Legge di Ampère
La legge di Ampère è una delle fondamenta dell’elettromagnetismo e descrive come le correnti elettriche generino campi magnetici. Scoperta nel XIX secolo dal fisico francese André-Marie Ampère, questa legge stabilisce un legame profondo tra due fenomeni fisici che, fino ad allora, erano considerati separati: l’elettricità e il magnetismo.
Nel suo significato più essenziale, la legge di Ampère afferma che la somma del campo magnetico lungo un percorso chiuso è proporzionale alla corrente elettrica totale che attraversa la superficie delimitata da quel percorso. Questa formulazione, semplice ma potentissima, consente di calcolare il campo magnetico generato da correnti in condizioni di simmetria, come nel caso di fili rettilinei o solenoidi.
La legge di Ampère ha avuto un impatto cruciale nello sviluppo della fisica moderna: è uno dei cardini delle equazioni di Maxwell, che unificano l’elettricità e il magnetismo in un’unica teoria coerente. Ma il suo valore non è solo teorico: è alla base di molti dispositivi tecnologici, dal funzionamento dei motori elettrici alla progettazione dei circuiti induttivi, fino alle applicazioni mediche e industriali più avanzate.
Formulazione della Legge di Ampère
La Legge di Ampère mette in relazione la corrente elettrica che attraversa una superficie con il campo magnetico che si genera attorno a essa. La forma più nota e comunemente utilizzata è la forma integrale, che si esprime matematicamente nel modo seguente:
dove
B è il campo magnetico
dL è un elemento infinitesimo del percorso chiuso
μ0 è la costante di permeabilità magnetica del vuoto, pari a μ0 = 4π · 10−7 N/A2
I è la corrente totale che attraversa la superficie delimitata dal percorso chiuso
La legge afferma che la somma delle componenti del campo magnetico lungo un percorso chiuso è proporzionale alla corrente che attraversa l’area racchiusa da quel percorso. Questa somma prende il nome di circolazione del campo magnetico, un concetto fondamentale nell’analisi dei campi.
La legge di Ampère è particolarmente utile nei casi in cui il problema presenta simmetria, ad esempio con correnti rettilinee, cilindriche o toroidali. In tali situazioni, la legge consente di calcolare in modo diretto e rapido l’intensità del campo magnetico.
Esempi della Legge di Ampère
Per comprendere meglio come funziona la legge di Ampère, si illustrano tre situazioni classiche in cui è possibile applicarla in modo semplice ed efficace, grazie alla simmetria del sistema.
Filo rettilineo infinito
Si immagini un filo conduttore molto lungo, attraversato da una corrente costante. È un caso ideale, ma utile per semplificare i calcoli e cogliere i principi fondamentali. Intorno al filo, si genera un campo magnetico che ha una forma circolare: le linee di campo sono concentriche rispetto al filo e il campo ha la stessa intensità in ogni punto che si trovi alla stessa distanza.

Per applicare la legge di Ampère, consideriamo un percorso chiuso che segua una circonferenza di raggio r, centrata sul filo. Su questo percorso, la direzione del campo magnetico è sempre tangente, e il suo modulo è costante. La legge ci dice che la somma del campo lungo tutto il percorso – cioè, in termini tecnici, l’integrale del prodotto scalare tra il campo e il tratto infinitesimo del percorso – è uguale alla corrente racchiusa moltiplicata per la costante μ0
In formule: B · 2πr = μ0I pertanto: B = μ0I/2πr
Si ottiene così un’espressione molto semplice per il campo magnetico generato da un filo infinito: esso decresce con la distanza e ha sempre un andamento circolare. È uno dei risultati più importanti della magnetostatica, ed è alla base di molte applicazioni pratiche.
Il solenoide ideale
Passiamo ora a un altro esempio molto comune: il solenoide, cioè una bobina formata da molte spire di filo avvolte in modo regolare. Quando vi scorre una corrente, il solenoide genera un campo magnetico all’interno, che – se il solenoide è abbastanza lungo – risulta praticamente uniforme e diretto lungo il suo asse.

Per calcolare questo campo, possiamo usare la legge di Ampère disegnando un percorso rettangolare: un lato interno al solenoide, dove il campo è costante e parallelo al percorso, e un lato esterno, dove supponiamo che il campo sia trascurabile.
In questo modo, l’unico tratto che contribuisce realmente al calcolo è quello interno. La legge ci dice che il prodotto tra il campo B e la lunghezza del tratto interno l è uguale a μ0 moltiplicato per la corrente totale racchiusa dal percorso. Se in quel tratto ci sono N spire, ognuna con corrente I, la corrente totale è N⋅I.
Si ottiene:
B·l = μ0NI da cui B = μ0NI/l
Poiché la densità lineare di spire è pari a n = N/l
si ha:
B = μ0nI
Questo risultato ci dice che il campo magnetico all’interno di un solenoide ideale è uniforme, proporzionale alla corrente che lo attraversa e alla densità delle spire. È un risultato di grande utilità, utilizzato nella progettazione di induttori, elettromagneti e dispositivi come i trasformatori.
Il toroide: campo magnetico confinato
Un altro esempio classico di applicazione della legge di Ampère è il toroide, una bobina avvolta su un nucleo ad anello. A differenza del solenoide, il toroide ha la forma di una ciambella: il filo conduttore è avvolto in modo circolare, e la corrente segue una traiettoria chiusa.

Questa particolare geometria presenta un vantaggio notevole: il campo magnetico generato dalla corrente rimane confinato all’interno del toroide, senza disperdersi all’esterno. Questo lo rende ideale per applicazioni come trasformatori, induttori e altri dispositivi in cui si desidera evitare la perdita di campo magnetico.
Per calcolare il campo all’interno del toroide, possiamo applicare la legge di Ampère sfruttando la simmetria del sistema. Consideriamo un percorso circolare all’interno del toroide, a una distanza r dal centro. Il campo magnetico sarà tangente al percorso e di modulo costante, proprio come nel caso del filo rettilineo.
Supponendo che il toroide abbia N spire e che ogni spira sia percorsa dalla stessa corrente I, la corrente totale racchiusa dal percorso è: Itot = N · I.
Applicando la legge di Ampère si ha: B = μ0 N · I/2πr
Il risultato mostra che il campo magnetico all’interno del toroide dipende dalla distanza dal centro, decrescendo leggermente verso l’esterno. All’esterno del toroide, invece, il campo è praticamente nullo: infatti, se scegliamo un percorso chiuso esterno all’anello, la corrente netta racchiusa è zero (tante spire entrano quanto escono), e quindi, per la Legge di Ampère, il campo magnetico lungo quel percorso è anch’esso nullo. Il toroide dimostra come la Legge di Ampère sia utile anche in geometrie complesse ma simmetriche. Inoltre, evidenzia un aspetto molto importante: la configurazione del circuito può determinare se il campo magnetico resta confinato o si disperde, con effetti pratici rilevanti in elettronica e ingegneria.
Limitazioni della Legge di Ampère
Sebbene la legge di Ampère sia uno strumento estremamente utile per calcolare i campi magnetici generati da correnti stazionarie, essa presenta dei limiti importanti, soprattutto quando si applica a fenomeni variabili nel tempo.
Nella sua formulazione classica, la legge vale solo in presenza di correnti costanti e campi magnetici stazionari. Questo significa che può essere applicata con successo in situazioni “statiche”, come nel caso di un filo attraversato da corrente continua o di un solenoide in regime costante. Ma quando le correnti cambiano nel tempo — come accade nei circuiti in corrente alternata o nei condensatori durante la fase di carica — la legge non è più sufficiente a descrivere correttamente il comportamento del campo magnetico.
Un esempio celebre di questo limite riguarda il caso di un condensatore in carica. Se applichiamo la Legge di Ampère classica a un circuito che contiene un condensatore, risulterebbe che il campo magnetico è presente lungo un percorso che racchiude il filo, ma nullo lungo un percorso che attraversa la superficie tra le armature del condensatore, dove non c’è corrente “materiale”. Questo porterebbe a un assurdo: due percorsi diversi che danno due risultati differenti per lo stesso campo magnetico.
Fu James Clerk Maxwell a risolvere questo paradosso, introducendo un concetto rivoluzionario: la corrente di spostamento. Maxwell intuì che un campo elettrico variabile può generare a sua volta un campo magnetico, anche in assenza di corrente elettrica vera e propria. In questo modo, ampliò la legge di Ampère, rendendola valida anche nei casi dinamici. La forma completa, nota come legge di Ampère-Maxwell, che mette in relazione corrente elettrica e flusso magnetico è:

Il primo termine a sinistra è la circolazione del campo magnetico lungo un percorso chiuso (come una linea immaginaria che avvolge il sistema). Indica quanto il campo magnetico “ruota” attorno a quel percorso. In pratica, ci dice se e quanto campo magnetico c’è lungo il contorno scelto.
Il termine μoI rappresenta il contributo al campo magnetico dovuto alla corrente elettrica reale che attraversa la superficie racchiusa dal percorso. Il secondo termine a destra è noto come corrente di spostamento (o corrente di Maxwell), ed è la grande intuizione che ha permesso a Maxwell di rendere la legge di Ampère valida anche in condizioni dinamiche, cioè quando i campi variano nel tempo.
Questa correzione ha avuto implicazioni straordinarie: ha permesso di unificare l’elettricità e il magnetismo in un’unica teoria coerente, e ha aperto la strada alla descrizione delle onde elettromagnetiche, tra cui la luce stessa.
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il 17 Luglio 2025