Fisica

Sensori magnetici

il 17 Aprile 2026

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sensori magnetici

I sensori magnetici sono dispositivi in grado di rilevare e misurare campi magnetici o variazioni di essi, convertendo tali informazioni in segnali elettrici utilizzabili. Essi sfruttano diversi principi fisici per il loro funzionamento, con conseguenti differenze in termini di sensibilità, linearità, intervallo di misura, consumo energetico e costi, rendendoli adatti a una vasta gamma di applicazioni tecnologiche e industriali.

Lo sviluppo dei sensori magnetici rappresenta un obiettivo perseguito dall’ingegno umano fin dall’antichità. La principale motivazione iniziale era la rilevazione del campo geomagnetico terrestre per la navigazione. Questo ha portato all’invenzione della bussola magnetica, uno strumento che ha rivoluzionato l’esplorazione del pianeta, permettendo all’umanità di orientarsi senza dipendere esclusivamente dalle stelle durante la navigazione oceanica.

Con l’avanzare della conoscenza scientifica, in particolare nel XIX secolo, l’esplorazione del legame intrinseco tra elettricità e magnetismo ha portato alla scoperta di numerosi fenomeni fisici utilizzabili per la rivelazione dei campi magnetici. Tale progresso ha segnato il passaggio da strumenti puramente meccanici a dispositivi elettromagnetici sempre più sofisticati.

Questo sviluppo ha dato origine a una vasta gamma di sensori magnetici moderni, impiegati non solo per la misura diretta del campo magnetico, ma anche per la rilevazione indiretta di grandezze fisiche come pressione, posizione, prossimità e flusso di fluidi. In questo modo, i sensori magnetici sono diventati componenti fondamentali nei sistemi di controllo, nell’automazione industriale e nell’elettronica avanzata.

Principio di funzionamento

Il funzionamento dei sensori magnetici si basa sulla capacità di rilevare variazioni del campo magnetico e trasformarle in un segnale elettrico misurabile. Questo processo avviene attraverso l’interazione tra il campo magnetico esterno e le proprietà elettriche o magnetiche di un materiale sensibile.

Uno dei principi fondamentali alla base di molti sensori è l’interazione tra cariche in movimento e campo magnetico, descritta dalla Forza di Lorentz. Quando un conduttore percorso da corrente elettrica viene immerso in un campo magnetico, le cariche subiscono una deviazione che genera una differenza di potenziale trasversale. Questo fenomeno è noto come Effetto Hall ed è alla base di una vasta categoria di sensori magnetici.

Oltre all’effetto Hall, un altro principio molto utilizzato è la magnetoresistenza, ovvero la variazione della resistenza elettrica di un materiale in presenza di un campo magnetico. In questo caso, il campo esterno modifica la struttura elettronica del materiale, alterandone la conducibilità. Questo principio è sfruttato nei sensori AMR, GMR e TMR, caratterizzati da elevata sensibilità e precisione.

Un’ulteriore categoria di sensori si basa sull’induzione elettromagnetica, in cui la variazione del campo magnetico genera una corrente elettrica in un circuito. Questo principio è particolarmente utile nei sensori induttivi per il rilevamento di oggetti metallici e movimenti relativi.

In generale, indipendentemente dal principio fisico utilizzato, il segnale generato dal sensore viene poi amplificato e condizionato da circuiti elettronici integrati, fino a essere convertito in una grandezza digitale o analogica interpretabile dai sistemi di controllo.

Pertanto i sensori magnetici traducono interazioni magnetiche invisibili in informazioni elettriche misurabili, rendendo possibile il controllo preciso di posizione, velocità e presenza in numerosi sistemi moderni.

Tipologie di sensori magnetici

Sensori ad effetto Hall

I sensori ad effetto Hall sono tipi di sensori magnetici utilizzati per rilevare l’intensità e la direzione di un campo magnetico, generato da un magnete permanente o da un elettromagnete. Il segnale di uscita è una tensione che varia proporzionalmente al campo magnetico applicato.

Il funzionamento si basa sull’Effetto Hall, osservato da Edwin Hall nel XIX secolo, e sulla Forza di Lorentz.

sensori a effetto Hall
sensori a effetto Hall

Un sensore Hall è costituito essenzialmente da un sottile elemento di materiale semiconduttore di tipo p (come arseniuro di gallio GaAs, antimoniuro di indio InSb o arseniuro di indio InAs), attraversato da una corrente continua.

Quando il dispositivo è immerso in un campo magnetico perpendicolare alla direzione della corrente, le cariche in movimento (elettroni e lacune) vengono deviate lateralmente per effetto della forza di Lorentz. Questa deviazione provoca un accumulo di cariche sui lati opposti del materiale, generando una differenza di potenziale trasversale, detta tensione di Hall.

La tensione di Hall VH ​ è direttamente proporzionale all’intensità del campo magnetico applicato, oltre che alla corrente che attraversa il dispositivo. Inoltre, il segno della tensione dipende dalla direzione del campo magnetico, permettendo di distinguere tra poli nord e sud.

Nei dispositivi reali, la tensione generata è molto piccola (spesso dell’ordine dei microvolt), per cui i sensori commerciali integrano amplificatori, circuiti di compensazione e logiche di commutazione. Questo consente di ottenere uscite analogiche proporzionali oppure segnali digitali ON/OFF, utilizzati come interruttori magnetici.

Grazie alla loro semplicità, robustezza e affidabilità, i sensori ad effetto Hall sono ampiamente impiegati per il rilevamento di posizione, velocità e presenza in numerosi sistemi elettronici e industriali.

Sensori magnetoresistivi

Tra i sensori magnetici, un ruolo di primaria importanza è rivestito dai sensori magnetoresistivi, dispositivi che sfruttano la variazione della resistenza elettrica di un materiale in presenza di un campo magnetico. Questo fenomeno, noto come Magnetoresistenza, consente di ottenere sensori caratterizzati da elevata sensibilità e precisione.

Sensori AMR (Anisotropic MagnetoResistance)

I sensori a magnetoresistenza anisotropica (AMR) sono costituiti da sottili strisce di materiale ferromagnetico la cui resistenza dipende dall’angolo tra la direzione della magnetizzazione e quella della corrente elettrica.

sensori magnetici magnetoresistivi
sensori magnetici magnetoresistivi

Presentano un effetto magnetoresistivo relativamente contenuto buona affidabilità e semplicità costruttiva

Sono impiegati in applicazioni quali sensori di posizione e spostamento, sensori angolari e rilevamento del campo geomagnetico

Sensori GMR (Giant MagnetoResistance)

I sensori a magnetoresistenza gigante (GMR) sono costituiti da una struttura multistrato “a sandwich”, formata da sottili pellicole ferromagnetiche separate da strati conduttivi.

Il funzionamento si basa su due stati distinti:

-bassa resistenza quando le magnetizzazioni sono parallele
alta resistenza quando sono antiparallele

Rispetto agli AMR, i sensori GMR offrono maggiore sensibilità, migliore stabilità termica ed elevata precisione

Sono largamente utilizzati nelle testine di lettura degli hard disk (HDD) e in numerose applicazioni industriali.

Sensori TMR (Tunnel MagnetoResistance)

I sensori a magnetoresistenza tunnel (TMR) rappresentano l’evoluzione più avanzata di questa tecnologia. Sono costituiti da strati ferromagnetici separati da una barriera isolante ultrasottile, attraverso la quale gli elettroni possono attraversare per effetto tunnel.

La resistenza del dispositivo dipende dall’orientamento relativo delle magnetizzazioni dei due strati.

I sensori TMR si distinguono per elevato rapporto segnale/rumore, altissima sensibilità e precisione e basso consumo energetico

Grazie a queste caratteristiche, sono considerati tra i sensori magnetici più avanzati, con prestazioni eccellenti anche in termini di stabilità termica e durata.

Sensori induttivi

I sensori induttivi sono dispositivi senza contatto che utilizzano campi elettromagnetici per rilevare oggetti metallici all’interno del proprio raggio d’azione. Il loro funzionamento si basa sul principio dell’induzione elettromagnetica.

L’elemento sensibile è costituito da una bobina, parte di un circuito oscillante LC attraversato da corrente alternata. Questo circuito genera un campo elettromagnetico oscillante che si estende dalla superficie attiva del sensore.

Quando un oggetto metallico si avvicina, il campo induce nel materiale delle correnti parassite (eddy currents), che dissipano energia e provocano una variazione delle caratteristiche dell’oscillatore, in particolare della sua ampiezza. Tale variazione viene rilevata dal circuito elettronico interno e convertita in un segnale di uscita.

Nei sensori digitali, questa variazione determina una commutazione ON/OFF, indicando la presenza o l’assenza dell’oggetto. Nei sensori analogici, invece, la variazione del segnale è continua ed è correlata alla distanza dell’oggetto metallico dalla superficie sensibile.

Tipologie principali

Sensori di prossimità induttivi: rilevano la presenza di oggetti metallici generando un segnale di commutazione.

Sensori di distanza induttivi: forniscono una misura continua della distanza, basata sulle variazioni del segnale indotto.

Grazie alla loro robustezza, affidabilità e resistenza ad ambienti ostili, i sensori induttivi sono ampiamente utilizzati in ambito industriale per il controllo di posizione, il monitoraggio del movimento e il rilevamento di oggetti metallici nei sistemi di automazione.

Sensori fluxgate

I sensori fluxgate sono dispositivi magnetici ad alta sensibilità utilizzati per la misura di campi magnetici deboli. Sono generalmente costituiti da uno o più nuclei ferromagnetici (spesso di forma anulare) realizzati con materiali ad elevata permeabilità magnetica, attorno ai quali sono avvolti due tipi di avvolgimenti: un avvolgimento di eccitazione (o pilotaggio) e un avvolgimento di rilevamento.

Il principio di funzionamento si basa sulla non linearità della relazione tra induzione magnetica e campo magnetico nei materiali ferromagnetici, in condizioni di saturazione magnetica. L’avvolgimento di eccitazione genera un campo magnetico alternato che porta ciclicamente il nucleo in saturazione.

sensori fluxgate
sensori fluxgate

In assenza di un campo magnetico esterno, il comportamento del nucleo è simmetrico. Tuttavia, quando è presente un campo magnetico da misurare, questa simmetria viene alterata. Il campo esterno modifica infatti le condizioni di saturazione del nucleo, causando una modulazione del flusso magnetico.

Questa variazione di flusso induce una forza elettromotrice nell’avvolgimento di rilevamento, secondo il principio dell’induzione elettromagnetica. Il segnale generato è proporzionale all’intensità del campo magnetico esterno.

Nei sensori di corrente fluxgate, questo principio viene utilizzato per misurare indirettamente la corrente elettrica: il campo magnetico prodotto dalla corrente viene rilevato dal sensore e convertito in un segnale elettrico proporzionale.

Grazie alla loro elevata precisione e sensibilità, i sensori fluxgate sono impiegati in applicazioni scientifiche, geofisiche e nei sistemi di misura ad alta accuratezza, dove è necessario rilevare campi magnetici estremamente deboli.

Materiali e tecnologie

Le prestazioni dei sensori magnetici dipendono in modo cruciale dai materiali impiegati e dalle tecnologie di fabbricazione, che determinano parametri fondamentali quali sensibilità, stabilità termica, rumore e miniaturizzazione.

Materiali semiconduttori

I sensori basati sull’Effetto Hall utilizzano principalmente materiali semiconduttori scelti per la loro elevata mobilità dei portatori di carica, che consente di ottenere una maggiore sensibilità. L’integrazione con tecnologie CMOS (Complementary Metal-Oxide-Semiconductor) permette inoltre di realizzare sensori compatti, a basso consumo e facilmente integrabili nei circuiti elettronici.

Materiali ferromagnetici e multistrato

I sensori magnetoresistivi si basano su materiali ferromagnetici e su strutture a film sottili multistrato.

Nei sensori AMR, si impiegano leghe come il permalloy (NiFe), caratterizzate da anisotropia magnetica controllata, in quelli GMR, si utilizzano strutture stratificate con alternanza di materiali ferromagnetici e conduttori.

Nei sensori TMR, gli strati ferromagnetici sono separati da una barriera isolante ultrasottile, che consente il passaggio degli elettroni per effetto tunnel (Effetto tunnel).

Queste tecnologie richiedono processi avanzati di deposizione, come sputtering e epitassia, tipici della micro- e nanoelettronica.

Materiali ad alta permeabilità magnetica

I sensori induttivi e fluxgate utilizzano materiali con elevata permeabilità magnetica, come ferriti, leghe amorfe o nanocristalline e materiali ferromagnetici dolci

Questi materiali permettono una facile magnetizzazione e smagnetizzazione, condizione essenziale per ottenere una risposta sensibile ai campi magnetici deboli e per migliorare l’efficienza dei processi di induzione.

Tecnologie di integrazione e miniaturizzazione

L’evoluzione delle tecnologie microelettroniche ha consentito lo sviluppo di sensori sempre più compatti e performanti. Tra le principali innovazioni si distinguono:

-integrazione su chip (IC) con circuiti di condizionamento del segnale

-tecnologie MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems)

-utilizzo di nanomateriali per aumentare la sensibilità

Questi progressi hanno reso possibile l’impiego dei sensori magnetici in dispositivi portatili, sistemi embedded e applicazioni avanzate come l’Internet of Things (IoT). La combinazione tra materiali avanzati e tecnologie di fabbricazione sofisticate rappresenta il fattore chiave per lo sviluppo di sensori magnetici sempre più precisi, affidabili e miniaturizzati.

Applicazioni dei sensori magnetici

I sensori magnetici trovano impiego in un’ampia varietà di settori grazie alla loro versatilità, affidabilità e capacità di operare senza contatto. Le applicazioni spaziano dall’industria pesante all’elettronica di consumo, fino ai sistemi scientifici avanzati.

Settore automotive

Nel settore automobilistico, i sensori magnetici sono fondamentali per il controllo e la sicurezza dei veicoli. Sono utilizzati per rilevare la velocità delle ruote nei sistemi ABS, determinare la posizione dell’albero motore e dell’albero a camme e monitorare il funzionamento di sistemi di assistenza alla guida

La loro resistenza a vibrazioni, polvere e temperature elevate li rende ideali per ambienti critici.

Industria e automazione

In ambito industriale, i sensori magnetici sono ampiamente impiegati per il controllo di posizione e spostamento, il rilevamento della presenza di oggetti metallici e il monitoraggio di movimenti e velocità

Sono componenti chiave nei sistemi di automazione, nelle linee di produzione e nella robotica.

Elettronica di consumo

Nei dispositivi elettronici di uso quotidiano, i sensori magnetici permettono funzionalità avanzate come bussole digitali negli smartphone, rilevamento di apertura/chiusura (cover magnetiche) e orientamento e navigazione nei dispositivi wearable

La miniaturizzazione ha reso possibile la loro integrazione in dispositivi sempre più compatti.

Energia e sistemi elettrici

Nel settore energetico, i sensori magnetici sono utilizzati per la misura della corrente elettrica (anche senza contatto), il monitoraggio di sistemi di conversione e distribuzione dell’energia e applicazioni nelle smart grid

Consentono misure precise e sicure, anche in presenza di alte correnti.

Applicazioni scientifiche e geofisiche

I sensori magnetici ad alta sensibilità, come i fluxgate, trovano impiego in misura del campo geomagnetico terrestre, ricerche geofisiche e ambientali e strumentazione scientifica di precisione

Sono essenziali per rilevare variazioni di campo estremamente deboli.

Settore biomedicale

In ambito medico, i sensori magnetici sono utilizzati in dispositivi di monitoraggio, sistemi di diagnostica avanzata e applicazioni di tracciamento e controllo

La loro capacità di operare senza contatto li rende particolarmente adatti a contesti sensibili.

Pertanto i sensori magnetici rappresentano una tecnologia chiave in numerosi settori, grazie alla loro capacità di fornire misure precise, affidabili e non invasive.

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