Metalli pesanti nelle acque

Il termine metallo pesante si riferisce a un elemento chimico metallico con densità relativamente alta maggiore di 5.0 g/cm3 che sono tossici a basse concentrazioni. Esempi di metalli pesanti includono  mercurio, cadmio, arsenico, cromo, tallio e piombo.

I metalli pesanti sono componenti naturali della crosta terrestre costituendone meno dello 0.1% ma sono scarsamente solubili in acqua pertanto solo in piccola misura entrano nel nostro corpo attraverso il cibo, l’acqua potabile e l’aria. A basse  concentrazioni non costituiscono un rischio per l’organismo, ma a causa del loro utilizzo in campo industriale e agricolo, si è verificata una produzione abnorme di emissioni gassose,  di produzione di rifiuti solidi e di reflui che contengono metalli pesanti.

I metalli pesanti sono stati utilizzati in molte aree della terra da migliaia di anni. Il piombo è stato utilizzato per almeno 5000 anni, nei materiali da costruzione, nei pigmenti per ceramica e vetri e nei tubi per il trasporto di acqua. Nell’antica Roma, l’acetato di piombo è stato utilizzato per addolcire il vino vecchio, e alcuni romani potrebbero aver consumato un grammo di piombo al giorno. Il mercurio sarebbe stato utilizzato dai Romani come un balsamo per alleviare il dolore durante la dentizione nei neonati, e fu poi impiegato come rimedio per la sifilide dal 1300 alla fine del 1800.

Anche se gli effetti negativi sulla salute dei metalli pesanti sono noti da molto tempo, l’esposizione ai metalli pesanti non è diminuita ma  è addirittura in aumento in alcune aree. Ad esempio, il mercurio è ancora utilizzato nell’estrazione dell’oro in molte parti dell’America Latina. L’arsenico è ancora comune nei preservanti del legno, e il piombo tetraetile rimane un additivo della benzina, anche se questo uso è diminuito drasticamente nei paesi sviluppati dove si utilizza benzina senza piombo.

L’esposizione a tali metalli non solo è dannosa ma può causare intossicazioni.

I cationi di tali metalli hanno infatti una forte affinità per lo zolfo: i gruppi –SH presenti negli enzimi che controllano la velocità delle reazioni metaboliche si legano facilmente ad essi e il complesso metallo-zolfo che ne risulta interessa inibisce la funzionalità dell’enzima con conseguente  danno per la salute  dell’uomo.

I metalli pesanti inoltre danno luogo all’accumulo biologico, processo attraverso il quale, si accumulano all’interno dell’organismo in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante. Essi infatti si accumulano negli esseri viventi ogni volta che vengono assorbiti più velocemente di quanto sono scomposti (metabolizzati) o espulsi.

L’eccesso di cadmio può comportare diarrea, dolori di stomaco, vomito, fratture ossee, danni immunitari e disordini psicologici, mentre il cromo può portare danni ai reni e al fegato, problemi respiratori, cancro polmonare e morte. L’eccesso di piombo  causa danni al cervello, disfunzioni alla nascita, danni ai reni, difficoltà di apprendimento, distruzione del sistema nervoso e quello di mercurio porta danni al cervello e al DNA.

L’EPA ( Environmental Protection Agency) ha pubblicato una lista degli inquinanti delle acque costituiti da molte specie tra cui i metalli pesanti indicando l’MCL (Maximum Contaminant Level) ovvero la quantità massima consentita che viene di seguito riportata:

Metallo pesante MCL ( mg/L) Fonti
Cd 0.005 Scarichi di raffinerie del metallo; deflusso da rifiuti di pile e vernici
Cr 0.1 Scarichi di acciaierie e scarichi industriali
Pb 0.015 Incenerimento o smaltimento di specie contenenti piombo (ceramiche smaltate, batterie, vernici, condutture, materiali elettronici)
Hg 0.002 Inceneritori di rifiuti urbani, emissione di alcune industrie

Nelle acque dei nostri mari, usate spesso come discarica, vi è  la presenza di metalli pesanti ed in particolare di mercurio con effetti particolarmente gravi; esso infatti viene ingerito dal plancton e risale nella catena alimentare dai pesci piccoli quali acciughe, sarde, alici  fino ai  pesci di taglia grande come tonno, pesce spada e verdesca che, essendo ai vertici della catena alimentare accumulano una grande quantità di mercurio che ne contamina le carni.

Questi pesci purtroppo finiscono sulle nostre tavole e non si ha la possibilità di conoscerne la composizione con rischi per la salute.

Il tonno in scatola è un alimento molto diffuso e spesso si ignora che possa avere un elevato contenuto di mercurio ed in particolare quello a pinna gialla che può contenere quantità di mercurio maggiori rispetto a quelle contenute nel tonno rosso.

In mancanza di informazioni quindi le donne in gravidanza e i bambini dovrebbero limitare il consumo di tonno in scatola onde evitare rischi per la salute.

 

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Author: Chimicamo

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