Sbiancamento dei denti
Lo sbiancamento dei denti è una procedura di odontoiatria estetica finalizzata a schiarire il colore naturale dei denti attraverso la rimozione o la riduzione delle pigmentazioni presenti sulla superficie dello smalto o all’interno della struttura dentale. Negli ultimi decenni, lo sbiancamento dei denti è diventato una delle procedure odontoiatriche più richieste dal pubblico, in seguito alla crescente attenzione verso l’estetica del sorriso e alla diffusione di trattamenti cosmetici sempre più accessibili.
La crescente domanda di sorrisi più bianchi e luminosi ha favorito lo sviluppo di numerose tecniche e prodotti per lo sbiancamento dentale. Questi comprendono sia prodotti per uso domiciliare, come dentifrici sbiancanti, gel e pellicole adesive, sia sistemi professionali utilizzati negli studi odontoiatrici, nei quali gel contenenti agenti sbiancanti ad alta concentrazione vengono applicati sotto la supervisione di un professionista.
A partire dalla fine degli anni Ottanta, diverse aziende hanno introdotto sul mercato i primi sistemi moderni per lo sbiancamento dei denti, destinati sia all’uso domestico sia all’impiego professionale. Questi prodotti hanno rapidamente riscosso un notevole successo commerciale, contribuendo alla diffusione di trattamenti estetici mirati al miglioramento dell’aspetto del sorriso.
Oggi sono disponibili diversi metodi di sbiancamento dentale, ciascuno caratterizzato da specifici meccanismi d’azione e modalità di applicazione. L’efficacia del trattamento dipende tuttavia da numerosi fattori, tra cui il tipo e l’origine della discromia dentale, le caratteristiche strutturali dei denti e la tecnica di sbiancamento utilizzata.
Struttura dei denti
I denti sono organi mineralizzati del cavo orale deputati alla masticazione, alla fonazione e al mantenimento della struttura del volto. Dal punto di vista anatomico, la loro struttura può essere descritta considerando le parti macroscopiche del dente e i tessuti che lo compongono.
Anatomia macroscopica del dente
Dal punto di vista morfologico, ogni dente può essere suddiviso in tre parti principali: corona, colletto e radice.
Corona dentale

La corona è la porzione visibile del dente, quella che emerge dall’alveolo dentale e dalle gengive. La sua forma varia in funzione del tipo di dente e del ruolo che svolge nella masticazione.
Gli incisivi presentano una superficie piatta adatta al taglio degli alimenti, i canini hanno una forma appuntita utile per lacerare il cibo, mentre premolari e molari possiedono superfici occlusali con solchi e cuspidi che facilitano la triturazione degli alimenti.
Radice dentale
La radice rappresenta la porzione del dente inserita nell’alveolo dell’osso mascellare o mandibolare e non è visibile all’esterno. Essa è ancorata all’osso tramite il legamento parodontale, una struttura fibrosa che stabilizza il dente e assorbe le forze generate durante la masticazione.
La lunghezza della radice è generalmente maggiore di quella della corona. Alcuni denti, come incisivi, canini e premolari inferiori, possiedono una sola radice, mentre premolari superiori e molari possono presentarne due o tre.
Colletto gengivale
Il colletto gengivale è la zona di transizione tra corona e radice, attorno alla quale si inserisce il margine gengivale.
Questa regione rappresenta un’area particolarmente delicata, poiché tende a essere sede di accumulo della placca batterica. Per questo motivo è fondamentale dedicare particolare attenzione alla sua pulizia durante lo spazzolamento dei denti, al fine di prevenire infiammazioni gengivali, carie e patologie parodontali.
Tessuti che costituiscono il dente
Dal punto di vista istologico, il dente è costituito da tre principali tessuti duri (smalto, dentina e cemento) e da un tessuto molle centrale, la polpa dentale.
Smalto dentale
La superficie esterna della corona dentale è ricoperta dallo smalto dentale, il tessuto più duro del corpo umano.
È costituito per circa il 96% da componenti minerali, principalmente cristalli di idrossiapatite, mentre la restante parte è composta da acqua e sostanze organiche. Lo smalto è traslucido e svolge una funzione protettiva nei confronti dei tessuti sottostanti.
Tuttavia, a contatto con sostanze acide, lo smalto può andare incontro a fenomeni di demineralizzazione, motivo per cui una corretta igiene orale e un’alimentazione equilibrata sono fondamentali per preservarne l’integrità.
Dentina
Sotto lo smalto si trova la dentina, un tessuto mineralizzato che costituisce la massa principale del dente e contribuisce in modo significativo al colore naturale dei denti.
La dentina ha una colorazione giallastra ed è simile, per composizione, all’osso compatto. È costituita per circa il 70% da componente inorganica, mentre il restante 30% è formato da materia organica e acqua.
Questo tessuto viene prodotto dagli odontoblasti, cellule specializzate situate nella polpa dentale.
Polpa dentaria
Al centro del dente si trova la polpa dentaria, un tessuto molle ricco di vasi sanguigni, terminazioni nervose e cellule.
La polpa svolge diverse funzioni fondamentali, tra cui nutrizione, difesa e produzione della dentina. Essa è contenuta nella camera pulpare all’interno della corona e si estende lungo le radici attraverso i canali radicolari, formando la cosiddetta polpa radicolare.
Origine del colore dei denti e cause delle discromie dentali
Il colore naturale dei denti è determinato da una combinazione di fattori strutturali e chimici che coinvolgono principalmente smalto e dentina. Lo smalto dentale è un tessuto traslucido, caratterizzato da una struttura altamente mineralizzata che permette alla luce di attraversarlo parzialmente. Al di sotto dello smalto si trova la dentina, un tessuto di colore naturalmente giallastro, che contribuisce in maniera significativa alla tonalità complessiva del dente.
Di conseguenza, il colore percepito dei denti dipende dall’interazione tra la traslucenza dello smalto e la colorazione della dentina sottostante, nonché dal modo in cui la luce viene riflessa, assorbita e diffusa dai tessuti dentali.
Oltre alla struttura del dente, il colore dentale può essere influenzato anche da fattori quali spessore dello smalto, età dell’individuo, abitudini alimentari e condizioni di salute orale. Con il passare del tempo, infatti, lo smalto tende a diventare più sottile e meno traslucido, mentre la dentina può assumere una colorazione più intensa, determinando un progressivo ingiallimento dei denti.
Le alterazioni del colore dei denti sono definite discromie dentali e possono avere origine diversa. In odontoiatria si distinguono generalmente discromie estrinseche e discromie intrinseche, a seconda della sede e del meccanismo che determina la pigmentazione.
Discromie estrinseche
Le discromie estrinseche sono pigmentazioni che si sviluppano sulla superficie dello smalto a causa dell’accumulo di sostanze colorate provenienti dall’ambiente orale.
Tra le cause più comuni vi sono:
-consumo frequente di bevande pigmentate, come caffè, tè e vino rosso
–fumo di tabacco, che favorisce la deposizione di pigmenti scuri sullo smalto
–coloranti alimentari presenti in alcuni cibi e bevande
–accumulo di placca batterica e tartaro
Questo tipo di pigmentazione interessa principalmente la superficie del dente e spesso può essere ridotto o rimosso mediante procedure di igiene orale professionale o trattamenti sbiancanti.
Discromie intrinseche
Le discromie intrinseche sono alterazioni del colore che interessano la struttura interna del dente, in particolare la dentina o lo smalto durante la loro formazione.
Tra le principali cause rientrano:
-assunzione di alcuni farmaci, come le tetracicline, durante lo sviluppo dei denti
–fluorosi dentale, dovuta a un eccesso di fluoro durante la formazione dello smalto
–traumi dentali, che possono provocare emorragie interne o alterazioni della polpa
–necrosi della polpa dentale
–processi di invecchiamento naturale del dente
Le discromie intrinseche sono generalmente più difficili da trattare, poiché i pigmenti sono localizzati all’interno della struttura dentale. In questi casi possono essere necessari trattamenti sbiancanti più intensivi o procedure odontoiatriche estetiche specifiche.
La comprensione dell’origine del colore dentale e delle diverse cause di discromia è fondamentale per scegliere il metodo di sbiancamento dei denti più appropriato e ottenere risultati estetici efficaci e sicuri.
Prodotti chimici sbiancanti
Lo sbiancamento dei denti comprende qualsiasi processo in grado di schiarire il colore naturale del dente. Questo risultato può essere ottenuto mediante rimozione fisica delle macchie superficiali oppure attraverso reazioni chimiche che modificano i pigmenti responsabili della colorazione dentale.
Nel contesto dei trattamenti cosmetici odontoiatrici, il termine sbiancamento si riferisce in particolare alla degradazione chimica dei cromogeni, ovvero delle molecole responsabili delle pigmentazioni dentali.
Perossido di idrogeno e perossido di carbammide

Il principio attivo della maggior parte dei prodotti sbiancanti è il perossido di idrogeno noto come acqua ossigenata (H₂O₂), utilizzato direttamente oppure sotto forma di perossido di carbammide.
Il perossido di carbammide è un complesso relativamente stabile che, a contatto con l’acqua o con la saliva, si decompone liberando perossido di idrogeno. Per questo motivo la chimica alla base della maggior parte dei trattamenti sbiancanti è riconducibile all’azione ossidante del perossido di idrogeno, che rappresenta il vero agente attivo responsabile dello schiarimento dentale.
Cromogeni e meccanismo di sbiancamento
Le macchie dentali sono costituite da composti colorati o scuri, chiamati cromogeni, che possono accumularsi all’interno della struttura del dente (macchie intrinseche) e sulla superficie dello smalto (macchie estrinseche)
Dal punto di vista chimico, i cromogeni possono essere classificati in due principali categorie:
-composti organici di grandi dimensioni, caratterizzati dalla presenza di doppi legami coniugati
–composti contenenti metalli
Nel caso dei composti organici, lo sbiancamento avviene attraverso una reazione di ossidazione dei doppi legami coniugati da parte del perossido di idrogeno. Questa reazione modifica la struttura elettronica delle molecole pigmentate, riducendo la loro capacità di assorbire la luce visibile e determinando quindi una colorazione più chiara del dente.
Le macchie dovute a composti metallici sono invece generalmente più difficili da eliminare mediante sbiancamento chimico. In questi casi, per ottenere un miglioramento estetico possono essere preferite altre soluzioni odontoiatriche, come faccette dentali, bonding o corone.
Altri agenti sbiancanti
Oltre ai perossidi, alcuni prodotti professionali possono contenere ipoclorito di sodio (NaOCl), una sostanza con proprietà ossidanti che reagisce con i cromogeni in modo simile al perossido di idrogeno, contribuendo alla degradazione dei pigmenti responsabili delle macchie.
Tipologie di prodotti sbiancanti
Sul mercato sono disponibili diversi prodotti progettati per trattare specifiche tipologie di pigmentazione dentale. In generale, possono essere suddivisi in tre categorie principali:
Detergenti
Comprendono dentifrici e preparati abrasivi, come i dentifrici per fumatori, che contengono maggiore quantità di tensioattivi e particelle abrasive per favorire la rimozione meccanica dei cromogeni depositati sulla superficie dello smalto.
Prodotti sbiancanti chimici
Contengono agenti ossidanti, come perossido di idrogeno o perossido di carbammide, che reagiscono con i cromogeni modificandone la struttura chimica e determinando uno schiarimento del colore dei denti.
Prodotti combinati
Alcuni preparati associano azione detergente e azione sbiancante, permettendo sia la rimozione delle macchie superficiali sia la modifica chimica dei pigmenti dentali.
Efficacia dei trattamenti sbiancanti
L’efficacia dello sbiancamento dentale dipende da diversi fattori, tra cui concentrazione dell’agente sbiancante, tempo di esposizione e tipo di macchia da trattare
Le macchie più ostinate o profonde richiedono generalmente trattamenti eseguiti da un professionista odontoiatrico, mentre per pigmentazioni lievi possono essere sufficienti prodotti da banco.
In termini di risultato estetico, i dentifrici e i gel disponibili senza prescrizione producono solitamente uno schiarimento di circa una o due tonalità, mentre i trattamenti professionali possono determinare un cambiamento cromatico più evidente.
Diffusione del perossido nello smalto e nella dentina
L’efficacia dei trattamenti di sbiancamento dentale dipende in larga misura dalla capacità degli agenti ossidanti, in particolare del perossido di idrogeno, di diffondere attraverso i tessuti dentali e raggiungere i cromogeni responsabili della pigmentazione.
Affinché il processo di sbiancamento sia efficace, infatti, il perossido deve penetrare non solo nello smalto, ma anche nella dentina, dove spesso si trovano le molecole responsabili delle discromie più profonde.
Diffusione del perossido di idrogeno nello smalto
Lo smalto dentale, pur essendo il tessuto più duro del corpo umano, possiede una struttura microscopicamente porosa costituita da cristalli di idrossiapatite organizzati in prismi. Tra questi cristalli esistono microspazi e canali che permettono il passaggio di piccole molecole. Grazie alle sue dimensioni ridotte e alla sua elevata reattività chimica, il perossido di idrogeno è in grado di diffondere attraverso questi spazi, attraversando gradualmente lo smalto.
Diffusione degli ossidanti all’interno del dente
Una volta superata la barriera dello smalto, il perossido raggiunge la dentina, un tessuto più poroso e ricco di strutture tubolari rispetto allo smalto. La dentina è infatti attraversata da numerosi tubuli dentinali, microscopici canali che si estendono dalla polpa dentale fino alla giunzione smalto-dentina. Questi tubuli facilitano la diffusione delle molecole ossidanti all’interno del dente, permettendo al perossido di interagire con i cromogeni presenti nella matrice dentinale.
Durante il processo di diffusione, il perossido di idrogeno può generare specie reattive dell’ossigeno, come radicali liberi, che reagiscono con i pigmenti organici presenti nei tessuti dentali. Tali reazioni provocano la rottura dei doppi legami coniugati delle molecole colorate, trasformandole in composti più piccoli e meno capaci di assorbire la luce visibile. Il risultato finale è una riduzione dell’intensità della colorazione dentale e quindi uno schiarimento del dente.
La velocità e l’efficacia della diffusione del perossido nei tessuti dentali dipendono da diversi fattori, tra cui la concentrazione dell’agente sbiancante, il tempo di applicazione, la permeabilità dello smalto e lo spessore della dentina.
Questi elementi influenzano direttamente il risultato finale del trattamento e spiegano perché i sistemi professionali, che utilizzano concentrazioni più elevate di agente ossidante e protocolli controllati, tendano a produrre effetti sbiancanti più marcati rispetto ai prodotti da banco.
Tipologie di trattamenti sbiancanti dentali
Oggi sono disponibili numerosi prodotti e tecniche per lo sbiancamento dei denti, che differiscono per modalità di applicazione, concentrazione degli agenti sbiancanti ed efficacia del trattamento. In generale, i sistemi di sbiancamento possono essere suddivisi in prodotti da banco per uso domiciliare e trattamenti professionali eseguiti nello studio odontoiatrico.
Dentifrici sbiancanti
I dentifrici sbiancanti contengono generalmente quantità maggiori di abrasivi e agenti detergenti rispetto ai dentifrici tradizionali, con l’obiettivo di rimuovere le macchie superficiali più resistenti presenti sullo smalto.
Questi prodotti non contengono normalmente ipoclorito di sodio, ma alcuni possono includere basse concentrazioni di perossido di idrogeno o perossido di carbammide, che contribuiscono a un leggero schiarimento del colore dei denti.
In genere, i dentifrici sbiancanti consentono di ottenere uno schiarimento limitato, pari a circa una o due tonalità, agendo principalmente sulla rimozione delle pigmentazioni superficiali.
Strisce e gel sbiancanti da banco
Strisce sbiancanti
Le strisce sbiancanti sono state introdotte sul mercato alla fine degli anni Ottanta e rappresentano uno dei sistemi domiciliari più diffusi.
Questi prodotti consistono in sottili strisce di plastica flessibile ricoperte da un gel a base di perossido, progettate per aderire alla superficie esterna dei denti.
Le istruzioni di utilizzo variano a seconda del prodotto, ma generalmente prevedono due applicazioni al giorno della durata di circa 30 minuti per un periodo di circa due settimane. Lo sbiancamento diventa spesso visibile dopo pochi giorni e può determinare uno schiarimento di circa una o due tonalità. Alcuni prodotti più recenti richiedono una sola applicazione giornaliera, mantenendo risultati simili.
Gel sbiancanti
I gel sbiancanti sono preparati a base di perossido che vengono applicati direttamente sulla superficie dei denti mediante un piccolo pennello.
Le indicazioni dei produttori prevedono solitamente due applicazioni al giorno per circa 14 giorni. Anche in questo caso il trattamento consente generalmente uno schiarimento di una o due tonalità.
Collutori sbiancanti
I collutori sbiancanti contengono agenti ossidanti, spesso sotto forma di perossido di idrogeno, che reagiscono con i cromogeni responsabili delle pigmentazioni dentali.
Le istruzioni di utilizzo prevedono normalmente risciacqui due volte al giorno per circa 60 secondi. Poiché la concentrazione degli agenti attivi è relativamente bassa e il tempo di contatto con i denti è limitato, i risultati sono generalmente più graduali e possono richiedere fino a tre mesi per ottenere uno schiarimento di una o due tonalità.
Sistemi di sbiancamento con mascherine
I sistemi di sbiancamento con mascherine sono disponibili sia in versione professionale, fornita dal dentista, sia in versione da banco.
Questo metodo prevede l’utilizzo di mascherine dentali contenenti un gel sbiancante a base di perossido di carbammide, che vengono indossate per alcune ore al giorno oppure durante la notte.
Seguendo le indicazioni del produttore o del professionista, i risultati sono generalmente visibili dopo pochi giorni, con uno schiarimento medio di una o due tonalità, anche se i sistemi professionali possono produrre risultati più marcati.
Sbiancamento dei denti professionale in studio
Lo sbiancamento dei denti professionale eseguito nello studio odontoiatrico consente di ottenere risultati più rapidi ed evidenti, poiché i prodotti utilizzati contengono concentrazioni più elevate di perossido rispetto ai trattamenti domiciliari.

Prima dell’applicazione del gel sbiancante, i tessuti gengivali vengono protetti per evitare irritazioni. Alcuni sistemi prevedono l’utilizzo di fonti luminose o di calore, come luce blu con lunghezze d’onda comprese tra 480 e 520 nm, per accelerare le reazioni chimiche di ossidazione dei cromogeni. In alcuni casi vengono utilizzati anche sistemi laser con lo stesso scopo.
Tuttavia, diverse revisioni scientifiche non hanno evidenziato benefici significativi aggiuntivi derivanti dall’uso della luce rispetto ai sistemi chimici tradizionali. Per questo motivo alcune organizzazioni professionali, come la American Dental Association, non raccomandano specificamente questi sistemi.
I risultati dello sbiancamento professionale sono generalmente visibili già dopo una singola seduta di 30–60 minuti, anche se trattamenti multipli possono produrre un miglioramento cromatico più evidente.
Effetti collaterali dello sbiancamento dei denti
I rischi più comunemente riportati associati allo sbiancamento dei denti sono l’aumento della sensibilità dentale e una lieve irritazione dei tessuti gengivali.
L’intensità di questi effetti collaterali dipende principalmente da diversi fattori, tra cui:
-concentrazione dell’agente sbiancante a base di perossido
–durata del trattamento
–composizione complessiva del prodotto utilizzato
La sensibilità dentale è l’effetto indesiderato più frequente. Essa si manifesta generalmente durante il trattamento o immediatamente dopo l’applicazione dell’agente sbiancante e può persistere per alcuni giorni. Questo fenomeno è dovuto alla diffusione del perossido attraverso lo smalto e la dentina, che può temporaneamente stimolare le terminazioni nervose presenti nella polpa dentale.
L’irritazione gengivale è invece generalmente causata dal contatto del gel sbiancante con i tessuti molli. Questo disturbo tende a comparire entro 24 ore dal trattamento e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni.
Possibili effetti biologici
Oltre agli effetti collaterali clinici più comuni, alcuni studi in vitro hanno evidenziato possibili effetti biologici associati all’uso di agenti sbiancanti ad alte concentrazioni. Tra questi sono stati segnalati:
-erosione superficiale dello smalto
–degradazione della componente minerale del dente
–maggiore suscettibilità alla demineralizzazione
–potenziale irritazione o danno della polpa dentale
È importante sottolineare che tali effetti sono stati osservati principalmente in condizioni sperimentali o con l’utilizzo di prodotti ad alta concentrazione, spesso superiori a quelli comunemente impiegati nei trattamenti controllati.
Limiti dei risultati dello sbiancamento
Il risultato finale dello sbiancamento dei denti dipende da numerosi fattori, tra cui le caratteristiche strutturali del dente, il tipo di discromia e la tecnica utilizzata.
Una convinzione diffusa è che tutti i trattamenti sbiancanti conducano inevitabilmente allo stesso risultato finale. In realtà questo non è del tutto corretto. Alcuni trattamenti particolarmente aggressivi possono provocare disidratazione temporanea dello smalto o alterazioni della superficie dentale, facendo apparire il dente momentaneamente più bianco senza produrre un reale miglioramento stabile della colorazione.
Per questo motivo è generalmente raccomandato eseguire i trattamenti sbiancanti sotto supervisione odontoiatrica, soprattutto quando si utilizzano prodotti ad alta concentrazione.
Durata dei risultati dello sbiancamento dei denti
La durata dell’effetto sbiancante varia considerevolmente da individuo a individuo e dipende da diversi fattori, tra cui abitudini alimentari, igiene orale, fumo di tabacco e tipo di trattamento effettuato
In molti casi i risultati dello sbiancamento possono durare da alcuni mesi fino a diversi anni. Tuttavia, l’assunzione frequente di bevande pigmentate, oppure il fumo, può favorire una più rapida ricomparsa delle macchie.
Per mantenere i risultati ottenuti è spesso consigliato effettuare trattamenti di mantenimento periodici, utilizzare dentifrici specifici e seguire una corretta igiene orale.
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il 16 Marzo 2026