Spazzolino all’argento

In Italia il Servizio Sanitario Nazionale non offre cure odontoiatriche e quindi la cura dei denti viene lasciata ai cittadini e in un paese con una forte disuguaglianza sociale gli strati sociali a reddito più basso e le fasce più deboli della popolazione risultano particolarmente esposte.

La condizione di svantaggio sociale ed economico, correlata di norma a condizioni di marginalità ed esclusione sociale impedisce di fatto l’accesso alle cure odontoiatriche soprattutto per gli elevati costi da sostenere presso le strutture odontoiatriche private.

Trascurare la pratica della prevenzione dentale comporta formazione di placca, carie ed infine perdita dei denti con conseguente minore efficienza masticatoria e perdita della continuità dell’arcata dentale. La perdita anche di un solo dente causa uno spostamento dei denti contigui e di quelli antagonisti: i denti contigui tendono ad inclinarsi e quelli antagonisti a erompere.

Inoltre dove il dente è stato perso l’osso della zona non viene più stimolato dalla masticazione e va incontro ad atrofia.

In attesa che anche in Italia, come avviene in Germania, i cittadini possano avvalersi di cure odontoiatriche gratuite si rende necessaria una corretta igiene orale che  è la condizione essenziale per mantenere ed ottenere la salute della bocca in quanto impedisce il permanere della placca batterica, causa primaria della carie e della malattia delle gengive e dell’osso sottostante.

La prevenzione dentale parte da facili gesti come lavarsi i denti dopo ogni pasto, usare il filo interdentale e consumare frutta e verdura che sono cibi ricchi di vitamine e sali minerali che salvaguardano i tessuti gengivali. L’odontoiatria preventiva ha portato, nei Paesi industrializzati, a una diminuzione sensibile della patologia cariosa il che ne dimostra l’efficacia.

Gli odontoiatri raccomandano di cambiare lo spazzolino da denti ogni tre mesi perché in esso si può annidare la tipica flora batterica presente nel cavo orale dove risiedono oltre 300 diverse specie di batteri specialmente cocchi e bacilli ed in particolare lo Streptococco mutans che  è tra le specie più cariogene perché produce, dai carboidrati presenti nella dieta, una sostanza adesiva, insolubile all’acqua, che aderisce alle pareti dei denti e nello stesso tempo attrae altri microrganismi, creando colonie di batteri che si nutrono di zuccheri e producono scorie acide danneggiando i denti.

La testina dello spazzolino è quella che maggiormente entra in contatto con una molteplicità di microrganismi subendo una contaminazione più o meno consistente e, tenendo conto che, nell’ambiente caldo umido del bagno i batteri possono raddoppiare ogni 20 minuti, lo spazzolino diventa un ricettacolo di agenti patogeni.

L’uso di uno spazzolino in cui la flora batterica è limitata costituisce quindi un presupposto indispensabile e in Italia da circa due anni viene venduto uno spazzolino all’argento a costi contenuti che esercita un’azione antimicrobica.

Le proprietà antimicrobiche dell’argento erano note già nell’antichità e furono comprovate alla fine del XIX secolo.

Si ritiene che nel meccanismo di azione l’argento si leghi ai gruppi tiolici –SH presenti negli enzimi causandone la disattivazione: l’argento forma legami stabili S-Ag con i composti contenenti i gruppi –SH presenti nella membrana cellulare che sono coinvolti nella produzione di energia e nel trasporto di ioni. L’argento inoltre potrebbe prendere parte alle reazioni di ossidazioni catalitiche che portano alla formazione di legami disolfuro R-S-S-R. La formazione dei ponti disolfuro catalizzata dall’argento quindi porta alla variazione della struttura degli enzimi influenzandone la loro funzione.

In un altro dei meccanismi suggeriti relativo all’attività antimicrobica dell’ argento è stata proposto che lo ione Ag+ entri nella cellula e si intercali tra le basi complementari purina e pirimidina con conseguente denaturazione della molecola di DNA . Anche se questo è ancora da dimostrare, è certo che gli ioni argento si associano con DNA una volta entrati cellula.

La maggior parte dei meccanismi proposti prevede comunque che l’argento entri nelle cellule danneggiandole e si ritiene che, per far ciò, possa avvalersi delle proteine di membrana che hanno, tra l’altro, la funzione di trasportare le molecole attraverso la membrana per mezzo di pori, canali ionici, pompe ioniche o carrier specifici.

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Author: Chimicamo

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