Viscoelasticità
La viscoelasticità è la proprietà di alcuni materiali di mostrare comportamenti sia viscosi che elastici quando sono sottoposti a sforzi o deformazioni. In altre parole, questi materiali possiedono caratteristiche intermedie tra un solido e un liquido, combinando la capacità di resistere alla deformazione (tipica dei solidi) con quella di dissipare energia (tipica dei fluidi).
A differenza dei materiali puramente elastici, che rispondono immediatamente a un carico e recuperano completamente la forma originale una volta rimosso lo sforzo, i materiali che mostrano viscoelasticità hanno un comportamento dipendente dal tempo. Questo significa che la loro risposta meccanica non è istantanea: la deformazione o il recupero della forma avviene con un certo ritardo, fenomeno noto come anelasticità.
In un materiale viscoelastico, parte dell’energia meccanica viene immagazzinata sotto forma di deformazione elastica, mentre un’altra parte viene dissipata sotto forma di calore, a causa dell’attrito interno tra le molecole. Ciò comporta una perdita di energia in ogni ciclo di sollecitazione, tipicamente osservabile come isteresi nella curva stress-strain.
La viscoelasticità può quindi essere descritta come una combinazione di deformazione elastica recuperabile e deformazione viscosa permanente. Questo comportamento è comune in numerosi materiali naturali e sintetici, come polimeri, tessuti biologici, asfalti e materiali compositi, nei quali il tempo e la temperatura giocano un ruolo determinante nel definire la risposta meccanica complessiva.
Comportamento viscoelastico
Il comportamento viscoelastico è definito come la risposta anelastica e dipendente dal tempo dei materiali sottoposti a sollecitazioni meccaniche. In tali materiali, la deformazione non avviene in modo istantaneo, ma con un ritardo temporale rispetto all’applicazione del carico, accompagnato da una dissipazione di energia interna.
In altre parole, in un materiale che mostra viscoelasticità la risposta meccanica è funzione del tempo, della velocità di deformazione e delle condizioni ambientali. Ciò significa che le sue proprietà meccaniche – come rigidezza, resistenza e duttilità – variano sensibilmente in base alla velocità di carico, alla storia delle sollecitazioni, alla temperatura e alla velocità di riscaldamento o raffreddamento.
Un esempio tipico è rappresentato dalle materie plastiche, che mostrano un comportamento fortemente viscoelastico anche a temperatura ambiente. Esse combinano contemporaneamente le caratteristiche dei fluidi viscosi, in grado di dissipare energia, e dei solidi elastici, capaci di immagazzinarla. Quando una plastica viene sottoposta a uno sforzo meccanico, una parte dell’energia viene dissipata sotto forma di calore o onde acustiche, mentre un’altra parte viene immagazzinata come energia elastica.
Il comportamento viscoelastico può quindi essere considerato direttamente dipendente dal tempo (quando la deformazione varia con la durata della sollecitazione) e indirettamente dipendente dal tempo, attraverso la velocità di carico o di deformazione.
Questa dipendenza temporale si manifesta in due fenomeni fondamentali:
Creep (fluage): è la tendenza di un materiale solido a deformarsi progressivamente quando è sottoposto a un carico costante per un periodo prolungato. Il creep può verificarsi anche a livelli di stress inferiori al limite di snervamento, risultando quindi cruciale nella progettazione di strutture sottoposte a sollecitazioni statiche di lunga durata.
Rilassamento degli sforzi: rappresenta invece la diminuzione dello sforzo interno in un materiale mantenuto a deformazione costante. In pratica, nel tempo il materiale “si adatta” al carico, riducendo la tensione interna.
Entrambi i fenomeni sono di grande importanza nella progettazione e nella durabilità dei materiali viscoelastici. La comprensione del loro comportamento è essenziale in settori come l’ingegneria civile, l’industria automobilistica e la progettazione sostenibile, dove la longevità, la stabilità dimensionale e la resistenza alla degradazione nel tempo sono requisiti fondamentali.
Modelli meccanici della viscoelasticità
La viscoelasticità lineare
La viscoelasticità lineare rappresenta un’estensione dell’elasticità lineare e dell’iperelasticità, e consente di descrivere in modo accurato la dipendenza dal tempo e il flusso viscoelastico di un materiale. Questo comportamento, che combina le proprietà elastiche e viscose, è fondamentale per comprendere la risposta dei materiali sottoposti a sollecitazioni meccaniche variabili nel tempo.

In questo regime, la relazione tra sforzo (σ) e deformazione (ε) resta lineare, ma la risposta del materiale include anche effetti di ritardo e dissipazione dovuti alla componente viscosa.
La viscoelasticità lineare è stata ampiamente studiata sia dal punto di vista matematico che sperimentale, e trova applicazione in numerosi campi dell’ingegneria e della scienza dei materiali. Quando viene impiegata nelle condizioni appropriate, permette di prevedere con buona precisione la deformazione e la dissipazione di energia di materiali come polimeri, biomateriali e compositi.
Dal punto di vista computazionale, i modelli viscoelastici lineari sono oggi disponibili in tutti i principali software di analisi agli elementi finiti (FEM), risultando strumenti relativamente semplici da implementare e molto utili per simulare il comportamento meccanico dipendente dal tempo.
Tutti i modelli di viscoelasticità lineare si basano su elementi meccanici ideali:
-molle lineari, che rappresentano la componente elastica e descrivono la capacità del materiale di accumulare energia;
smorzatori lineari, che rappresentano la componente viscosa e descrivono la capacità del materiale di dissipare energia.

In questi modelli si trascurano gli effetti d’inerzia, concentrandosi sulla risposta del materiale a carichi statici o lentamente variabili.
Nel caso della molla lineare, la relazione costitutiva è:
σ = Eε
dove E rappresenta il modulo di Young, ossia la costante elastica che quantifica la rigidezza del materiale. L’elemento elastico, in questo caso, mostra elasticità e recupero istantanei: la deformazione scompare immediatamente quando viene rimosso il carico.
Il modello di Maxwell
Uno dei modelli fondamentali per descrivere la viscoelasticità lineare è il modello di Maxwell, costituito da due elementi collegati in serie:
una molla lineare (componente elastica) e uno smorzatore viscoso (componente dissipativa).
Le relazioni sforzo-deformazione dei due elementi sono:
per la molla: σ=E ε2
per lo smorzatore: σ = ηdε1/dt
dove η è la viscosità del materiale. Poiché i due elementi sono in serie, lo sforzo totale è lo stesso per entrambi, mentre la deformazione complessiva è la somma delle due deformazioni parziali:
ε = ε1 ε2
Combinando le due relazioni e derivando rispetto al tempo, si ottiene l’equazione costitutiva del modello di Maxwell:
dε /dt = dσ/Edt + σ/η

Questa equazione descrive come la deformazione totale evolve nel tempo in funzione dello sforzo applicato. Integrando l’equazione, con le condizioni iniziali appropriate, è possibile determinare la risposta del materiale in varie condizioni di carico:
-sotto sforzo costante, il materiale mostra un progressivo creep;
-sotto deformazione costante, si osserva il rilassamento delle tensioni.
Il modello di Maxwell è particolarmente utile per rappresentare materiali che si comportano come fluidi viscoelastici, come molte resine termoplastiche, catrami e asfalti, in cui la dissipazione di energia domina sul recupero elastico.
Il modello di Kelvin–Voigt
Un altro schema fondamentale per rappresentare la viscoelasticità lineare è il modello di Kelvin–Voigt, che, a differenza del modello di Maxwell, collega una molla lineare e uno smorzatore viscoso in parallelo. Questa configurazione permette di descrivere con efficacia la deformazione ritardata e il comportamento viscoelastico sotto carico costante, caratteristiche tipiche dei materiali polimerici e biologici.

Nel modello di Kelvin–Voigt, gli elementi meccanici sono soggetti alla stessa deformazione totale (ε), mentre lo sforzo totale (σ) è la somma degli sforzi prodotti dalla molla e dallo smorzatore.
Le relazioni costitutive dei due elementi sono:
σE = Eε (molla elastica)
ση=η dε/dt (smorzatore viscoso)
Pertanto, lo sforzo totale nel modello è dato da:
σ = Eε + η dε/dt
Questo modello descrive bene i materiali che presentano deformazione ritardata ma assenza di flusso permanente.
Quando un carico viene applicato, il materiale non si deforma istantaneamente, ma gradualmente nel tempo; allo stesso modo, quando il carico viene rimosso, la deformazione scompare in modo ritardato, ma il recupero della forma è completo.
Il modello di Kelvin–Voigt è utile per rappresentare solidi viscoelastici, come elastomeri, tessuti biologici o polimeri semicristallini, nei quali il comportamento elastico è dominante, ma la viscosità interna introduce una certa resistenza al movimento delle catene molecolari.
Modello standard lineare (o modello di Zener)
Il modello standard lineare, noto anche come modello di Zener, è una combinazione dei modelli di Maxwell e Kelvin–Voigt, e rappresenta un approccio più realistico per la maggior parte dei materiali viscoelastici.
Questo modello è costituito da una molla elastica in parallelo con un ramo di Maxwell (cioè una molla e uno smorzatore in serie).
In tal modo, il modello riesce a descrivere sia il rilassamento delle tensioni sia la deformazione ritardata, superando i limiti dei due modelli più semplici.
L’equazione costitutiva del modello standard lineare può essere scritta come:
σ + η d σ/E2 dt = E1 ε + η ( 1 + E1 / E2) dε/dt
dove E₁ ed E₂ sono i moduli elastici delle due molle e η è la viscosità dello smorzatore.
Questo modello riproduce fedelmente i fenomeni viscoelastici osservati sperimentalmente, come il creep limitato (la deformazione tende a un valore asintotico nel tempo), il rilassamento delle tensioni con andamento esponenziale e la presenza di elasticità residua dopo la rimozione del carico.
Il modello di Zener è ampiamente utilizzato nella meccanica dei polimeri, nella biomeccanica dei tessuti molli, e nello studio del comportamento reologico dei materiali compositi, poiché fornisce un buon compromesso tra semplicità analitica e capacità descrittiva.
Confronto tra i principali modelli di viscoelasticità
I modelli meccanici della viscoelasticità servono a rappresentare il comportamento dei materiali che combinano elasticità e viscosità. I tre modelli più utilizzati sono il modello di Maxwell, il modello di Kelvin–Voigt e il modello di Zener (solido standard lineare). Ognuno di essi descrive differenti aspetti del comportamento viscoelastico e possiede vantaggi e limiti specifici.
Tabella: confronto tra i modelli di viscoelasticità
| Modello | Configurazione | Comportamento |
| Maxwell | Molla + smorzatore in serie | Sottoposto a sforzo costante, mostra deformazione crescente nel tempo (creep); sottoposto a deformazione costante, mostra rilassamento degli sforzi |
| Kelvin–Voigt | Molla + smorzatore in parallelo | Sottoposto a carico costante, la deformazione cresce gradualmente nel tempo; recupero completo al termine del carico |
| Zener | Molla in parallelo con ramo di Maxwell | Combina deformazione immediata e ritardata, sia creep che rilassamento |

Il modello di Maxwell è adatto a materiali in cui la viscosità prevale, come asfalti caldi o fluidi polimerici. È utile per studiare il rilassamento degli sforzi e la deformazione sotto carichi prolungati.
Il modello di Kelvin–Voigt rappresenta meglio materiali solidi viscoelastici, come elastomeri o tessuti biologici, dove la rigidità elastica è dominante ma la risposta è dipendente dal tempo.
Il modello di Zener combina i vantaggi dei due precedenti, permettendo di descrivere sia il creep sia il rilassamento degli sforzi, risultando ideale per polimeri, compositi e materiali biologici.
In generale, la scelta del modello dipende dalla tipologia di materiale, dal fenomeno viscoelastico di interesse e dal tipo di analisi (analitica o numerica). Comprendere i punti di forza e i limiti di ciascun modello è fondamentale per la progettazione e la simulazione affidabile dei materiali viscoelastici.
Fenomeni tipici della viscoelasticità
I materiali viscoelastici manifestano una serie di comportamenti dipendenti dal tempo che li distinguono dai materiali puramente elastici o viscosi. Tra questi, i più significativi sono il creep (fluage), il rilassamento delle tensioni e l’isteresi. Questi fenomeni descrivono il modo in cui il materiale accumula, dissipa e recupera energia quando è sottoposto a carichi meccanici variabili nel tempo.
Creep (fluage)
Il creep, o fluage, è la deformazione progressiva nel tempo che un materiale subisce quando è sottoposto a un carico costante. Anche se lo sforzo applicato è inferiore al limite elastico, il materiale continua a deformarsi lentamente.
Questo fenomeno è tipico dei materiali polimerici, dei metalli ad alte temperature e dei bitumi, e può essere suddiviso in tre fasi principali ovvero creep:
-primario: la velocità di deformazione è inizialmente elevata ma diminuisce nel tempo;
-secondario (stazionario): la deformazione aumenta in modo quasi lineare con il tempo, a velocità costante;
-terziario: la velocità di deformazione cresce rapidamente fino alla rottura del materiale.
Il fluage è un aspetto critico nella progettazione di strutture soggette a carichi prolungati, come tubi in plastica, componenti aeronautici, pavimentazioni stradali o impianti ad alta temperatura. La previsione del comportamento a creep permette di stimare la vita utile e la sicurezza operativa dei materiali viscoelastici.
Rilassamento delle tensioni
Il rilassamento delle tensioni (o stress relaxation) si verifica quando un materiale viscoelastico è sottoposto a una deformazione costante nel tempo. In queste condizioni, lo sforzo interno necessario per mantenere la deformazione tende a diminuire gradualmente, poiché il materiale “si adatta” al carico e dissipa energia attraverso meccanismi viscosi.
Questo comportamento è particolarmente rilevante nei polimeri, nei tessuti biologici e nei sigillanti elastici, dove l’energia elastica immagazzinata si riduce progressivamente nel tempo.
Nel modello di Maxwell, ad esempio, il rilassamento delle tensioni segue un andamento esponenziale decrescente, caratterizzato da un tempo di rilassamento τ = η/E, che rappresenta la velocità con cui il materiale “perde memoria” della sollecitazione applicata.
Comprendere il rilassamento è essenziale nella progettazione di componenti polimerici, come guarnizioni, rivestimenti e protesi, che devono mantenere una prestazione costante nel tempo anche in presenza di deformazioni prolungate.
Isteresi
Un altro fenomeno distintivo dei materiali viscoelastici è l’isteresi, ovvero la differenza tra i cicli di carico e scarico. Quando un materiale viene sottoposto a deformazioni cicliche, la curva sforzo–deformazione non segue lo stesso percorso durante l’applicazione e la rimozione del carico: l’area racchiusa tra le due curve rappresenta l’energia dissipata sotto forma di calore.
L’isteresi è una conseguenza diretta della dissipazione viscosa e del ritardo temporale nella risposta del materiale.
Questo effetto è osservabile, per esempio, nella gomma o nei materiali antivibranti, dove l’energia assorbita riduce l’ampiezza delle oscillazioni, migliorando il comfort e la stabilità dinamica delle strutture.
Importanza ingegneristica dei fenomeni viscoelastici
La comprensione di questi fenomeni è fondamentale per la progettazione meccanica e strutturale, poiché consente di prevedere come un materiale si comporterà nel lungo periodo.
In particolare:
-Il creep aiuta a valutare la stabilità dimensionale sotto carichi statici prolungati;
-Il rilassamento delle tensioni permette di stimare la durata funzionale di elementi elastici e giunti;
-L’isteresi viene sfruttata per smorzare vibrazioni e urti, migliorando la sicurezza e l’affidabilità dei sistemi.
In sintesi, i fenomeni viscoelastici rivelano la natura intermedia tra solido e fluido dei materiali reali e rappresentano la chiave per comprendere la durabilità, la resilienza e l’efficienza energetica dei materiali moderni.
Applicazioni pratiche della viscoelasticità
La viscoelasticità è una proprietà che trova ampio impiego in diversi ambiti dell’ingegneria, della scienza dei materiali e della biologia. Grazie alla capacità dei materiali viscoelastici di deformarsi gradualmente sotto carico e di dissipare energia, è possibile realizzare strutture e componenti in grado di combinare resistenza, flessibilità e durabilità.
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Polimeri e materie plastiche
Nel campo dei materiali polimerici, la viscoelasticità rappresenta un aspetto cruciale per comprendere e controllare il comportamento meccanico. Le materie plastiche, infatti, mostrano una risposta intermedia tra solido ed elastico: si deformano sotto sforzo ma recuperano parzialmente la forma originaria.
Durante i processi di stampaggio a iniezione, estrusione o soffiaggio, la viscoelasticità influenza la fluidità del materiale fuso, la distribuzione delle tensioni interne e la stabilità dimensionale dei pezzi prodotti. Inoltre, in applicazioni strutturali o dinamiche, come ingranaggi in plastica, componenti automobilistici o giunti elastici, la viscoelasticità consente di assorbire urti, attenuare vibrazioni e ridurre l’usura.
Queste caratteristiche rendono i polimeri viscoelastici materiali ideali in contesti dove è richiesta una risposta meccanica “ammortizzante” e controllata nel tempo.
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Materiali biologici e tessuti
Molti tessuti biologici — come cartilagine, tendini, muscoli e pelle — mostrano un comportamento marcatamente viscoelastico. Ciò consente loro di sopportare sollecitazioni ripetute, ammortizzare impatti e distribuire uniformemente le forze senza subire danni permanenti.
Nella biomeccanica, la viscoelasticità è un concetto chiave per modellare il comportamento meccanico dei tessuti e progettare protesi o impianti biomedicali che imitino la risposta del corpo umano. Comprendere fenomeni come il creep o il rilassamento degli sforzi è essenziale per prevedere la durabilità dei materiali utilizzati e la loro interazione con i tessuti naturali.
In questo contesto, la viscoelasticità diventa un ponte tra ingegneria e biologia, utile per sviluppare soluzioni sempre più compatibili con i meccanismi naturali del corpo umano.
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Ingegneria civile e materiali da costruzione
In ingegneria civile, la viscoelasticità è particolarmente importante nei materiali utilizzati per la realizzazione di pavimentazioni, ponti e strutture resistenti alle vibrazioni.
L’asfalto, ad esempio, è un materiale tipicamente viscoelastico: a basse temperature si comporta come un solido elastico, mentre ad alte temperature assume un comportamento più viscoso. Questa proprietà consente di distribuire i carichi del traffico, ridurre la formazione di crepe e limitare la deformazione permanente nel tempo.
Analogamente, anche sigillanti elastomerici, malte polimeriche e compositi cementizi modificati sfruttano la viscoelasticità per compensare variazioni termiche e dissipare energia meccanica, aumentando la longevità delle strutture.
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Smorzamento delle vibrazioni e isolamento acustico
Una delle applicazioni più diffuse della viscoelasticità riguarda la dissipazione delle vibrazioni. I materiali viscoelastici, infatti, trasformano parte dell’energia meccanica in calore, riducendo l’ampiezza delle oscillazioni.
Sono utilizzati come strati antivibranti, guarnizioni, supporti elastici e elementi di isolamento acustico in vari settori: dall’automobilistico all’aerospaziale, fino all’elettronica di precisione.
In un’automobile, ad esempio, la viscoelasticità dei materiali impiegati nei supporti motore o nelle parti della carrozzeria contribuisce a migliorare il comfort di guida, riducendo rumore e vibrazioni. In edilizia, rivestimenti e pannelli viscoelastici vengono impiegati per attenuare la trasmissione del suono e smorzare vibrazioni strutturali.
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Componenti elettronici e ottici
Infine, la viscoelasticità è un fattore chiave anche nei dispositivi elettronici e ottici, dove i materiali devono garantire stabilità meccanica e resistenza ai cicli termici.
Nei sensori, display flessibili, lenti in polimeri o circuiti stampati, la viscoelasticità consente di assorbire micro-sollecitazioni e compensare dilatazioni termiche, preservando la precisione e la funzionalità dei componenti.
Questa caratteristica è particolarmente utile nei sistemi miniaturizzati, dove anche piccole deformazioni possono compromettere le prestazioni complessive del dispositivo.
Le applicazioni della viscoelasticità coprono quindi un ampio spettro di settori, dai materiali sintetici ai tessuti biologici, fino ai sistemi ingegneristici complessi.
La possibilità di modulare il comportamento meccanico nel tempo, bilanciando elasticità e dissipazione, rende la viscoelasticità un concetto chiave nella progettazione di materiali innovativi, affidabili e sostenibili, in grado di rispondere con intelligenza alle sollecitazioni dell’ambiente e dell’utilizzo.
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il 13 Novembre 2025