Effetto tunnel
L’effetto tunnel, o tunnel quantistico, è uno dei fenomeni più affascinanti e controintuitivi della meccanica quantistica. Esso descrive la capacità di una particella di attraversare una barriera di energia potenziale che, secondo la fisica classica, non potrebbe superare poiché priva dell’energia necessaria.
Nel mondo quantistico, infatti, le particelle non si comportano come semplici punti materiali, ma possiedono anche proprietà ondulatorie descritte dalla funzione d’onda. Ciò permette loro di “penetrare” all’interno di una barriera e, con una certa probabilità, comparire sul lato opposto.
Il fenomeno dell’effetto tunnel rappresenta uno dei pilastri della fisica moderna ed è alla base di numerosi processi naturali e tecnologici, dal decadimento radioattivo al funzionamento di dispositivi elettronici avanzati. Per molto tempo il tunneling quantistico è stato interpretato come un fenomeno riguardante singole particelle, come elettroni o particelle alfa.
Il modello teorico classico prevede infatti che la funzione d’onda della particella diminuisca esponenzialmente all’interno della barriera, lasciando comunque una piccola probabilità di attraversamento. Questo meccanismo spiega, ad esempio, l’emissione di particelle alfa dai nuclei radioattivi.
Negli ultimi decenni, tuttavia, gli studi sperimentali hanno mostrato che anche sistemi costituiti da un enorme numero di particelle possono manifestare comportamenti di tunneling quantistico collettivo. Un importante riconoscimento in questo campo è arrivato con il Premio Nobel per la Fisica 2025, assegnato a John Clarke, Michel Devoret e John Martinis per i loro studi sui circuiti superconduttori.
I ricercatori hanno dimostrato che elettroni superconduttori, comportandosi come un sistema quantistico collettivo, possono attraversare per effetto tunnel una barriera energetica tra due stati quantistici.
Questo riconoscimento si collega idealmente al Premio Nobel per la Fisica 1973, assegnato a Leo Esaki, Ivar Giaever e Brian Josephson per le loro ricerche sull’effetto tunnel nei semiconduttori e nei superconduttori, nonché per la previsione delle celebri giunzioni Josephson, fondamentali nell’elettronica quantistica moderna.
Funzione d’onda e origine dell’effetto tunnel
L’effetto tunnel quantistico si verifica quando la funzione d’onda associata a una particella si estende all’interno e oltre una barriera di energia potenziale. In meccanica quantistica, infatti, una particella non viene descritta come un semplice punto materiale, ma attraverso una funzione matematica che rappresenta la probabilità di trovarla in una determinata regione dello spazio.
Quando la particella incontra una barriera energetica, la funzione d’onda non si annulla improvvisamente al confine, come previsto dalla fisica classica. Essa penetra invece all’interno della barriera diminuendo in modo esponenziale. Se la barriera è sufficientemente sottile, la funzione d’onda può mantenere un valore diverso da zero anche oltre la barriera stessa, rendendo possibile il rilevamento della particella sul lato opposto.
Il fenomeno non implica che la particella “rompa” fisicamente la barriera, ma che esista una probabilità quantistica di attraversamento, impossibile da spiegare con la meccanica classica.
L’equazione di Schrödinger
La descrizione matematica del tunneling quantistico deriva dall’equazione di Schrödinger dovuta al fisico austriaco Erwin Schrödinger la cui forma più comune associata all’effetto tunnel è:
dove:

ψ(x) = funzione d’onda della particella, che descrive la probabilità di trovarla in una certa posizione;
m = massa della particella;
V(x) = energia potenziale associata alla barriera;
E = energia totale della particella;
ℏ= costante di Planck ridotta, definita come: ℏ=h/2π
∇2ψ rappresenta il laplaciano della funzione d’onda che tiene conto delle variazioni della funzione d’onda nelle tre coordinate spaziali x, y e z.
Nel caso dell’effetto tunnel attraverso una barriera piana si utilizza spesso una versione semplificata in una sola dimensione, in cui il laplaciano viene sostituito dalla derivata seconda rispetto a x
Le soluzioni di questa equazione permettono di determinare la funzione d’onda della particella e quindi la distribuzione di probabilità associata alla sua posizione.
Nel caso di una barriera di potenziale, la soluzione mostra che la funzione d’onda decade esponenzialmente all’interno della barriera anziché annullarsi completamente. Questo comportamento rappresenta la base teorica dell’effetto tunnel.
La natura delle barriere energetiche
Il concetto di barriera energetica è fondamentale per comprendere il tunneling quantistico. Un’analogia intuitiva consiste nell’immaginare una collina: nella fisica classica, una particella con energia insufficiente non potrebbe mai raggiungere il lato opposto.

Nel mondo quantistico, invece, le particelle possiedono proprietà ondulatorie che consentono la cosiddetta penetrazione della barriera. Le barriere di potenziale vengono spesso rappresentate come muri energetici che una particella dovrebbe teoricamente superare solo possedendo energia sufficiente. Tuttavia, grazie all’effetto tunnel, l’attraversamento può avvenire anche quando tale energia non è disponibile.
Quando una particella si avvicina alla barriera, essa viene descritta da una funzione d’onda di particella libera; all’interno della barriera, la funzione assume invece un andamento esponenzialmente decrescente.
Il ruolo della costante di Planck
Nel fenomeno del tunneling compare la costante di Planck h, una delle costanti fondamentali della fisica moderna. Essa compare sia nell’equazione di Schrödinger sia nella quantizzazione dell’energia introdotta da Max Planck.
La presenza della costante di Planck evidenzia il carattere strettamente quantistico del fenomeno: all’aumentare delle dimensioni macroscopiche degli oggetti, gli effetti legati a h diventano trascurabili, motivo per cui l’effetto tunnel non viene osservato nella vita quotidiana.
Probabilità di attraversamento
La probabilità che una particella attraversi una barriera viene descritta dal coefficiente di trasmissione. In molte situazioni esso può essere approssimato attraverso il rapporto tra le ampiezze della funzione d’onda all’ingresso e all’uscita della barriera.
Una forma semplificata del coefficiente di trasmissione è:
T≈ e−2κa
dove a rappresenta lo spessore della barriera e κ dipende dalla massa della particella, dalla sua energia e dall’altezza della barriera di potenziale.
La probabilità di tunneling diminuisce rapidamente all’aumentare dello spessore della barriera e della massa della particella, mentre aumenta per particelle leggere come gli elettroni.
Dipendenza dalla massa e dall’energia
La probabilità che una particella attraversi una barriera mediante effetto tunnel dipende da diversi fattori fisici, tra cui la massa della particella, la sua energia e le caratteristiche della barriera stessa. In generale, il fenomeno risulta tanto più probabile quanto più la particella è leggera e quanto più sottile è la barriera di potenziale.
Influenza della massa della particella sull’effetto tunnel
La massa gioca un ruolo fondamentale nel tunneling quantistico. Particelle molto leggere, come gli elettroni, mostrano elevate probabilità di attraversamento, mentre per particelle più pesanti il fenomeno diventa rapidamente meno probabile.
Questo comportamento deriva dal fatto che la funzione d’onda decade più rapidamente all’interno della barriera quando aumenta la massa della particella. Di conseguenza, la probabilità di trovare la particella oltre la barriera diminuisce in modo esponenziale.
Per questo motivo l’effetto tunnel è facilmente osservabile su scala atomica e subatomica, ma è praticamente assente nella vita quotidiana: oggetti macroscopici, costituiti da enormi quantità di materia, possiedono masse troppo elevate affinché il tunneling abbia probabilità apprezzabili.
Influenza dell’energia della particella
Anche l’energia della particella influenza fortemente il fenomeno. Quanto più l’energia della particella si avvicina all’altezza della barriera di potenziale, tanto maggiore sarà la probabilità di attraversamento.
Nella fisica classica, una particella con energia inferiore alla barriera non potrebbe oltrepassarla. In meccanica quantistica, invece, esiste sempre una probabilità non nulla di tunneling, anche se tale probabilità diminuisce rapidamente quando la differenza tra energia della barriera ed energia della particella aumenta.
Altezza e spessore della barriera
Oltre alla massa e all’energia, risultano fondamentali anche le caratteristiche della barriera di potenziale.
Una barriera più alta riduce la probabilità di tunneling. Una barriera più spessa aumenta il decadimento della funzione d’onda all’interno della barriera mentre se è più sottile favorisce l’attraversamento.
La funzione d’onda, infatti, diminuisce esponenzialmente mentre attraversa la barriera. Se lo spessore è limitato, una parte della funzione d’onda può ancora emergere dal lato opposto.
Effetto tunnel nel decadimento radioattivo
Una delle prime e più importanti conferme sperimentali dell’effetto tunnel quantistico riguarda il decadimento radioattivo alfa, un processo in cui nuclei atomici instabili emettono particelle alfa, costituite da due protoni e due neutroni.
Dal punto di vista classico, questo fenomeno rappresentava un problema difficile da spiegare. Le particelle alfa si trovano infatti all’interno del nucleo atomico, dove sono trattenute dall’intensa forza nucleare forte. Attorno al nucleo esiste però anche una barriera di potenziale dovuta alla repulsione elettrostatica tra le cariche positive della particella alfa e quelle del nucleo residuo.
Classicamente, una particella alfa con energia inferiore alla barriera coulombiana non dovrebbe riuscire a fuoriuscire dal nucleo. Tuttavia, sperimentalmente si osserva che il decadimento avviene spontaneamente.
La spiegazione arriva dalla meccanica quantistica: la particella alfa possiede una funzione d’onda che può penetrare nella barriera di potenziale. Sebbene la probabilità sia relativamente piccola, esiste comunque una possibilità non nulla che la particella attraversi la barriera mediante effetto tunnel e venga emessa all’esterno del nucleo.
La barriera coulombiana
Nel decadimento alfa, la barriera che la particella deve attraversare è chiamata barriera coulombiana, poiché deriva dalla repulsione elettrica tra cariche positive.
L’energia potenziale elettrostatica può essere descritta dalla legge di Coulomb:

dove:
U(E) è l’energia potenziale elettrica;
q e Q rappresentano i numeri atomici delle cariche coinvolte;
e è la carica elementare;
r è la distanza tra le cariche;
ε0 è la permittività elettrica del vuoto.
La particella alfa non possiede normalmente energia sufficiente per superare questa barriera secondo le leggi classiche, ma il tunneling quantistico rende possibile l’emissione.
Probabilità di decadimento
La probabilità che una particella alfa riesca a fuoriuscire dal nucleo dipende fortemente dall’altezza e dallo spessore della barriera e dall’energia della particella alfa.
Piccole variazioni di energia producono enormi differenze nei tempi di decadimento. Questo spiega perché alcuni isotopi decadano in frazioni di secondo, mentre altri possano avere tempi di decadimento di milioni o miliardi di anni.
La relazione tra energia della particella alfa e costante di decadimento fu descritta dalla legge di Geiger-Nuttall.
Importanza storica
L’interpretazione del decadimento alfa tramite effetto tunnel rappresentò una delle prime grandi applicazioni della meccanica quantistica alla fisica nucleare. Negli anni Venti, il fenomeno venne spiegato indipendentemente da George Gamow e dai fisici Ronald Gurney e Edward Condon.
Il loro lavoro dimostrò che il tunneling quantistico non era soltanto una curiosità matematica, ma un fenomeno reale capace di spiegare processi fisici osservabili in natura.
Fusione nucleare nelle stelle
L’effetto tunnel quantistico svolge un ruolo fondamentale anche nei processi di fusione nucleare stellare, che sono alla base dell’energia prodotta dal Sole e dalla maggior parte delle stelle dell’Universo.
In condizioni classiche, due nuclei atomici positivi tendono a respingersi a causa della repulsione elettrostatica (forza di Coulomb). Questa repulsione genera una barriera energetica che, a temperature stellari “ordinarie”, sarebbe troppo elevata per essere superata. Di conseguenza, senza ulteriori effetti, i nuclei non dovrebbero riuscire ad avvicinarsi abbastanza da interagire tramite la forza nucleare forte, che invece è attrattiva e dominante a distanze estremamente piccole.
La barriera coulombiana tra i nuclei
Quando due nuclei si avvicinano, l’energia potenziale elettrostatica aumenta secondo la legge di Coulomb in cui q e Q sono positivi, poiché si tratta di nuclei atomici. Questa repulsione crea una barriera energetica detta barriera coulombiana, che i nuclei dovrebbero teoricamente superare per entrare nel raggio d’azione della forza nucleare forte.
Il ruolo della temperatura stellare
Nel nucleo delle stelle, le temperature raggiungono valori dell’ordine di milioni di kelvin, conferendo ai nuclei un’elevata energia cinetica. Tuttavia, anche queste energie non sarebbero sufficienti, secondo la fisica classica, per superare completamente la barriera coulombiana tra nuclei leggeri come i protoni eppure la fusione avviene e la spiegazione risiede proprio nell’effetto tunnel quantistico.
Effetto tunnel e fusione nucleare
Grazie alla natura ondulatoria delle particelle, descritta dalla funzione d’onda, esiste una probabilità non nulla che due nuclei riescano a “penetrare” la barriera coulombiana senza superarla energeticamente.
In altre parole, anche quando l’energia dei nuclei è inferiore alla barriera, la funzione d’onda può estendersi attraverso la regione proibita e permettere l’interazione nucleare.
Questo processo è estremamente raro per una singola coppia di nuclei, ma diventa significativo nel contesto stellare, dove il numero di particelle è enorme.
Avvicinamento e forza nucleare forte
Una volta che due nuclei riescono ad avvicinarsi abbastanza da entrare nel raggio d’azione della forza nucleare forte, questa interazione supera la repulsione elettrostatica e li lega insieme, dando inizio alla fusione.
Nel caso del Sole, il processo più importante è la fusione dell’idrogeno in elio attraverso la catena protone-protone.
Importanza astrofisica dell’effetto tunnel
L’effetto tunnel è quindi essenziale per la stabilità e la durata delle stelle. Senza questo fenomeno la probabilità di fusione sarebbe estremamente più bassa e le stelle non riuscirebbero a sostenere la loro luminosità attuale e l’evoluzione chimica dell’Universo sarebbe profondamente diversa.
In sintesi, il tunneling quantistico rende possibile la fusione nucleare a temperature inferiori a quelle richieste dalla sola fisica classica, permettendo alle stelle di brillare per miliardi di anni.
Applicazioni elettroniche e nanotecnologiche
L’effetto tunnel quantistico non è solo un fenomeno teorico legato alla fisica fondamentale, ma costituisce anche un principio operativo alla base di numerose tecnologie moderne. Con la miniaturizzazione dei dispositivi elettronici e l’ingresso nella scala nanometrica, il tunneling è diventato un effetto sempre più rilevante, talvolta utile e talvolta limitante.
Diodi tunnel e dispositivi a effetto quantistico
Uno dei primi dispositivi elettronici basati direttamente sull’effetto tunnel è il diodo tunnel. In questi componenti, gli elettroni attraversano una barriera di potenziale estremamente sottile grazie al tunneling, generando caratteristiche elettriche non ottenibili con i diodi convenzionali.
Una particolarità importante di questi dispositivi è la presenza di una regione di resistenza differenziale negativa, in cui l’aumento della tensione applicata porta a una diminuzione della corrente. Questo comportamento li rende utili in circuiti ad alta frequenza e in applicazioni oscillanti.
Memorie flash e dispositivi di archiviazione
Un’altra applicazione fondamentale del tunneling quantistico si trova nelle memorie flash, utilizzate in dispositivi come smartphone, computer e chiavette USB.
In questi sistemi, gli elettroni possono attraversare sottilissimi strati isolanti tramite effetto tunnel per essere intrappolati o liberati da una regione di memoria. Questo processo consente di scrivere informazioni (inserimento di elettroni) e cancellarle (rimozione degli elettroni).
Il controllo preciso del tunneling permette di garantire affidabilità e durata delle memorie non volatili.
Microscopio a scansione tunnel (STM)
Uno degli strumenti più importanti basati sull’effetto tunnel è il microscopio a effetto tunnel (STM).

In questo dispositivo, una punta metallica estremamente sottile viene avvicinata alla superficie del materiale a distanze dell’ordine del nanometro. A queste distanze, gli elettroni possono attraversare lo spazio vuoto tra punta e superficie tramite tunneling quantistico, generando una corrente estremamente sensibile alla distanza.
Misurando questa corrente è possibile ricostruire la superficie del materiale con risoluzione atomica, rendendo visibili singoli atomi.
Miniaturizzazione dei transistor e limiti dell’elettronica moderna
Con la continua riduzione delle dimensioni dei transistor nei circuiti integrati, gli strati isolanti diventano sempre più sottili. Quando lo spessore raggiunge la scala nanometrica, gli elettroni possono attraversare queste barriere per effetto tunnel anche quando non dovrebbero farlo secondo la fisica classica.
Questo fenomeno può diventare un problema, perché genera correnti di perdita che riducono l’efficienza energetica dei dispositivi elettronici.
Per questo motivo, il tunneling è oggi uno dei principali fattori limitanti nella progettazione dei microchip sempre più miniaturizzati.
Nanotecnologie e dispositivi quantistici avanzati
Nelle nanotecnologie moderne, l’effetto tunnel non è solo un limite, ma anche una risorsa. Viene sfruttato in diversi dispositivi avanzati, tra cui i sensori ultra-sensibili, dispositivi quantistici per la computazione, giunzioni superconduttrici e circuiti per la ricerca in elettronica quantistica.
In particolare, i sistemi basati su giunzioni Josephson utilizzano il tunneling di coppie di elettroni per generare fenomeni macroscopici quantistici sfruttabili in metrologia e nella tecnologia dei circuiti superconduttori.
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il 9 Maggio 2026