Fisica

Fluidi non newtoniani: classificazione e applicazioni

il 15 Maggio 2025

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fluidi non newtoniani

Nel vasto panorama della dinamica dei fluidi, uno degli ambiti più affascinanti e meno intuitivi è rappresentato dai fluidi non newtoniani. A differenza dei fluidi newtoniani – come l’acqua, l’aria o l’olio minerale – in cui esiste una relazione lineare tra lo sforzo di taglio applicato e la velocità con cui il fluido si deforma, i fluidi non newtoniani si comportano in modo assai più complesso. In questi materiali, la viscosità – cioè la resistenza del fluido allo scorrimento – non è costante, ma dipende dal modo in cui il fluido viene sollecitato.

Questo comportamento può sembrare, a prima vista, un dettaglio tecnico, ma in realtà ha implicazioni profonde in numerosi ambiti della vita quotidiana e dell’industria. Per esempio, è esperienza comune che alcune salse, come il ketchup, sembrano stentare a uscire dal contenitore finché non si esercita una certa pressione: una volta iniziato il flusso, però, esse scorrono più facilmente. Questo comportamento – chiamato pseudoplasticità – è una delle tante manifestazioni del carattere non newtoniano di certi fluidi.

Altri esempi, ancora più sorprendenti, riguardano materiali che si induriscono bruscamente se sottoposti a uno sforzo improvviso, come accade con alcune sospensioni di amido. Tali materiali, detti dilatanti, sembrano passare da uno stato liquido a uno quasi solido in frazioni di secondo. È su questo principio che si basano alcuni dispositivi di protezione, come i giubbotti antiproiettile morbidi che diventano rigidi al momento dell’impatto.

I fluidi non newtoniani rappresentano dunque un campo in cui la chimica fisica, la reologia e l’ingegneria dei materiali si intrecciano, dando vita a una varietà di fenomeni tanto affascinanti quanto utili. Comprendere la loro natura significa non solo spiegare comportamenti apparentemente bizzarri, ma anche sviluppare soluzioni tecniche innovative in settori come la medicina, la cosmetica, l’industria alimentare e persino la biomeccanica.

Classificazione dei fluidi non newtoniani

L’universo dei fluidi non newtoniani è ampio e variegato, e proprio per questa ricchezza di comportamenti è necessario introdurre una classificazione che aiuti a orientarsi tra le diverse tipologie. A differenza dei fluidi newtoniani, la cui viscosità resta costante indipendentemente dalle sollecitazioni, i fluidi non newtoniani modificano la propria risposta a seconda della velocità di deformazione, del tempo di applicazione dello sforzo o della combinazione di entrambi i fattori.

velocità di taglio in funzione dello sforzo di taglio
velocità di taglio in funzione dello sforzo di taglio

Una prima grande distinzione si basa sul modo in cui la viscosità cambia al variare della velocità di taglio:

Fluidi pseudoplastici

Sono forse i più comuni nella vita quotidiana. In questi materiali, la viscosità diminuisce all’aumentare della velocità di deformazione. Più si agita il fluido, più esso si assottiglia e scorre con maggiore facilità. È il caso di molte emulsioni, del sangue, delle vernici e dei gel cosmetici. Questo comportamento è noto anche come shear-thinning, ed è particolarmente utile per facilitare il pompaggio o la stesura del materiale.

Fluidi dilatanti

Si comportano in maniera opposta. All’aumentare della velocità di deformazione, diventano più viscosi, talvolta fino a comportarsi come un solido. Una classica sospensione dilatante è quella di amido di mais in acqua (nota anche come “Oobleck”), che può apparire liquida a riposo, ma diventa solida se colpita bruscamente. Questo comportamento, detto shear-thickening, è sfruttato per applicazioni di tipo protettivo, ad esempio in tessuti antitrauma.

Un altro criterio fondamentale distingue i fluidi in base alla dipendenza dal tempo:

Fluidi tissotropici

Sono fluidi la cui viscosità diminuisce con il tempo se sottoposti a uno sforzo costante. Un esempio tipico è costituito da certi gel industriali o prodotti cosmetici, che diventano progressivamente più fluidi mentre vengono manipolati o agitati.

Fluidi reopexici

Molto più rari, mostrano un aumento della viscosità nel tempo quando sottoposti a un flusso costante. Si osservano in alcuni sistemi colloidali o sospensioni concentrate.

Infine, esistono fluidi a soglia di snervamento, come i fluidi plastici di Bingham, che si comportano come solidi finché non viene superata una certa soglia di sforzo: al di sotto di essa non scorrono affatto, mentre al di sopra iniziano a fluire. Il dentifricio è un esempio eloquente: non esce dal tubetto finché non viene esercitata una pressione sufficiente.

Questa classificazione non è rigida né esaustiva, ma offre un primo schema per comprendere come e perché certi materiali sfidano le leggi della meccanica classica, costringendoci ad adottare modelli più sofisticati e realistici.

Basi fisico-chimiche del comportamento non newtoniano

Per comprendere appieno il comportamento dei fluidi non newtoniani, è necessario spostarsi dal livello macroscopico, in cui osserviamo variazioni di viscosità e resistenza al flusso, al livello microscopico e molecolare, dove queste proprietà trovano la loro origine. In molti casi, ciò che distingue un fluido non newtoniano da uno newtoniano è la struttura interna del materiale, spesso costituita da particelle sospese, polimeri, micelle o aggregati molecolari.

In un fluido newtoniano, come l’acqua o l’olio minerale, le molecole sono di piccole dimensioni, non interagiscono fortemente tra loro e si muovono in modo abbastanza ordinato sotto l’azione di una forza. Ma nei fluidi non newtoniani, la presenza di elementi strutturati genera una risposta meccanica più complessa. Si pensi a una sospensione colloidale: al variare della velocità di deformazione, le particelle possono aggregarsi o disgregarsi, dando luogo a variazioni nella viscosità apparente.

Nel caso dei fluidi pseudoplastici, per esempio, lunghe catene polimeriche si orientano lungo la direzione del flusso quando sottoposte a sollecitazione, facilitando il movimento e riducendo l’attrito interno. Nei fluidi dilatanti, al contrario, le particelle possono incastrarsi temporaneamente tra loro quando il flusso è troppo veloce, creando una struttura transitoria che oppone maggiore resistenza.

Un altro fattore cruciale è il tempo di risposta delle strutture interne: nei fluidi tissotropici o reopexici, i cambiamenti nella microstruttura non avvengono istantaneamente, ma richiedono tempo. Questo comporta una dipendenza dal tempo del comportamento viscoso, e introduce una memoria del fluido, concetto assente nei modelli classici.

Infine, molti fluidi non newtoniani sono materiali complessi: mescolanze eterogenee in cui coesistono fasi liquide e solide, come nel caso delle emulsioni, delle schiume o dei gel. La loro risposta meccanica riflette non solo la natura chimica dei costituenti, ma anche la loro disposizione spaziale, la forza delle interazioni e la presenza di campi esterni come temperatura o pH.

Esempi di fluidi non newtoniani

Nel nostro quotidiano, spesso senza accorgercene, entriamo in contatto con diversi fluidi non newtoniani che sfidano l’intuizione. Un esempio classico e affascinante è rappresentato dalla sospensione di amido in acqua, spesso indicata come “oobleck” nei contesti divulgativi. Questa miscela, composta da una semplice farina di mais e acqua, si comporta come un liquido quando viene maneggiata lentamente, ma si trasforma in una sostanza dura e resistente se colpita con forza. Questo comportamento, detto dilatante, mostra come l’applicazione rapida di uno sforzo meccanico possa temporaneamente irrigidire la struttura del fluido.

esempi
esempi

Un altro esempio comune è il ketchup, la cui densità elevata rende difficile la fuoriuscita dalla bottiglia a riposo. Tuttavia, quando viene agitato o scosso, il ketchup scorre più facilmente: un comportamento tipico dei fluidi pseudoplastici, la cui viscosità diminuisce con l’aumentare della velocità di taglio. Anche la vernice, alcuni cosmetici e i gel per capelli rientrano in questa categoria, e sono progettati per essere facilmente applicabili sotto sollecitazione, ma stabili una volta a riposo.

Tra i fluidi tissotropici, che diventano meno viscosi se agitati ma recuperano la viscosità nel tempo a riposo, si possono citare lo yogurt, la maionese o alcune argille industriali. Il comportamento opposto, reopexico, è meno comune ma si osserva ad esempio in alcune sospensioni di particelle finissime, come i fanghi di perforazione, che diventano più viscidi man mano che vengono agitati.

Persino i fluidi biologici, come il sangue, mostrano proprietà non newtoniane. A basse velocità di scorrimento, i globuli rossi tendono ad aggregarsi, rendendo il sangue più viscoso; ma quando il flusso aumenta, questi aggregati si disgregano e la viscosità diminuisce, facilitando la circolazione.

Infine, nei processi industriali si incontrano moltissimi esempi di fluidi non newtoniani, dalle sospensioni cementizie ai polimeri fusi, fino agli slurry minerari. In questi casi, comprendere e controllare il comportamento reologico del fluido è essenziale per garantire la stabilità, la lavorabilità e la sicurezza delle applicazioni.

Utilizzi e applicazioni tecnologiche dei fluidi non newtoniani

La comprensione del comportamento dei fluidi non newtoniani non è solo un esercizio teorico, ma rappresenta un pilastro fondamentale in numerosi settori industriali e tecnologici. Le proprietà reologiche peculiari di questi materiali — come la tissotropia, la reopessia, la pseudoplasticità o il comportamento plastico — vengono sfruttate per migliorare la lavorabilità, la stabilità e le prestazioni di prodotti in ambiti molto diversi.

Il comportamento unico dei fluidi non newtoniani ha trovato applicazione in numerosi ambiti della tecnologia, dell’industria e persino della sicurezza personale. Una delle aree più sorprendenti è quella della protezione balistica e dell’abbigliamento tecnico. Alcuni materiali a base di fluidi dilatanti, incorporati in fibre tessili, vengono impiegati per realizzare giubbotti antiproiettile flessibili, protezioni per motociclisti o divise per forze dell’ordine e atleti, che restano morbidi durante il movimento normale ma si irrigidiscono istantaneamente sotto l’impatto di un colpo o di una caduta.

Campo biomedico

Nel campo biomedico, la conoscenza delle proprietà non newtoniane del sangue è cruciale per la progettazione di dispositivi come cuori artificiali, pompe per infusione o protesi vascolari, dove una modellazione accurata della viscosità dinamica migliora la funzionalità e riduce i rischi. Anche nei cosmetici e prodotti per la cura personale, la reologia dei fluidi è attentamente studiata per garantire una stesura uniforme, gradevole al tatto e stabile nel tempo.

In ambito farmaceutico e biomedicale, i fluidi non newtoniani trovano impiego in idrogel, sospensioni iniettabili e dispositivi di rilascio controllato, dove il comportamento sotto sforzo può regolare la somministrazione del principio attivo. Nei processi di stampa 3D, la corretta progettazione di inchiostri reologicamente complessi è essenziale per garantire precisione, adesione e stabilità dimensionale durante la deposizione.

Settore alimentare

Nel settore alimentare, ad esempio, la consistenza di yogurt, salse e creme è governata da caratteristiche non newtoniane. La pseudoplasticità permette una facile erogazione del prodotto quando viene agitato o spremuto, seguita da un rapido ritorno alla viscosità iniziale che ne garantisce la stabilità sul piatto o sul cucchiaio. Similmente, nei cosmetici e nei prodotti per la cura personale, la scelta di un fluido tissotropico consente un’applicazione scorrevole e piacevole al tatto, con una struttura che si ricompone subito dopo l’uso.

Settore edile

Nel settore edile, le vernici, i cementi autolivellanti e molte malte sono fluidi non newtoniani: la loro corretta applicazione dipende dalla riduzione temporanea della viscosità durante la posa, seguita da un rapido indurimento. Anche nei processi minerari e petroliferi, si usano fanghi e slurry reopexici che diventano più viscosi nel tempo per favorire il trasporto di materiali sospesi o la stabilità del pozzo.

 Settore petrolchimico

Nel settore petrolchimico e delle perforazioni, i fanghi di trivellazione mostrano comportamento plastico o tissotropico e devono essere progettati per trasportare i detriti dal fondo del pozzo mantenendo nel contempo la stabilità del foro. Analogamente, nei materiali da costruzione come vernici, malte e cementi autolivellanti, la risposta reologica del fluido influenza la lavorabilità, l’applicazione e la resa finale.

Anche in campo aerospaziale e automobilistico, lubrificanti e fluidi magnetoreologici non newtoniani sono sviluppati per reagire dinamicamente a sollecitazioni meccaniche o campi esterni, migliorando l’efficienza, il controllo e la sicurezza dei sistemi.

Infine, la robotica soft e la meccatronica iniziano a esplorare fluidi a comportamento reologico variabile per sviluppare dispositivi intelligenti, attuatori flessibili e sistemi di risposta meccanica adattativa.

Tutti questi esempi evidenziano quanto i fluidi non newtoniani siano ormai parte integrante della nostra vita quotidiana e dei processi industriali avanzati. La loro comprensione e il loro controllo rappresentano una delle frontiere più stimolanti dell’ingegneria dei materiali e della fisica applicata, dove la scienza reologica diventa strumento chiave per l’innovazione.

Implicazioni reologiche e modellizzazione matematica dei fluidi non newtoniani

La comprensione del comportamento dei fluidi non newtoniani richiede l’adozione di modelli matematici che vadano oltre la legge di Newton, la quale descrive una relazione lineare tra lo sforzo di taglio e la velocità di deformazione. Nei fluidi non newtoniani, questa relazione è spesso non lineare o dipendente dal tempo, rendendo necessaria l’applicazione di modelli reologici più complessi.

Uno dei modelli più utilizzati è l’equazione di Herschel-Bulkley, che generalizza il comportamento dei fluidi includendo sia una soglia di snervamento (come nel modello di Bingham) sia una dipendenza non lineare tra lo sforzo di taglio e la velocità di deformazione. Questo modello è particolarmente utile per descrivere fluidi che mostrano sia un comportamento plastico che pseudoplastico o dilatante.

Un altro modello significativo è l’equazione di Casson, adottata dall’International Organization for Standardization (ISO) per descrivere il comportamento di fluidi come il sangue, che presenta una viscosità variabile in funzione della velocità di taglio e una soglia di snervamento.

La modellizzazione matematica dei fluidi non newtoniani è fondamentale in numerose applicazioni pratiche. Ad esempio, nella progettazione di pompe peristaltiche utilizzate in ambito biomedicale o industriale, è essenziale prevedere come il fluido risponderà alle sollecitazioni meccaniche per garantire un funzionamento efficiente e sicuro.

Inoltre, la reologia dei fluidi non newtoniani è cruciale nella formulazione di prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici, dove la consistenza e la stabilità del prodotto dipendono strettamente dalle sue proprietà viscoelastiche. La capacità di modellare e prevedere il comportamento di questi fluidi consente di ottimizzare i processi di produzione e garantire la qualità del prodotto finale.

Tecniche sperimentali per la caratterizzazione reologica dei fluidi non newtoniani

La caratterizzazione dei fluidi non newtoniani richiede strumenti e metodologie in grado di cogliere le complesse relazioni tra sforzo di taglio, velocità di deformazione e comportamento nel tempo. A tal fine, la reologia sperimentale si avvale di una serie di tecniche che permettono di quantificare la risposta del materiale a differenti condizioni di sollecitazione.

Uno degli strumenti più comuni è il reometro rotazionale, che consente di applicare una gamma controllata di velocità di taglio o stress e di misurare la risposta del fluido. Questo tipo di analisi è utile per determinare curve di flusso, individuare eventuali soglie di snervamento e valutare la viscosità apparente in funzione della sollecitazione meccanica. I reometri possono essere dotati di geometrie diverse — come cilindri concentrici, piatti paralleli o coni — ciascuna adatta a specifici tipi di fluidi e condizioni sperimentali.

Analisi viscoelastiche

Accanto ai reometri, si utilizzano strumenti per analisi viscoelastiche, come i test a oscillazione, che permettono di indagare le componenti elastiche e viscose del materiale. Queste prove, in cui si impone una sollecitazione periodica al campione, sono fondamentali per i fluidi che mostrano comportamento dipendente dal tempo, come i fluidi tissotropici o reopettici. L’analisi dei moduli di conservazione (G’) e di perdita (G”) offre indicazioni sulla struttura interna del fluido e sulle sue capacità di accumulare o dissipare energia.

Microscopica a flusso

Un’altra tecnica importante è la microscopica a flusso (flow birefringence), che consente di osservare l’orientamento molecolare sotto sollecitazione nei fluidi complessi come soluzioni polimeriche o colloidi. In modo analogo, la spettroscopia NMR (risonanza magnetica nucleare) può essere impiegata per visualizzare profili di velocità e gradienti di viscosità all’interno di fluidi non newtoniani in movimento.

Infine, tecniche avanzate come la Particle Image Velocimetry (PIV) permettono la visualizzazione e la misurazione dei campi di velocità nei flussi non newtoniani, fornendo una rappresentazione dettagliata del comportamento del fluido in geometrie complesse.

L’insieme di queste tecniche offre una visione completa del comportamento reologico dei fluidi non newtoniani, consentendo di costruire modelli affidabili e di applicare tali conoscenze nella progettazione di processi industriali, biomedicali e tecnologici.

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