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Premio Nobel per la Chimica 2025

il 8 Ottobre 2025

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Premio Nobel per la Chimica 2025

L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Premio Nobel per la Chimica 2025 a Susumu Kitagawa (Università di Kyoto, Giappone), Richard Robson (Università di Melbourne, Australia) e Omar M. Yaghi (Università della California, Berkeley, USA) per i loro straordinari contributi nello sviluppo delle strutture metallo-organiche, note come MOFs.

Questi materiali innovativi, caratterizzati da una struttura cristallina altamente ordinata e porosa, consentono il passaggio e l’immagazzinamento di gas e altre sostanze chimiche, aprendo nuove possibilità in ambiti che spaziano dall’immagazzinamento di energia alla cattura dei gas serra. I MOFs sono costituiti da ioni metallici collegati tra loro da molecole organiche, creando una rete stabile e versatile capace di ospitare altre molecole al loro interno.

La storia di questa scoperta risale al 1995, quando Richard Robson ideò le prime strutture MOFs. Successivamente, Omar M. Yaghi riuscì a dimostrare la cristallizzazione di MOFs utilizzando linker a base di carbossilato, un passo fondamentale che permise di ottenere materiali porosi stabili e cristallini, pronti per applicazioni scientifiche e industriali innovative. Susumu Kitagawa ha ulteriormente ampliato la ricerca sui MOFs, studiando le proprietà dinamiche e la funzionalità dei materiali porosi, rendendo possibile il loro utilizzo in tecnologie all’avanguardia.

Il Premio Nobel per la Chimica 2025, uno dei tre vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2025, celebra quindi non solo una scoperta rivoluzionaria nella chimica dei materiali, ma anche l’impatto concreto che queste strutture possono avere sulla società, dall’energia pulita alla chimica sostenibile.

Il conferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 ha attirato grande attenzione per l’impatto delle scoperte premiate sul futuro dell’energia sostenibile e della lotta ai cambiamenti climatici. Ogni anno, i chimici di tutto il mondo attendono con trepidazione questo evento, considerato il massimo riconoscimento per le ricerche che cambiano il modo in cui comprendiamo e utilizziamo la materia.

MOFs: una rivoluzione per la chimica e l’ambiente

Tra il 1992 e il 2003, i vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2025 compirono una serie di scoperte rivoluzionarie che hanno trasformato il modo in cui concepiamo i materiali porosi. Susumu Kitagawa dimostrò che i gas possono fluire dentro e fuori dalle strutture MOF e predisse che questi materiali potevano essere resi flessibili, aprendo la strada a soluzioni personalizzate per diversi compiti chimici.

vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2025
vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2025

Omar M. Yaghi, invece, creò un MOF estremamente stabile e dimostrò che, grazie a una progettazione razionale, le sue proprietà potevano essere modificate in modo mirato, rendendolo adattabile a esigenze specifiche.

Queste scoperte hanno permesso ai chimici di sintetizzare decine di migliaia di MOF diversi, ciascuno con caratteristiche uniche. La vera rivoluzione, però, sta nelle applicazioni per la sostenibilità e la tutela dell’ambiente: alcuni MOF possono aiutare a rimuovere PFAS, acronimo di Per- and polyfluoroalkyl Substances, degradare tracce di farmaci nell’ambiente, catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera o persino raccogliere acqua dall’aria dei deserti. In questo senso, le scoperte premiate con il Premio Nobel per la Chimica 2025 non rappresentano solo un progresso scientifico straordinario, ma offrono strumenti concreti per affrontare alcune delle più grandi sfide ecologiche del nostro tempo.

Applicazioni dei MOFs: dai metalli pesanti alla cattura del carbonio

I metal organic frameworks (MOFs), al centro delle scoperte premiate con il Premio Nobel per la Chimica 2025, si sono rivelati materiali porosi estremamente potenti per una vasta gamma di applicazioni ambientali e tecnologiche.

Grazie alla loro struttura porosa controllabile, alla buona selettività, all’elevata capacità di adsorbimento e alla stabilità superiore rispetto ai materiali tradizionali, i MOFs consentono di affrontare problemi complessi come la rimozione di inquinanti e la cattura di gas serra.

Un fattore chiave delle loro prestazioni è l’area superficiale specifica, cioè l’area superficiale totale per unità di massa, che determina direttamente l’efficienza catalitica e adsorbente dei materiali. Utilizzando leganti organici e collegamenti con ioni metallici centrali, è possibile progettare MOFs con proprietà mirate per applicazioni specifiche.

Tra le applicazioni più significative:

Rimozione di metalli pesanti dall’acqua

Un esempio è rappresentato dal MOF a base di ferro Fe(BTC), dove BTC è l’1,3,5-benzenetricarbossilato, trattato con dopamina che polimerizza in polidopamina (PDA) all’interno della struttura. Il composito Fe-BTC/PDA consente di rimuovere rapidamente e in modo selettivo metalli pesanti come piombo e mercurio dai campioni d’acqua, offrendo soluzioni sostenibili per la depurazione idrica.

Cattura di scorie nucleari

Nei siti nucleari, la rimozione degli ioduri organici radioattivi è particolarmente complessa. Modificando i MOFs con siti di legame contenenti azoto reattivo, i ricercatori hanno creato strutture in grado di intrappolare lo ioduro di metile con elevata capacità e permettendo il riciclo del materiale senza perdita di prestazioni, superando i limiti dei tradizionali assorbenti industriali.

Sensori e rilevamento di gas

I MOFs possono essere progettati per assorbire selettivamente gas specifici all’interno di cavità su misura. Ad esempio, un film sottile di MOF rivestito su un elettrodo può funzionare come sensore elettronico capace di rilevare tracce di anidride solforosa, offrendo dispositivi più compatti, economici e meno energivori rispetto agli strumenti tradizionali.

Tra le applicazioni più promettenti dei metal organic frameworks (MOFs), protagonisti delle scoperte premiate con il Premio Nobel per la Chimica 2025, spicca la cattura e la conversione dell’anidride carbonica (CO₂). L’aumento delle concentrazioni di CO₂ in atmosfera è una delle principali cause del cambiamento climatico, e la possibilità di intrappolare e riutilizzare questo gas serra rappresenta una sfida cruciale per la chimica e per la sostenibilità globale.

MOF
MOF e Premio Nobel per la Chimica 2025

I MOFs offrono una soluzione innovativa grazie alla loro struttura a gabbia tridimensionale e alla straordinaria area superficiale specifica, che può superare quella di qualsiasi altro materiale noto. Queste caratteristiche consentono di adsorbire grandi quantità di CO₂ e di rilasciarla in modo controllato, con un consumo energetico notevolmente inferiore rispetto ai metodi convenzionali di cattura del carbonio. Alcuni MOFs mostrano addirittura un meccanismo dinamico di legame e rilascio della CO₂, analogo a quello dell’enzima RuBisCO presente nelle piante, che cattura l’anidride carbonica durante la fotosintesi.

Oltre alla semplice cattura, la ricerca più recente punta alla conversione della CO₂ in composti utili, come carburanti sintetici, metanolo o altri precursori chimici. In questo contesto, i MOFs possono agire come catalizzatori selettivi, favorendo la trasformazione della CO₂ in prodotti a maggiore valore aggiunto, riducendo al tempo stesso l’impatto ambientale dei processi industriali.

La possibilità di integrare i MOFs nei sistemi di cattura diretta dall’aria (DAC) o nelle centrali elettriche a combustibili fossili apre prospettive concrete per la decarbonizzazione dell’economia. Se sviluppati su scala industriale, questi materiali potrebbero contribuire significativamente a mitigare l’effetto serra, rappresentando una delle tecnologie più promettenti per la transizione verso un futuro energetico pulito.

Le scoperte premiate con il Premio Nobel per la Chimica 2025 mostrano quindi come la ricerca sui MOFs non sia solo un traguardo accademico, ma un passo fondamentale verso un modello di sviluppo più sostenibile, in cui la chimica diventa alleata dell’ambiente e dell’innovazione.

Dal punto di vista tecnico, la cattura della CO₂ può avvenire attraverso diversi meccanismi. I più studiati sono l’adsorbimento fisico o chimico, in cui le molecole di anidride carbonica si legano alla superficie del materiale, e l’assorbimento in soluzioni liquide di ammine o carbonati. Negli ultimi anni, la ricerca si è orientata anche verso la catalisi elettrochimica e la riduzione fotocatalitica della CO₂, processi in cui l’energia elettrica o la luce solare vengono utilizzate per trasformare il gas in composti utili.

In questo contesto, i metal organic frameworks, che hanno portato al conferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025, offrono un vantaggio decisivo grazie alla possibilità di modulare con precisione le loro proprietà chimiche, migliorando l’efficienza e la selettività dei processi di cattura e conversione.

Omar M. Yaghi: la scienza come forza equilibratrice del mondo

Accademia reale svedese delle scienze
Accademia reale svedese delle scienze e Premio Nobel per la Chimica 2025

Tra i vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2025, la storia personale di Omar M. Yaghi rappresenta un potente simbolo di come la scienza possa diventare uno strumento di riscatto e di uguaglianza. Nato in Giordania da una famiglia di rifugiati palestinesi, Yaghi trascorse l’infanzia in condizioni di estrema povertà, condividendo con i suoi genitori analfabeti una casa di una sola stanza, dove vivevano insieme al bestiame che allevavano.

Fin da bambino, però, mostrò una curiosità profonda per il mondo naturale: a soli dieci anni trovò in biblioteca un libro sulle molecole, e quella scoperta accese in lui una passione per la chimica che avrebbe orientato tutta la sua vita.

Nel corso di un’intervista pubblicata sul sito del Nobel, Yaghi ha ricordato quel periodo difficile, affermando che “la scienza è la più grande forza equilibratrice del mondo”, capace di offrire opportunità a chiunque, indipendentemente dalle origini o dalle condizioni di partenza.

“È un viaggio lungo e impegnativo, ma la scienza ti permette di farlo”, ha raccontato, sottolineando come la conoscenza e la ricerca possano cambiare il destino delle persone. Oggi, come professore all’Università della California, Berkeley, Omar M. Yaghi continua a incarnare lo spirito del Premio Nobel per la Chimica 2025, un riconoscimento che celebra non solo il suo straordinario contributo scientifico, ma anche il potere universale della scienza di unire, ispirare e trasformare.

Conclusione

Il Premio Nobel per la Chimica 2025 rappresenta molto più di un riconoscimento a un’importante scoperta scientifica: è un tributo al potere della conoscenza come motore di progresso umano e ambientale. Le strutture metallo-organiche (MOFs) sviluppate da Susumu Kitagawa, Richard Robson e Omar M. Yaghi hanno aperto nuove strade verso una chimica più sostenibile, capace di affrontare sfide globali come la purificazione dell’acqua, la cattura della CO₂ e la riduzione dell’inquinamento industriale.

Ma il significato del Premio Nobel per la Chimica 2025 va oltre la ricerca di laboratorio. La storia personale di Omar M. Yaghi testimonia come la scienza possa trasformarsi in una forza di emancipazione e speranza, capace di superare le barriere sociali e culturali. Dalla sua infanzia in una casa di una sola stanza in Giordania fino ai laboratori dell’Università di Berkeley, il percorso di Yaghi dimostra che la curiosità, la dedizione e la ricerca del sapere possono cambiare non solo la vita di una persona, ma anche il futuro del pianeta.

Il Premio Nobel per la Chimica 2025 celebra quindi un traguardo scientifico di portata globale e un messaggio universale: la scienza, quando guidata dalla passione e dalla responsabilità verso l’ambiente, diventa la più potente alleata per costruire un mondo più equo, pulito e sostenibile.

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