Fisica

Flusso turbolento: caratteristiche e applicazioni

il 8 Maggio 2025

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flusso turbolento

Nel contesto della dinamica dei fluidi, il flusso turbolento rappresenta, insieme al flusso laminare uno dei due principali regimi del flusso. La classificazione del moto dei fluidi si deve al fisico irlandese Osborne Reynolds, che nel 1883 condusse un celebre esperimento in cui fece scorrere acqua in un tubo trasparente, iniettandovi un filo di colorante.

A basse velocità, il colorante rimaneva intatto e allineato, segno di un flusso ordinato. Questo regime, oggi noto come flusso laminare, fu contrapposto al comportamento caotico osservato a velocità più elevate, denominato flusso turbolento.

Il flusso turbolento è una forma complessa di movimento dei fluidi, caratterizzata da un comportamento disordinato, imprevedibile e ricco di vortici che si manifestano su diverse scale spaziali e temporali. A differenza del flusso laminare, in cui le particelle del fluido scorrono ordinatamente in strati paralleli, nel flusso turbolento si ha una dinamica caotica in cui le traiettorie si intrecciano, si separano e si riavvolgono continuamente.

L’interesse scientifico per la turbolenza affonda le sue radici nei secoli passati, ma è nel XX secolo che si iniziano a delineare modelli teorici più solidi. Nel 1920, il meteorologo Lewis Fry Richardson introdusse l’idea della cascata di energia, suggerendo che i vortici più grandi trasferiscano energia a vortici sempre più piccoli, in un processo continuo che termina con la dissipazione dell’energia per effetto della viscosità. Celebre è la sua formulazione poetica:

“Big whirls have little whirls, that feed on their velocity;
And little whirls have lesser whirls, and so on to viscosity.”

“I grandi vortici generano vortici più piccoli, che si nutrono della loro velocità;
e i piccoli vortici ne generano altri ancora più piccoli, e così via fino alla viscosità.”

Lewis Fry Richardson anticipò quella che sarebbe diventata, nel 1941, la teoria di Kolmogorov. Secondo Andrej Kolmogorov, nelle regioni sufficientemente lontane dalle sorgenti di turbolenza e dalle pareti, si instaura un comportamento statistico semplice e universale.

In particolare, alle piccole scale, la turbolenza tende a diventare isotropa: le fluttuazioni non mostrano più alcuna direzione preferita, e le proprietà del flusso – come la distribuzione delle velocità o l’intensità dei vortici – risultano statisticamente identiche in tutte le direzioni. Questa condizione, detta flusso isotropo, è un’idealizzazione fondamentale che consente di studiare e modellare la turbolenza con maggiore efficacia, isolando gli effetti caotici interni dal contesto geometrico o dinamico più ampio.

Caratteristiche del flusso turbolento

Il flusso turbolento è una delle manifestazioni più complesse e affascinanti del comportamento dei fluidi. A differenza del flusso laminare, in cui le particelle di fluido si muovono in strati ordinati e paralleli, nel regime turbolento il moto è disordinato, vorticoso e altamente instabile, con fluttuazioni di velocità, pressione e direzione che variano in modo imprevedibile nel tempo e nello spazio.

flusso laminare e flusso turbolento
flusso laminare e flusso turbolento

Una delle principali caratteristiche della turbolenza è la presenza di vortici di varie dimensioni, che interagiscono tra loro in un continuo trasferimento di energia. Questa struttura a vortici è ciò che Richardson e, successivamente, Kolmogorov descrissero come una “cascata” turbolenta in cui l’energia generata a grande scala, ad esempio da un ostacolo nel flusso, viene trasferita verso scale sempre più piccole, fino a quando viene dissipata in calore per effetto della viscosità.

Altre caratteristiche distintive del flusso turbolento includono:

Irregolarità: il moto non è mai esattamente ripetibile, e richiede un approccio statistico per la sua descrizione.
Diffusione intensa: la turbolenza favorisce un rapido mescolamento di sostanze e calore, molto più efficiente rispetto al regime laminare.
Tridimensionalità: il flusso turbolento è intrinsecamente tridimensionale; anche se confinato in canali o condotti, il moto non può essere descritto in due sole dimensioni.
Dipendenza dal numero di Reynolds: la turbolenza si manifesta quando il numero di Reynolds (Re), che rappresenta il rapporto tra forze inerziali e viscose, supera una certa soglia critica (tipicamente Re > 2000 per il flusso in condotto).

Numero di Reynolds

Il numero di Reynolds è adimensionale ed è indicato con Re definito come:
Re= ρVd/μ

dove ρ è la densità del fluido, V la sua velocità, d è la lunghezza caratteristica della superficie attraverso la quale avviene il flusso e μ è la viscosità del fluido che è una grandezza intensiva tipica di ogni fluido. La viscosità è una grandezza che esprime come un fluido possa fluire con facilità.

Il prodotto ρVd rappresenta la forza inerziale del fluido quindi il numero di Reynolds è dato dal rapporto tra le forze che spingono il fluido in avanti e quelle che tendono a rallentarlo ovvero tra le forze d’inerzia e le forze viscose.

Se Re è minore di 2000 il moto è laminare mentre se Re è maggiore di 4000 il moto è turbolento; se 2000 < Re < 4000 allora ci si trova in regime di transizione. Il punto in cui il flusso da laminare si trasforma in turbolento è detto punto critico di Reynolds.

Quest’ultimo è di difficile determinazione e il suo valore è molto influenzato dalla geometria del sistema e dalla natura dei confini in cui si muove il fluido: una superficie ruvida può portare al moto turbolento a valori del numero di Reynold molti minori rispetto a una superficie liscia.

Pertanto, il moto laminare si manifesta tipicamente quando il fluido ha alta viscosità, la velocità del flusso è bassa e il diametro del tubo è piccolo. Comprendere il flusso laminare significa spesso capire quale intervallo di numeri di Reynolds, per l’applicazione in questione, determina una transizione nel campo di flusso da flusso laminare a flusso turbolento.

Flusso turbolento e pressione sanguigna

Nel sistema circolatorio umano, il sangue scorre normalmente in modo laminare, seguendo linee di flusso ordinate, specialmente nei vasi di calibro minore. Tuttavia, in alcune condizioni, ovvero quando il numero di Reynolds supera il valore critico il flusso può diventare turbolento, e questo ha importanti implicazioni fisiologiche in quanto le linee di flusso si disorganizzano, generando vortici e fluttuazioni caotiche.

pressione sanguigna
pressione sanguigna

Questa turbolenza può manifestarsi in particolari circostanze, come ipertensione arteriosa, dove la maggiore velocità del sangue può favorire instabilità nel flusso, stenosi arteriose, cioè restringimenti patologici dei vasi, che costringono il sangue ad accelerare bruscamente e valvole cardiache malfunzionanti, dove il flusso anomalo attraverso le valvole può facilmente diventare turbolento.

Il flusso turbolento non solo aumenta la resistenza idrodinamica, ma può anche contribuire a un’ulteriore elevazione della pressione sanguigna, creando un circolo vizioso in condizioni patologiche. Inoltre, il moto irregolare del sangue può essere rilevato tramite soffi cardiaci, udibili con lo stetoscopio, che rappresentano un’indicazione clinica della presenza di turbolenza.

Comprendere le condizioni che portano al flusso turbolento è quindi essenziale anche per la diagnosi e il trattamento delle malattie cardiovascolari. La dinamica dei fluidi, applicata alla fisiologia, rivela ancora una volta la sua importanza nella descrizione dei fenomeni complessi della natura.

Esempi di flusso turbolento nella vita quotidiana

Numerosi esempi di flusso turbolento si riscontrano sia in fenomeni naturali sia in applicazioni tecnologiche. Un caso emblematico è rappresentato dal moto dell’acqua nei corsi fluviali a forte pendenza o con fondali irregolari: la presenza di ostacoli, curve e variazioni di quota induce instabilità nel flusso, favorendo la formazione di vortici e fluttuazioni caotiche, tipiche della turbolenza. Anche in ambito domestico, l’apertura repentina di un rubinetto può generare un flusso turbolento, specialmente quando il fluido attraversa condotti stretti a velocità elevate.

Un altro esempio significativo si osserva nel moto dell’aria prodotta da un ventilatore. A velocità sostenute, il flusso non mantiene una traiettoria ordinata, ma si mescola con l’ambiente circostante tramite complesse strutture vorticoso-tridimensionali. Analogo comportamento si osserva nel fumo che si solleva da una candela o da una sorgente termica: esso inizialmente segue un flusso laminare che, superata una certa altezza, diventa turbolento.

In ambito atmosferico, il flusso turbolento è presente nelle correnti convettive, nei fronti meteorologici e nelle correnti a getto. Tali fenomeni, soggetti a discontinuità di temperatura, pressione e velocità, generano moti caotici su scale che vanno da pochi metri a centinaia di chilometri. Nella progettazione aeronautica, il flusso d’aria turbolento attorno a un velivolo, in particolare in prossimità del bordo d’attacco o nella scia posteriore, riveste un ruolo cruciale nella determinazione della resistenza aerodinamica e del consumo di carburante.

Nei motori a reazione, infine, il flusso turbolento è essenziale per garantire un’adeguata miscelazione dell’aria con il combustibile nella camera di combustione, contribuendo all’efficienza del processo di combustione stessa. Questi esempi evidenziano come la turbolenza non sia soltanto una sfida teorica, ma anche un elemento cruciale nella comprensione e nella progettazione di sistemi naturali e ingegneristici complessi.

Flusso turbolento in aerodinamica

In aerodinamica, il flusso turbolento influisce in modo decisivo sulle prestazioni e sul comportamento di corpi immersi in un flusso d’aria, come ali di aeroplano, auto da corsa e turbine eoliche. Il passaggio da flusso laminare a flusso turbolento sulla superficie di un profilo aerodinamico modifica drasticamente la distribuzione della pressione e la resistenza aerodinamica.

Sebbene il flusso turbolento generi una maggiore resistenza viscosa, esso può ridurre la resistenza complessiva ritardando il distacco del flusso, mantenendo più a lungo l’aderenza al profilo.

aerodinamica
aerodinamica

Il controllo del flusso turbolento e del punto di transizione è quindi una componente essenziale nella progettazione aerodinamica avanzata e pertanto vengono utilizzate tecniche di controllo del flusso turbolento quali;

Aspirazione del flusso al bordo d’attacco: attraverso piccoli fori o fessure lungo il bordo anteriore dell’ala (o del profilo), si preleva una parte del fluido in movimento, riducendo lo spessore dello strato limite e ritardando il distacco del flusso.

Microtessitura delle superfici: si realizzano micro‑rugosità o pattern a micro‑scala (ad es. dentellature o finiture a “pinna di squalo”) per modificare la struttura dello strato limite, stabilizzare le piccole turbolenze e ridurre la resistenza d’attrito.

Attuatori attivi: dispositivi (come getti d’aria pulsanti, membrane piezoelettriche o flap mobili) integrati nella superficie, capaci di generare sollecitazioni controllate sul flusso. Agendo in tempo reale sulle fluttuazioni del flusso, questi attuatori possono sopprimere vortici indesiderati e mantenere un profilo aerodinamico ottimale.

Tutte queste tecniche hanno in comune l’obiettivo di modificare in modo mirato lo strato limite e la transizione al flusso turbolento, per ridurre la resistenza aerodinamica, migliorare l’efficienza complessiva e, nei casi più avanzati, consentire un controllo adattivo alle condizioni di volo.

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