Fisica

Durezza Vickers

il 24 Giugno 2025

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durezza Vickers

La durezza Vickers è una delle più utilizzate e versatili misure per valutare la resistenza alla deformazione plastica di un materiale quando è sottoposto all’azione concentrata di un carico. Introdotta nel 1921 dagli ingegneri britannici Robert L. Smith e George E. Sandland della Vickers Ltd., questa prova nasce con l’obiettivo di superare i limiti dei metodi precedenti, come quelli di Brinell e Rockwell, offrendo una tecnica di misura più precisa, uniforme e applicabile a un’ampia gamma di materiali.

Il principio su cui si basa è semplice ma efficace: si applica un carico noto su un piccolo penetratore piramidale in diamante, osservando la forma e le dimensioni dell’impronta che ne risulta sulla superficie del materiale. Proprio per la sua capacità di generare dati affidabili anche con carichi ridotti, il metodo Vickers è oggi fondamentale sia per misure macroscopiche su metalli strutturali che per test di microdurezza, ad esempio su film sottili, rivestimenti superficiali o materiali fragili come le ceramiche.

A differenza della scala di Mohs, che è qualitativa e ordina i materiali per confronto empirico, la durezza Vickers è una misura quantitativa, espressa in unità ben definite e ottenuta mediante formule geometriche. Essa consente confronti rigorosi tra materiali diversi, anche in ambiti industriali e scientifici ad alta precisione.

Per questo motivo, la durezza Vickers è oggi uno degli standard di riferimento nelle prove di durezza, utilizzato in metallurgia, scienza dei materiali, ingegneria dei componenti e analisi di laboratorio.

Principio della prova Vickers

Il principio alla base della prova Vickers è fondato sull’osservazione della resistenza di un materiale alla penetrazione localizzata, mediante l’applicazione di un carico statico controllato su una superficie ben preparata. La procedura si distingue per la sua elevata precisione e per l’universalità del metodo, che consente di applicarlo sia a materiali molto teneri che a materiali estremamente duri, con un’unica scala di riferimento.

test
test

La prova impiega un penetratore a forma di piramide retta a base quadrata, realizzato in diamante per garantire durezza e indeformabilità. Le facce della piramide formano un angolo di 136° tra di loro, una scelta non casuale: tale angolo fu selezionato per ottenere una correlazione tra i valori di durezza Vickers e quelli del metodo Brinell, al tempo già in uso, e per garantire una buona distribuzione del carico su materiali di diversa natura.

Durante il test:

Il penetratore viene premuto contro la superficie del materiale con un carico statico noto, generalmente compreso tra pochi grammi e 100 chilogrammi, in funzione del tipo di materiale e dell’obiettivo della misura (macro o microdurezza).

Il carico viene mantenuto per un intervallo di tempo standard, solitamente 10-15 secondi, in modo da garantire un’impronta stabile e riproducibile.

Una volta rimosso il carico, si osserva e si misura l’impronta lasciata dal penetratore, tipicamente tramite microscopio ottico. L’impronta ha forma quadrata con leggere depressioni verso il centro, caratteristiche della piramide.

Formula della durezza Vickers

L’impronta ha forma quadrata con leggere depressioni verso il centro, caratteristiche della piramide, e le sue dimensioni costituiscono il parametro fondamentale per il calcolo della durezza. In particolare, si misura con precisione la lunghezza delle due diagonali dell’impronta lasciata sulla superficie del materiale. Poiché l’impronta può non essere perfettamente simmetrica, si utilizza la media aritmetica delle due diagonali per garantire un valore più accurato.

durezza
durezza

La durezza Vickers (HV) si calcola attraverso una formula che mette in relazione il carico applicato con la superficie dell’impronta generata:

HV = 1.854 F/d2
dove:

HV è la durezza Vickers, espressa in kgf/mm² (chilogrammi forza per millimetro quadrato
d è la media delle due diagonali dell’impronta, misurata in millimetri
1.854 è una costante geometrica derivata dall’angolo di 136° del penetratore piramidale e rappresenta il rapporto tra il carico e l’area della superficie proiettata dell’impronta piramidale, calcolata sulla base della geometria del penetratore.
F è il carico applicato, in chilogrammi forza (kgf)

Il chilogrammo forza (kgf) è un’unità di misura della forza non appartenente al Sistema Internazionale, che tuttavia viene ancora comunemente utilizzata nelle prove di durezza. Corrisponde alla forza esercitata dalla gravità su una massa di 1 kg alla superficie terrestre.

1 kgf = 9.807 N

Se si desidera esprimere il valore della durezza in megapascal (MPa), come previsto dal Sistema Internazionale, è sufficiente moltiplicare il valore di HV per 9.807, ovvero il valore dell’accelerazione di gravità in m/s².

Questa formula consente di ottenere valori altamente comparabili, anche tra materiali di natura e durezza molto diverse, rendendo il metodo Vickers uno strumento fondamentale in metallurgia, scienza dei materiali, controlli di qualità e ricerca applicata.

Vantaggi del metodo Vickers

Il metodo Vickers è uno dei più versatili e apprezzati tra i test di durezza, grazie a una serie di vantaggi che lo rendono particolarmente utile in contesti sia industriali che di ricerca. Uno dei principali punti di forza è che il metodo è applicabile a una vasta gamma di materiali, dai metalli durissimi agli strati superficiali più teneri o sottili, inclusi rivestimenti, leghe leggere e materiali compositi.

Un altro aspetto distintivo è che, essendo basato su un penetratore con geometria fissa (una piramide a base quadrata con angolo di 136° tra le facce opposte), la formula di calcolo rimane invariata indipendentemente dal carico applicato. Questo consente un’elevata coerenza nei risultati, anche quando si eseguono prove micro o macro Vickers.

Tra gli altri vantaggi:

-La simmetria dell’impronta facilita la misurazione e riduce gli errori sistematici.

-La prova può essere effettuata con carichi molto piccoli (fino a frazioni di grammo), permettendo analisi di microdurezza su strati superficiali, film sottili, microstrutture e fasi cristalline specifiche.

-È possibile ottenere valori di durezza anche in aree molto piccole, ad esempio all’interno di un singolo grano cristallino di un metallo.

-Il metodo è non distruttivo o minimamente invasivo, soprattutto se effettuato con bassi carichi.

A ciò si aggiunge una relativa semplicità operativa: la lettura delle diagonali può essere eseguita con un microscopio ottico integrato, e il calcolo è immediato grazie a formule standardizzate.

In sintesi, la durezza Vickers si distingue per universalità, precisione e ripetibilità, caratteristiche che ne giustificano l’uso estensivo nell’ingegneria dei materiali, nella metallurgia e nei controlli di qualità industriali.

Applicazioni della durezza Vickers

La prova di durezza Vickers trova ampie applicazioni nei settori in cui è essenziale valutare le proprietà meccaniche superficiali dei materiali con alta precisione e in aree di piccole dimensioni. La sua versatilità la rende particolarmente utile sia nei laboratori di ricerca che nei contesti produttivi per il controllo qualità.

Caratterizzazione metallurgica

Uno degli ambiti principali di utilizzo è lo studio della microstruttura dei metalli e delle leghe.

La durezza Vickers consente di:
-Valutare la durezza di singole fasi (ferrite, austenite, cementite, ecc.),
-Confrontare il grado di indurimento superficiale in seguito a trattamenti termici (tempra, rinvenimento, normalizzazione),
-Mappare la durezza lungo una sezione trasversale per studiare processi di saldatura, brasatura o diffusione.

Controllo dei trattamenti superficiali

Grazie alla possibilità di utilizzare microcarichi, il metodo Vickers è ideale per analizzare:

-Rivestimenti sottili (come nitruro di titanio, carburi, film ceramici o metallizzati),
-Strati superficiali induriti tramite processi come nitrurazione, carburazione, anodizzazione o placcatura,
-Modifiche locali della durezza indotte da lavorazioni meccaniche o abrasione.

Materiali avanzati e compositi

La durezza Vickers è largamente impiegata nello studio di materiali ceramici, vetri tecnici, semiconduttori e compositi a matrice metallica o polimerica, dove altri metodi risultano troppo invasivi o imprecisi. È utile, ad esempio, per:

-Caratterizzare materiali fragili e duri come biossido di zirconio, ossido di alluminio, silicio,
-Valutare differenze di durezza tra matrice e rinforzo,
-Analizzare i gradienti di durezza in materiali multifase o stratificati.

Indagini forensi e metallurgia in campo archeologico

Grazie alla sua natura poco distruttiva, la prova Vickers è anche impiegata in:

-Analisi di reperti archeologici (armi antiche, utensili, gioielli) per determinare tecniche metallurgiche antiche,
-Perizie industriali e analisi forensi sui guasti meccanici, per individuare zone indebolite o trattamenti termici mal eseguiti.
-Ricerca accademica e sviluppo di nuovi materiali

In ambito accademico, il metodo Vickers è un punto di riferimento per:

-Valutare l’effetto di composizione e processo sulla durezza di nuove leghe e materiali,
-Studiare i meccanismi di indurimento e le relazioni tra microstruttura e proprietà meccaniche,
-Costruire modelli predittivi della durezza in relazione ad altre proprietà (come la tenacità o la resistenza all’usura).

Esempi di valori di durezza Vickers

Per comprendere meglio il significato pratico dei valori di durezza Vickers, è utile esaminare alcuni materiali comuni e i corrispondenti valori che essi presentano in condizioni standard. La durezza Vickers (HV), espressa in kgf/mm², può variare in modo significativo a seconda della natura del materiale, della sua struttura cristallina, della presenza di leghe o trattamenti termici.

Metalli e leghe

I metalli teneri, come il piombo, mostrano valori di durezza Vickers molto bassi: si aggirano intorno a 5–10 HV, rendendoli facilmente deformabili anche sotto modesti carichi. Salendo leggermente, l’alluminio puro presenta una durezza compresa tra 15 e 25 HV, ma può superare i 100 HV quando viene legato con altri elementi e sottoposto a trattamenti di indurimento.

Acciai comuni, come l’acciaio dolce, mostrano valori tipici attorno a 120–160 HV, ma l’indurimento termico può portare alcuni tipi di acciaio temprato a superare facilmente i 600 HV. Alcuni acciai speciali per utensili possono raggiungere 800 HV o più, a seconda della composizione e dei processi di lavorazione.

Ceramici

diamante
diamante

I materiali ceramici, come l’allumina (Al₂O₃) o il carburo di silicio (SiC), si collocano in una fascia nettamente più alta, con valori che variano da 1000 a oltre 2500 HV, a conferma della loro estrema durezza e resistenza all’usura. Le superfici trattate al laser, i rivestimenti PVD e i film duri possono anch’essi esibire valori superiori a 2000 HV.

In cima alla scala, il diamante, il materiale naturale più duro conosciuto, presenta un valore di durezza Vickers che può superare i 10.000 HV, anche se il dato può variare leggermente in base alla direzione del carico a causa dell’anisotropia della struttura cristallina.

Questi esempi evidenziano come la prova Vickers permetta di distinguere in modo preciso non solo tra materiali diversi, ma anche tra trattamenti, stati microstrutturali o fasi cristalline interne allo stesso materiale. Il valore numerico della durezza Vickers diventa così una firma meccanica che riflette fedelmente la natura interna del campione analizzato.

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