Covid-19 annientato dal sapone

In genere i saponi sono sali di sodio o potassio di acidi grassi a lunga catena come acido stearico C17H35COOH, acido palmitico C15H31COOH, acido oleico C17H33COOH e altri acidi grassi con un numero di atomi di carbonio che varia da 12 a 18 atomi.

La duplice natura delle molecole di sapone che contengono una testa idrofila e una coda idrofoba fa sì che la testa sia attratta dall’acqua e respinga grassi e proteine mentre la coda sia attratta dai grassi e respinga l’acqua. Il sapone quindi agisce con la parte idrofoba solubilizzando il grasso che viene estratto e allontanato tramite la parte idrofila.

I virus, tra cui il Covid-19, hanno un rivestimento esterno di proteine e a volte lipidi, un genoma di RNA o DNA, ed un corredo enzimatico necessario per avviare i meccanismi di replicazione virale.

Palli Thordarson definisce i virus come nanoparticelle di grasso che costituiscono quindi il bersaglio della parte idrofoba delle molecole di sapone che si fa strada nel guscio di grasso e proteine che costituiscono il rivestimento esterno del virus.

Fortunatamente i legami chimici presenti nel virus non sono molto forti e quindi si ha la rottura del guscio esterno del virus che si suddivide in frammenti innocui che vengono eliminati dall’acqua.

E’ tuttavia necessario che il sapone abbia il tempo di agire e si calcola sia necessario che rimanga a contatto con la pelle per almeno venti secondi per annichilire il temibile virus.

L’umile sapone la cui origine si perde nella notte dei tempi e le cui prime testimonianze risalgono al 2800 a.C. costituisce ancora oggi una sostanza che consente non solo la pulizia della persona ma anche la sua sopravvivenza distruggendo eventuali virus che attaccano l’uomo.

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Author: Chimicamo

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