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Covid-19 annientato dal sapone

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Il Covid-19 è un virus, a volte letale, che è dilagato in tutto il mondo provocando, ad oggi, oltre 10 milioni di contagiati, decine di migliaia di decessi e all’isolamento a casa di circa la metà della popolazione mondiale.

Fin quando non si troverà un vaccino bisognerà convivere con questo killer silenzioso cercando di limitare la sua diffusione e il contagio.

“Anno bisesto, anno funesto” è un detto popolare che individua gli anni bisestili come forieri di grandi sventure. Mai come per il 2020 questo detto sembra essere attuale.

Metodi per limitare la pandemia

Da quando il Covid-19 ha messo sotto scacco il mondo, infettivologi e virologi  di tutto il mondo hanno dato indicazioni per circoscrivere il pericolo. Oltre al distanziamento sociale una delle raccomandazioni più date è quella di lavare spesso le mani con acqua e sapone.

A molti questa è sembrata un’indicazione banale. Nel terzo millennio sembra infatti impossibile che si debba ricorrere al vecchio sapone per pulirsi le mani. Molti hanno ritenuto insufficiente questa prescrizione pensando che fosse l’unico metodo per supplire alla carenza di igienizzanti per le mani che sono diventati praticamente introvabili.

Il chimico Palli Thordarson della University of New South Wales ha invece dato ampie spiegazioni per dimostrare l’efficacia del sapone.

Azione del sapone

I saponi sono costituiti da molecole anfipatiche. Sono caratterizzati da una parte idrofoba costituita da una lunga catena carboniosa e da una parte idrofila costituita dal gruppo funzionale dell’acido carbossilico.

In genere i saponi sono sali di sodio o potassio di acidi grassi a lunga catena come acido stearico C17H35COOH, acido palmitico C15H31COOH, acido oleico C17H33COOH e altri acidi grassi con un numero di atomi di carbonio che varia da 12 a 18 atomi.

La duplice natura delle molecole di sapone che contengono una testa idrofila e una coda idrofoba fa sì che la testa sia attratta dall’acqua e respinga grassi e proteine mentre la coda sia attratta dai grassi e respinga l’acqua. Il sapone quindi agisce con la parte idrofoba solubilizzando il grasso che viene estratto e allontanato tramite la parte idrofila.

I virus, tra cui il Covid-19, hanno un rivestimento esterno di proteine e a volte lipidi, un genoma di RNA o DNA, ed un corredo enzimatico necessario per avviare i meccanismi di replicazione virale.

Palli Thordarson definisce i virus come nanoparticelle di grasso che costituiscono quindi il bersaglio della parte idrofoba delle molecole di sapone che si fa strada nel guscio di grasso e proteine che costituiscono il rivestimento esterno del virus.

Fortunatamente i legami chimici presenti nel virus non sono molto forti e quindi si ha la rottura del guscio esterno del virus che si suddivide in frammenti innocui che vengono eliminati dall’acqua.

E’ tuttavia necessario che il sapone abbia il tempo di agire. Si calcola sia necessario che rimanga a contatto con la pelle per almeno venti secondi per annichilire il temibile virus.

L’origine dell’umile sapone si perde nella notte dei tempi e le cui prime testimonianze risalgono al 2800 a.C. Esso costituisce ancora oggi una sostanza che consente non solo la pulizia della persona ma anche la sua sopravvivenza distruggendo eventuali virus che attaccano l’uomo.

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