Effetto fotovoltaico
L’effetto fotovoltaico è il fenomeno fisico alla base della conversione diretta della radiazione solare in energia elettrica. Questo principio consente di trasformare l’energia contenuta nei fotoni della luce in corrente elettrica, grazie alle proprietà di particolari materiali semiconduttori, ed è alla base delle moderne tecnologie per la produzione di energia rinnovabile. Il termine fotovoltaico nasce dall’unione di phos (φως, luce in greco) e Volta, in onore di Alessandro Volta, pioniere nello studio dell’elettricità.
La storia dell’effetto fotovoltaico è lunga e affascinante, strettamente intrecciata con lo sviluppo della fisica moderna. La prima osservazione del fenomeno risale al 1839, quando il fisico francese Alexandre Edmond Becquerel, allora appena diciannovenne, scoprì che una corrente elettrica poteva essere generata in un elettrolita quando questo veniva esposto alla luce. Si trattava del primo indizio sperimentale di come la luce potesse produrre elettricità. Successivamente, nel 1873, Willoughby Smith osservò la fotoconduttività nel seleniuro di argento, aprendo la strada allo studio dei materiali sensibili alla luce.
Nel 1883 Charles Fritts costruì la prima vera cella solare solida utilizzando un sottile strato di selenio ricoperto da un velo d’oro come elettrodo trasparente. Sebbene il rendimento fosse estremamente basso (inferiore all’1%), questo dispositivo rappresentò un primo prototipo delle attuali celle fotovoltaiche.
Un contributo teorico fondamentale fu fornito nel 1905 da Albert Einstein, che, nello spiegare l’effetto fotoelettrico, fenomeno strettamente legato all’effetto fotovoltaico, introdusse l’idea che la luce fosse costituita da quanti di energia (fotoni). Questo lavoro gli valse il Premio Nobel per la Fisica nel 1921 e pose le basi per la comprensione quantistica delle interazioni luce-materia.
Nel corso del XX secolo, con lo sviluppo della fisica dei semiconduttori e l’invenzione della giunzione p-n, fu possibile realizzare celle solari sempre più efficienti. A partire dagli anni ’50, il silicio cominciò a essere utilizzato come materiale principale per le celle fotovoltaiche, portando alla nascita di un’intera industria dell’energia solare.
Oggi l’effetto fotovoltaico rappresenta una delle più promettenti soluzioni per soddisfare il crescente fabbisogno energetico globale in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Principio fisico dell’effetto fotovoltaico

L’effetto fotovoltaico si manifesta quando un materiale semiconduttore, esposto alla luce, è in grado di generare una tensione elettrica e, se collegato a un carico esterno, una corrente elettrica. Alla base di questo fenomeno vi è l’interazione tra i fotoni della radiazione incidente e gli elettroni presenti nel reticolo cristallino del semiconduttore.
Quando un fotone colpisce il materiale, può trasferire la propria energia a un elettrone. Se l’energia del fotone E=hν (dove h è la costante di Planck e ν la frequenza della radiazione) è superiore o

uguale all’energia di banda proibita Eg del materiale, l’elettrone può essere promosso dalla banda di valenza alla banda di conduzione, lasciando dietro di sé una lacuna. Si forma così una coppia elettrone-lacuna:
hν ≥ Eg
Questa coppia costituisce una carica mobile che può contribuire al flusso di corrente.
Nelle celle fotovoltaiche più comuni, il semiconduttore (tipicamente silicio) è realizzato sotto forma di una giunzione p-n, ottenuta accoppiando un semiconduttore di tipo p (ricco di lacune) con uno di tipo n (ricco di elettroni liberi). Alla giunzione si crea un campo elettrico interno dovuto alla migrazione iniziale delle cariche e alla formazione della regione di svuotamento (o zona di carica spaziale).
Quando la luce illumina la cella e genera coppie elettrone-lacuna, il campo elettrico della giunzione separa le cariche: gli elettroni vengono attratti verso il lato n e le lacune verso il lato p. Questa separazione impedisce la ricombinazione immediata delle cariche e genera una differenza di potenziale tra i due lati della cella. Se i terminali della cella sono collegati a un circuito esterno, il potenziale risultante spinge gli elettroni attraverso il carico, producendo così una corrente elettrica continua.

Il fenomeno si può riassumere in tre processi fondamentali:
-Assorbimento della luce e generazione delle coppie elettrone-lacuna.
–Separazione delle cariche grazie al campo elettrico della giunzione p-n.
-Raccolta delle cariche da parte dei contatti metallici e generazione di corrente nel circuito esterno.
L’efficacia del processo dipende da fattori quali la natura e il valore del gap energetico Eg, la purezza e qualità cristallina del materiale, la capacità del dispositivo di minimizzare le ricombinazioni delle coppie generate e l’efficienza nell’assorbimento della luce incidente.
Effetto fotovoltaico di massa
L’effetto fotovoltaico di massa si manifesta all’interno del volume di un materiale, senza che sia necessario avere una giunzione o un’interfaccia tra materiali diversi. Esso si verifica quando un solido omogeneo, esposto alla radiazione luminosa, genera una fototensione come conseguenza della distribuzione non uniforme dei portatori di carica fotoeccitati.
Quando un fotone con energia sufficiente viene assorbito dal solido, si genera una coppia elettrone-lacuna. In condizioni ideali e di equilibrio, ci si aspetterebbe che questi portatori si distribuiscano in modo simmetrico, senza dare luogo a un campo elettrico macroscopico. Tuttavia, nell’effetto fotovoltaico di massa, ciò non avviene: la fototensione nasce a causa della differente mobilità e velocità di diffusione degli elettroni e delle lacune all’interno del materiale.

Un esempio classico di questo fenomeno è il cosiddetto effetto Dember, osservato in semiconduttori omogenei. In questo caso, la mobilità degli elettroni (che sono generalmente più leggeri) è maggiore rispetto a quella delle lacune.
Quando la luce illumina una zona del materiale, gli elettroni si allontanano più velocemente rispetto alle lacune, creando così una separazione spaziale delle cariche. Questa separazione porta alla formazione di un campo elettrico interno e quindi di una differenza di potenziale, detta appunto fototensione di massa.
Va sottolineato che l’effetto fotovoltaico di massa non richiede la presenza di un campo elettrico preesistente come accade invece nelle giunzioni p-n , ma nasce unicamente dal comportamento intrinseco dei portatori di carica.
Questo tipo di effetto è tipico di materiali omogenei come semiconduttori puri o cristalli singoli privi di giunzioni, non necessita di interfacce o contatti specifici per manifestarsi e ha un ruolo secondario nelle celle solari tradizionali, ma rappresenta un interessante campo di studio nella fisica dei semiconduttori e nei materiali fotoconduttivi.
In pratica, l’effetto fotovoltaico di massa ha limitate applicazioni dirette nei dispositivi fotovoltaici commerciali perché l’efficienza con cui la fototensione viene generata e raccolta è generalmente bassa rispetto a quella ottenibile con i dispositivi a giunzione. Tuttavia, esso offre spunti fondamentali per la comprensione dei processi di trasporto dei portatori in condizioni di non equilibrio e per la progettazione di nuovi materiali fotofunzionali.
Effetto fotovoltaico da sensibilizzazione
L’effetto fotovoltaico da sensibilizzazione, detto anche effetto fotosintetico, è un fenomeno in cui la generazione della fototensione non è dovuta direttamente all’assorbimento della luce da parte del semiconduttore stesso, ma è mediata da un altro componente detto sensibilizzatore. Questo sensibilizzatore può essere rappresentato da molecole coloranti, complessi organometallici o nanoparticelle che hanno la funzione di assorbire la luce e trasferire cariche al semiconduttore o a un elettrolita.
Il principio alla base dell’effetto fotovoltaico da sensibilizzazione ricorda, in un certo senso, il processo naturale della fotosintesi: anche qui l’energia luminosa è catturata da una molecola (il sensibilizzatore) e convertita in energia chimica o elettrica.
Un esempio tipico di dispositivo che sfrutta questo tipo di effetto è la cella solare sensibilizzata a colorante

Il processo può essere così schematizzato:
-La radiazione luminosa è assorbita dal sensibilizzatore, che passa a uno stato eccitato.
-Il sensibilizzatore eccitato trasferisce un elettrone al semiconduttore, generando una carica negativa mobile.
-Il sensibilizzatore ossidato è rigenerato grazie al trasferimento di elettroni da un elettrolita (spesso contenente una coppia redox come I⁻/I₃⁻).
Gli elettroni migrano attraverso il semiconduttore verso un elettrodo, generando corrente.
Questo tipo di effetto fotovoltaico è caratteristico delle celle fotovoltaiche a coloranti e di alcuni dispositivi fotoelettrochimici, non richiede la presenza di una giunzione p-n tradizionale, in quanto la separazione delle cariche avviene grazie alla sequenza di trasferimenti tra sensibilizzatore, semiconduttore ed elettrolita e offre una notevole flessibilità, poiché il sensibilizzatore può essere scelto e progettato per ottimizzare l’assorbimento in diverse regioni dello spettro solare.
Un aspetto interessante è che le celle basate su questo effetto si distinguono per la possibilità di funzionare anche in condizioni di luce diffusa (ad esempio sotto cielo coperto), di essere prodotte con tecniche a basso costo rispetto alle celle al silicio cristallino e la capacità di essere realizzate su substrati flessibili o trasparenti.
Va però ricordato che le celle a sensibilizzazione fotosintetica presentano anche alcune sfide, come la stabilità dei coloranti nel tempo e la gestione degli elettroliti liquidi, che possono limitarne la durata e la robustezza.
Effetto fotovoltaico da giunzione o da barriera di potenziale
L’effetto fotovoltaico da giunzione o da barriera di potenziale è il meccanismo più importante e sfruttato nella maggior parte dei dispositivi fotovoltaici attuali, in particolare nelle celle solari al silicio e nei semiconduttori composti. Questo effetto si verifica quando la radiazione luminosa incide su un materiale nel quale è presente una discontinuità del potenziale elettrico, come accade in una giunzione p-n, in una barriera Schottky (metallo-semiconduttore) o in una struttura p-i-n (con uno strato intrinseco tra p e n).
Il ruolo della giunzione
Nella giunzione p-n, due regioni del semiconduttore — una di tipo p (ricca di lacune) e una di tipo n (ricca di elettroni) — sono poste a contatto. In corrispondenza della giunzione si crea una regione detta zona di svuotamento (o regione di carica spaziale), priva di portatori liberi, ma caratterizzata da un campo elettrico interno. Questo campo è la chiave del processo fotovoltaico:
Quando la luce (con energia sufficiente) colpisce il materiale ed è assorbita nella zona di svuotamento o nelle sue vicinanze, si formano coppie elettrone-lacuna.
Il campo elettrico interno della giunzione separa immediatamente queste cariche: gli elettroni sono accelerati verso la regione n, mentre le lacune verso la regione p.
Questa separazione impedisce la ricombinazione immediata e genera una fototensione ai capi del dispositivo, capace di fornire corrente continua a un carico esterno.
Altre strutture che generano barriere di potenziale
Oltre alle giunzioni p-n classiche, l’effetto fotovoltaico da barriera di potenziale si manifesta anche in –barriere di Schottky, che si formano all’interfaccia tra un metallo e un semiconduttore: la discontinuità di potenziale alla giunzione favorisce la separazione delle cariche fotogenerate;
–strutture p-i-n, in cui uno strato intrinseco (i) aumenta lo spessore della zona di svuotamento, migliorando l’assorbimento della luce e la raccolta dei portatori;
–eterogiunzioni, in cui due semiconduttori diversi (ad esempio silicio amorfo e silicio cristallino) generano un campo interno grazie alla diversa affinità elettronica e al diverso band gap.
Importanza tecnologica
L’effetto fotovoltaico da giunzione è alla base delle celle solari più diffuse ovvero celle al silicio cristallino (monocristallino e policristallino), celle a film sottile (come tellururo di cadmio, diseleniuro di rame, indio e gallio) e celle a eterogiunzione (ad esempio silicio amorfo/silicio cristallino).
Grazie all’efficienza con cui il campo interno separa e raccoglie le cariche, queste celle possono raggiungere, grazie all’effetto fotovoltaico, rendimenti elevati, spesso superiori al 20% in laboratorio e al 15-22% nei dispositivi commerciali.
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il 4 Luglio 2025