Fisica

Riluttanza magnetica

il 15 Aprile 2026

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riluttanza magnetica

La riluttanza magnetica è una grandezza fondamentale nello studio dei circuiti magnetici e rappresenta l’opposizione al flusso magnetico all’interno di un mezzo o di un percorso chiuso. Nota anche come resistenza magnetica, essa svolge un ruolo concettualmente analogo alla resistenza nei circuiti elettrici, pur differenziandosi profondamente dal punto di vista energetico.

In un circuito elettrico, infatti, la resistenza si oppone al flusso di corrente elettrica e comporta una dissipazione di energia, generalmente sotto forma di calore. Al contrario, in un circuito magnetico, la riluttanza si oppone alla formazione del flusso magnetico senza determinare dissipazione energetica, ma contribuendo piuttosto all’immagazzinamento di energia nel campo magnetico. Questa distinzione è cruciale per comprendere il comportamento dei sistemi elettromagnetici.

Il termine “riluttanza” fu introdotto nel 1888 dal fisico e ingegnere Oliver Heaviside, sulla base di concetti precedenti legati alla cosiddetta “resistenza magnetica”, già discussi da James Prescott Joule intorno alla metà del XIX secolo. L’introduzione di questa grandezza ha permesso di formalizzare l’analogia tra circuiti elettrici e magnetici, dando origine a modelli matematici estremamente utili in ingegneria.

Definizione di riluttanza magnetica

L’unità di misura nel Sistema Internazionale (SI) della riluttanza magnetica è l’ampere-spira per weber (At/Wb). Essa deriva direttamente dalla definizione della riluttanza come rapporto tra la forza magnetomotrice (FMM) e il flusso magnetico:

ℜ = F/Φ

La forza magnetomotrice (FMM) si misura in ampere-spira (At) e il flusso magnetico si misura in weber (Wb)

Dal punto di vista dimensionale, la riluttanza risulta equivalente all’inverso dell’henry (H⁻¹). Infatti, l’henry è definito come weber per ampere (Wb/A), per cui la riluttanza può essere interpretata come il reciproco dell’induttanza in un circuito magnetico, rafforzando ulteriormente l’analogia con la resistenza nei circuiti elettrici.

Nel sistema CGS, la riluttanza è espressa in gilbert per maxwell (Gb/Mx), dove il gilbert rappresenta l’unità di forza magnetomotrice e il maxwell è l’unità di flusso magnetico

Altra definizione della riluttanza magnetica

Oltre alla definizione basata sul rapporto tra forza magnetomotrice e flusso, la riluttanza magnetica può essere espressa anche in funzione delle caratteristiche geometriche del circuito e delle proprietà del materiale:

ℜ = l/μA

dove:

l è la lunghezza del percorso magnetico

A è l’area della sezione trasversale

μ è la permeabilità magnetica del materiale

riluttanza-magnetica-in-un-trasformatore
riluttanza-magnetica-in-un-trasformatore

Questa relazione mette in evidenza in modo diretto i fattori che influenzano la riluttanza che aumenta con la lunghezza l infatti percorsi più lunghi oppongono maggiore resistenza al flusso, diminuisce con l’area A dato che sezioni più ampie facilitano il passaggio del flusso e diminuisce con la permeabilità μ. Infatti materiali magneticamente “morbidi” riducono la riluttanza.

Questa formulazione è particolarmente importante perché consente di progettare circuiti magnetici (trasformatori, induttori, motori), permette di ottimizzare il flusso magnetico agendo su geometria e materiali ed evidenzia il ruolo critico del traferro, dove la permeabilità è molto bassa e quindi la riluttanza aumenta drasticamente

Analogia tra riluttanza magnetica e resistenza elettrica

L’analogia tra circuiti magnetici ed elettrici rappresenta uno degli strumenti più utili per comprendere il comportamento dei sistemi elettromagnetici. In questo contesto, la riluttanza magnetica può essere interpretata come l’equivalente della resistenza elettrica, poiché entrambe descrivono un’opposizione al flusso: rispettivamente flusso magnetico e corrente elettrica.

circuito elettrico e circuito magnetico
circuito elettrico e circuito magnetico

In un circuito elettrico, la resistenza si oppone al passaggio della corrente e provoca dissipazione di energia, generalmente sotto forma di calore (effetto Joule). Al contrario, in un circuito magnetico, la riluttanza si oppone alla formazione del flusso magnetico senza determinare dissipazione energetica, ma contribuendo invece all’immagazzinamento di energia nel campo magnetico.

Questa distinzione è fondamentale: mentre i circuiti elettrici sono spesso caratterizzati da perdite energetiche, i circuiti magnetici ideali possono essere considerati sistemi conservativi, nei quali l’energia viene accumulata e restituita.

L’analogia si estende anche alle grandezze fondamentali che descrivono i due sistemi, permettendo di stabilire corrispondenze dirette estremamente utili in ambito ingegneristico.

Analogia con la legge di Ohm

L’analogia tra circuiti magnetici ed elettrici trova la sua espressione più significativa nella cosiddetta legge di Hopkinson, dovuta al fisico e ingegnere britannico John Hopkinson, che rappresenta l’equivalente magnetico della legge di Ohm.

resistenza elettrica e riluttanza magnetica
resistenza elettrica e riluttanza magnetica

Nei circuiti elettrici, la legge di Ohm stabilisce che la corrente è proporzionale alla tensione applicata e inversamente proporzionale alla resistenza del circuito. In modo del tutto analogo, nei circuiti magnetici il flusso magnetico è proporzionale alla forza magnetomotrice e inversamente proporzionale alla riluttanza.

Φ = F/ ℜ

Dove
Φ è il flusso magnetico
F è la forza magne
tomotrice
ℜ è la riluttanza magnetica

Tabella: Corrispondenza con la legge di Ohm

Circuito magnetico Circuito elettrico
Riluttanza (ℜ) Resistenza (R)
Forza magnetomotrice (F) Forza elettromotrice (tensione)
Flusso magnetico (Φ) Corrente elettrica i
Permeanza Conduttanza

Distinzione tra riluttanza magnetica e permeabilità

È importante distinguere chiaramente tra riluttanza magnetica e permeabilità magnetica.

La riluttanza descrive l’opposizione complessiva al flusso magnetico in uno specifico tratto di circuito, tenendo conto sia delle proprietà del materiale sia della geometria del percorso (lunghezza e sezione).

La permeabilità, invece, è una proprietà intrinseca del materiale e misura la sua capacità di sostenere e amplificare il campo magnetico rispetto al vuoto.

In altri termini, mentre la permeabilità è una caratteristica locale, la riluttanza è una grandezza globale, che dipende dall’intero percorso seguito dal flusso magnetico.

Questa formulazione consente di interpretare i circuiti magnetici utilizzando gli stessi strumenti concettuali dei circuiti elettrici: la forza magnetomotrice agisce come una “spinta” che genera il flusso, la riluttanza rappresenta l’ostacolo al flusso magnetico e il flusso magnetico è il risultato dell’equilibrio tra causa e opposizione

Tuttavia, è fondamentale sottolineare una differenza sostanziale:
nei circuiti elettrici la resistenza comporta dissipazione di energia, mentre nei circuiti magnetici ideali la riluttanza non dissipa energia, ma è associata all’immagazzinamento di energia nel campo magnetico.

Tabella: riluttanza magnetica e permeabilità

Parametro Riluttanza Permeabilità μ
Definizione Opposizione al flusso magnetico Facilità di propagazione del flusso magnetico
Unità Ampere-spira per weber (At/Wb) Henry per metro (H/m)
Formula ℜ = l/μA μ= B/H
Relazione Inversamente proporzionale a μ Influenza inversamente la riluttanza
Analogia Simile alla resistenza elettrica Analoga concettualmente alla conduttanza

Misura sperimentale della riluttanza

La riluttanza può essere determinata sperimentalmente applicando una forza magnetomotrice nota a un circuito magnetico e misurando il flusso risultante. In pratica, questo processo viene spesso eseguito mediante strumenti specifici come i permeametri, particolarmente utilizzati per la caratterizzazione di materiali magnetici dolci.

L’accuratezza delle misure è influenzata da diversi fattori:

-Temperatura: variazioni termiche modificano la permeabilità magnetica del materiale, alterando di conseguenza la riluttanza; per questo motivo, sono spesso necessari ambienti a temperatura controllata o correzioni basate su dati sperimentali.

-Non uniformità del campo magnetico: in presenza di geometrie complesse o materiali eterogenei, il flusso può non distribuirsi uniformemente.

-Presenza di traferro o intercapedini d’aria: questi elementi introducono discontinuità nel circuito magnetico, aumentando significativamente la riluttanza.

-Effetti di bordo (fringing): in prossimità delle discontinuità, il flusso magnetico tende a “espandersi” oltre il percorso ideale, determinando una sottostima della riluttanza se non si applicano opportuni fattori di correzione empirici.

Circuiti magnetici e riluttanza equivalente

Un circuito magnetico è un sistema costituito da materiali in grado di guidare il flusso magnetico lungo un percorso definito, in modo analogo a quanto avviene per la corrente nei circuiti elettrici. In tali sistemi, la riluttanza gioca un ruolo fondamentale nel determinare la distribuzione e l’intensità del flusso.

Nella pratica, i circuiti magnetici sono spesso composti da più sezioni con caratteristiche diverse (materiali differenti, variazioni di sezione, presenza di traferro). Per questo motivo, è utile introdurre il concetto di riluttanza equivalente, che consente di semplificare l’analisi del sistema.

Riluttanza in serie

Quando il flusso magnetico attraversa successivamente più regioni, le riluttanze si combinano in serie. La riluttanza equivalente è data dalla somma:

ℜ = ℜ1 + ℜ2 + ℜ3 +…

In questo caso il flusso magnetico è lo stesso in ogni sezione e la forza magnetomotrice totale è la somma delle cadute lungo il circuito

Riluttanza in parallelo

Quando il flusso magnetico può suddividersi in più percorsi alternativi, le riluttanze si trovano in parallelo. La riluttanza equivalente si calcola come:

1/ℜ =1/ ℜ1 +1/ ℜ2 + 1/ℜ3 +…

Significato fisico

La combinazione delle riluttanze consente di modellare circuiti magnetici complessi con maggiore semplicità, prevedere la distribuzione del flusso magnetico e progettare dispositivi ottimizzando geometria e materiali

In particolare percorsi con bassa riluttanza concentrano il flusso mentre percorsi con alta riluttanza tendono a essere “evitati” dal flusso

Il ruolo del traferro

Un elemento cruciale nei circuiti magnetici è il traferro (intercapedine d’aria). Poiché l’aria ha una permeabilità molto più bassa rispetto ai materiali ferromagnetici introduce una riluttanza elevata, può dominare la riluttanza totale del circuito ed è utilizzato per controllare il flusso magnetico e prevenire la saturazione

Applicazioni ingegneristiche

La riluttanza magnetica è un parametro fondamentale nella progettazione e nell’ottimizzazione di numerosi dispositivi elettromagnetici. La capacità di controllare il flusso magnetico attraverso la scelta dei materiali e della geometria consente di migliorare l’efficienza, ridurre le perdite e ottenere prestazioni elevate.

Trasformatori

Nei trasformatori, la riluttanza magnetica del circuito riveste un ruolo cruciale nel determinare l’efficienza del trasferimento di energia tra avvolgimento primario e secondario. Il funzionamento del dispositivo si basa infatti sulla creazione di un flusso magnetico variabile nel nucleo, che deve essere guidato in modo efficace per massimizzare l’induzione elettromagnetica.

Per questo motivo, i nuclei dei trasformatori sono realizzati con materiali ferromagnetici ad alta permeabilità, in grado di offrire una bassa riluttanza e quindi facilitare la circolazione del flusso. Inoltre, vengono spesso impiegate strutture laminate, che riducono le perdite per correnti parassite senza compromettere il comportamento magnetico.

Un aspetto fondamentale della progettazione è evitare la presenza di traferro indesiderati, che aumenterebbero significativamente la riluttanza complessiva del circuito, riducendo l’efficienza del dispositivo. In sintesi, un circuito magnetico a bassa riluttanza consente un migliore accoppiamento tra gli avvolgimenti e un più elevato rendimento energetico.

Induttori

Negli induttori, a differenza dei trasformatori, la riluttanza non viene semplicemente minimizzata, ma controllata e progettata attivamente per ottenere le prestazioni desiderate. L’induttore immagazzina energia nel campo magnetico, e la sua capacità di accumulo dipende direttamente dalla configurazione del circuito magnetico.

In molti casi, si introduce deliberatamente un traferro nel nucleo magnetico. Questo elemento aumenta la riluttanza complessiva, ma permette di evitare la saturazione del materiale ferromagnetico quando il dispositivo è attraversato da correnti elevate. In questo modo, l’induttore può operare in modo più stabile e lineare.

La gestione della riluttanza consente quindi di regolare l’induttanza del componente, controllare l’energia immagazzinata e adattare il dispositivo a specifiche applicazioni, come alimentatori switching, filtri o sistemi di accumulo energetico.

Motori a riluttanza

Nei motori a riluttanza, il principio di funzionamento si basa direttamente sulla tendenza del flusso magnetico a seguire il percorso di minima riluttanza. In questi dispositivi, il rotore è progettato in modo da presentare una distribuzione non uniforme della riluttanza, creando zone in cui il flusso magnetico può circolare più facilmente.

Quando il campo magnetico statorico viene applicato, il rotore tende spontaneamente ad allinearsi in una posizione che minimizza la riluttanza complessiva del circuito magnetico. Questo processo genera una coppia elettromagnetica, responsabile del movimento.

Una caratteristica interessante di questi motori è che, in alcune configurazioni, non richiedono magneti permanenti né avvolgimenti sul rotore, risultando più semplici e robusti dal punto di vista costruttivo. Grazie a queste proprietà, i motori a riluttanza stanno trovando crescente impiego in applicazioni dove sono richieste elevata efficienza, affidabilità e riduzione dei costi.

Elettromagneti e attuatori

Negli elettromagneti e negli attuatori elettromagnetici, la riluttanza è un parametro determinante per la generazione e il controllo della forza magnetica. Quando una corrente attraversa una bobina, viene prodotta una forza magnetomotrice che genera un flusso nel circuito magnetico associato.

Per massimizzare l’efficacia del dispositivo, si utilizzano nuclei realizzati con materiali ad alta permeabilità, in modo da ridurre la riluttanza e concentrare il flusso magnetico nelle regioni desiderate. La geometria del circuito viene progettata con attenzione per guidare il flusso e ottenere la forza necessaria.

In molti attuatori è presente un traferro variabile, la cui dimensione cambia durante il funzionamento. Questa variazione modifica la riluttanza del circuito e consente di trasformare l’energia magnetica in movimento meccanico, come avviene nei relè, nelle elettrovalvole e nei sistemi di sollevamento.

La capacità di controllare la riluttanza rende questi dispositivi estremamente versatili, permettendo applicazioni che spaziano dall’automazione industriale ai sistemi elettromeccanici di precisione.

Sensori e dispositivi di misura

La riluttanza magnetica è alla base del funzionamento di numerosi sensori utilizzati per la misura di grandezze fisiche in ambito industriale e automobilistico. In particolare, i sensori a riluttanza variabile sfruttano le variazioni di riluttanza del circuito magnetico per rilevare cambiamenti geometrici o di posizione.

Il principio di funzionamento è relativamente semplice: quando un elemento mobile (ad esempio un ingranaggio dentato o un albero rotante) modifica la geometria del circuito magnetico, varia la riluttanza e, di conseguenza, il flusso magnetico. Questa variazione viene convertita in un segnale elettrico, che può essere elaborato per ottenere informazioni utili.

Grazie a questo meccanismo, tali sensori sono ampiamente utilizzati per il rilevamento di posizione, velocità e spostamento, ad esempio nei sistemi di controllo del motore, nei sensori di velocità delle ruote (come nei sistemi ABS) e nei dispositivi di monitoraggio industriale

Uno dei principali vantaggi dei sensori basati sulla riluttanza è la loro robustezza, unita alla capacità di operare in ambienti difficili (alte temperature, presenza di polvere o vibrazioni), dove altre tecnologie potrebbero risultare meno affidabili.

In tutte queste applicazioni, la riluttanza è utilizzata per guidare il flusso magnetico lungo percorsi desiderati per ottimizzare le prestazioni energetiche, controllare fenomeni non lineari come la saturazione e progettare dispositivi compatti ed efficienti

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