Chimica Organica 28 Settembre 2026 13 min

Acido jasmonico

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acido jasmonico

L’acido jasmonico (JA) e i suoi derivati, comunemente indicati come jasmonati, sono una classe di fitormoni che svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione di numerosi processi fisiologici e biochimici delle piante, dalla crescita allo sviluppo fino alle risposte agli stress. La loro funzione diventa particolarmente importante quando la pianta deve reagire a ferite, insetti fitofagi e microrganismi patogeni, attivando meccanismi di difesa locali e sistemici.

L’acido jasmonico partecipa infatti alla risposta immunitaria delle piante attraverso una complessa rete di biosintesi e di segnalazione molecolare. La percezione degli jasmonati determina una serie di eventi intracellulari che modificano l’attività di specifici fattori di trascrizione e regolano l’espressione di numerosi geni coinvolti nella difesa. In questo modo la pianta può attivare la produzione di proteine correlate alla patogenesi (PR), fitoalessine e altre molecole capaci di contrastare gli organismi dannosi.

La segnalazione mediata dall’acido jasmonico non agisce però in modo isolato. Gli jasmonati interagiscono con altri importanti fitormoni, tra cui acido salicilico (SA), etilene (ET) e acido abscissico (ABA), contribuendo a coordinare le risposte della pianta in funzione del tipo di stress e delle condizioni ambientali.

L’acido jasmonico rappresenta quindi uno dei principali mediatori della comunicazione interna delle piante, collegando la percezione di uno stimolo alla successiva attivazione di risposte fisiologiche, biochimiche e genetiche.

Struttura e caratteristiche dell’acido jasmonico

L’acido jasmonico, il cui nome IUPAC è acido (1R,2R)-3-oxo-2-(2Z)-2-pentenil-ciclopentanoacetico, è un composto organico appartenente alla famiglia degli jasmonati. La sua struttura è caratterizzata da un anello a cinque atomi di carbonio, al quale sono associate una catena laterale contenente il gruppo carbossilico e una catena pentenilica.

struttura dell'acido Jasmonico

struttura dell’acido Jasmonico

In posizione 1 dell’anello è presente un gruppo –CH₂COOH, responsabile delle proprietà acide della molecola, mentre in posizione 2 si trova una catena costituita da cinque atomi di carbonio, contenente un doppio legame carbonio-carbonio in configurazione cis (Z). La molecola presenta inoltre due centri chirali, corrispondenti ai carboni dell’anello ai quali sono legate le catene laterali. L’acido jasmonico naturale biologicamente attivo presenta la configurazione 1R,2R.

Dal punto di vista fisico, l’acido jasmonico può presentarsi come un liquido viscoso e oleoso, generalmente da incolore a giallo chiaro. Alcune forme o miscele ottenute in laboratorio possono invece presentarsi allo stato solido o come materiale ceroso, in funzione della composizione e delle condizioni di conservazione.

L’acido jasmonico è scarsamente solubile in acqua, mentre presenta una maggiore solubilità in diversi solventi organici, tra cui etanolo, metanolo e acetone. Dal punto di vista chimico, il gruppo carbossilico può partecipare alle reazioni caratteristiche degli acidi carbossilici, come l’esterificazione.  Il doppio legame può essere coinvolto in reazioni di addizione.

Queste caratteristiche strutturali sono importanti anche dal punto di vista biologico, poiché piccole modificazioni della molecola possono influenzarne attività, riconoscimento e funzione nella segnalazione ormonale delle piante.

Biosintesi dell’acido jasmonico

La biosintesi dell’acido jasmonico (JA) avviene principalmente a partire dall’acido α-linolenico (18:3), un acido grasso polinsaturo presente nei lipidi delle membrane cellulari, in particolare nelle membrane dei cloroplasti. In presenza di ferite, attacchi di insetti, patogeni o altri segnali di stress, l’acido α-linolenico viene liberato dai lipidi di membrana e avviato verso la via biosintetica degli jasmonati.

biosintesi

biosintesi

Nel cloroplasto, l’α-linolenico viene ossidato dall’enzima 13-lipossigenasi (13-LOX), formando un derivato idroperossidico, il 13-HPOT (acido 13-idroperossioctadecatrienoico). Questo composto è successivamente trasformato dall’allene ossido sintasi (AOS) in un ossido instabile, che è convertito dall’allene ossido ciclasi (AOC) in 12-oxo-fitodienoico (12-OPDA).

Il 12-OPDA rappresenta un importante intermedio della biosintesi degli jasmonati. Dopo la sua formazione nel cloroplasto, è trasferito al perossisoma, anche grazie al sistema di trasporto associato alla proteina JASSY. Nel perossisoma il 12-OPDA è ridotto dall’enzima 12-oxo-fitodienoato reduttasi (OPR) e successivamente sottoposto a una serie di cicli di β-ossidazione, che accorciano progressivamente la catena carboniosa.

Il prodotto risultante è l’acido jasmonico, che può successivamente essere trasformato in altri jasmonati. Tra questi assume particolare importanza il jasmonoil-isoleucina (JA-Ile), una forma bioattiva coinvolta nella percezione e nella trasmissione del segnale jasmonico.

La biosintesi dell’acido jasmonico costituisce quindi un collegamento fondamentale tra la percezione dello stress e l’attivazione delle risposte di difesa della pianta.

La percezione dell’acido jasmonico nelle piante

La percezione dell’acido jasmonico rappresenta il primo passaggio attraverso il quale la pianta trasforma la presenza di un segnale chimico in una risposta biologica. Tra i diversi jasmonati, un ruolo centrale è svolto dalla jasmonoil-isoleucina (JA-Ile), una delle principali forme bioattive coinvolte nella trasmissione del segnale.

La percezione del JA-Ile avviene attraverso un complesso formato dal recettore COI1 (CORONATINE INSENSITIVE 1) e da una proteina della famiglia JAZ (Jasmonate ZIM-domain). In condizioni normali, le proteine JAZ agiscono come repressori della risposta agli jasmonati, impedendo l’attivazione di specifici fattori di trascrizione.

COI1-JAZ

COI1-JAZ

Quando aumenta la concentrazione di JA-Ile, il composto si lega al recettore COI1 e favorisce l’interazione tra COI1 e le proteine JAZ. Queste ultime vengono quindi riconosciute e indirizzate alla degradazione attraverso il sistema ubiquitina–proteasoma. La rimozione dei repressori libera i fattori di trascrizione precedentemente inibiti, permettendo l’espressione di numerosi geni regolati dagli jasmonati.

Tra i principali regolatori coinvolti si trovano i fattori di trascrizione della famiglia MYC, particolarmente importanti nella risposta agli insetti fitofagi e ai danni meccanici. L’attivazione di questi fattori determina una modificazione dell’espressione genica e porta alla produzione di proteine, enzimi e metaboliti di difesa.

La via COI1-JAZ costituisce quindi un importante meccanismo di controllo della risposta jasmonica: la presenza del segnale determina la rimozione di un freno molecolare e consente alla pianta di attivare rapidamente i propri programmi di difesa.

Il ruolo dell’acido jasmonico nella risposta agli stress

L’acido jasmonico svolge un ruolo centrale nella capacità delle piante di percepire e reagire a diverse condizioni di stress, coordinando modificazioni fisiologiche, biochimiche e molecolari. La sua produzione e la successiva attivazione della segnalazione jasmonica possono essere indotte da ferite, attacchi di insetti fitofagi, infezioni causate da patogeni e condizioni ambientali sfavorevoli.

In presenza di un danno, la pianta può aumentare rapidamente la produzione di jasmonati nei tessuti interessati. Il segnale viene quindi trasmesso attraverso una complessa rete molecolare che modifica l’espressione di specifici geni e attiva meccanismi di difesa locali e sistemici. In questo modo, una risposta inizialmente circoscritta alla zona danneggiata può determinare cambiamenti anche in parti della pianta non direttamente esposte allo stress.

L’acido jasmonico contribuisce alla produzione di metaboliti secondari e proteine di difesa, alcune delle quali possono rendere i tessuti meno appetibili agli erbivori o ostacolare la crescita degli organismi patogeni. Può inoltre favorire modificazioni strutturali e fisiologiche che aiutano la pianta a limitare le conseguenze del danno.

La risposta jasmonica non è però indipendente dalle altre vie di segnalazione. L’acido jasmonico interagisce con etilene, acido salicilico e acido abscissico, attraverso meccanismi di cooperazione o antagonismo che permettono di modulare la risposta in funzione del tipo e dell’intensità dello stress.

Anche alcuni stress abiotici, come siccità, salinità, temperature estreme e danni ossidativi, possono influenzare il metabolismo degli jasmonati. L’acido jasmonico contribuisce così all’integrazione delle diverse risposte della pianta, favorendo l’adattamento alle condizioni ambientali e la sopravvivenza in situazioni sfavorevoli.

Difesa delle piante

L’acido jasmonico è uno dei principali regolatori dei meccanismi di difesa delle piante e consente di coordinare diverse risposte contro insetti fitofagi, patogeni e altri agenti capaci di danneggiare i tessuti vegetali. La sua azione non consiste semplicemente nella produzione di una singola sostanza difensiva, ma nell’attivazione di un’ampia rete di risposte molecolari e fisiologiche.

In seguito a una ferita o a un attacco, l’aumento degli jasmonati determina l’attivazione di specifici fattori di trascrizione e di numerosi geni coinvolti nella difesa. La pianta può così produrre proteine di difesa, enzimi e metaboliti secondari che contribuiscono a ostacolare l’organismo aggressore. Tra le sostanze coinvolte rientrano composti fenolici, terpenoidi, alcaloidi e altre molecole specializzate, la cui produzione varia in funzione della specie vegetale e del tipo di minaccia.

La segnalazione jasmonica può inoltre modificare le caratteristiche dei tessuti vegetali. In alcune piante vengono rafforzate le barriere fisiche e chimiche che ostacolano la penetrazione o la diffusione degli organismi dannosi, mentre altre risposte possono ridurre il valore nutritivo dei tessuti per gli erbivori.

Un aspetto particolarmente importante è la capacità del sistema jasmonico di generare risposte locali e sistemiche. Un danno circoscritto può infatti determinare segnali che preparano anche parti della pianta non direttamente colpite a reagire più rapidamente a un eventuale attacco successivo.

La risposta regolata dall’acido jasmonico deve inoltre essere coordinata con altre vie ormonali, soprattutto quelle dell’acido salicilico e dell’etilene. L’integrazione di questi segnali permette alla pianta di adattare la propria strategia difensiva alla natura dell’aggressore e alle condizioni ambientali.

Resistenza agli insetti

L’acido jasmonico svolge un ruolo fondamentale nella risposta delle piante agli insetti fitofagi, cioè agli organismi che si nutrono dei loro tessuti. Il morso o la perforazione provocati dall’insetto determinano infatti una serie di segnali nella pianta che possono stimolare rapidamente la produzione di jasmonati e l’attivazione della relativa via di segnalazione.

L’aumento del segnale jasmonico induce l’espressione di geni coinvolti nella difesa contro gli erbivori. Tra le risposte più importanti vi è la produzione di proteine che interferiscono con la digestione degli insetti. Un esempio è rappresentato dagli inibitori delle proteasi, che possono ridurre l’attività degli enzimi digestivi presenti nell’apparato digerente dell’erbivoro e rendere più difficile l’utilizzo delle proteine contenute nei tessuti vegetali.

La pianta può inoltre aumentare la produzione di metaboliti secondari con funzione deterrente o tossica nei confronti degli insetti. A seconda della specie vegetale possono essere coinvolti terpenoidi, alcaloidi, composti fenolici e altre sostanze specializzate. La risposta non è quindi uguale in tutte le piante, ma dipende dall’interazione tra specie vegetale, insetto e condizioni ambientali.

L’acido jasmonico contribuisce anche all’emissione di composti organici volatili prodotti dalla pianta in seguito all’attacco. Queste sostanze possono avere una funzione di segnalazione ecologica: in determinate interazioni attirano nemici naturali degli erbivori, come insetti predatori o parassitoidi, contribuendo indirettamente alla protezione della pianta.

La via jasmonica rappresenta quindi un importante sistema di difesa inducibile, capace di trasformare il danno provocato dall’insetto in una risposta coordinata che coinvolge modificazioni biochimiche, fisiologiche e interazioni con altri organismi dell’ecosistema.

Acido jasmonico, crescita, sviluppo e malattie delle piante

L’acido jasmonico non interviene soltanto nei meccanismi di difesa, ma contribuisce anche alla regolazione della crescita e dello sviluppo delle piante. Gli jasmonati partecipano infatti al controllo di processi come la crescita delle radici, la ramificazione, la maturazione degli organi riproduttivi, la produzione dei fiori e la senescenza delle foglie. L’effetto dipende dalla concentrazione degli jasmonati, dal tessuto interessato e dalle condizioni ambientali.

Un aspetto particolarmente importante è il rapporto tra crescita e difesa. Quando la pianta è sottoposta a un attacco o a una condizione di stress, l’attivazione della segnalazione jasmonica può indirizzare una parte delle risorse disponibili verso i meccanismi di protezione, modificando temporaneamente alcuni processi di crescita. Questo equilibrio consente alla pianta di adattare il proprio sviluppo alle condizioni in cui si trova.

L’acido jasmonico svolge inoltre un ruolo nella risposta alle malattie delle piante. In presenza di determinati patogeni, l’aumento degli jasmonati attiva l’espressione di geni coinvolti nella produzione di proteine ed enzimi di difesa e di metaboliti secondari capaci di ostacolare l’infezione. La via jasmonica assume particolare importanza nelle risposte contro alcuni patogeni necrotrofi, che danneggiano e uccidono le cellule dell’ospite, e contro gli organismi erbivori.

La risposta ai patogeni, tuttavia, non dipende dall’acido jasmonico in modo isolato. I suoi effetti vengono coordinati con quelli di altri fitormoni, soprattutto acido salicilico ed etilene. In alcune situazioni queste vie possono cooperare, mentre in altre possono esercitare effetti antagonisti.

La segnalazione jasmonica contribuisce quindi a mantenere un delicato equilibrio tra crescita, sviluppo e difesa, permettendo alla pianta di modificare le proprie risposte in funzione delle minacce biologiche e delle condizioni ambientali.

Interazione con altri ormoni vegetali

L’acido jasmonico non agisce come un segnale isolato, ma interagisce continuamente con gli altri fitormoni, formando una complessa rete di comunicazione chiamata cross-talk ormonale. Questa interazione permette alla pianta di integrare informazioni provenienti da differenti stimoli e di coordinare crescita, sviluppo e risposta agli stress.

Particolarmente importante è il rapporto tra acido jasmonico e acido salicilico (SA). Le due vie di segnalazione partecipano entrambe alla difesa, ma vengono attivate in modo prevalente da differenti tipi di minaccia. In generale, l’acido salicilico è particolarmente importante nelle risposte contro molti patogeni biotrofi, che necessitano di cellule vive per svilupparsi. L’acido jasmonico assume un ruolo rilevante nelle risposte contro erbivori e patogeni necrotrofi. Le due vie possono interagire positivamente oppure esercitare un’azione antagonista, consentendo di modulare la risposta in funzione dell’aggressore.

Anche l’etilene (ET) interagisce strettamente con la segnalazione jasmonica. La combinazione dei due segnali è particolarmente importante nella risposta ad alcuni patogeni e agli insetti fitofagi e può modificare l’espressione di specifici geni di difesa.

L’acido abscissico (ABA) partecipa invece soprattutto alle risposte agli stress ambientali, come siccità e salinità. Può interagire con gli jasmonati modulando sia i meccanismi di difesa sia quelli di adattamento.

Il cross-talk coinvolge inoltre ormoni come auxine, gibberelline e citochinine, contribuendo a coordinare la distribuzione delle risorse tra crescita e difesa.

L’interazione tra queste diverse vie permette quindi alla pianta di elaborare una risposta integrata e flessibile, evitando che l’attivazione di un singolo meccanismo comprometta necessariamente gli altri processi fisiologici.

Acido jasmonico e cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici stanno modificando le condizioni ambientali nelle quali le piante crescono, aumentando in molte aree la frequenza o l’intensità di stress come siccità, temperature elevate, salinità, eventi meteorologici estremi e variazioni nella disponibilità di acqua. In questo contesto, l’acido jasmonico e gli altri jasmonati partecipano alla regolazione delle risposte che consentono alle piante di adattarsi a condizioni ambientali sfavorevoli.

Gli stress abiotici possono modificare la biosintesi e la segnalazione dell’acido jasmonico, determinando l’attivazione di specifici geni e meccanismi di protezione. In condizioni di siccità, per esempio, la via jasmonica può interagire con quella dell’acido abscissico (ABA), contribuendo alla regolazione delle risposte fisiologiche necessarie a limitare le conseguenze della carenza idrica. Anche gli stress provocati da temperature troppo elevate o troppo basse possono influenzare il metabolismo degli jasmonati.

Un ulteriore aspetto riguarda le conseguenze indirette del cambiamento climatico. L’aumento delle temperature e le modificazioni delle condizioni ambientali possono alterare la distribuzione e l’attività degli insetti fitofagi e dei patogeni, modificando di conseguenza le pressioni biologiche alle quali sono sottoposte le piante. La segnalazione jasmonica può quindi assumere un ruolo importante anche nell’interazione tra stress abiotici e biotici.

L’efficacia di queste risposte non è tuttavia illimitata. Stress prolungati o particolarmente intensi possono compromettere la crescita e il metabolismo della pianta.  L’attivazione continua dei meccanismi di difesa può comportare un significativo costo energetico.

Lo studio dell’acido jasmonico e delle sue interazioni con gli altri fitormoni è pertanto importante per comprendere meglio come le piante rispondono a un ambiente in rapido cambiamento e per individuare strategie volte a migliorare la resilienza delle colture.

Applicazioni in agricoltura

Le proprietà dell’acido jasmonico e degli jasmonati hanno suscitato interesse per possibili applicazioni in agricoltura, soprattutto per la capacità di queste molecole di stimolare i meccanismi naturali di difesa delle piante. In questo contesto, gli jasmonati possono agire come elicitori, cioè segnali in grado di attivare risposte fisiologiche e biochimiche simili a quelle indotte da un attacco di insetti o da altri fattori di stress.

Il trattamento delle piante con acido jasmonico o, più frequentemente, con alcuni suoi derivati come il metil jasmonato (MeJA) può indurre la produzione di metaboliti secondari, proteine di difesa e altre sostanze coinvolte nella resistenza agli organismi dannosi. L’obiettivo è quello di preparare o potenziare le difese della pianta, riducendo in determinate condizioni la suscettibilità agli attacchi.

Un possibile impiego riguarda quindi la protezione delle colture dagli insetti fitofagi. La stimolazione della via jasmonica può aumentare la produzione di composti deterrenti e di sostanze che interferiscono con l’alimentazione o lo sviluppo degli erbivori. Inoltre, l’induzione di composti organici volatili può modificare le interazioni tra la pianta, gli insetti fitofagi e i loro nemici naturali.

Gli jasmonati sono studiati anche per la loro capacità di influenzare la resistenza a determinati patogeni, la tolleranza ad alcuni stress ambientali e, in alcune colture, la qualità e la conservabilità dei prodotti vegetali.

Queste applicazioni presentano tuttavia dei limiti. La risposta dipende dalla specie vegetale, dalla dose, dal momento del trattamento e dalle condizioni ambientali e un’eccessiva attivazione delle difese può comportare costi energetici a discapito della crescita. Per questo motivo l’impiego degli jasmonati rappresenta soprattutto un ambito di ricerca e sviluppo orientato a strategie di protezione delle colture più mirate e sostenibili.

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