Chimica 2 Ottobre 2026 15 min

Emissività: significato e proprietà

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emissività

L’emissività è una grandezza adimensionale che misura l’efficienza con cui una superficie emette energia sotto forma di radiazione termica, rispetto a un radiatore ideale, definito corpo nero.

Il concetto di emissività riveste un ruolo importante nella fisica della radiazione termica, nell’ingegneria termica e nella scienza dei materiali. La capacità di una superficie di emettere radiazione influenza infatti gli scambi di calore per irraggiamento e assume particolare rilevanza nella progettazione di sistemi destinati a controllare il trasferimento dell’energia termica.

L’emissività è fondamentale nelle misurazioni della temperatura senza contatto. Strumenti come le termocamere e i termometri a infrarossi rilevano la radiazione emessa dagli oggetti e utilizzano il valore di emissività della superficie per determinare la temperatura. Un’impostazione non corretta di questo parametro può quindi provocare errori nella misura della temperatura.

La conoscenza dell’emissività trova applicazione anche nell’efficienza energetica degli edifici, nei rivestimenti termici, nei materiali isolanti, nei processi industriali e nella progettazione di superfici capaci di limitare o favorire gli scambi radiativi.

Cos’è l’emissività?

L’emissività, indicata con ε , è una grandezza adimensionale che descrive la capacità di una superficie di emettere radiazione termica rispetto a quella di un corpo nero ideale alla stessa temperatura. La radiazione termica è una forma di radiazione elettromagnetica associata alla temperatura di un corpo e può estendersi, a seconda della temperatura e delle condizioni considerate, su un ampio intervallo di lunghezze d’onda.

L’emissività può essere definita attraverso il rapporto tra la radiazione emessa da una superficie reale e quella che sarebbe emessa da un corpo nero alla stessa temperatura e nelle medesime condizioni. Il corpo nero costituisce infatti il riferimento ideale utilizzato per descrivere quantitativamente l’emissione termica.

L’emissività nella legge di Stefan-Boltzmann

Il ruolo dell’emissività emerge dalla legge di Stefan-Boltzmann, che per una superficie reale può essere espressa, nel caso di emissione totale, attraverso la relazione:

q = ε · σ · T⁴

dove q rappresenta la potenza emessa per unità di superficie, ε l’emissività, σ la costante di Stefan-Boltzmann, pari a circa 5.67 × 10⁻⁸ W/(m²·K⁴), e T la temperatura assoluta espressa in kelvin.

La relazione mostra che, a parità di temperatura, una superficie con maggiore emissività emette una quantità maggiore di energia per irraggiamento rispetto a una superficie con emissività più bassa.

Valori assunti

L’emissività è compresa tra 0 e 1. Il valore ε = 1 identifica il comportamento ideale di un corpo nero, che emette la massima quantità possibile di radiazione termica alla temperatura considerata. Un valore inferiore a 1 indica invece che la superficie reale emette meno radiazione rispetto al corpo nero di riferimento.

Il valore ε = 0 rappresenta il limite ideale di una superficie che non emette radiazione termica. Nella realtà, le superfici dei materiali presentano valori compresi nell’intervallo tra questi due estremi.

La legge di Kirchhoff e l’emissività

Un importante principio per comprendere il comportamento delle superfici nei confronti della radiazione termica è la legge di Kirchhoff della radiazione termica, formulata dal fisico tedesco Gustav Kirchhoff nel XIX secolo. La legge stabilisce che, in condizioni di equilibrio termodinamico, il potere emissivo e il potere assorbente di una superficie coincidono, considerando la stessa temperatura, lunghezza d’onda e direzione di propagazione della radiazione.

In altre parole, una superficie che assorbe efficacemente una determinata radiazione è anche un’efficiente emettitrice di radiazione alla stessa lunghezza d’onda. Questa relazione è particolarmente importante nello studio degli scambi di energia per irraggiamento, perché collega direttamente due proprietà fondamentali delle superfici: la capacità di assorbire energia e quella di restituirla sotto forma di radiazione termica.

Il principio può essere compreso considerando un sistema in equilibrio termodinamico. Se, nelle medesime condizioni, una superficie assorbisse più radiazione di quanta ne emettesse, tenderebbe a riscaldarsi. Al contrario, un’emissione maggiore dell’assorbimento determinerebbe un raffreddamento. All’equilibrio, invece, assorbimento ed emissione devono bilanciarsi.

Il corpo nero rappresenta il caso limite: assorbe completamente la radiazione incidente e, proprio per questo, presenta anche la massima capacità emissiva. La sua emissività è quindi pari a quella di riferimento, cioè ε = 1.

Le superfici reali possono invece avere proprietà radiative differenti alle diverse lunghezze d’onda. Quando una superficie può essere approssimata considerando un’emissività indipendente dalla lunghezza d’onda, viene definita corpo grigio. Questa approssimazione è spesso utile nei calcoli di trasferimento del calore.

Da cosa dipende l’emissività?

L’emissività non è una proprietà completamente fissa di un materiale, ma dipende dalle caratteristiche fisiche e chimiche della superficie e dalle condizioni in cui avviene l’emissione della radiazione. Per questo motivo, lo stesso materiale può presentare valori differenti a seconda dello stato della superficie, della temperatura e dell’intervallo di lunghezze d’onda considerato.

Natura del materiale e struttura superficiale

La composizione e la struttura elettronica del materiale influenzano il modo in cui la radiazione elettromagnetica interagisce con la superficie. I metalli, soprattutto quando sono puliti e lucidati, presentano generalmente bassa emissività nell’infrarosso e un’elevata capacità di riflettere la radiazione. Questa caratteristica è legata alle proprietà elettroniche tipiche dei materiali metallici.

Molti materiali non metallici, come ceramiche, vetri, ossidi e numerosi materiali organici, presentano invece emissività relativamente elevata in determinate regioni dello spettro infrarosso. Tuttavia, non è possibile attribuire a ogni categoria di materiale un unico valore di emissività, perché questa proprietà varia anche con la lunghezza d’onda.

Rugosità, ossidazione e stato della superficie

Anche la morfologia della superficie può modificare sensibilmente il comportamento radiativo. Una superficie metallica lucida può avere un valore molto basso, mentre la rugosità, l’ossidazione, la corrosione o la presenza di rivestimenti possono aumentarne l’emissività.

La rugosità può inoltre favorire riflessioni multiple tra le irregolarità della superficie, modificando il modo in cui la radiazione viene assorbita, riflessa ed emessa. Di conseguenza, lucidatura, sabbiatura, ossidazione e rivestimento possono produrre variazioni significative dell’emissività di uno stesso materiale.

Temperatura, lunghezza d’onda e direzione

L’emissività può dipendere dalla temperatura assoluta, dalla lunghezza d’onda della radiazione e dalla direzione di emissione. Quando varia con la lunghezza d’onda si parla di emissività spettrale; quando invece si considera l’emissione complessiva su un intervallo di lunghezze d’onda si può definire un’emissività totale.

Queste dipendenze sono importanti nelle misure a infrarossi e nella termografia, perché il valore dell’emissività utilizzato dallo strumento deve essere coerente con il materiale, la sua superficie e le condizioni della misurazione.

Superfici ad alta e bassa emissività

Superfici ad alta emissività

Nel contesto della chimica-fisica delle superfici e dello scambio termico, i materiali possono essere distinti anche in funzione della loro capacità di emettere e assorbire radiazione termica. Le superfici caratterizzate da valori elevati, generalmente nell’intervallo 0,80-0,98 per molti materiali comuni, si avvicinano sotto questo aspetto al comportamento del corpo nero ideale.

Secondo la legge di Kirchhoff, una buona capacità di assorbimento della radiazione è associata, nelle condizioni previste dalla legge, a una buona capacità di emissione. Per questo motivo, una superficie fortemente assorbente tende anche a trasferire efficacemente energia all’ambiente attraverso l’irraggiamento infrarosso.

Tra i materiali che possono presentare valori elevati rientrano ceramiche, vetro, mattoni, calcestruzzo, legno, acqua, polimeri e molte superfici verniciate. Anche gli ossidi possono modificare sensibilmente il comportamento radiativo di un metallo. La formazione di uno strato superficiale di ossido, come nel caso dell’ossido di alluminio o di diversi ossidi di ferro, può infatti aumentare notevolmente la capacità di emissione rispetto al metallo lucido non ossidato.

Applicazioni delle superfici ad alta emissività

Questa proprietà può essere sfruttata per favorire la dissipazione del calore. Un esempio è rappresentato dai dissipatori in alluminio sottoposti ad anodizzazione, soprattutto quando vengono utilizzate finiture scure. Lo strato superficiale modifica le proprietà radiative del metallo e può aumentare la componente di scambio termico per irraggiamento, che si aggiunge a quella convettiva.

Nel settore aerospaziale, materiali e rivestimenti ceramici resistenti alle alte temperature possono contribuire alla gestione del calore attraverso l’emissione di radiazione infrarossa. Il controllo delle proprietà superficiali è particolarmente importante nei componenti esposti a condizioni termiche estreme.

Superfici a bassa emissività: le superfici Low-E

All’estremo opposto si trovano le superfici a bassa emissività, spesso indicate come Low-E. In molti casi presentano valori inferiori a 0,2 e possono arrivare a valori molto bassi quando sono costituite da metalli lucidi o da specifici rivestimenti.

Queste superfici sono caratterizzate da una elevata riflettanza nell’infrarosso termico e vengono utilizzate per limitare gli scambi di calore per irraggiamento. In pratica, invece di emettere facilmente la radiazione termica, tendono a rifletterne una parte significativa.

Metalli e rivestimenti Low-E

Tra i materiali metallici con proprietà radiative particolarmente favorevoli alla riflessione dell’infrarosso si trovano argento, oro, alluminio e rame quando presentano superfici lisce e non ossidate. Il loro comportamento è legato alle proprietà elettroniche dei metalli e alla presenza di elettroni liberi, che interagiscono efficacemente con la radiazione elettromagnetica.

Le stesse caratteristiche possono essere sfruttate attraverso rivestimenti estremamente sottili, depositati mediante tecniche come la deposizione fisica da vapore (sputtering) o altri processi di deposizione. Tra i materiali utilizzati nei coating troviamo l’argento e alcuni ossidi conduttivi trasparenti, come l’ossido di indio-stagno (ITO).

Applicazioni nell’edilizia e nell’isolamento termico

Una delle applicazioni più importanti riguarda i vetri Low-E per l’edilizia. Un sottile rivestimento depositato sulla superficie del vetro può lasciar passare gran parte della radiazione visibile e, contemporaneamente, ridurre l’emissione e lo scambio della radiazione infrarossa.

Multi-Layer Insulation

Multi-Layer Insulation

In inverno questo contribuisce a limitare la dispersione del calore verso l’esterno, mentre in determinate configurazioni può contribuire a ridurre gli apporti radiativi indesiderati durante la stagione calda. La scelta e la posizione del rivestimento dipendono quindi dalle caratteristiche climatiche e progettuali dell’edificio.

Proprietà analoghe sono sfruttate nell’isolamento criogenico e aerospaziale. Le strutture MLI (Multi-Layer Insulation), utilizzate anche nei veicoli spaziali, sono costituite da numerosi strati sottili e riflettenti separati da materiali distanziatori. La presenza di queste superfici, insieme al vuoto, riduce fortemente il trasferimento di calore per irraggiamento, contribuendo alla protezione termica di apparecchiature e serbatoi criogenici.

Emissività e trasferimento del calore

L’emissività è un parametro fondamentale nel trasferimento di calore per irraggiamento, perché determina la capacità di una superficie di emettere energia sotto forma di radiazione termica. A differenza della conduzione e della convezione, l’irraggiamento non richiede la presenza di un mezzo materiale e può quindi avvenire anche nel vuoto.

Nella conduzione, l’energia termica viene trasferita attraverso un materiale principalmente mediante l’interazione tra le particelle che lo costituiscono. Nella convezione, invece, il trasporto di energia è associato al movimento macroscopico di un fluido, liquido o gassoso. L’irraggiamento presenta invece una natura diversa: l’energia viene trasferita attraverso radiazione elettromagnetica, che comprende la componente infrarossa responsabile di una parte importante degli scambi termici alle temperature ordinarie.

Scambio radiativo tra superfici

Quando due corpi a temperature differenti sono posti in reciproca vista, entrambi emettono e assorbono radiazione. Il trasferimento netto di energia avviene dalla superficie più calda verso quella più fredda, fino a quando le condizioni del sistema raggiungono l’equilibrio termico.

La quantità di energia scambiata dipende dalla temperatura delle superfici, dalle loro proprietà radiative e dalla geometria del sistema. Una superficie con elevata capacità emissiva può quindi scambiare una quantità maggiore di energia per irraggiamento rispetto a una superficie con caratteristiche riflettenti e bassa capacità emissiva, a parità delle altre condizioni.

Le relazioni che descrivono questi fenomeni derivano da importanti leggi della radiazione termica, tra cui la legge di Stefan-Boltzmann e la legge di Kirchhoff. La loro applicazione è essenziale per comprendere il comportamento termico di materiali e dispositivi, dagli edifici ai sistemi industriali, dai dissipatori di calore alle apparecchiature criogeniche e aerospaziali.

Ruolo dell’emissività nell’isolamento termico

Nel campo dell’efficienza energetica degli edifici, le proprietà radiative delle superfici rappresentano un aspetto importante del controllo delle dispersioni di calore. Quando si parla di isolamento termico, l’attenzione è generalmente rivolta a materiali come lana di roccia, lana di vetro, polistirene e fibra di legno, che limitano soprattutto il trasferimento di energia attraverso conduzione e convezione. Tuttavia, negli elementi costruttivi che presentano intercapedini d’aria, anche lo scambio per irraggiamento può contribuire in modo significativo al trasferimento complessivo di calore.

Il ruolo delle superfici nelle intercapedini

All’interno di una camera d’aria, come quelle presenti in alcune pareti a intercapedine o nelle vetrocamere, le superfici contrapposte si scambiano continuamente radiazione infrarossa. Una parete più calda emette energia verso quella più fredda, che a sua volta assorbe parte della radiazione ricevuta.

L’impiego di una superficie a bassa emissività consente di ridurre questo contributo. Rivestimenti metallici sottili, come quelli a base di alluminio o argento, presentano infatti una elevata riflettanza nell’infrarosso e una ridotta capacità di emissione. Inseriti in una configurazione appropriata, possono quindi diminuire sensibilmente lo scambio radiativo attraverso l’intercapedine, aumentando la resistenza termica complessiva dell’elemento.

L’effetto dipende tuttavia da numerosi fattori, tra cui dimensioni dell’intercapedine, orientamento delle superfici, temperatura, proprietà dei materiali e presenza di fenomeni convettivi. Non è quindi possibile attribuire un’unica percentuale di riduzione dello scambio termico a tutte le applicazioni.

Tecnologie Low-E per l’isolamento

Una delle applicazioni più diffuse sono i vetri Low-E. Sulla superficie del vetro è depositato un rivestimento estremamente sottile, spesso costituito da più strati contenenti materiali metallici o ossidi metallici. Il sistema è progettato per lasciare passare una parte significativa della radiazione solare visibile e ridurre l’emissione di radiazione infrarossa a onda lunga. In questo modo, durante la stagione fredda, può diminuire la quantità di calore irradiata dall’ambiente interno verso l’esterno.

vetri Low-E

vetri Low-E

Un altro esempio è costituito dalle barriere radianti, realizzate frequentemente con superfici metalliche riflettenti. Il loro funzionamento dipende dalla presenza di uno spazio d’aria nel quale la componente radiativa dello scambio possa essere ridotta. Per questo motivo trovano applicazione, opportunamente progettate, in coperture, pareti e altre strutture edilizie.

Anche alcuni rivestimenti e materiali riflettenti per superfici esterne possono contribuire al controllo degli apporti solari. In questo caso, oltre all’emissività infrarossa, assume particolare importanza la riflettanza della radiazione solare, che determina quanta energia viene assorbita dalla superficie esposta alla luce.

Il controllo delle proprietà radiative rappresenta una strategia complementare all’impiego degli isolanti tradizionali e può contribuire alla riduzione dei consumi energetici e al miglioramento del comfort termico degli edifici.

Applicazioni dell’emissività

Il controllo dell’emissività trova applicazione in numerosi settori nei quali è necessario gestire gli scambi di energia per irraggiamento. La possibilità di modificare il comportamento radiativo di una superficie attraverso la scelta del materiale, la finitura o l’applicazione di specifici rivestimenti permette infatti di favorire oppure limitare la dispersione di calore.

Termografia e misure a infrarossi

Una delle applicazioni riguarda la termografia a infrarossi. Le termocamere rilevano la radiazione infrarossa emessa dalle superfici e la trasformano in immagini che rappresentano la distribuzione apparente della temperatura. Poiché la quantità di radiazione emessa dipende dalle caratteristiche della superficie, conoscere o stimare correttamente questo parametro è essenziale per ottenere misure termiche affidabili.

emissività nel rilevamento termografico

emissività nel rilevamento termografico

La termografia è utilizzata nella manutenzione industriale, nell’edilizia, nella diagnostica di impianti elettrici e meccanici e nel controllo di numerosi processi produttivi.

Industria e gestione del calore

Nel settore industriale, le proprietà radiative delle superfici sono sfruttate per controllare il riscaldamento e il raffreddamento dei componenti. Rivestimenti ad alta capacità emissiva possono favorire la dissipazione del calore, mentre superfici riflettenti possono limitarla.

Questi principi trovano applicazione in forni metallurgici, scambiatori di calore, sistemi di raffreddamento, apparecchiature ad alta temperatura e processi metallurgici, nei quali gli scambi radiativi possono diventare particolarmente importanti.

Edilizia ed efficienza energetica

Nell’edilizia, il controllo delle proprietà radiative è utilizzato nei vetri Low-E, nelle barriere radianti e in alcuni rivestimenti per coperture e facciate. L’obiettivo è limitare le dispersioni invernali o controllare gli apporti solari estivi, integrando queste soluzioni con l’isolamento termico tradizionale.

Settore aerospaziale e criogenia

Il controllo dell’irraggiamento è fondamentale nei veicoli spaziali e nei sistemi criogenici. Rivestimenti e superfici metalliche selezionate vengono utilizzati per regolare l’assorbimento e l’emissione di energia durante l’esposizione alla radiazione solare o nello scambio termico con l’ambiente.

Le insulation multistrato (MLI) impiegate in ambito spaziale sfruttano numerose superfici riflettenti separate tra loro per ridurre il trasferimento di calore per irraggiamento.

Elettronica e dispositivi tecnologici

Nella progettazione di componenti elettronici e sistemi di raffreddamento le proprietà superficiali possono contribuire alla gestione termica. Dissipatori, involucri e rivestimenti possono essere progettati in modo da favorire la dispersione del calore quando lo scambio radiativo costituisce una componente significativa del bilancio termico.

In questi ambiti, l’emissività non rappresenta quindi soltanto una proprietà da misurare, ma un parametro che può essere progettato e controllato per ottenere specifiche prestazioni termiche.

Misurazione

La misura dell’emissività è importante sia nella caratterizzazione dei materiali sia nelle applicazioni che utilizzano la radiazione infrarossa, come la termografia. Il valore ottenuto dipende dalle condizioni della misurazione e si deve associare, quando necessario, alla temperatura, alla lunghezza d’onda e alla direzione di osservazione.

Uno dei metodi più comuni consiste nel misurare la radiazione infrarossa emessa dalla superficie e confrontarla con quella di un corpo nero alla stessa temperatura. A questo scopo si possono utilizzare strumenti come gli emissometri, progettati specificamente per determinare le proprietà radiative delle superfici.

Misura attraverso la temperatura

Si può determinare l’emissività utilizzando un termometro a infrarossi o una termocamera. Questi strumenti rilevano la radiazione proveniente dalla superficie e la convertono in una temperatura apparente. Per ottenere una temperatura affidabile è necessario impostare un valore appropriato per la superficie analizzata.

Se il valore utilizzato è errato, una superficie con bassa emissività può essere interpretata come più calda o più fredda di quanto sia realmente. Questo problema è particolarmente evidente nel caso di metalli lucidi, che riflettono una parte significativa della radiazione infrarossa proveniente dall’ambiente circostante.

Metodi di laboratorio

Per una caratterizzazione più accurata si possono utilizzare tecniche spettroscopiche che misurano la riflettanza e la trasmittanza del materiale a diverse lunghezze d’onda. Attraverso le relazioni tra radiazione assorbita, riflessa e trasmessa è possibile ricavare le proprietà emissive della superficie.

Esistono inoltre metodi calorimetrici e sistemi sperimentali nei quali il campione viene portato a una temperatura controllata e la potenza radiativa emessa viene determinata direttamente. La scelta della tecnica dipende dal materiale, dall’intervallo di temperatura e dal tipo di emissività che si desidera caratterizzare.

Perché la misura deve essere accurata

Una determinazione corretta è essenziale quando l’emissività viene utilizzata per misurare temperature senza contatto, valutare le prestazioni termiche di un materiale o progettare sistemi di trasferimento del calore. Superficie, finitura, ossidazione, temperatura e condizioni ambientali possono infatti influenzare il risultato e devono essere considerate durante la misurazione.

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