Fisica

Esperimento della doppia fenditura

il 17 Giugno 2025

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esperimento della doppia fenditura

L’esperimento della doppia fenditura è uno dei più celebri esperimenti della storia della fisica che è stato in grado di mettere in discussione le nostre intuizioni più profonde sulla natura della realtà. Nato all’inizio dell’Ottocento grazie al fisico inglese Thomas Young, l’esperimento fu originariamente concepito per risolvere un dibattito cruciale del tempo: la luce è composta da particelle, come sosteneva Newton, o si comporta come un’onda, come suggerivano Huygens e altri teorici dell’epoca?

Nel 1801, Young realizzò un semplice ma ingegnoso apparato per realizzare l’esperimento della doppia fenditure: una sorgente luminosa faceva passare la luce attraverso due strette fenditure parallele, proiettandola su uno schermo. Il risultato fu sorprendente: non due bande luminose corrispondenti alle fenditure, ma una serie di frange regolari, costituite da massimi e minimi di intensità luminosa, tipiche dell’interferenza tra onde. L’esperimento della doppia fenditura forniva così una prova diretta della natura ondulatoria della luce, segnando una svolta epocale nel campo dell’ottica.

Tuttavia, più di un secolo dopo, con l’avvento della meccanica quantistica, l’esperimento della doppia fenditura assunse un significato ancora più profondo. Quando fu ripetuto con particelle di materia, come elettroni, protoni e perfino molecole complesse, rivelò un comportamento duale e controintuitivo, suggerendo che ogni particella, nel regno microscopico, può comportarsi come un’onda. L’esperimento della doppia fenditura divenne così una chiave di accesso al mondo quantistico, rivelando non solo il mistero dell’interferenza, ma anche il delicato ruolo dell’osservatore nel determinare la realtà fisica.

L’esperimento classico di Young

Agli inizi del XIX secolo, il dibattito sulla natura della luce era ancora aperto. Da un lato vi era la teoria corpuscolare di Isaac Newton, secondo la quale la luce era costituita da particelle; dall’altro, l’ipotesi ondulatoria proposta da Christiaan Huygens, che considerava la luce come un’onda in grado di propagarsi in un mezzo ipotetico, l’etere.

Nel 1801, Thomas Young presentò alla Royal Society i risultati dell’esperimento della doppia fenditura che avrebbe avuto conseguenze decisive. Il suo scopo era dimostrare che la luce si comportava come un’onda, e per farlo mise a punto un apparato semplice ma estremamente efficace: una sorgente luminosa coerente ottenuta facendo passare la luce solare attraverso un piccolo foro o una fenditura illuminava uno schermo con due sottili fenditure parallele, separate da una distanza molto piccola. Dietro le fenditure veniva posto un secondo schermo su cui la luce si proiettava.

frange di interferenza
frange di interferenza

Se la luce fosse stata composta da particelle, ci si sarebbe aspettato di osservare sullo schermo due sole regioni illuminate, corrispondenti alla proiezione diretta delle due fenditure. Tuttavia, ciò che Young  osservò, dall’esperimento della doppia  fenditura, fu una serie di frange luminose equidistanti, separate da regioni scure: un chiaro segno di interferenza, un fenomeno tipico delle onde. Le onde provenienti dalle due fenditure si sovrapponevano: dove le creste delle onde coincidevano, si verificava un’interferenza costruttiva, generando zone luminose; dove una cresta incontrava un ventre, l’interferenza era distruttiva e dava luogo a zone d’ombra.

Il risultato dell’esperimento della doppia fenditura non solo metteva in crisi la teoria corpuscolare, ma forniva una prova convincente della natura ondulatoria della luce. L’esperimento fu accolto con iniziale scetticismo da parte di molti fisici dell’epoca, influenzati dall’autorità di Newton, ma col tempo si affermò come una delle più eleganti dimostrazioni del comportamento ondulatorio della radiazione luminosa.

Young riuscì anche a dedurre, grazie alle frange di interferenza, una stima della lunghezza d’onda della luce visibile, collocandola correttamente nell’ordine di centinaia di nanometri. Con queste osservazioni, l’esperimento della doppia fenditura assumeva già un valore fondamentale nella fisica classica, molto prima che il mondo quantistico lo rendesse ancora più affascinante e misterioso.

Interpretazione ondulatoria nell’esperimento della doppia fenditura

L’esperimento della doppia fenditura, nel suo contesto originario, rappresenta una manifestazione diretta del principio di sovrapposizione delle onde. Secondo questo principio, quando due onde si incontrano nello spazio, i loro effetti si sommano: se le oscillazioni sono in fase cioè le creste coincidono, si rafforzano reciprocamente dando luogo a un’interferenza costruttiva; se sono in opposizione di fase, si cancellano parzialmente o completamente, generando un’interferenza distruttiva.

Nel caso della luce, ogni fenditura agisce come una nuova sorgente coerente di onde luminose. La sovrapposizione di queste onde dà origine a un pattern di frange luminose e scure sullo schermo, che riflette le condizioni di interferenza in ciascun punto. La posizione delle frange dipende dalla differenza di cammino ottico tra le due onde che giungono da ciascuna fenditura.

Matematicamente, la condizione per l’interferenza costruttiva che corrisponde alle frange luminose è:
Δs = d sin θ = mλ

mentre la condizione per l’interferenza distruttiva che corrisponde alle frange scure è:
Δs = d sin θ = (m + 1/2) λ
dove:

Δs = è la differenza di cammino,

d è la distanza tra le fenditure,

θ è l’angolo rispetto alla direzione perpendicolare allo schermo,

m è un numero intero detto ordine dell’interferenza,

λ è la lunghezza d’onda della luce.

Questo comportamento era pienamente compatibile con la teoria ondulatoria di Huygens, secondo la quale ogni punto di un fronte d’onda si comporta come una sorgente di onde secondarie. L’interferenza osservata costituiva quindi una conferma sperimentale del modello ondulatorio, e aprì la strada a una comprensione più approfondita dei fenomeni ottici, come la diffrazione e la polarizzazione.

L’esperimento della doppia fenditura, nella sua interpretazione classica, divenne un caposaldo della fisica ondulatoria, ponendo le basi per lo studio della luce come fenomeno ondulatorio ben prima che si conoscessero le equazioni di Maxwell. La sua semplicità e potenza esplicativa ne fanno tuttora un modello didattico essenziale per comprendere la natura della luce.

Il dualismo onda-particella

L’esperimento della doppia fenditura, inizialmente formulato per indagare la natura della luce, avrebbe trovato una nuova e sorprendente interpretazione con l’avvento della meccanica quantistica. Agli inizi del XX secolo, l’idea che la luce fosse esclusivamente un’onda fu messa in discussione da una serie di risultati sperimentali, tra cui l’effetto fotoelettrico, spiegato da Albert Einstein nel 1905 introducendo il concetto di quanto di luce, o fotone. Secondo questa visione, la luce si comportava in alcuni fenomeni come un insieme di particelle.

Ma la vera rivoluzione concettuale arrivò quando si scoprì che non solo la luce, ma anche la materia può mostrare un comportamento ondulatorio. Nel 1924, il fisico francese Louis de Broglie propose che ogni particella dotata di quantità di moto possiede un’onda associata, con lunghezza d’onda data dalla relazione:
λ = h/p

dove λ è la lunghezza d’onda, h è la costante di Planck e p è la quantità di moto della particella. Questa ipotesi, confermata sperimentalmente pochi anni dopo da Davisson e Germer con l’interferenza di elettroni, sancì la nascita del dualismo onda-particella: un principio cardine della meccanica quantistica secondo cui entità come fotoni, elettroni e perfino atomi interi possono manifestare tanto proprietà ondulatorie quanto corpuscolari, a seconda delle condizioni sperimentali.

dualismo onda particella
dualismo onda-particella

In questo contesto, l’esperimento della doppia fenditura assume un significato straordinario: ripetendolo con particelle di materia, come elettroni inviati uno alla volta, si continua a osservare un pattern di interferenza sullo schermo. È come se ciascun elettrone interferisse con sé stesso, passando contemporaneamente da entrambe le fenditure, come farebbe un’onda. Tuttavia, nel momento in cui si tenta di determinare da quale fenditura sia realmente passato, il comportamento ondulatorio scompare, e il pattern di interferenza è sostituito da due semplici bande, coerenti con un comportamento corpuscolare.

Il dualismo onda-particella non rappresenta solo una curiosità concettuale: è una delle chiavi più profonde e misteriose della fisica moderna, e l’esperimento della doppia fenditura è la sua dimostrazione più spettacolare.

Formulazione quantistica dell’esperimento

Con l’avvento della meccanica quantistica, l’esperimento della doppia fenditura è stato reinterpretato in un quadro teorico completamente nuovo, in cui le particelle non seguono più traiettorie definite, ma sono descritte da funzioni d’onda che racchiudono tutte le informazioni sul loro stato.

Nel formalismo quantistico, una particella come un elettrone è rappresentata da una funzione d’onda ψ(x,t) che evolve nel tempo secondo l’equazione di Schrödinger. Quando un elettrone si avvicina alla barriera con due fenditure, la sua funzione d’onda si “propaga” attraverso entrambe, come farebbe un’onda classica, e la probabilità P di rilevarlo in un certo punto dello schermo di osservazione è data dal modulo della funzione d’onda al quadrato:

P (x)=∣ψ(x)∣2

probabilità della funzione donda
probabilità della funzione d’onda

La struttura del pattern d’interferenza osservato è quindi il risultato dell’interferenza tra due ampiezze di probabilità, corrispondenti ai due possibili cammini dell’elettrone attraverso ciascuna fenditura. È fondamentale sottolineare che, fino a quando non si esegue una misura per determinare il percorso della particella, la funzione d’onda considera simultaneamente entrambe le possibilità.

Il fenomeno quantistico diventa ancora più sorprendente quando si inviano gli elettroni uno alla volta. In questo caso, ogni particella lascia una singola traccia sullo schermo, ma dopo un numero sufficiente di eventi, riemerge lo stesso pattern d’interferenza osservato con fasci continui. Questo risultato sfida qualsiasi spiegazione classica: non si può più dire che l’elettrone sia passato da una fenditura o dall’altra; il concetto stesso di traiettoria perde significato.

Se invece si introduce un apparato di misura capace di rilevare il percorso seguito da ciascun elettrone, l’interferenza scompare e sullo schermo appaiono due bande distinte. L’atto della misura “collassa” la funzione d’onda, costringendo il sistema a scegliere un esito tra i possibili. Questo aspetto riflette il ruolo cruciale dell’osservatore nella meccanica quantistica e ha portato a numerose interpretazioni filosofiche e fisiche del fenomeno.

L’esperimento della doppia fenditura, formulato in termini quantistici, rivela l’intrinseca natura probabilistica della realtà a scala microscopica. Nessun altro esperimento, come sostenne Richard Feynman, mostra in modo così chiaro e profondo l’essenza della meccanica quantistica.

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