Dentifrici al fluoro

La prevenzione della carie costituisce l’unico mezzo per limitare o rallentare il rischio della carie,  patologia che colpisce, almeno una volta nella vita, il 90% della popolazione.

Studi specifici hanno dimostrato che l’uso di dentifrici contenenti fluoro portato alla riduzione di circa il 25% nell’insorgere della carie.

I composti contenenti fluoro usati nei dentifrici sono fluoruro di stagno (II), fluoruro di sodio, monofluorofosfato di sodio e fluoro amminico.

Il fluoruro stannoso è stato utilizzato nei prodotti per l’igiene orale a partire dai primi anno ’50 per la sua efficacia nel trattamento di placca, gengiviti, parodontite e per la sua caratteristica di favorire la rimineralizzazione dello smalto.

Il fluoruro stannoso è instabile in acqua e forma ossifluoruri di stango (II) e di stagno (IV) SnOH, Sn(OH)2 , Sn(OH)3,Sn2(OH)22+ e Sn3(OH)42+  che rapidamente si ossidano per dare precipitati di stagno (IV) che è inefficace nella profilassi dentale e quindi, dopo studi approfonditi, sono stati trovati degli stabilizzanti del fluoruro stannoso come alchil, vinil etere, anidride maleica e copolimeri acidi.

Poiché nella formulazione di un dentifricio deve essere presente un abrasivo ovvero una sostanza scarsamente solubile che aiuta a rimuovere la placca dai denti, negli anni ’50, quando il fluoruro stannoso fu usato per la prima volta, la sostanza più nota che si adattava era il carbonato di calcio.

Il fluoruro di sodio è molto solubile in acqua, infatti alla temperatura di 20°C se ne dissolvono 40.4 g per litro e, rispetto al fluoruro stannoso non presenta instabilità ed è inoltre più economico. Il fluoruro di sodio fu utilizzato a partire dagli anni ’80 insieme ad abrasivi a base di silicio.

Il monofluorofosfato di sodio è un composto in cui il fluoro è direttamente legato al fosforo

monofluorofosfato di sodio

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Author: Chimicamo

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