Nuova minaccia per lo strato di ozono

L’ozono si forma nella stratosfera e protegge la Terra dalle radiazioni ad alta frequenza che provengono dal Sole riflettendole e assorbendole.

Tali radiazioni tra cui i raggi UV sono nocive per l’uomo in quanto le basi azotate che costituiscono il DNA presentano un picco di assorbimento a circa 260 nm che è una lunghezza d’onda tipica dei raggi UV.

I raggi solari quindi, se non opportunamente filtrati, dall’ozonosfera possono provocare mutazioni genetiche con danni notevoli per l’uomo.

L’ozono presente negli strati bassi della stratosfera è soggetto al cosiddetto ciclo dell’ozono.

Esso viene prodotto da due reazioni: nella prima reazione si rompe, per scissione omolitica, il doppio legame presente nella molecola di O2 a seguito della sua interazione con i raggi UV

O2 + radiazione UV → 2 O

L’ossigeno atomico è particolarmente reattivo e reagisce con una molecola di O2 per dar luogo alla formazione di ozono:

O + O2 → O3

L’ozono formatosi può, tuttavia, dissociarsi secondo la reazione

O3 → O + O2

e l’ossigeno monoatomico può a sua volta reagire con una molecola di ozono secondo la reazione:

O + O3 → 2 O2

Come tutti i cicli biologici anche il ciclo dell’ozono avviene quando le reazioni sono in equilibrio tra loro e può essere facilmente perturbato.

Negli anni ’70 dello scorso secolo si è trovato che per cause antropiche lo strato dell’ozono si era assottigliato a causa dell’immissione massiccia di alcune molecole indicate con l’acronimo CFC contenenti carbonio cloro e fluoro che venivano impiegati come propellenti per aerosol, come agenti refrigeranti e come agenti porofori nella preparazione di polimeri espansi.

Il 16 settembre 1987 fu sottoscritto pertanto il Protocollo di Montreal volto a ridurre la produzione e l’utilizzo di queste sostanze al fine di preservare la vita dell’uomo sulla Terra.

Dall’entrata in vigore del  Protocollo di Montreal si sono avuti risultati incoraggianti che inducevano a sperare che nel giro di qualche decennio si sarebbe potuti ritornare a una normalizzazione.

Tuttavia, secondo quanto pubblicato di recente dagli studi di scienziati del Regno Unito vi sarebbe un’altra molecola, non presa finora in considerazione, che potrebbe ritardare il recupero dello strato di ozono.

La molecola imputata è il diclorometano CH2Cl2  la cui produzione è cresciuta notevolmente negli ultimi anni a causa dei suoi numerosi utilizzi soprattutto come solvente sia in molte reazioni chimiche che per sverniciare e sgrassare. Il diclorometano noto anche come cloruro di metilene, viene anche utilizzato dall’industria alimentare per allontanare, tra l’altro, la caffeina dal caffè e come propellente per aerosol, nonché come agente schiumogeno per la preparazione di polimeri espansi.

In pratica il diclorometano ha sostituito, ad eccezione dei gas refrigeranti che sono stati sostituiti da ammoniaca e anidride carbonica, i temibili CFC. Purtroppo tale molecola di cui non si conosceva a fondo l’impatto sull’ozono non era stata inserita tra quelle dannose nel Trattato di Montreal.

Se tale scoperta venisse confermata la chimica avrebbe fatto la sua parte e spetta ai politici tenerla in debita considerazione per rivedere le politiche ambientali e preservare la salute dell’uomo.

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Author: Chimicamo

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