Ecologia e Ambiente 20 Settembre 2026 14 min

Controllo biologico dei parassiti

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controllo biologico dei parassiti

Il controllo biologico dei parassiti è una strategia di difesa delle colture che utilizza organismi viventi, o sostanze da essi prodotte, per limitare la presenza e la diffusione degli organismi dannosi. Si possono impiegare predatori, parassitoidi, microrganismi e altri agenti di biocontrollo per contrastare insetti fitofagi, acari, funghi patogeni e altri parassiti che minacciano le produzioni agricole.

A differenza del ricorso esclusivo ai prodotti fitosanitari, il biocontrollo sfrutta le relazioni naturali tra gli organismi e può contribuire a ridurre la pressione esercitata dai parassiti sugli ecosistemi agricoli. Per questo motivo rappresenta uno degli strumenti della difesa sostenibile delle colture e può favorire una gestione più equilibrata delle popolazioni di organismi dannosi.

Il controllo biologico dei parassiti non consiste tuttavia semplicemente nell’introdurre un organismo utile in una coltura. La scelta dell’agente di biocontrollo, le condizioni ambientali, il ciclo biologico delle specie coinvolte e la disponibilità di risorse nell’ecosistema sono fattori determinanti per l’efficacia della strategia. Il suo impiego può quindi assumere forme diverse, dal potenziamento delle popolazioni di organismi utili già presenti nell’ambiente all’introduzione controllata di specifici antagonisti.

Comprendere come funziona il biocontrollo e quali organismi possono essere utilizzati permette di valutarne meglio le potenzialità, i vantaggi e i limiti nell’agricoltura moderna.

Come funziona il controllo biologico dei parassiti

Il controllo biologico dei parassiti sfrutta le relazioni ecologiche che regolano naturalmente le popolazioni degli organismi. In un ecosistema, infatti, predatori, parassitoidi, microrganismi patogeni e altri antagonisti possono limitare la proliferazione degli organismi dannosi. Il biocontrollo cerca di utilizzare o potenziare questi meccanismi naturali per mantenere le popolazioni dei parassiti a livelli tali da evitare danni significativi alle colture.

A differenza dei prodotti fitosanitari che possono agire direttamente sull’organismo bersaglio, il controllo biologico si basa soprattutto sulle interazioni tra organismi viventi. La sua efficacia dipende quindi dall’equilibrio tra il parassita, l’agente di biocontrollo, la coltura e le condizioni ambientali.

Predazione

La predazione è uno dei meccanismi più evidenti del controllo biologico. Un organismo predatore ricerca, cattura, uccide e consuma altri organismi, contribuendo a ridurne la popolazione.

Numerosi insetti predatori sono utilizzati in agricoltura per contrastare gli organismi dannosi. Coccinelle, crisope e alcuni acari predatori, per esempio, possono nutrirsi di afidi, acari fitofagi e altri piccoli artropodi. Il predatore può consumare numerose prede durante il proprio ciclo vitale e contribuire così a mantenere le popolazioni degli organismi dannosi al di sotto dei livelli che potrebbero provocare danni alle colture.

Parassitoidismo

Il parassitoidismo è un’interazione caratteristica soprattutto di numerosi insetti, in particolare imenotteri e ditteri. Il parassitoide utilizza un singolo ospite per completare il proprio sviluppo e, a differenza di un normale parassita, provoca generalmente la morte dell’ospite.

La femmina adulta depone un uovo all’interno o sulla superficie dell’ospite, che può trovarsi allo stadio di uovo, larva o adulto. La larva del parassitoide si sviluppa utilizzando le risorse dell’ospite e, al termine del proprio sviluppo, ne determina la morte.

Un esempio importante è rappresentato dalle specie del genere Trichogramma, minuscoli imenotteri parassitoidi utilizzati nel controllo biologico di diversi insetti dannosi. Le femmine depongono le proprie uova all’interno delle uova di altri insetti, impedendo lo sviluppo dell’embrione e riducendo così la nascita delle larve responsabili dei danni alle colture.

Patogenesi

Un altro meccanismo di controllo biologico dei parassiti consiste nell’utilizzo di microrganismi patogeni per gli organismi dannosi, tra cui batteri, funghi e virus. In alcuni casi vengono impiegati anche nematodi entomopatogeni, capaci di infettare e uccidere specifiche specie di insetti.

L’agente patogeno può penetrare nell’organismo attraverso la cuticola oppure essere ingerito. Una volta raggiunto l’ospite, si moltiplica o produce sostanze che ne compromettono le funzioni vitali, provocandone infine la morte.

Un esempio molto noto è il batterio Bacillus thuringiensis (Bt). Alcuni suoi ceppi producono proteine insetticide che, una volta ingerite dalle larve di determinati insetti, vengono attivate nell’intestino e provocano danni alle cellule dell’epitelio intestinale. Il batterio può quindi essere utilizzato come agente di controllo biologico contro specifici gruppi di insetti.

Competizione e antagonismo

La competizione e l’antagonismo microbico sono particolarmente importanti nel controllo biologico delle malattie delle piante. Alcuni microrganismi benefici possono colonizzare il terreno, la superficie delle radici o le parti aeree della pianta, sottraendo spazio e risorse ai microrganismi patogeni.

azione del Trichoderma

azione del Trichoderma

Alcuni antagonisti producono inoltre sostanze che ostacolano la crescita dei patogeni o interagiscono direttamente con essi. Un esempio è rappresentato da specie del genere Trichoderma, funghi utilizzati in diversi sistemi agricoli per contrastare alcuni microrganismi fitopatogeni presenti nel terreno.

Il loro effetto può dipendere da diversi meccanismi, tra cui la competizione per le risorse, la produzione di metaboliti antagonisti e, in alcune specie, l’interazione diretta con altri funghi.

Equilibrio e soglia di danno

L’obiettivo del controllo biologico dei parassiti non è necessariamente eliminare completamente l’organismo dannoso, ma mantenerne la popolazione al di sotto di un livello capace di provocare danni economicamente o ecologicamente rilevanti.

In agricoltura questo principio è collegato al concetto di soglia di danno economico, cioè al livello di presenza dell’organismo dannoso oltre il quale il costo del danno atteso può diventare superiore al costo dell’intervento di difesa.

Il mantenimento di una piccola popolazione di organismi dannosi può inoltre contribuire alla conservazione degli antagonisti naturali, fornendo loro una fonte di alimento o di ospiti. Il biocontrollo mira quindi a favorire un equilibrio dinamico tra organismi dannosi e organismi utili, piuttosto che alla loro completa eliminazione.

Controllo biologico classico, aumentativo e conservativo

Il controllo biologico dei parassiti comprende tre strategie principali: controllo biologico classico, aumentativo e conservativo. Le tre modalità si distinguono soprattutto per la provenienza degli organismi utili, per le modalità del loro impiego e per l’obiettivo perseguito.

Controllo biologico classico

Il controllo biologico classico, detto anche controllo per introduzione, viene utilizzato soprattutto contro organismi dannosi esotici o invasivi che, raggiungendo un nuovo territorio, possono trovare condizioni favorevoli alla proliferazione in assenza dei loro nemici naturali.

La strategia consiste nell’individuare nell’area di origine dell’organismo dannoso uno o più antagonisti naturali, studiarne attentamente la biologia e valutarne la sicurezza prima di un’eventuale introduzione. L’obiettivo non è ottenere un’azione immediata, ma permettere all’agente di biocontrollo di insediarsi e riprodursi stabilmente, contribuendo nel tempo a ristabilire un equilibrio tra la specie dannosa e i suoi antagonisti.

Un esempio riguarda la cimice asiatica (Halyomorpha halys), contro la quale è stato studiato e utilizzato in programmi di controllo biologico il parassitoide Trissolcus japonicus, originario dell’Asia e specializzato nel parassitismo delle uova di diverse cimici. Un altro caso noto è quello del cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus), contrastato attraverso l’impiego del parassitoide Torymus sinensis.

L’introduzione di una specie in un nuovo ambiente richiede tuttavia valutazioni rigorose, perché un agente di controllo biologico può interagire con specie non bersaglio e modificare gli equilibri dell’ecosistema.

Controllo biologico aumentativo

Nel controllo biologico aumentativo gli organismi utili vengono allevati e rilasciati nell’ambiente per aumentare temporaneamente la loro presenza e rafforzare l’azione contro gli organismi dannosi. È una strategia particolarmente importante nelle colture protette, dove le condizioni ambientali possono essere controllate con maggiore precisione.

Il rilascio può essere effettuato secondo due modalità principali.

Rilascio inoculativo. Si introduce un numero relativamente limitato di agenti di biocontrollo, generalmente all’inizio del ciclo colturale. Gli organismi introdotti possono riprodursi e stabilire una popolazione capace di esercitare un controllo progressivo sugli organismi dannosi.

Rilascio inondativo. Si liberano gli agenti di biocontrollo in quantità elevate, con l’obiettivo di ottenere un’azione rapida e intensa. In questo caso non è necessariamente importante che l’organismo utile si stabilisca permanentemente nell’ambiente. Dopo aver svolto la propria funzione, la sua popolazione può diminuire naturalmente.

Tra gli organismi impiegati nel controllo aumentativo rientrano numerosi parassitoidi, acari predatori, insetti predatori e nematodi entomopatogeni, a seconda della coltura e dell’organismo dannoso da contrastare.

Controllo biologico conservativo

Il controllo biologico conservativo non si basa principalmente sull’introduzione di nuovi organismi, ma sulla protezione e sul potenziamento dei nemici naturali già presenti nell’ecosistema.

L’ambiente agricolo può essere modificato per offrire agli organismi utili maggiori disponibilità di cibo, rifugi e siti adatti alla riproduzione e allo svernamento. Siepi, bordure vegetali e strisce fiorite possono, per esempio, fornire nettare e polline agli insetti adulti di alcune specie predatrici e parassitoidi, mentre una maggiore diversità vegetale può aumentare la disponibilità di habitat.

Anche la riduzione dell’impiego non necessario di insetticidi ad ampio spettro può favorire la conservazione delle popolazioni di organismi utili, evitando di colpire indiscriminatamente sia le specie dannose sia i loro antagonisti naturali.

Il controllo conservativo mira quindi a creare condizioni che permettano agli organismi utili di svolgere più efficacemente la propria funzione ecologica, favorendo nel tempo un sistema agricolo più equilibrato e resiliente.

Controllo biologico dei parassiti in agricoltura

Il controllo biologico dei parassiti in agricoltura professionale è uno degli strumenti utilizzati nella difesa integrata delle colture e riveste un ruolo importante anche nei sistemi di agricoltura biologica. Su scala aziendale, il suo impiego richiede una pianificazione accurata, il monitoraggio delle popolazioni degli organismi dannosi e la scelta del momento più adatto per intervenire.

L’obiettivo non è intervenire indiscriminatamente, ma prevenire o contenere le infestazioni mantenendo gli organismi dannosi al di sotto dei livelli capaci di provocare danni significativi. Per questo motivo il monitoraggio rappresenta una fase essenziale.

Monitoraggio degli organismi dannosi

In agricoltura professionale il controllo biologico viene generalmente preceduto da un’attività di monitoraggio. Trappole, osservazioni dirette e modelli previsionali permettono di seguire l’andamento delle popolazioni e di individuare le fasi più vulnerabili del ciclo biologico dell’organismo dannoso.

Le trappole a feromoni possono essere utilizzate per rilevare la presenza di determinati insetti e seguirne l’andamento stagionale, mentre le trappole cromotropiche, basate sull’attrazione esercitata da specifici colori, possono contribuire al monitoraggio di diversi insetti volatori.

A queste tecniche si affiancano i modelli previsionali, che utilizzano dati meteorologici, soprattutto temperatura e umidità, per stimare lo sviluppo di determinati organismi dannosi. Conoscere il momento previsto per la comparsa di uno specifico stadio larvale o adulto permette di programmare più efficacemente il rilascio degli antagonisti o l’applicazione di un prodotto di biocontrollo.

Controllo biologico nelle colture protette

Le serre e gli altri ambienti protetti sono particolarmente adatti all’impiego del controllo biologico aumentativo. La maggiore possibilità di controllare le condizioni ambientali e la minore dispersione degli organismi utili facilitano l’azione dei predatori e dei parassitoidi.

Gli agenti di biocontrollo possono essere distribuiti direttamente sulle colture oppure attraverso sistemi che ne favoriscono un rilascio graduale. Tra gli organismi impiegati vi sono acari predatori, insetti predatori e parassitoidi.

Un esempio è rappresentato da Amblyseius swirskii, utilizzato contro alcuni insetti dannosi e acari, oppure da Encarsia formosa, un piccolo imenottero parassitoide impiegato soprattutto contro aleurodidi, comunemente chiamati mosche bianche.

Nelle colture protette il controllo biologico può inoltre essere integrato con l’impiego di impollinatori, come i bombi, particolarmente importanti in colture quali il pomodoro. Impollinazione e biocontrollo possono quindi essere gestiti contemporaneamente, purché vengano adottate pratiche compatibili con la presenza degli organismi utili.

Controllo biologico in pieno campo

In frutteti, vigneti e grandi colture il controllo biologico presenta maggiori difficoltà, perché gli organismi utili possono disperdersi nell’ambiente e le condizioni meteorologiche sono meno controllabili.

Per questo motivo possono essere adottate strategie diverse, tra cui il rilascio di parassitoidi, la conservazione dei nemici naturali già presenti nell’ambiente e l’impiego di formulati microbiologici.

controllo biologico dei parassiti e agricoltura di precisione

controllo biologico dei parassiti e agricoltura di precisione

Un’importante tecnica complementare è la confusione sessuale, che non costituisce propriamente controllo biologico ma rientra nelle strategie di difesa a basso impatto. Diffusori contenenti feromoni sintetici vengono distribuiti nella coltura e rilasciano nell’aria sostanze che interferiscono con la capacità dei maschi di localizzare le femmine. La riduzione degli accoppiamenti limita così la generazione successiva del parassita. La tecnica è utilizzata, tra gli altri casi, contro la tignola della vite (Lobesia botrana) e diversi insetti dannosi dei frutteti.

In alcune colture sono stati inoltre sperimentati sistemi di distribuzione mediante veicoli aerei senza pilota. I droni possono permettere di distribuire rapidamente agenti di biocontrollo su vaste superfici, ad esempio capsule contenenti uova di parassitoidi del genere Trichogramma. Queste applicazioni rappresentano un punto di incontro tra biocontrollo e agricoltura di precisione.

Bioinsetticidi e formulati microbiologici

Il controllo biologico può essere effettuato anche attraverso formulati commerciali contenenti microrganismi o altri agenti biologici, applicabili con attrezzature agricole convenzionali o con sistemi di distribuzione specifici.

Tra gli esempi più importanti vi sono i preparati a base di Bacillus thuringiensis, i cui diversi ceppi possono essere impiegati contro specifici gruppi di insetti. Le tossine prodotte dal batterio agiscono dopo l’ingestione da parte delle larve sensibili.

Anche alcuni funghi entomopatogeni, come Beauveria bassiana, possono essere utilizzati contro determinati insetti. Le spore aderiscono alla superficie dell’insetto, germinano e possono penetrare attraverso la cuticola, dando origine all’infezione.

Un’altra possibilità è rappresentata dai nematodi entomopatogeni, appartenenti principalmente ai generi Steinernema e Heterorhabditis. Questi organismi possono essere distribuiti nel terreno e utilizzati contro gli stadi larvali di alcuni insetti dannosi. La loro efficacia dipende tuttavia da specie bersaglio, umidità del terreno, temperatura e modalità di applicazione.

L’integrazione di queste tecniche consente di costruire programmi di difesa nei quali monitoraggio, prevenzione, conservazione dei nemici naturali e interventi mirati contribuiscono insieme alla gestione sostenibile degli organismi dannosi.

Vantaggi e limiti del controllo biologico dei parassiti

Il controllo biologico dei parassiti offre numerosi vantaggi, ma presenta anche alcuni limiti che devono essere considerati nella progettazione delle strategie di difesa delle colture.

Uno dei principali vantaggi è la possibilità di ridurre l’impiego di prodotti fitosanitari di sintesi, limitando l’impatto sull’ambiente e l’esposizione degli organismi non bersaglio. Gli agenti di biocontrollo possono inoltre contribuire a preservare la biodiversità e a favorire la presenza di predatori e parassitoidi utili.

Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla specificità d’azione di molti agenti biologici. Un parassitoide o un microrganismo può colpire determinate specie o gruppi di organismi dannosi, riducendo il rischio di danneggiare indiscriminatamente l’intera comunità biologica.

Il biocontrollo può inoltre contribuire alla gestione della resistenza agli insetticidi, soprattutto quando viene integrato con altre tecniche di difesa.

L’efficacia del controllo biologico può essere più variabile e meno prevedibile rispetto a quella di alcuni trattamenti chimici. Temperatura, umidità, disponibilità di alimento e condizioni della coltura possono influenzare significativamente l’attività degli organismi utili.

Alcuni agenti di biocontrollo richiedono inoltre tempi più lunghi per produrre risultati, rendendo indispensabile un monitoraggio costante e un intervento tempestivo.

Esistono infine costi di produzione, distribuzione e applicazione degli organismi utili, oltre alla necessità di personale adeguatamente formato. Per queste ragioni, il controllo biologico dei parassiti risulta particolarmente efficace quando è inserito in una strategia integrata, anziché considerato come una soluzione universale.

Controllo biologico dei parassiti e agricoltura sostenibile

Il controllo biologico dei parassiti rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’agricoltura può ridurre la propria pressione sugli ecosistemi e favorire sistemi produttivi più sostenibili. L’utilizzo di predatori, parassitoidi e microrganismi consente infatti di contenere numerosi organismi dannosi limitando, quando possibile, il ricorso ai prodotti fitosanitari di sintesi.

La riduzione degli interventi chimici può contribuire a proteggere la biodiversità agricola, preservando organismi utili come impollinatori, predatori e parassitoidi. Il mantenimento di una comunità biologica diversificata può inoltre rafforzare i meccanismi naturali di regolazione delle popolazioni degli organismi dannosi.

Il biocontrollo si integra particolarmente bene con pratiche come la rotazione delle colture, la diversificazione vegetale, la conservazione degli habitat naturali e la gestione ecologica del suolo. Siepi, fasce fiorite e altre aree vegetate possono offrire agli antagonisti naturali risorse alimentari e rifugi, favorendone la presenza all’interno dell’agroecosistema.

Questa strategia contribuisce anche alla resilienza delle colture, cioè alla capacità dell’agroecosistema di affrontare perturbazioni e mantenere le proprie funzioni. Il controllo biologico non deve tuttavia essere considerato una soluzione isolata: la maggiore sostenibilità si ottiene combinando diversi strumenti di prevenzione e difesa, adattati alle caratteristiche della coltura e dell’ambiente.

In questo contesto, il biocontrollo diventa quindi parte di un modello agricolo che cerca di coniugare produttività, tutela della biodiversità e conservazione delle risorse naturali.

Il ruolo della biodiversità

La biodiversità svolge un ruolo fondamentale nel controllo biologico dei parassiti, perché un agroecosistema ricco di specie offre maggiori possibilità di sviluppare meccanismi naturali di regolazione delle popolazioni dannose.

La presenza di diverse specie vegetali può fornire nettare, polline, rifugi e siti di riproduzione a predatori e parassitoidi, favorendone la permanenza nei campi. Una maggiore diversità di organismi contribuisce inoltre a creare una rete di interazioni ecologiche che può rendere più difficile la proliferazione incontrollata di una singola specie dannosa.

Siepi, bordure fiorite, alberi, fasce erbose e altre aree seminaturali possono quindi diventare importanti infrastrutture ecologiche all’interno dei paesaggi agricoli. Anche la diversificazione delle colture e la conservazione della vegetazione spontanea, quando compatibile con le esigenze produttive, possono aumentare la disponibilità di habitat per gli organismi utili.

La biodiversità non garantisce tuttavia automaticamente un maggiore controllo dei parassiti: conta anche quali specie sono presenti e come interagiscono tra loro. Una gestione attenta dell’ambiente agricolo deve quindi mirare a favorire le comunità di organismi che svolgono funzioni utili.

In questo modo, la biodiversità diventa una vera e propria risorsa biologica per la protezione delle colture, contribuendo a rafforzare la capacità dell’agroecosistema di autoregolarsi.

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