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Origine della vita in una molecola nello spazio?

il 2 Febbraio 2026

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origine della vita

L’origine della vita rappresenta una delle questioni scientifiche più affascinanti e irrisolte, nonostante decenni di ricerche in ambito chimico, biologico e astronomico. Sebbene non esista ancora una spiegazione definitiva su come la vita abbia avuto origine sulla Terra, numerosi studi suggeriscono che i composti organici fondamentali si siano formati in condizioni prebiotiche, risultando già presenti nell’ambiente terrestre primitivo.

In questo contesto, la chimica prebiotica svolge un ruolo chiave, poiché fornisce il quadro teorico e sperimentale per comprendere i processi che hanno portato alla formazione delle prime molecole organiche complesse. Tuttavia, le numerose incertezze che ancora caratterizzano l’origine della vita hanno spinto i ricercatori ad ampliare lo sguardo oltre il nostro pianeta, esplorando il ruolo della chimica interstellare.

Una recente scoperta rafforza questa prospettiva: l’individuazione della più grande molecola organica contenente zolfo mai rilevata nello spazio interstellare, situata a circa 27.000 anni luce dalla Terra, in prossimità del centro della Via Lattea. La molecola è stata osservata all’interno di una nube molecolare priva di stelle, un ambiente che dimostra come processi chimici complessi possano avvenire prima della formazione di sistemi planetari.

Combinando osservazioni astronomiche e esperimenti di laboratorio, un team internazionale guidato dai ricercatori del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE), in collaborazione con il Centro de Astrobiología (CAB), CSIC-INTA, ha aperto una nuova finestra sulla possibile origine cosmica dei mattoni della vita, suggerendo che alcune delle molecole essenziali alla vita possano essersi formate ben prima della nascita della Terra stessa.

La molecola che potrebbe essere all’origine della vita

La molecola che potrebbe essere collegata all’origine della vita è stata individuata all’interno di una nube molecolare denominata G+0.693–0.027, situata a circa 27.000 anni luce dalla Terra, in prossimità del centro della Via Lattea. Le nubi molecolari sono regioni fredde e dense di gas e polveri, ambienti ideali per la formazione di molecole complesse e considerate veri e propri vivai stellari, in cui nel tempo possono nascere nuove stelle.

struttura 2,5-cicloesadiene-1-tione
2,5-cicloesadiene-1-tione

La molecola identificata è il 2,5-cicloesadiene-1-tione (C₆H₆S), un idrocarburo ciclico contenente zolfo, costituito da 13 atomi complessivi. La sua struttura ad anello e la presenza dello zolfo la rendono particolarmente significativa, poiché composti di questo tipo sono coinvolti in numerose reazioni biochimiche nei sistemi viventi terrestri.

Proprio per queste caratteristiche, il composto è stato definito un possibile “anello mancante” nella comprensione delle origini cosmiche della chimica della vita. Questa scoperta rappresenta un risultato senza precedenti: si tratta della più grande molecola contenente zolfo mai rilevata nello spazio interstellare.

In precedenza, la molecola solforata più grande individuata al di fuori della Terra contava solo nove atomi, mentre la maggior parte delle molecole contenenti zolfo osservate nello spazio era composta da appena tre, quattro o cinque atomi.

Lo zolfo, pur essendo il decimo elemento più abbondante dell’Universo, è sorprendentemente raro nelle molecole interstellari complesse. Eppure, sulla Terra svolge un ruolo fondamentale nella chimica della vita, essendo un componente essenziale di amminoacidi, proteine ed enzimi. La sua presenza in una molecola organica così grande, formata in un ambiente pre-stellare, rafforza l’ipotesi che i mattoni chimici della vita possano avere un’origine cosmica, precedente alla formazione dei pianeti.

Importanza dello zolfo nei sistemi biologici

Lo zolfo svolge un ruolo fondamentale nei sistemi biologici terrestri ed è considerato uno degli elementi chiave della chimica della vita. È un componente essenziale di due amminoacidi proteinogenici, cisteina e metionina, che partecipano alla struttura e alla funzione delle proteine.

In particolare, i ponti disolfuro tra residui di cisteina sono cruciali per il corretto ripiegamento tridimensionale delle proteine e per la loro stabilità strutturale, influenzando direttamente l’attività biologica di enzimi e ormoni.

Oltre alle proteine, lo zolfo è presente in numerosi cofattori enzimatici e molecole biologicamente attive, come il coenzima A, alcune vitamine del gruppo B e i centri ferro-zolfo coinvolti nei processi di trasferimento elettronico.

Questi sistemi sono fondamentali per il metabolismo energetico, la respirazione cellulare e la fotosintesi, suggerendo che la chimica dello zolfo sia stata cruciale fin dalle fasi più primitive dell’evoluzione biochimica.

Dal punto di vista dell’origine della vita, lo zolfo è particolarmente interessante perché presenta una chimica versatile, capace di formare legami stabili ma anche altamente reattivi in condizioni prebiotiche. Questa flessibilità chimica lo rende un candidato ideale per la formazione di reti molecolari complesse, potenzialmente in grado di sostenere i primi processi biochimici autoreplicanti.

La recente scoperta di una molecola organica complessa contenente zolfo nello spazio interstellare rafforza l’ipotesi che gli elementi fondamentali della vita non si siano formati esclusivamente sulla Terra, ma possano avere una origine cosmica, venendo successivamente incorporati nei pianeti giovani attraverso comete e meteoriti. In questo scenario, lo zolfo emerge come un ponte chimico tra l’astrochimica e la biologia, contribuendo alla comprensione dei primi passi verso la vita.

Il legame tra astrochimica e origine della vita

Gli scienziati hanno confermato la presenza della molecola 2,5-cicloesadiene-1-tione (C₆H₆S) combinando osservazioni astronomiche ad alta sensibilità con esperimenti di laboratorio mirati. La molecola, composta da sei atomi di carbonio e un totale di 13 atomi, è stata individuata in una regione dello spazio caratterizzata da nubi fredde di gas e polveri, ambienti simili alle nebulose da cui hanno origine nuovi sistemi stellari, ma ancora privi di stelle.

Per rendere inequivocabile l’identificazione, il team di ricerca ha riprodotto la molecola in laboratorio, partendo dal tiofenolo liquido (C₆H₅SH), un composto chimicamente correlato.  Si è sottoposto il campione a una scarica elettrica di circa 1.000 volt, simulando condizioni energetiche analoghe a quelle presenti nel mezzo interstellare. I prodotti della reazione sono stati quindi analizzati con uno spettrometro ad alta precisione progettato appositamente, in grado di misurare con estrema accuratezza la firma spettrale a radiofrequenza della molecola.

Confronto con dati astronomici

Questa firma è stata successivamente confrontata con i dati astronomici raccolti dagli astrofisici del Centro de Astrobiología (CAB) tramite i radiotelescopi IRAM da 30 metri e Yebes da 40 metri, entrambi situati in Spagna. La corrispondenza tra i dati di laboratorio e quelli osservativi ha fornito una conferma diretta e robusta della presenza della molecola nello spazio interstellare.

radiotelescopi

Fino ad oggi, gli astronomi avevano rilevato nello spazio solo piccoli composti contenenti zolfo, composti da sei atomi o meno, mentre molecole organiche solforate più grandi rimanevano elusive. Questo aveva lasciato aperto un divario tra la chimica interstellare osservata e le molecole complesse rinvenute nei meteoriti. La nuova molecola scoperta, strutturalmente correlata a composti presenti nei campioni meteoritici, contribuisce a colmare questa lacuna.

Per la prima volta, emerge una connessione diretta tra astrochimica e chimica prebiotica terrestre: una molecola complessa, simile a quelle presenti in comete e meteoriti, esiste già in una giovane nube molecolare priva di stelle. Ciò suggerisce che le basi chimiche della vita si formino molto prima della nascita delle stelle e dei pianeti, rafforzando l’idea di un’origine cosmica dei mattoni fondamentali della vita.

Implicazioni per l’origine della vita

La scoperta di una molecola organica complessa contenente zolfo nel mezzo interstellare ha implicazioni profonde per la comprensione dell’origine della vita. L’identificazione del 2,5-cicloesadiene-1-tione in una nube molecolare priva di stelle dimostra che processi chimici avanzati possono avvenire prima della formazione di sistemi planetari, in ambienti considerati finora solo come precursori della nascita stellare.

Questo risultato rafforza l’ipotesi secondo cui i mattoni chimici della vita non si siano formati esclusivamente sulla Terra, ma possano avere una origine cosmica. La presenza di una molecola strutturalmente correlata a composti rinvenuti in meteoriti e comete suggerisce una continuità chimica tra il mezzo interstellare e i corpi minori del Sistema solare.

In questo scenario, comete e meteoriti avrebbero agito come vettori, trasportando sulla Terra primordiale molecole organiche già parzialmente complesse, pronte a partecipare ai successivi processi di evoluzione chimica prebiotica. Ciò riduce la necessità di ipotizzare una sintesi esclusivamente endogena dei composti organici fondamentali.

Dal punto di vista astrobiologico, questa scoperta amplia significativamente il quadro della chimica prebiotica universale, indicando che molecole contenenti elementi chiave come carbonio, idrogeno e zolfo possono formarsi in ambienti diffusi nella Galassia.

Ne deriva l’idea che le condizioni chimiche favorevoli alla vita possano essere più comuni di quanto si ritenesse, aumentando la probabilità che processi analoghi abbiano avuto luogo anche in altri sistemi planetari.

Pur non costituendo una prova diretta dell’esistenza di vita extraterrestre, questi risultati indicano che le basi chimiche della vita si formano molto prima della nascita dei pianeti, ponendo le fondamenta per l’emergere della vita una volta che le condizioni ambientali lo permettono.

Una chimica della vita diffusa nell’Universo?

Le evidenze emerse dallo studio della chimica interstellare suggeriscono che i processi alla base della chimica della vita non siano un’esclusiva della Terra, ma possano verificarsi in molte regioni dell’Universo. La scoperta di molecole organiche complesse in nubi molecolari, ambienti freddi e privi di stelle, indica che la complessità chimica può svilupparsi in una fase molto precoce dell’evoluzione cosmica, ben prima della formazione di pianeti abitabili.

La presenza di molecole contenenti elementi fondamentali come carbonio, idrogeno, ossigeno e zolfo rafforza l’idea di una chimica prebiotica diffusa, in cui i mattoni molecolari necessari alla vita possono formarsi spontaneamente in contesti astrofisici diversi.

In questo scenario, i sistemi planetari non rappresenterebbero il punto di partenza della chimica della vita, ma piuttosto l’ambiente in cui una chimica già avviata può ulteriormente evolvere verso forme sempre più complesse.

Questa prospettiva modifica profondamente il modo in cui è affrontato il problema dell’origine della vita: la vita non nascerebbe da zero su ogni pianeta, ma potrebbe emergere a partire da un inventario chimico ereditato dal mezzo interstellare. Tale continuità chimica tra spazio, comete, meteoriti e pianeti suggerisce che i prerequisiti molecolari della vita siano comuni su scala galattica, rendendo meno eccezionale la comparsa di sistemi biologici.

Pur restando aperte molte domande sui passaggi che conducono dalla chimica prebiotica alla vita vera e propria, le scoperte recenti indicano che l’Universo potrebbe essere chimicamente predisposto alla vita, offrendo un contesto favorevole alla sua comparsa ovunque le condizioni fisiche lo consentano.

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