Piante velenose

Le piante non possono difendersi dai predatori se non con sistemi di difesa come spine o aculei e con mezzi chimici; in particolare le piante superiori, ovvero quelle piante in cui le diverse parti sono ben differenziate, infatti possono contenere sostanze tossiche sia per gli animali che per gli uomini dette fitotossine.

Già nei tempi antichi si conoscevano quelle piante contenenti sostanze contenenti principi attivi per scopo terapeutico e quelle contenenti sostanze tossiche o addirittura mortali come ad esempio la cicuta che veniva somministrata ai condannati a morte e che fu utilizzata per  Socrate per la sua esecuzione.

Molte delle piante velenose sono angiosperme o piante con fiori e sono stati elaborati molti sistemi per classificare le piante velenose basati sulla natura dei costituenti tossici, sulla loro relazione filogenetica o sulle loro caratteristiche botaniche.

I veleni contenuti nelle piante detti fitotossine comprendono una vasta gamma di sostanze chimiche biologicamente attive come  alcaloidi, polipeptidi, glicosidi, ossalati e resine.

Gli alcaloidi sono sostanze  di natura complessa contenenti azoto come componente di una struttura eterociclica. Nella maggior parte dei casi gli alcaloidi non si trovano liberi, ma sotto forma di sali con diversi acidi organici (acetico, ossalico, lattico, citrico, malico e tartarico) e, meno comunemente inorganici (cloridrico, fosforico, solforico). E’ stato stimato che circa il 10% delle piante contiene alcaloidi la maggior parte dei quali è biologicamente attivo e può causare reazioni fisiologiche.

I polipeptidi sono costituiti da una catena di amminoacidi, composti che contengono nella loro molecola sia il gruppo carbossilico che il gruppo amminico.  In particolare nell’Amanita muscaria, uno dei funghi più velenosi sono contenuti diversi peptidi a seconda della parte del fungo stesso. Vi sono piante che possono contenere catene proteiche che risultano particolarmente tossiche come ad esempio la ricina che è il più potente e letale veleno esistente sette volte più mortale del veleno di un cobra e seimila volte più letale del cianuro.

Nelle piante possono essere inoltre contenuti alcuni  glicosidi contenenti agliconi  che quando vengono idrolizzati risultano particolarmente tossici.  Questi tipi di glucosidi sono costituiti da due o più unità di monosaccaridi legate tra loro da un legame glicosidico detto glicone e da una parte non zuccherina detta aglicone quale componente funzionale della molecola che, nella fattispecie, è la parte tossica della molecola.

Gli ossalati che a livello miscroscopico sono costituiti da tanti piccoli aghi,  sono sali derivanti dall’acido ossalico. Essi sono contenuti ad esempio nel Filodendro e nella Dieffenbachia che hanno proprietà irritanti per la pelle e, in caso di ingestione, danneggiano la mucosa e la bocca  e dello stomaco.

Le resine sono sostanze complesse che differiscono nelle proprietà chimiche ma che hanno proprietà fisiche simili. Sono generalmente costituite da diterpeni e alcune di esse come quella contenuta nell’edera velenosa provocano eruzioni cutanee.

In determinate condizioni le piante possono diventare velenose a causa dell’accumulo di minerali inorganici tossici come rame, piombo, cadmio, fluoro, manganese, selenio o nitrati 

Va sfatato quindi il mito secondo il quale le sostanze di origine naturale sono benefiche o al più innocue mentre le sostanze di origine sintetica a cui si associa il sostantivo “chimica” sono nocive.

Si pensi alle malattie che nei secoli scorsi erano considerate incurabili come il tetano, la tubercolosi, la sifilide, la setticemia e tante altre che solo grazie allo studio di medici e chimici e alle medicine che sono state  scoperte oggi possono essere affrontate.

Tuttavia vi è ancora tanto lavoro da fare per debellare alcune patologie ancora oggi incurabili dal raffreddore, all’ebola, al lupus eritematoso, al cancro e al diabete che ancora affliggono l’umanità.

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Author: Chimicamo

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