Fuochi fatui

“Solo la morte m’ha portato in collina

Un corpo tra i tanti a dar fosforo all’aria

Per bivacchi di fuochi che dicono fatui

Che non lasciano cenere, non sciolgon la brina”

Questo è l’incipit del testo della canzone Un chimico di Fabrizio De André che, al di là delle parole coinvolgenti e suggestive, lascia perplessi in quanto si parla di fuochi fatui che non lasciano cenere. Ma cosa sono i fuochi fatui?

Il fenomeno dei fuochi fatui, pallide luci a forma di fiammella di colore blu ma in taluni casi anche di colore giallo, verde e rosso,  osservabili di notte o al crepuscolo presso paludi, acquitrini e nei cimiteri di cui non si conosceva l’origine è intriso di leggenda e mistero.

In passato  si riteneva che fossero manifestazioni delle anime dei defunti o di anime perse vaganti o di bimbi morti prematuramente, senza avere potuto ricevere il battesimo, o anche spiriti malvagi che sviassero i malcapitati passanti in luoghi pericolosi come le paludi. In altri casi le fiammelle ondulanti vennero associate ad anime pure e protettrici delle persone.

Nel corso dei secoli sono state fatte ipotesi anche stravaganti sull’origine dei fuochi fatui  che vengono descritti a luce fredda, senza fumo, né bruciature alle cose che attraversano.

La prima teoria scientifica sulla genesi dei fuochi fatui è  dovuta ad Alessandro Volta che nel 1764 in un poemetto in esametri latini prende in considerazione, tra l’altro, l’origine dei fuochi fatui affermando che essi non sono provocati, come molti ritenevano, dalla combustione di vapori, ma da un fenomeno elettrico.

Egli riteneva, infatti, che i fuochi fatui si verificassero quando un fulmine colpiva le esalazioni dei gas di palude. Solo successivamente con il progresso nel campo della chimica si è compreso che i fuochi fatui dai gas di palude che si sviluppano dalla degradazione di sostanze organiche.

La decomposizione di materiale organico all’aria  è detta decomposizione aerobica.  

Sia le piante che gli animali sono in gran parte composti da carbonio, idrogeno e ossigeno. Quando decomposizione avviene in presenza dell’ossigeno dell’aria i prodotti della decomposizione sono acqua, anidride carbonica e calore. Nelle zone paludose la decomposizione avviene in ambiente anaerobico: le specie organiche in decomposizione si trovano sotto l’ acqua e sotto il terreno . I  batteri anaerobici contribuiscono alla decomposizione con ottenimento di  metano,biossido di carbonio, azoto, fosfine, fosfine sostituite e difosfano.

Quando i gas risalgono dal terreno e dall’acqua e si immettono nell’atmosfera, il metano si mescola con le fosfine generando luce blu essendo le fosfine gas auto infiammabili. L’autocombustione  produce una nuvola bianca densa che può infiammare  altre sostanze.

Un tempo, quando i cadaveri non venivano sigillati nelle bare di zinco, era possibile osservare questo fenomeno nei cimiteri.

Il fenomeno è  difficilmente replicabile in laboratorio e alcuni chimici italiani hanno tentato di riprodurlo ottenendo chemiluminescenza ovvero emissione di una radiazione elettromagnetica   che può accompagnare una reazione chimica. Si potrebbe, in tal caso, trattare non di combustione, ma di chemiluminescenza della fosfina.

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Author: Chimicamo

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