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Energia sismica

il 30 Giugno 2026

9 minutes di lettura
energia sismica

L’energia sismica è definita come l’energia liberata durante gli eventi sismici, in particolare durante i terremoti, a seguito della fratturazione per taglio lungo le faglie tettoniche. In questo processo, le rocce della crosta terrestre accumulano lentamente energia elastica nel tempo e la rilasciano improvvisamente quando lo stress supera la resistenza del materiale. Oltre ai terremoti, l’energia sismica può essere generata anche da sorgenti isotrope, come esplosioni o implosioni, che producono onde di pressione in tutte le direzioni.

Il 16 settembre 2025 una ricerca condotta da geologi e geofisici del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha riportato l’attenzione su una delle questioni fondamentali della sismologia moderna: dove va a finire l’energia sismica rilasciata durante un terremoto. Questa domanda è centrale per comprendere non solo la dinamica dei terremoti, ma anche il loro potenziale distruttivo.

Per decenni, infatti, la comunità scientifica ha studiato i meccanismi attraverso cui l’energia accumulata nelle faglie tettoniche è rilasciata in modo repentino durante un evento sismico. Tuttavia, la distribuzione precisa di questa energia tra i diversi processi fisici coinvolti non era ancora del tutto chiarita. Una parte dell’energia è infatti trasformata in onde sismiche che si propagano attraverso la Terra, mentre una quota significativa viene dissipata in forme meno osservabili, come attrito lungo le superfici di rottura, deformazione permanente delle rocce e produzione di calore localizzato.

Comprendere come questa energia si ripartisce tra i diversi meccanismi è essenziale per migliorare i modelli sismologici e per interpretare correttamente i dati registrati dai sismografi, che rappresentano solo una frazione dell’intero processo energetico. In questo contesto, le recenti ricerche del MIT offrono un contributo importante verso una descrizione più completa e quantitativa dei terremoti, ponendo nuove basi per lo studio dell’energia sismica e della sua dissipazione

Trasformazione dell’energia sismica

Quando avviene un terremoto, l’energia elastica accumulata nelle rocce non scompare, ma viene trasformata e redistribuita in diverse forme fisiche. Questo principio è coerente con il Principio di conservazione dell’energia: ciò che cambia non è la quantità totale di energia, ma il modo in cui essa si manifesta all’interno del sistema terrestre. Solo una parte di questa energia diventa direttamente osservabile sotto forma di onde sismiche, che vengono registrate dai sismografi e analizzate per studiare l’evento.

In particolare, l’energia rilasciata durante un terremoto può essere suddivisa in diversi contributi principali. Una frazione è convertita in onde sismiche di volume e superficiali, che si propagano attraverso la Terra e trasportano l’informazione del sisma anche a grandi distanze. Un’altra parte significativa è dissipata sotto forma di calore, generato dall’attrito lungo le superfici di faglia durante lo scorrimento improvviso delle rocce. Questo riscaldamento può avvenire in zone molto localizzate, dove le temperature aumentano rapidamente in seguito alla deformazione.

Un ulteriore contributo è rappresentato dalla deformazione permanente delle rocce, cioè dal cambiamento irreversibile della struttura della crosta terrestre. In questo caso, l’energia non viene più recuperata come movimento elastico, ma viene “consumata” nella modifica della geometria delle faglie e degli strati rocciosi. Infine, una parte dell’energia è associata alla fratturazione del materiale roccioso, ovvero alla formazione e propagazione di nuove microfratture che accompagnano la rottura principale della faglia.

Questi processi avvengono simultaneamente e in modo estremamente rapido durante un evento sismico, rendendo complesso determinare con precisione la ripartizione dell’energia. Per questo motivo, i sismografi registrano solo una frazione del fenomeno complessivo: ciò che è osservato in superficie è soltanto una parte dell’intero processo energetico che si sviluppa all’interno della Terra.

Misurazione dell’energia sismica

La misurazione dell’energia sismica è un aspetto fondamentale della sismologia moderna, poiché permette di quantificare in modo più fisico la forza di un terremoto rispetto alla sola magnitudo. L’energia rilasciata durante un evento sismico è direttamente collegata ai processi di rottura delle rocce e rappresenta una misura del potenziale distruttivo del fenomeno.

Energia rilasciata e registrazione sismografica

Durante un terremoto, l’energia è emessa su un ampio intervallo di frequenze e durate temporali. Per ottenere una stima affidabile, è necessario analizzare l’intero segnale registrato dai sismografi, dall’inizio dell’evento fino alla sua completa attenuazione.

I sismografi non misurano direttamente tutta l’energia liberata, ma registrano le onde sismiche, che rappresentano solo una parte dell’energia totale. L’analisi del segnale consente comunque di ricostruire una stima dell’energia irradiata.

Magnitudo ed energia: una relazione logaritmica

La scala delle magnitudo utilizzata in sismologia è la scala Richter di tipo logaritmico, il che implica una crescita non lineare dell’energia. In particolare, un incremento di una unità di magnitudo corrisponde a:

scala Richter
scala Richter

-circa 10 volte l’ampiezza delle onde sismiche

-circa 32 volte l’energia rilasciata

Questo comportamento spiega perché anche piccole variazioni di magnitudo possono corrispondere a differenze enormi in termini di effetti fisici e danni potenziali.

Magnitudo energia e magnitudo momento

Per descrivere in modo più accurato il fenomeno sismico si utilizzano due grandezze principali: la magnitudo energia (Mₑ) e la magnitudo momento (M).

La magnitudo energia rappresenta una stima diretta dell’energia irradiata dal terremoto, mentre la magnitudo momento è legata alle caratteristiche fisiche della faglia che si rompe e alla quantità di slittamento avvenuta.

Sebbene correlate, queste due grandezze non coincidono perfettamente, poiché descrivono aspetti diversi dello stesso fenomeno: una è focalizzata sull’energia emessa, l’altra sulla meccanica della deformazione.

Relazione tra magnitudo momento ed energia

L’energia sismica può essere stimata anche a partire dalla magnitudo momento attraverso una relazione empirica:

log E = 5.24 + 1.44 M

dove:

-E rappresenta l’energia rilasciata dal terremoto
M è la magnitudo momento

Questa relazione consente di collegare direttamente i dati registrati dai sismografi con una stima quantitativa dell’energia liberata, rendendo possibile confrontare eventi sismici diversi su una base fisica comune.

Interpretazione fisica della misura energetica

La misurazione dell’energia sismica permette non solo di caratterizzare un terremoto, ma anche di comprenderne la distribuzione interna. L’energia totale rilasciata, infatti, non si trasforma interamente in onde sismiche: solo una parte è registrata dai sismografi, mentre il resto è dissipato in calore, fratturazione delle rocce e deformazione permanente della crosta terrestre.

Per questo motivo, lo studio dell’energia sismica rappresenta un passaggio chiave per interpretare in modo completo la fisica dei terremoti e il loro impatto sulla superficie terrestre.

Il contributo degli studi del MIT

Gli studi condotti dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno fornito un contributo importante alla comprensione della destinazione dell’energia sismica durante un terremoto, affrontando un problema centrale della sismologia moderna: capire come l’energia rilasciata lungo una faglia sia distribuita tra i diversi processi fisici coinvolti.

Secondo questa linea di ricerca, solo una frazione dell’energia totale liberata durante un evento sismico è effettivamente trasformata in onde sismiche registrabili dai sismografi. La parte restante è invece dissipata all’interno della crosta terrestre attraverso diversi meccanismi non direttamente osservabili in superficie.

In particolare, una quota significativa dell’energia è consumata nei processi di attrito lungo le superfici di faglia, dove le rocce scorrono rapidamente l’una contro l’altra durante la rottura. Questo attrito genera anche un intenso riscaldamento localizzato, contribuendo alla conversione dell’energia meccanica in energia termica.

Un altro contributo rilevante è rappresentato dalla formazione di microfratture e dalla deformazione plastica delle rocce circostanti, che assorbono parte dell’energia disponibile impedendole di propagarsi come onda sismica. Questi processi avvengono su scale molto piccole e in tempi estremamente brevi, rendendo difficile la loro osservazione diretta.

L’importanza di questi risultati risiede nel fatto che permettono di spiegare perché terremoti con magnitudo simile possono avere effetti molto diversi: la quantità di energia che si trasforma in onde distruttive non è costante, ma dipende da come l’energia è ripartita tra i vari meccanismi di dissipazione.

In questo contesto, i modelli sviluppati dal MIT contribuiscono a rendere più completa la descrizione fisica dei terremoti, migliorando la comprensione del legame tra rottura delle faglie, propagazione delle onde sismiche e dissipazione dell’energia all’interno della Terra.

Importanza della scoperta

La comprensione di come è distribuita l’energia sismica durante un terremoto rappresenta un passo fondamentale per l’evoluzione della sismologia moderna. Le ricerche, come quelle attribuite agli studi del MIT, non si limitano a descrivere il fenomeno sismico, ma contribuiscono a chiarire in modo più dettagliato i meccanismi fisici della rottura delle faglie e della dissipazione dell’energia all’interno della crosta terrestre.

Uno degli aspetti più rilevanti di questa scoperta riguarda il fatto che solo una piccola parte dell’energia totale rilasciata da un terremoto si trasforma in onde sismiche registrabili dai sismografi. La restante parte è assorbita da processi interni, come attrito lungo le superfici di faglia, deformazione permanente delle rocce e produzione di calore localizzato. Questa consapevolezza modifica profondamente il modo in cui i terremoti sono interpretati dal punto di vista fisico.

Un’altra conseguenza importante è la possibilità di spiegare perché eventi sismici con magnitudo simile possono produrre effetti molto diversi in superficie. La distribuzione dell’energia tra i diversi processi di dissipazione non è infatti costante, ma varia in base alle caratteristiche geologiche della faglia e alle condizioni del sottosuolo.

Dal punto di vista applicativo, una migliore comprensione della distribuzione dell’energia sismica permette di migliorare i modelli previsionali e simulativi dei terremoti, rendendo più accurata la valutazione del potenziale distruttivo degli eventi futuri. Inoltre, contribuisce a rafforzare l’interpretazione dei dati raccolti dai sismografi, che rimangono strumenti essenziali ma parziali, in quanto registrano solo una frazione dell’energia complessiva rilasciata.

In questo senso, la scoperta rappresenta un avanzamento significativo verso una sismologia sempre più quantitativa e fisicamente completa, in grado di collegare in modo più diretto osservazioni strumentali, modelli teorici e processi reali che avvengono all’interno della Terra.

Conclusione

La ricerca del MIT offre una visione più completa dei terremoti, mostrando che l’energia sismica non segue un unico percorso, ma si distribuisce tra onde sismiche, calore, fratture e deformazioni permanenti della crosta terrestre.

Questa prospettiva rappresenta un passo importante verso una sismologia sempre più quantitativa, in cui i dati dei sismografi permettono non solo di osservare i terremoti, ma anche di comprenderne in profondità la fisica interna.

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