Fisica

Frattura fragile

il 18 Novembre 2025

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frattura fragile

La frattura fragile è definita come un tipo di cedimento del materiale caratterizzato dall’assenza di deformazioni plastiche macroscopiche, che si verifica sotto sollecitazioni inferiori al limite di snervamento del materiale. A differenza della frattura duttile, che comporta un’evidente deformazione plastica prima del cedimento, la frattura fragile avviene in modo improvviso e catastrofico, senza segnali premonitori apprezzabili.

Questo fenomeno è di grande rilevanza in ambito ingegneristico, poiché interessa una vasta gamma di materiali, tra cui acciai temprati, ghise, ceramiche, vetri e polimeri rigidi, impiegati in strutture e componenti che devono sopportare carichi elevati o variazioni termiche improvvise. La rapida propagazione della cricca è la caratteristica distintiva della frattura fragile: essa avanza a velocità elevate lungo piani di debolezza del materiale, con un basso assorbimento di energia rispetto alla frattura duttile.

Dal punto di vista progettuale, comprendere i meccanismi della frattura fragile è essenziale per garantire la sicurezza e l’affidabilità delle strutture. Infatti, anche un materiale apparentemente resistente può risultare inidoneo se presenta difetti interni, disomogeneità o tensioni residue, che possono innescare la frattura anche in condizioni di carico moderate. Per questo motivo, nella pratica ingegneristica si adottano criteri di tenacità alla frattura, controlli non distruttivi e trattamenti termici mirati per ridurre la suscettibilità a questo tipo di cedimento.

In sintesi, la frattura fragile rappresenta un limite critico alla resistenza meccanica dei materiali: comprenderne le cause e i fattori che la favoriscono è fondamentale per progettare componenti sicuri, durevoli e performanti.

Meccanismi microscopici della frattura fragile

A livello microscopico, la frattura fragile è governata dalla propagazione rapida di cricche attraverso il reticolo cristallino del materiale, con un minimo assorbimento di energia plastica. Il processo può essere descritto come una sequenza di nucleazione, propagazione e coalescenza delle cricche, che avviene prevalentemente lungo specifici piani cristallografici di debolezza.

meccanismo frattura fragile
meccanismo frattura fragile

Nel caso dei metalli con reticolo cubico a corpo centrato (BCC), come il ferro o alcuni tipi di acciai, la frattura fragile si manifesta tipicamente secondo un meccanismo di clivaggio (cleavage): la superficie di frattura è piana e brillante, con direzioni di propagazione che seguono i piani {100} del reticolo. In questi materiali, la mobilità delle dislocazioni è fortemente limitata alle basse temperature o ad alte velocità di deformazione, riducendo la capacità del materiale di dissipare l’energia meccanica tramite deformazione plastica.

Durante il processo di frattura, la cricca si propaga in modo transgranulare, attraversando i grani cristallini. In presenza di impurità, inclusioni non metalliche o tensioni residue, la direzione della cricca può deviare leggermente, ma la frattura rimane comunque di tipo fragile. Nei materiali policristallini, la propagazione può assumere un carattere intergranulare, quando i bordi dei grani rappresentano zone di debolezza, ad esempio per la presenza di segregazioni o fasi fragili.

La microstruttura riveste un ruolo determinante nel controllare il comportamento alla frattura: grani più fini tendono a ostacolare la propagazione della cricca, aumentando la tenacità del materiale. Viceversa, strutture grossolane o non omogenee possono favorire l’innesco di microcricche.

Un altro aspetto cruciale è il criterio di Griffith, che collega la resistenza alla frattura con la dimensione dei difetti e l’energia superficiale del materiale. Secondo tale teoria, una cricca si propaga quando l’energia elastica rilasciata supera l’energia necessaria per creare nuove superfici di frattura. Questo spiega perché anche microdifetti invisibili, come inclusioni o porosità, possano diventare punti critici di cedimento in condizioni di sollecitazione.

In sintesi, la frattura fragile è il risultato di un equilibrio energetico instabile e di una microstruttura incapace di favorire la deformazione plastica: il materiale cede in modo netto e improvviso, evidenziando la necessità di un controllo accurato dei difetti, dei trattamenti termici e delle condizioni operative.

Condizioni che favoriscono la frattura fragile

La frattura fragile è un fenomeno fortemente dipendente dalle condizioni ambientali, strutturali e meccaniche del materiale. Diversi fattori concorrono a favorirne l’insorgenza, riducendo la capacità del materiale di deformarsi plasticamente e di dissipare energia prima della rottura.

Basse temperature di esercizio

transizione duttile fragile
transizione duttile fragile

A temperature inferiori a una certa soglia, nota come temperatura di transizione duttile-fragile (DBTT), la mobilità delle dislocazioni diminuisce drasticamente. I metalli con reticolo cubico a corpo centrato, (BCC) come acciai ferritici e alcune leghe di titanio, sono particolarmente sensibili a questo fenomeno. In tali condizioni, anche una sollecitazione modesta può provocare la rottura improvvisa.

Elevate velocità di deformazione o di carico

Un aumento della velocità di applicazione del carico riduce il tempo disponibile per l’attivazione dei meccanismi di deformazione plastica. Ciò favorisce la propagazione rapida della cricca e, di conseguenza, la frattura fragile. Questo comportamento è comune in condizioni di impatto o in prove dinamiche.

Presenza di difetti o discontinuità interne

In inclusioni, porosità, cricche preesistenti o bordi di grano si concentrano le tensioni locali, che possono fungere da punti di innesco per la frattura. La dimensione e la distribuzione dei difetti influenzano in modo determinante la tenacità del materiale: quanto più fini e omogenei sono i grani, tanto maggiore è la resistenza alla frattura fragile.

Struttura cristallina e composizione del materiale

I materiali con legame ionico o covalente predominante (come ceramiche e vetri) mostrano una bassa capacità di deformazione plastica e quindi una naturale predisposizione alla frattura fragile. Nei metalli, la struttura cristallina (BCC, CFC o esagonale compatta) e la presenza di elementi di lega influenzano la facilità con cui si attivano i piani di scorrimento.

Ambiente chimico e fenomeni di interazione con l’idrogeno

L’esposizione a ambienti contenenti idrogeno o sostanze corrosive può causare una riduzione della tenacità dovuta all’assorbimento di idrogeno nel reticolo cristallino. L’idrogeno diffonde nel materiale e indebolisce i legami atomici, favorendo l’iniziazione e la propagazione delle cricche. Questo fenomeno, noto come danneggiamento da idrogeno, può essere aggravato da condizioni di stress o corrosione.

Spessori elevati e geometrie sfavorevoli

Nei componenti massicci, la deformazione plastica è spesso confinata in regioni limitate, mentre il resto del materiale resta elastico. La conseguente concentrazione di tensioni triassiali vicino alla punta della cricca favorisce un comportamento fragile.

Differenze tra frattura fragile e frattura duttile

Le fratture dei materiali possono essere classificate in due grandi categorie fondamentali: frattura fragile e frattura duttile. Queste due modalità di cedimento si distinguono per i meccanismi microscopici, per l’aspetto macroscopico della superficie di frattura e per le condizioni in cui si verificano.

Deformazione plastica
La principale differenza tra i due tipi di frattura riguarda la quantità di deformazione plastica che precede la rottura.

Nella frattura duttile, il materiale subisce una notevole deformazione plastica prima della rottura. Si osservano allungamenti, restringimenti della sezione (collo di bottiglia) e segni visibili di scorrimento.

Nella frattura fragile, invece, la rottura avviene improvvisamente, senza apprezzabile deformazione plastica. Il materiale si spezza in modo netto, con superfici di frattura lucide e cristalline.

Meccanismo di propagazione della cricca

Nella frattura duttile, la cricca si propaga lentamente, accompagnata da fenomeni di microvoid coalescence (formazione e coalescenza di microcavità). Questo permette al materiale di dissipare energia e opporre resistenza alla propagazione della cricca.

Nella frattura fragile, la propagazione della cricca è rapida e catastrofica. Avviene lungo specifici piani cristallografici (cleavage planes), richiedendo un dispendio energetico minore.

Aspetto della superficie di frattura

Le superfici di frattura duttile appaiono fibrose, opache e irregolari, con presenza di avvallamenti visibili al microscopio elettronico.

Le superfici di frattura fragile sono invece lucide, piane e granulari, spesso con un aspetto cristallino e linee radiali che indicano la direzione di propagazione della cricca.

Condizioni di temperatura e velocità di carico

frattura duttile e fragile
frattura duttile e fragile

La frattura duttile è favorita da temperature elevate e basse velocità di deformazione, condizioni che facilitano lo scorrimento delle dislocazioni.
La frattura fragile si manifesta più facilmente a basse temperature o ad alte velocità di carico, che limitano i meccanismi di deformazione plastica.

Energia assorbita durante la rottura

Nei materiali duttili, l’energia assorbita durante la frattura è elevata, come evidenziato dai test di resilienza (es. prova Charpy).

Nei materiali fragili, l’energia assorbita è molto bassa: la rottura avviene quasi istantaneamente dopo il raggiungimento della tensione critica.

Aspetti ingegneristici e applicativi

La frattura duttile è preferibile nei componenti strutturali perché offre un comportamento più sicuro e prevedibile: la deformazione plastica funge da avvertimento prima della rottura.

La frattura fragile rappresenta invece un rischio maggiore, poiché si manifesta senza preavviso e può causare cedimenti improvvisi anche sotto carichi inferiori al limite di snervamento.

Tabella riassuntiva – Differenze principali

Caratteristica Frattura fragile Frattura duttile
Deformazione plastica Elevata Assente o minima
Propagazione della cricca Lenta e progressiva Rapida e improvvisa
Aspetto della superficie Opaco, fibroso, irregolare Lucido, cristallino, piano
Energia assorbita Alta Bassa
Temperatura tipica Elevata Bassa
Avviso prima della rottura Presente Assente
Meccanismo dominante Formazione e coalescenza di microcavità Clivaggio lungo piani cristallografici
Esempi di materiali Acciai dolci, rame, alluminio Vetro, ghisa, ceramiche, acciai temprati

 Prove sperimentali e criteri di valutazione

La valutazione della resistenza alla frattura fragile di un materiale richiede l’impiego di prove sperimentali specifiche e di criteri teorici che ne descrivano il comportamento in presenza di cricche o difetti.
L’obiettivo di queste prove è determinare la tenacità alla frattura, ossia la capacità del materiale di resistere alla propagazione di una cricca sotto carico.

  1. Prove di resilienza

Le prove di resilienza sono tra i metodi più utilizzati per valutare la transizione duttile-fragile nei materiali metallici, in particolare negli acciai.
La prova più comune è la prova Charpy, nella quale una barra intagliata viene colpita da un pendolo che ne provoca la rottura.
L’energia assorbita durante la frattura (espressa in joule) rappresenta la resilienza del materiale.

A temperature elevate, l’energia assorbita è alta e la frattura risulta duttile. A basse temperature, l’energia assorbita diminuisce bruscamente, indicando un comportamento fragile.

Il grafico della resilienza in funzione della temperatura mostra tipicamente una zona di transizione duttile-fragile, che consente di individuare la temperatura di transizione: al di sotto di essa, il materiale è più suscettibile alla frattura fragile.

  1. Prove di tenacità alla frattura

grafico temperatura tenacità
grafico temperatura tenacità

Per caratterizzare in modo più preciso la resistenza alla propagazione della cricca, si utilizzano le prove di meccanica della frattura.
Tali prove forniscono il fattore d’intensità degli sforzi critico (KIC), un parametro che esprime la tenacità alla frattura del materiale.

  1. Criteri energetici e meccanici

Oltre alle prove sperimentali, la frattura fragile viene analizzata attraverso modelli teorici che correlano la resistenza del materiale con l’energia disponibile per la propagazione della cricca.

Criterio di Griffith (1920)
Il criterio energetico proposto da Griffith stabilisce che la frattura si verifica quando l’energia elastica rilasciata dalla propagazione della cricca eguaglia o supera l’energia necessaria per creare nuove superfici di frattura.

Criterio di Irwin (meccanica della frattura elastica lineare)
Irwin ha esteso il modello di Griffith ai metalli e ha introdotto il concetto di fattore d’intensità degli sforzi (K). La frattura si verifica quando K raggiunge il valore critico KIC
Questo approccio permette di prevedere il comportamento alla frattura anche in presenza di carichi complessi e cricche preesistenti.

  1. Analisi micrografica e osservazioni post-frattura

Dopo la prova, l’esame della superficie di frattura al microscopio ottico o elettronico (SEM) consente di identificare il tipo di frattura.

Le prove sperimentali e i criteri di valutazione permettono di determinare la resistenza intrinseca di un materiale alla frattura fragile, di individuare le condizioni di transizione duttile-fragile e di progettare componenti più sicuri.
La combinazione tra analisi sperimentale, modelli teorici e osservazioni microstrutturali rappresenta oggi l’approccio più efficace per prevenire cedimenti improvvisi nei materiali strutturali.

Materiali soggetti a frattura fragile

Non tutti i materiali presentano la stessa tendenza a fratturarsi in modo fragile. Alcuni, per la loro struttura cristallina, la composizione chimica o le condizioni di esercizio, risultano più suscettibili a questo tipo di cedimento. In generale, i materiali con bassa duttilità, elevata rigidità e scarsa capacità di deformazione plastica sono quelli più esposti al rischio di frattura fragile.

  1. Metalli e leghe metalliche

Tra i materiali metallici, la frattura fragile è particolarmente rilevante per:

Acciai al carbonio e acciai legati: a basse temperature o in presenza di tensioni residue possono mostrare una transizione da comportamento duttile a fragile. Questo fenomeno, noto come transizione duttile-fragile, è tipico degli acciai con struttura ferritico-perlitica.

Acciai temprati e acciai ad alta resistenza: il trattamento termico può aumentare la durezza ma ridurre la tenacità, rendendo il materiale più incline alla rottura fragile.

Ghise: in particolare la ghisa grigia, che contiene grafite in forma di lamelle, presenta numerosi punti di concentrazione delle tensioni, favorendo la propagazione rapida delle cricche.

Leghe leggere (come alcune leghe di titanio o alluminio): possono presentare frattura fragile in condizioni di basso tenore di difetti e alte velocità di carico, sebbene generalmente siano più duttili.

  1. Materiali ceramici e vetrosi

I ceramici e i vetri sono materiali intrinsecamente fragili. La loro struttura cristallina rigida e la presenza di legami ionici e covalenti direzionali impediscono lo scorrimento delle dislocazioni, riducendo drasticamente la capacità di deformazione plastica.
Le cricche si propagano con estrema rapidità e il materiale si rompe in modo netto.
Esempi tipici includono:

Vetro comune e vetro borosilicato;
Porcellane tecniche e materiali ceramici ingegneristici;
Ossidi metallici (come Al₂O₃ o ZrO₂ in certe condizioni).

  1. Materiali polimerici

Alcuni polimeri rigidi o amorfi, come il polistirene (PS) o il polimetilmetacrilato (PMMA), possono manifestare un comportamento fragile, specialmente a basse temperature o in presenza di tensioni interne dovute a processi di stampaggio.
In altri casi, la velocità di carico e l’invecchiamento del materiale (ossidazione, perdita di plasticizzanti) riducono la mobilità molecolare, favorendo una rottura fragile.

Strategie di prevenzione della frattura fragile

La prevenzione della frattura fragile rappresenta un obiettivo fondamentale nella progettazione e nell’utilizzo dei materiali strutturali, in particolare per componenti sottoposti a basse temperature o a sollecitazioni d’urto. Le strategie di prevenzione si basano sull’ottimizzazione della microstruttura, del processo produttivo e delle condizioni di esercizio del materiale.

  1. Controllo della composizione e della microstruttura

Riduzione delle impurità e delle inclusioni non metalliche: la presenza di solfuri o ossidi agisce da punti di innesco per la frattura.
Raffinamento del grano cristallino: grani più piccoli migliorano la tenacità, poiché ostacolano la propagazione delle cricche.
Trattamenti termici mirati: tempra e rinvenimento o normalizzazione migliorano l’omogeneità e riducono le tensioni residue.
Alligazione controllata: elementi come il nichel o il molibdeno aumentano la resilienza e la resistenza alla frattura fragile, soprattutto negli acciai.

  1. Controllo delle condizioni operative

Evitare temperature critiche di transizione: i materiali vanno scelti in modo che la temperatura di esercizio sia superiore alla temperatura di transizione duttile-fragile.
Limitare velocità di carico elevate: riducendo la rapidità dell’applicazione del carico si aumenta la capacità di deformazione plastica.
Progettare per evitare concentrazioni di tensione: angoli vivi, tacche e spigoli acuti devono essere eliminati o raccordati.

  1. Prevenzione delle cricche e difetti interni

Controlli non distruttivi (NDT): ultrasuoni, radiografie e magnetoscopie consentono di individuare precocemente difetti interni o superficiali.
Buona qualità della saldatura: la presenza di zone termicamente alterate o tensioni residue può favorire la frattura fragile; è quindi fondamentale controllare i parametri di saldatura.
Rimozione o rilassamento delle tensioni residue: attraverso trattamenti di distensione o ricottura.

  1. Scelta corretta del materiale

La selezione deve basarsi non solo su criteri di resistenza meccanica, ma anche di tenacità alla frattura e comportamento a bassa temperatura.
Materiali con buona energia di frattura (KIC) o con valori elevati nel test Charpy sono preferibili in condizioni di rischio.

Applicazioni  della frattura fragile

La comprensione dei meccanismi e delle condizioni che portano alla frattura fragile è essenziale in numerosi settori ingegneristici, dove la sicurezza strutturale è un requisito imprescindibile. Le analisi di casi reali hanno consentito di sviluppare standard di progetto e protocolli di controllo più rigorosi.

  1. Industria aerospaziale e aeronautica

Nei velivoli, la leggerezza dei materiali è spesso accompagnata da un’elevata rigidità, che può favorire comportamenti fragili. Durante gli anni ’50, i primi jet commerciali de Havilland Comet subirono cedimenti catastrofici dovuti alla concentrazione di tensioni attorno ai finestrini quadrati, che innescarono fratture fragili nei rivestimenti in lega di alluminio.
Questo evento portò alla revisione dei criteri di progettazione e all’adozione di finestre arrotondate e test di fatica più severi.

  1. Ingegneria civile e costruzioni

Nelle strutture metalliche e nei ponti, le fratture fragili possono avere conseguenze devastanti.

Il crollo del Liberty Ship durante la Seconda Guerra Mondiale rappresenta un esempio classico. Migliaia di navi in acciaio saldato si fratturarono improvvisamente in acque fredde, poiché il materiale impiegato non possedeva sufficiente tenacità alla frattura a basse temperature.
Questo caso portò all’introduzione dei test Charpy e all’uso di acciai con migliore comportamento duttile-fragile.

  1. Industria energetica e petrolchimica

Le condotte e i serbatoi sottoposti a pressioni elevate sono particolarmente vulnerabili. Ad esempio nelle tubazioni per il trasporto di gas naturale, la frattura fragile può propagarsi rapidamente lungo la parete metallica.
Per questo si utilizzano acciai microlegati con grani fini e si eseguono controlli non distruttivi periodici per intercettare cricche o difetti.

  1. Impianti nucleari

La sicurezza dei reattori nucleari dipende anche dalla resistenza alla frattura dei materiali del contenitore del nocciolo. Nei reattori ad acqua pressurizzata, l’esposizione prolungata a neutroni può indurre irraggiamento embrittlement, cioè un progressivo aumento della fragilità.  I materiali vengono monitorati mediante campioni test irradiati e sostituiti se superano la temperatura di transizione critica.

  1. Settore automobilistico e ferroviario

Nelle strutture soggette a impatti o vibrazioni ripetute, la prevenzione della frattura fragile è cruciale per la sicurezza.

I telai dei veicoli moderni impiegano acciai ad alta resistenza con microstruttura controllata per garantire un equilibrio tra resistenza e tenacità. Nei carri ferroviari e nelle rotaie, il controllo della qualità metallurgica e la manutenzione preventiva riducono il rischio di cedimenti improvvisi.

Lo studio delle fratture fragili, oltre a essere fondamentale per comprendere i limiti intrinseci dei materiali, ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo della meccanica della frattura e dei criteri di tenacità oggi applicati in tutti i settori industriali. Le lezioni apprese dai casi storici hanno migliorato la sicurezza, la qualità dei materiali e le pratiche di progettazione.

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