Le macchie misteriose di Cerere

Cerere è il più grande asteroide del sistema solare ed è anche un protopianeta scoperto dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi nel 1801 la la cui origine ed evoluzione può aiutare i ricercatori a comprendere come si siano formati gli altri pianeti.

Il 27 settembre 2007 è iniziata la missione Dawn basata su una sonda senza equipaggio per raggiungere ed esaminare il pianeta nano Cerere.

I primi dati acquisiti sono relativi alla presenza di acqua che si trova sotto forma di ghiaccio sotto la superficie del pianeta. Sono state inoltre rilevate tracce di argilla contenenti ammoniaca e tale dato è di fondamentale importanza per lo studio della storia evolutiva di Cerere.

La scoperta più interessante della missione, che risale a circa un anno fa, è stata l’osservazione di misteriosi punti luminosi di cui non si conosceva l’origine che si muovono in modo inatteso.

I punti luminosi più brillanti si trovano all’interno del cratere Occator mentre quelli meno luminosi si addensano nel cratere Oxo.

I dati raccolti indicano che queste macchie brillanti sono dovute a una sorta di foschia che appare e scopare in poche ore dovuta alla presenza di sale misto a roccia e acqua ghiacciata; quando la luce solare colpisce la miscela il ghiaccio sublima in una foschia nebbiosa che si forma quando la luce solare nel corso del mattino riscalda la superficie del pianeta per poi svanire nel pomeriggio.

Gli scienziati hanno scoperto che il sale presente in questa zona è il carbonato di sodio mescolato a piccole quantità di silicati ed in particolare  fillosilicati, più altri sali come carbonato di ammonio e cloruro di ammonio che sarebbero fuoriusciti dall’interno del pianeta.

La risalita del carbonato dagli strati più profondi del pianeta indicherebbe che la temperatura all’interno sia molto più elevata di quanto si sia ritenuto finora.

I risultati dell’indagine fanno ipotizzare che sotto la superficie di Cerere ci possa essere stata presente acqua allo stato liquido in epoche geologiche recenti e i sali potrebbero essere ciò che resta di un antico oceano, o di accumuli d’acqua  risaliti in superficie e poi solidificati  milioni di anni fa.
Sebbene non sia ancora nota la connessione tra sale, ghiaccio e foschia gli scienziati sanno che saranno necessari dati con risoluzioni maggiori per poter far luce sui meccanismi alla base di questo fenomeno.

Queste scoperte, unitamente a quelle che verranno, potranno aprire nuovi orizzonti nello studio dell’evoluzione della vita. Anche in questo caso i chimici rendono il loro contributo ad altre scienze che senza il loro apporto non avrebbero basi sufficienti per poter progredire.

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Author: Chimicamo

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