Agricoltura biologica
L’agricoltura biologica è un sistema di coltivazione che si basa sul rispetto dei cicli naturali e dell’equilibrio tra suolo, piante, animali e ambiente, escludendo l’uso di fertilizzanti chimici, pesticidi di sintesi, organismi geneticamente modificati (OGM) e altre pratiche considerate artificiali o invasive. Non si tratta soltanto di un insieme di tecniche agronomiche, ma di un vero e proprio approccio ecologico alla produzione alimentare, fondato su principi etici, scientifici e ambientali.
Nata come reazione all’agricoltura intensiva sviluppatasi nel secondo dopoguerra, l’agricoltura biologica si è progressivamente affermata come alternativa sostenibile, capace di coniugare produttività e tutela delle risorse naturali. Già negli anni ’40, pionieri come Sir Albert Howard e Lady Eve Balfour mettevano in discussione l’impatto a lungo termine dei prodotti chimici sull’agricoltura e sulla salute del suolo, proponendo un ritorno a metodi più armonici e meno industrializzati.
Oggi, in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, dalla perdita di biodiversità e dal degrado del suolo, l’agricoltura biologica rappresenta una risposta concreta alle sfide ambientali globali. I suoi obiettivi non si limitano alla produzione di cibo sano e privo di residui tossici, ma comprendono anche la salvaguardia degli ecosistemi agricoli, la riduzione dell’impronta ecologica e la promozione della resilienza delle colture agli stress ambientali.
L’approccio biologico non solo valorizza le conoscenze tradizionali, ma si integra con i progressi della scienza agronomica, della microbiologia del suolo e dell’agroecologia, ponendo le basi per un’agricoltura rigenerativa e durevole. In questo contesto, il ruolo della chimica diventa centrale per comprendere i meccanismi naturali di fertilità del suolo, le interazioni pianta-suolo-microrganismi e l’efficacia delle sostanze naturali impiegate nei trattamenti biologici.
Principi fondamentali dell’agricoltura biologica
L’agricoltura biologica si fonda su una visione olistica dell’agrosistema, in cui ogni componente — suolo, pianta, animale, microrganismo — è interconnesso e contribuisce al mantenimento dell’equilibrio ecologico. Questa visione si traduce in quattro principi fondamentali, definiti dalla IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements), che guidano tutte le pratiche e le decisioni in ambito biologico: salute, ecologia, equità e precauzione.
Principio di salute
L’agricoltura biologica mira a sostenere e migliorare la salute del suolo, delle piante, degli animali, degli esseri umani e del pianeta come un tutto indivisibile. Si basa sull’idea che un suolo fertile e vivo sia la base per colture sane, resistenti alle malattie e nutrienti per il consumo umano e animale.
Ciò comporta l’esclusione di input chimici di sintesi che, nel lungo periodo, possono alterare la microflora del terreno, accumularsi nei tessuti vegetali o animali e generare effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente.
Principio di ecologia
Le pratiche biologiche devono essere in armonia con i cicli naturali e i processi ecologici. L’agricoltura biologica imita e valorizza i meccanismi naturali, come il ciclo dei nutrienti, la successione ecologica, la simbiosi tra piante e microrganismi, e la regolazione naturale dei parassiti.
Ad esempio, l’uso del compost restituisce sostanza organica al suolo, chiudendo il ciclo della materia, mentre la rotazione delle colture previene l’esaurimento dei nutrienti e interrompe i cicli vitali dei patogeni.
Principio di equità
Questo principio promuove relazioni giuste e rispettose tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi, sia a livello locale sia globale. L’equità si riflette nelle condizioni di lavoro dignitose per gli agricoltori, nella giustizia economica, nel rispetto del benessere animale e nel diritto dei consumatori a un’alimentazione sicura e sostenibile.
Nel contesto dell’allevamento biologico, ad esempio, gli animali devono essere mantenuti in ambienti che permettano il libero movimento, l’accesso al pascolo e condizioni igieniche adeguate, riducendo lo stress e le patologie legate alla zootecnia intensiva.
Principio di precauzione
Il principio di precauzione impone che ogni nuova tecnica, sostanza o intervento debba essere valutato rispetto ai suoi potenziali rischi a lungo termine, anche in assenza di prove definitive. Ciò giustifica l’esclusione degli OGM e di molti prodotti fitosanitari di sintesi, il cui impatto cumulativo sull’ambiente e sulla salute non è pienamente conosciuto.
L’agricoltura biologica predilige soluzioni di provata sostenibilità, promuovendo l’innovazione responsabile e la ricerca scientifica orientata alla compatibilità ambientale e alla sicurezza alimentare.
Questi quattro principi formano la base etica, scientifica e normativa dell’agricoltura biologica. Non si tratta solo di evitare determinate sostanze, ma di costruire un sistema agricolo profondamente integrato con i processi naturali, in grado di produrre in modo durevole e responsabile.
Pratiche agricole biologiche
Le pratiche dell’agricoltura biologica derivano da un approccio integrato che mira a mantenere e migliorare la fertilità del suolo, la biodiversità, l’equilibrio degli ecosistemi e la qualità dei prodotti agricoli, evitando l’impiego di sostanze chimiche di sintesi. Esse si basano su strategie agronomiche antiche, rielaborate alla luce delle conoscenze scientifiche moderne, in particolare di microbiologia del suolo, biochimica vegetale ed ecologia agraria.
Gestione del suolo e fertilità naturale
Il suolo è considerato un organismo vivente, ricco di batteri, funghi micorrizici, lombrichi e altri organismi che interagiscono con le radici delle piante. La fertilità non dipende solo dalla quantità di nutrienti disponibili (N, P, K), ma soprattutto dall’attività biologica e dalla stabilità della sostanza organica.
Per questo motivo, l’agricoltura biologica promuove:
Rotazione delle colture, per evitare lo sfruttamento selettivo degli elementi nutritivi e interrompere il ciclo dei patogeni.
Sovescio: coltivazioni di piante leguminose (come veccia, trifoglio, favino) che, interrate, restituiscono azoto organico al terreno.
Letame e compost: fonti di sostanza organica che migliorano la capacità di scambio cationico, l’umificazione e la struttura del suolo.
Microrganismi benefici (es. Rhizobium, Azospirillum, Trichoderma): impiegati per la biofertilizzazione e la protezione delle radici.
Controllo biologico di parassiti e malattie
L’agricoltura biologica non impiega insetticidi, fungicidi o erbicidi sintetici. Il controllo dei parassiti si basa su strategie preventive e biocontrollo, come:
-insetti utili: introduzione di antagonisti naturali (es. coccinelle contro afidi).
-feromoni: per il monitoraggio o la confusione sessuale di insetti dannosi.
-macrorganismi (come nematodi entomopatogeni) e microrganismi patogeni selettivi (come Bacillus thuringiensis).
-prodotti naturali come zolfo, rame in dosi limitate, olio di neem e piretrine, ammessi solo se non esistono alternative sostenibili.
Selezione varietale e biodiversità colturale
L’agricoltura biologica valorizza varietà locali e semi non trattati chimicamente, spesso più resilienti agli stress climatici e meno suscettibili alle malattie, pur se meno produttivi. La biodiversità funzionale è incentivata mediante:
-Consociazioni colturali, che riducono la pressione selettiva dei parassiti e ottimizzano le risorse.
-Corridoi ecologici e siepi, che ospitano insetti impollinatori e antagonisti naturali.
-Multicoltura e poliagricoltura, che aumentano la resilienza degli agroecosistemi.
Lavorazione del suolo e tecniche conservative

Nel biologico, la lavorazione del terreno è ridotta al minimo per non disturbare l’attività biologica e la struttura naturale. Si favoriscono tecniche di minima lavorazione e non inversione degli strati (no-till), pacciamatura organica o con teli biodegradabili per il controllo delle infestanti e la conservazione dell’umidità, copertura permanente del suolo, per prevenire erosione e lisciviazione dei nutrienti.
Esclusione di OGM e fitosanitari di sintesi
Uno dei cardini dell’agricoltura biologica è il divieto assoluto di organismi geneticamente modificati, sia come seme che come ingrediente dei mangimi animali. Parimenti, sono esclusi:
Concimi minerali solubili, come nitrato di ammonio o fosfato monocalcico, che alterano l’equilibrio nutrizionale e microbiologico del suolo.
Diserbanti e fungicidi sintetici, spesso persistenti e bioaccumulabili.
Queste pratiche sono parte di un sistema complesso e sinergico, in cui l’agricoltore biologico assume il ruolo di custode dell’ecosistema agricolo, operando secondo criteri scientifici ma anche etici e ambientali. La gestione sostenibile delle risorse, il rispetto dei tempi naturali e la conoscenza delle interazioni biochimiche tra suolo e piante sono essenziali per garantire la produttività a lungo termine, senza danneggiare l’ambiente.
Confronto con l’agricoltura convenzionale
Il confronto tra agricoltura biologica e agricoltura convenzionale non si limita alla scelta degli input agronomici, ma riflette due paradigmi profondamente differenti sul piano ecologico, economico e scientifico. Mentre la convenzionale si è sviluppata nell’ambito della rivoluzione verde, puntando sull’intensificazione produttiva mediante mezzi chimici e meccanici, il biologico si fonda su un modello ecologico e rigenerativo, che pone al centro la salute del suolo, dell’ambiente e del consumatore.
Fertilizzazione e gestione del suolo

Agricoltura convenzionale: fa ampio uso di fertilizzanti minerali di sintesi (urea, nitrato di ammonio, superfosfati) facilmente solubili e immediatamente disponibili per le piante. Tuttavia, il loro uso eccessivo può generare fenomeni di lisciviazione dei nitrati, eutrofizzazione delle acque e acidificazione del suolo.
Agricoltura biologica: utilizza fonti organiche e biologicamente attive (compost, letame, sovescio) che rilasciano lentamente i nutrienti, favorendo una fertilità naturale e microbiologicamente attiva.
Difesa fitosanitaria
- Convenzionale: si affida a fitofarmaci di sintesi ad azione specifica (erbicidi, fungicidi, insetticidi) per contenere infestanti e patogeni. L’uso ripetuto può causare resistenze biologiche, residui nei prodotti agricoli, riduzione della biodiversità e impatti ecotossicologici.
- Biologico: adotta il controllo integrato basato su prevenzione, rotazioni colturali, consociazioni, e impiega estratti vegetali, microrganismi antagonisti o minerali naturali come lo zolfo e il rame, in dosi regolamentate e compatibili con l’ambiente.
Produzione e resa agricola
- Convenzionale: generalmente più produttiva in termini di resa per ettaro, grazie alla specializzazione, all’irrigazione intensiva e alla meccanizzazione. Tuttavia, questa resa elevata può dipendere da input energetici e chimici ad alto impatto ambientale.
- Biologico: ha rese inferiori ma più stabili nel lungo termine, grazie alla maggiore resilienza ai cambiamenti climatici, alla salute del suolo e all’uso efficiente delle risorse naturali.
Qualità del prodotto
- Convenzionale: tende a privilegiare omogeneità e quantità, spesso selezionando varietà ad alta produttività e lunga conservazione, talvolta a discapito di caratteristiche nutrizionali e organolettiche.
- Biologico: valorizza la qualità intrinseca, con prodotti spesso più ricchi di antiossidanti, polifenoli e composti aromatici naturali, e privi di residui di pesticidi. Inoltre, il metodo biologico vieta l’uso di OGM e conservanti chimici.
Impatto ambientale
- Convenzionale: può provocare degradazione del suolo, perdita di biodiversità, emissioni di gas serra e inquinamento idrico a causa dell’intensivo utilizzo di input chimici e del consumo di combustibili fossili.
- Biologico: punta alla sostenibilità ecologica, riducendo l’impatto ambientale grazie all’uso di energie rinnovabili, alla chiusura dei cicli della materia e alla conservazione della biodiversità sia agricola che selvatica.
Aspetti normativi e certificazioni
- L’agricoltura convenzionale è regolata da normative fitosanitarie e alimentari generiche.
- L’agricoltura biologica è soggetta a regolamenti europei specifici (come il Reg. UE 2018/848), con sistemi di controllo e certificazione obbligatori che garantiscono la tracciabilità dell’intero processo produttivo, dalla semina alla trasformazione.
In sintesi, mentre l’agricoltura convenzionale punta alla massimizzazione della resa attraverso input esterni, quella biologica persegue la durabilità del sistema agricolo, adottando pratiche fondate su ecologia, rigenerazione e responsabilità. Non si tratta solo di “coltivare senza chimica”, ma di adottare una visione sistemica che considera le conseguenze chimiche, biologiche e sociali dell’attività agricola.
Benefici ambientali ed ecologici
L’agricoltura biologica rappresenta un approccio agroecologico che si distingue per la capacità di integrare i processi naturali nei sistemi produttivi, promuovendo l’equilibrio tra attività agricola e salvaguardia dell’ambiente. I suoi benefici ambientali non derivano solo dalla riduzione degli input chimici, ma dalla progettazione di un’agricoltura che collabora con la natura, anziché dominarla.
Conservazione della fertilità del suolo
Il suolo è una risorsa vivente fondamentale per l’agricoltura. Le pratiche biologiche, come la rotazione colturale, il sovescio, l’uso del compost e l’apporto di materia organica, stimolano l’attività microbiologica, migliorano la struttura del suolo e favoriscono la formazione dell’humus, contribuendo alla rigenerazione della fertilità nel lungo periodo. A differenza dell’agricoltura convenzionale, che può portare a compattamento, erosione e perdita di carbonio organico, il biologico tutela il suolo come ecosistema dinamico.
Protezione della biodiversità
Uno dei pilastri dell’agricoltura biologica è la promozione della diversità biologica, sia a livello di varietà colturali sia negli agroecosistemi. L’assenza di pesticidi sistemici e l’uso di consociazioni colturali creano un habitat favorevole per impollinatori, insetti utili, microrganismi e fauna selvatica. In questo modo, il biologico contribuisce a contrastare la drammatica perdita di biodiversità che interessa le aree agricole intensivamente coltivate.
Riduzione dell’inquinamento delle acque e dell’aria
L’agricoltura biologica evita l’impiego di fertilizzanti azotati di sintesi, responsabili della lisciviazione dei nitrati nelle falde acquifere e dell’eutrofizzazione di fiumi e laghi. Inoltre, l’uso nullo o limitato di pesticidi riduce il rischio di contaminazione chimica delle acque superficiali. Anche sul piano atmosferico, il biologico contribuisce a una minore emissione di gas serra (soprattutto protossido di azoto, N₂O), e di aerosol tossici legati alla distribuzione di fitofarmaci.
Mitigazione e adattamento al cambiamento climatico
L’agricoltura biologica gioca un ruolo attivo nella mitigazione del cambiamento climatico attraverso il sequestro del carbonio nei suoli organici e una minore dipendenza da combustibili fossili. L’approccio agroecologico, meno energivoro, consente una riduzione dell’impronta ecologica dell’intero ciclo produttivo. Inoltre, la resilienza dei sistemi biologici alle variazioni climatiche è superiore, grazie alla diversificazione colturale e alla robustezza degli ecosistemi agrari.
Salvaguardia degli ecosistemi circostanti
Le aziende biologiche, per definizione, tendono a integrare siepi, aree boschive, prati stabili e zone umide nei propri confini, contribuendo alla connettività ecologica del paesaggio. Questi elementi, spesso trascurati nei modelli convenzionali, fungono da corridoi ecologici, migliorando la funzionalità e la continuità degli habitat.
Sfide e limiti dell’agricoltura biologica
Sebbene l’agricoltura biologica rappresenti un modello virtuoso per la sostenibilità ambientale, non è priva di criticità tecniche, economiche e sistemiche. Queste sfide, spesso interconnesse, devono essere affrontate con un approccio razionale e basato su evidenze, al fine di migliorarne l’efficienza, favorirne la diffusione e integrarla in una transizione agroecologica più ampia.
Rese inferiori e variabilità produttiva
Una delle principali limitazioni risiede nella minore resa per ettaro rispetto all’agricoltura convenzionale, specialmente nei primi anni di conversione. L’assenza di fertilizzanti sintetici a rilascio rapido e la difficoltà nel controllo di infestanti e patogeni comportano un potenziale calo della produttività agricola, che può variare sensibilmente in funzione delle condizioni climatiche, pedologiche e gestionali. Tuttavia, in suoli ben strutturati e in condizioni agroecologiche favorevoli, questa differenza si riduce sensibilmente.
Maggiore fabbisogno di manodopera
Le pratiche biologiche, basate sulla gestione manuale delle infestanti, la rotazione colturale complessa, e l’uso selettivo di input naturali, richiedono una maggiore intensità di lavoro rispetto ai modelli industrializzati. Questo fattore può rappresentare un ostacolo economico, soprattutto in contesti dove la manodopera agricola è scarsa o costosa.
Controllo fitosanitario più complesso
In assenza di fitofarmaci sistemici di sintesi, la protezione delle colture biologiche si affida a strategie preventive e interventi a bassa efficacia residuale, come l’impiego di rame, zolfo, oli vegetali e microrganismi antagonisti. Questi metodi, pur sostenibili, spesso non garantiscono un controllo completo delle avversità biotiche, rendendo necessaria una sorveglianza costante e una conoscenza agronomica più approfondita.
Superfici limitate e conversione lenta
Nonostante la crescita costante negli ultimi decenni, la percentuale di superficie agricola biologica a livello globale è ancora relativamente contenuta, con forti disparità tra Paesi. Il processo di conversione da convenzionale a biologico è regolato da un periodo di transizione (in genere 2-3 anni), durante il quale l’agricoltore sostiene costi più elevati senza beneficiare della certificazione biologica, con conseguenti difficoltà economiche.
Costi di produzione e accessibilità al consumatore
I prodotti biologici comportano costi di produzione più alti, che si riflettono nei prezzi di mercato. Questo fattore può limitare l’accesso al cibo biologico da parte delle fasce più vulnerabili della popolazione, accentuando un divario tra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale. In assenza di incentivi strutturali, sussidi o meccanismi di filiera equi, la competitività economica del biologico resta un nodo cruciale.
Presenza di residui e contaminazioni involontarie
Sebbene vieti l’impiego diretto di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, l’agricoltura biologica non è immune da contaminazioni dovute a deriva da campi convenzionali, inquinamento atmosferico o idrico, e persistenza ambientale di alcune sostanze chimiche. Tali eventi possono compromettere la certificazione o ridurre la fiducia dei consumatori, evidenziando la necessità di politiche integrate per la protezione del territorio agricolo.
Prospettive future dell’agricoltura biologica
L’agricoltura biologica, un tempo considerata una nicchia per consumatori consapevoli o per aziende agricole alternative, è oggi sempre più parte di un dibattito globale sulla sostenibilità dei sistemi alimentari. Le sue prospettive future dipendono dalla capacità di rispondere alle sfide ambientali, economiche e sociali del nostro tempo, rimanendo fedele ai suoi principi, ma aprendosi all’innovazione scientifica, tecnologica e politica.
Crescita del mercato e consapevolezza dei consumatori
La domanda di prodotti biologici è in costante crescita, trainata dalla maggiore attenzione dei consumatori verso la salute, la qualità nutrizionale e la sostenibilità ambientale. Questo trend è particolarmente evidente nei Paesi industrializzati, ma si sta estendendo anche in molte economie emergenti. La crescente sensibilità verso i sistemi alimentari circolari, tracciabili e trasparenti può rappresentare un potente motore per l’espansione del biologico, purché supportato da politiche di educazione alimentare e accessibilità economica.
Integrazione tra agricoltura biologica e ricerca scientifica
Contrariamente a un luogo comune, l’agricoltura biologica non è ostile alla scienza. Al contrario, le sue prospettive di sviluppo passano attraverso l’innovazione agroecologica, la biotecnologia sostenibile (non OGM), l’agricoltura di precisione, l’uso di sensori, droni e dati satellitari, nonché l’impiego mirato di microrganismi benefici, estratti naturali e fertilizzanti organici avanzati. Un approccio interdisciplinare che unisce ecologia, microbiologia del suolo, chimica verde e ingegneria agraria potrà aumentare l’efficienza senza compromettere i principi biologici.
Ruolo chiave nella transizione ecologica
Nel contesto della transizione ecologica e della neutralità climatica (obiettivo UE 2050), l’agricoltura biologica rappresenta un tassello essenziale. La Strategia europea “Farm to Fork” e il Green Deal promuovono esplicitamente l’aumento delle superfici coltivate a biologico (almeno il 25% entro il 2030 nell’UE). Per raggiungere questo obiettivo sarà necessario integrare il biologico nei sistemi agricoli regionali, sostenere la riconversione delle aziende convenzionali e incentivare la ricerca applicata e la formazione degli operatori
Complementarità con altri modelli sostenibili
Il futuro dell’agricoltura biologica non va concepito in termini antagonisti rispetto ad altri modelli agroecologici, ma piuttosto in chiave complementare. Sistemi come l’agricoltura biodinamica, la permacultura, l’agroforestazione, l’agricoltura rigenerativa e persino forme avanzate di idroponica biologica certificabile possono coesistere, contribuendo a creare mosaici produttivi resilienti, adattati ai contesti locali e rispettosi dei limiti ecosistemici.
Politiche pubbliche e giustizia alimentare
Affinché l’agricoltura biologica possa espandersi in modo equo, è indispensabile che sia sostenuta da politiche pubbliche coerenti, capaci di tutelare i produttori, contenere i prezzi al consumo e garantire l’accesso universale al cibo sano e sostenibile. Questo implica un cambiamento sistemico, che coinvolge la fiscalità agricola, la PAC (Politica Agricola Comune), i sistemi di distribuzione e la logistica, oltre a un ripensamento delle abitudini alimentari su scala collettiva.
Pertanto, l’agricoltura biologica non è soltanto un metodo di coltivazione, ma una visione culturale ed ecologica del futuro dell’agricoltura. Se sostenuta da conoscenza, innovazione e volontà politica, essa può contribuire in modo significativo a costruire un sistema agroalimentare più resiliente, giusto e rigenerativo per le generazioni future.
Normativa e certificazione dell’agricoltura biologica
Affinché un prodotto possa essere definito e commercializzato come “biologico”, è necessario che rispetti standard normativi rigorosi e sia sottoposto a un processo di certificazione ufficiale, volto a garantire trasparenza, tracciabilità e conformità alle pratiche sostenibili. La regolamentazione dell’agricoltura biologica si basa su principi internazionalmente riconosciuti, ma presenta anche specificità a livello regionale e nazionale, specialmente nell’ambito dell’Unione Europea.
Normativa europea
Il quadro legislativo dell’Unione Europea in materia di agricoltura biologica è tra i più avanzati e dettagliati al mondo. Il Regolamento (UE) 2018/848, in vigore dal 1° gennaio 2022, sostituisce la normativa precedente (Reg. 834/2007 e Reg. 889/2008) e definisce:
- I principi fondamentali dell’agricoltura biologica (rotazione colturale, divieto di OGM, fertilizzanti naturali, benessere animale, ecc.);
- Le regole per la produzione, la trasformazione, l’etichettatura e la distribuzione;
- I requisiti per l’importazione di prodotti biologici da Paesi terzi;
- Il sistema di controllo e certificazione, che si basa su enti terzi accreditati e organismi pubblici di vigilanza.
Ogni prodotto conforme può esporre il logo biologico europeo (foglia stilizzata verde su fondo bianco), che assicura ai consumatori l’origine biologica e la tracciabilità dell’intera filiera.
Certificazione e controlli
La certificazione biologica è un processo obbligatorio e periodico, che coinvolge diversi attori:
- Produttori e trasformatori: devono registrarsi presso l’autorità competente, adottare un piano di gestione biologica e tenere registri aggiornati.
- Organismi di controllo: sono enti indipendenti, accreditati secondo la norma ISO 17065, che svolgono ispezioni regolari presso le aziende agricole e gli impianti di trasformazione. In Italia, ne esistono diversi (es. ICEA, CCPB, Suolo e Salute).
- Autorità nazionali: in Italia il MiPAAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) coordina e supervisiona il sistema, insieme alle Regioni.
Il mantenimento della certificazione prevede controlli annuali, eventualmente accompagnati da visite a sorpresa, campionamenti analitici e verifiche documentali.
Normativa italiana
In Italia, oltre alla normativa europea, l’agricoltura biologica è regolata da:
-Legge 9 marzo 2022, n. 23 – Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico;
-Decreti attuativi emanati dal MiPAAF, relativi al funzionamento del sistema di certificazione, al riconoscimento degli organismi di controllo e alla vigilanza.
Questa legge riconosce l’agricoltura biologica come interesse nazionale strategico, promuove la ricerca pubblica nel settore, sostiene la filiera corta e prevede la nascita di un marchio biologico italiano complementare al logo UE.
Organizzazioni internazionali e standard volontari
A livello globale, l’organizzazione di riferimento è l’IFOAM – Organics International, che stabilisce principi universali del biologico e promuove l’armonizzazione normativa. Esistono inoltre standard volontari per il biologico, adottati in Paesi extra-UE, tra cui:
-USDA Organic (Stati Uniti);
-JAS Organic (Giappone);
-Canada Organic Regime (COR);
-Naturland e Demeter (standard privati).
Gli accordi di equivalenza tra Unione Europea e altri Stati permettono l’importazione di prodotti certificati con standard comparabili.
Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica


il 12 Luglio 2025