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Acquaforte

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L’acquaforte è una tecnica di stampa artistica in cavo che si ritiene essere stata realizzata per la prima volta da Daniel Hopfer intorno alla fine del XV secolo sebbene l’arte dell’incisione dei metalli con un acido per realizzare armature abbia origini medioevali e possa essere fatta risalire a tempi più antichi. La tecnica dell’acquaforte è una tecnica in cavo in quanto la parte che è stampata si trova incavata nella lastra metallica in contrasto con la più antica tecnica a rilievo detta xilografia, dove la parte stampante si trova in rilievo. Prende il nome dall’acido nitrico, che era il nome a cui gli alchimisti medievali davano a tale acido.

L’acquaforte è la prima tecnica di incisione indiretta usata come mezzo espressivo che dà all’artista grande libertà creativa di cui si sono avvalsi artisti del calibro di Rembrandt, Goya, Matisse, Morandi e Picasso.

Si fa uso di una matrice metallica costituita da rame o zinco e, in tempi più moderni da acciaio.

Dopo che la lastra metallica è stata pulita e lisciata è ricoperta di uno strato di cera che è oscurata con nerofumo per rendere la cera più resistente all’acido e le linee incise più visibili.

L’artista quindi incide con una punta in metallo il disegno che intende realizzare premendo fino a scoprire la parte metallica.

Reazioni

La lastra è quindi immersa nell’acido nitrico dove, nel caso in cui la lastra è di zinco avviene una reazione di doppio scambio:
Zn + 2 HNO3 Zn(NO3)2 + H2

Mentre nel caso in cui la lastra è di rame la reazione è:
Cu + 4 HNO3 Cu(NO3)2 + 2 NO2 +  2 H2O

Nel caso della lastra di zinco si ottengono bollicine di idrogeno gassoso. È necessaria la sua rimozione con una penna d’oca per spostare l’equilibrio a destra .

La concentrazione dell’acido, la temperatura esterna, il tipo di metallo e il tempo di permanenza della lastra nel bagno di acido determinano la profondità dei solchi.

Procedimento

Dopo l’incisione  della lastra  da parte dell’acido tutti i solchi hanno la stessa profondità. Per creare una maggiore plasticità, sono protette con la cera le linee che devono essere meno profonde e la lastra è immersa nuovamente nell’acido in modo che la parte del metallo non protetta reagisca ulteriormente. In questo modo  l’incisione diventa più profonda e il processo può essere reiterato fin quando si è raggiunto il risultato voluto.

La cera è quindi rimossa e si spalma in modo uniforme lo smalto sulla lastra in modo che penetri nei solchi creati. Successivamente la parte di inchiostro eccedente è rimossa e la lastra è così pronta per stampare. Si posiziona in un apposito torchio la lastra verso l’alto e sopra di essa si stende il foglio da stampare leggermente inumidito. Girando i cilindri del torchio la matrice e il foglio entrano in contatto e il foglio è così stampato.

La tecnica prevede un numero limitato di stampe in quanto la pressione del torchio appiattisce i solchi creati. La tecnica si diffuse in tutta Europa e vide nel Parmigianino uno dei suoi massimi esecutori. Fu solo nel XVIII secolo con la diffusione di una nuova tecnica di stampa artistica su piano, la litografia,  che l’acquaforte divenne meno usata sebbene numerosi artisti successivi si siano comunque cimentati con la tecnica ad in cavo.

 

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