dell’impronta di carbonio dei materiali da costruzione. Tra le soluzioni studiate vi sono leganti alternativi al cemento Portland, materiali ottenuti da sottoprodotti industriali e biocompositi.
I leganti geopolimerici e altri sistemi a ridotto contenuto di clinker possono diminuire le emissioni associate alla produzione dei leganti, mentre materiali come hempcrete, a base di canapulo e calce, vengono studiati per le loro proprietà termoigrometriche e per l’impiego di materie prime di origine biologica.
I compositi a base di micelio, ottenuti facendo crescere strutture fungine su substrati organici, rappresentano invece una tecnologia emergente per applicazioni non strutturali, in particolare nell’isolamento e nei componenti leggeri.
Nanomateriali e rinforzi avanzati
L’impiego di materiali nanostrutturati e di fibre ad alte prestazioni permette di modificare le proprietà delle matrici cementizie e polimeriche. Tra le tecnologie in fase di sviluppo vi sono cementi e calcestruzzi modificati con nanomateriali, studiati per migliorare resistenza, durabilità e controllo della fessurazione.
Un’altra soluzione è il carbon concrete, nel quale rinforzi costituiti da fibre di carbonio sostituiscono l’acciaio in determinate applicazioni. La resistenza alla corrosione dei rinforzi permette di ridurre il copriferro necessario e può consentire la realizzazione di elementi più sottili e leggeri.
L’evoluzione dei materiali da costruzione innovativi punta quindi non soltanto a ottenere strutture più resistenti, ma anche a sviluppare edifici più efficienti, durevoli, adattabili e compatibili con gli obiettivi di sostenibilità.
Materiali da costruzione e sostenibilità
La crescente attenzione alla sostenibilità dei materiali da costruzione ha modificato profondamente i criteri con cui vengono progettati, prodotti e selezionati. Secondo il rapporto UNEP 2025-2026, il settore degli edifici e delle costruzioni rappresenta circa il 37% delle emissioni globali di CO₂ e quasi il 50% dell’estrazione globale di materiali, evidenziando l’importanza di ridurre sia le emissioni sia il consumo di risorse.
La sostenibilità di un materiale non riguarda quindi soltanto le prestazioni dell’edificio durante il suo utilizzo, ma deve essere valutata lungo l’intero ciclo di vita. L’analisi del ciclo vita (LCA, Life Cycle Assessment) considera le diverse fasi associate a un prodotto, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, al trasporto, all’utilizzo e alla gestione del fine vita. I principi e il quadro metodologico della LCA sono definiti dalle norme ISO 14040 e ISO 14044.
Per i prodotti da costruzione, le Environmental Product Declarations (EPD) forniscono informazioni ambientali quantificate e verificabili, basate su regole di categoria specifiche. Tra gli indicatori considerati rientra il Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP), espresso in kg di CO₂ equivalente, insieme ad altri indicatori relativi, per esempio, all’acidificazione e all’esaurimento delle risorse. La norma EN 15804 definisce le regole fondamentali per le EPD dei prodotti da costruzione.
Strategie per ridurre l’impatto ambientale dei materiali da costruzione
Una delle principali strategie consiste nella riduzione del contenuto di clinker nel cemento, attraverso l’impiego di materiali cementizi supplementari e altre formulazioni a minore intensità emissiva. Altre tecnologie studiano la cattura e l’utilizzo della CO₂, compresa la carbonatazione controllata dei materiali cementizi. La decarbonizzazione del cemento richiede infatti una combinazione di efficienza dei processi, sostituzione dei materiali, combustibili a minore intensità emissiva e tecnologie di cattura del carbonio.
Un ulteriore contributo deriva dall’impiego di aggregati riciclati, materiali provenienti da sottoprodotti industriali e isolanti da materie prime riciclate o rinnovabili, riducendo il consumo di risorse vergini.
Anche la progettazione per lo smontaggio (Design for Deconstruction) assume un ruolo crescente nell’economia circolare: connessioni meccaniche e sistemi facilmente separabili possono favorire il riuso, il recupero e il riciclo dei componenti al termine della vita utile dell’edificio.
Efficienza energetica e prestazioni degli edifici
Le prestazioni energetiche di un edificio dipendono in larga misura dalle caratteristiche del suo involucro edilizio. Esso è costituito da pareti, solai, coperture, serramenti e altri elementi che separano gli ambienti interni dall’esterno. Le proprietà dei materiali da costruzione influenzano il trasferimento di calore, il comportamento nei confronti dell’umidità e il comfort termoigrometrico degli ambienti.
Conducibilità e resistenza termica
In condizioni di trasferimento termico prevalentemente stazionario, una proprietà fondamentale è la conducibilità termica (λ), espressa in W/(m·K). Essa indica la capacità di un materiale di trasmettere calore: valori più bassi corrispondono, a parità di spessore e condizioni, a una maggiore capacità isolante.
La resistenza termica (R) di uno strato omogeneo è data da:
R = s/λ
dove s è lo spessore del materiale. Per un elemento edilizio costituito da più strati si considera invece la resistenza termica complessiva e, da essa, la trasmittanza termica (U), espressa in W/(m²·K). Un valore più basso di U indica una minore trasmissione di calore attraverso l’elemento.
Inerzia termica e comportamento estivo
Durante la stagione calda assume importanza anche la capacità dell’involucro di accumulare e ritardare il trasferimento dell’energia termica. La capacità termica volumica dipende dalla densità e dal calore specifico:
Cᵥ = ρ · c
La diffusività termica, invece, descrive la rapidità con cui una variazione di temperatura si propaga all’interno del materiale. E’ legata al rapporto tra conducibilità termica e capacità termica volumica.
Queste proprietà contribuiscono al comportamento dinamico dell’involucro. Tra gli indicatori utilizzati rientrano lo sfasamento termico, cioè il ritardo con cui un’onda termica raggiunge la superficie interna, e il fattore di attenuazione, che descrive la riduzione dell’ampiezza della variazione termica.
Progettazione dell’involucro
L’efficienza energetica non dipende quindi da una singola proprietà del materiale, ma dalla combinazione tra isolamento, massa termica, stratigrafia, controllo della radiazione solare e riduzione dei ponti termici. Una corretta progettazione dell’involucro permette di limitare le dispersioni invernali, contenere il surriscaldamento estivo e migliorare il comfort degli occupanti.
La scelta dei materiali da costruzione deve pertanto considerare simultaneamente prestazioni energetiche, durabilità, comportamento all’umidità e impatto ambientale, integrando le caratteristiche dei singoli materiali nella progettazione complessiva dell’edificio.
Riciclo e recupero dei materiali da costruzione
Il riciclo e il recupero dei materiali da costruzione rappresentano una componente importante dell’economia circolare applicata all’edilizia. I rifiuti prodotti dalle attività di costruzione e demolizione costituiscono una delle principali categorie di rifiuti generate a livello globale e il loro recupero consente di ridurre il consumo di materie prime vergini e il conferimento in discarica. La valorizzazione dei materiali avviene attraverso operazioni di selezione, separazione, frantumazione, trattamento e rigenerazione, finalizzate a ottenere materie prime seconde utilizzabili in nuovi processi produttivi.
Aggregati riciclati
Una delle principali applicazioni riguarda il recupero di calcestruzzo, materiali lapidei e laterizi. Il calcestruzzo proveniente dalle demolizioni può essere frantumato e sottoposto a vagliatura e separazione, ottenendo aggregati riciclati. Questi contengono generalmente una certa quantità di malta cementizia aderente agli aggregati originari e presentano quindi maggiore porosità e assorbimento d’acqua rispetto agli aggregati naturali. Il loro impiego nel calcestruzzo richiede pertanto un’adeguata progettazione della miscela.
Gli aggregati provenienti da materiali misti, come laterizi, ceramiche e malte, possono essere destinati soprattutto a sottofondi, rilevati, riempimenti e alcune applicazioni nei materiali da costruzione, in funzione delle caratteristiche ottenute dal trattamento.
Riciclo di metalli, vetro e altri materiali
I metalli, in particolare l’acciaio, possono essere recuperati attraverso processi di selezione e rifusione, conservando un elevato valore come materia prima secondaria. Anche il vetro può essere raccolto, selezionato e rifuso oppure macinato per essere utilizzato in specifiche applicazioni, comprese alcune formulazioni cementizie.
Il legno proveniente dalle demolizioni può essere recuperato, quando sufficientemente pulito e non contaminato, per produrre pannelli a base di legno o altri prodotti. Il fresato d’asfalto, ottenuto dalla rimozione delle pavimentazioni stradali, può invece essere reimpiegato nella produzione di nuovi conglomerati bituminosi, riducendo il fabbisogno di aggregati e bitume vergini.
Demolizione selettiva
L’efficacia del recupero dipende in larga misura dalla demolizione selettiva, che consiste nello smontaggio o nella demolizione progressiva delle diverse componenti dell’edificio. Separare preventivamente calcestruzzo, metalli, legno, vetro, laterizi e altri materiali riduce la contaminazione reciproca e aumenta la qualità delle frazioni recuperate.
Il riciclo deve quindi essere considerato già nella fase di progettazione, attraverso soluzioni che favoriscano durabilità, manutenzione, disassemblaggio, riuso e riciclabilità. In questo modo i materiali da costruzione possono rimanere più a lungo nel ciclo produttivo, riducendo il consumo di risorse e l’impatto ambientale dell’intero settore edilizio.
Prospettive future dei materiali da costruzione
Il futuro dei materiali da costruzione sarà sempre più influenzato dalla ricerca di soluzioni capaci di combinare prestazioni, durabilità, riduzione dell’impatto ambientale e possibilità di recupero. Parallelamente alla decarbonizzazione dei processi produttivi, la digitalizzazione sta modificando il modo in cui i materiali vengono progettati, utilizzati, monitorati e recuperati al termine della loro vita utile.
Digitalizzazione e passaporto dei materiali
Un’importante direzione di sviluppo è rappresentata dai passaporti digitali dei materiali, integrabili con il BIM (Building Information Modeling). L’identità digitale di un prodotto può contenere informazioni sulla composizione, sull’origine, sulle prestazioni ambientali, sulla manutenzione e sulle possibilità di riuso o riciclo. Questo approccio può facilitare la tracciabilità dei materiali e trasformare gli edifici in riserve di risorse recuperabili al termine della loro vita utile.
Stampa 3D e progettazione avanzata
La stampa 3D nel settore delle costruzioni è oggetto di crescente ricerca e può consentire di realizzare geometrie complesse, ridurre gli scarti e ottimizzare la distribuzione del materiale in funzione delle esigenze strutturali. Le tecnologie additive sono studiate anche per l’impiego di miscele cementizie a ridotto contenuto di clinker e di leganti alternativi, anche se la loro applicazione su larga scala deve ancora confrontarsi con aspetti normativi, tecnologici e di durabilità.
Materiali intelligenti e monitoraggio
Un’altra prospettiva riguarda lo sviluppo di materiali intelligenti e sistemi di Structural Health Monitoring, nei quali sensori e dispositivi elettronici consentono di controllare nel tempo deformazioni, temperatura, umidità, corrosione e formazione di fessure. L’integrazione tra materiali, sensori e sistemi digitali può favorire una manutenzione più tempestiva e basata sulle effettive condizioni della struttura.
Nel complesso, la ricerca tende verso materiali da costruzione più efficienti, durevoli, monitorabili e circolari, nei quali la progettazione tenga conto non soltanto delle prestazioni durante l’utilizzo, ma anche dell’intero ciclo di vita, dal reperimento delle materie prime al riuso o al riciclo.



