Fisica

Dip coating

il 9 Aprile 2026

16 minutes di lettura
dip coating

Il dip coating, o rivestimento per immersione, è una tecnica di deposizione semplice, versatile ed efficace, ampiamente impiegata in numerosi settori industriali e ormai considerata uno dei metodi di riferimento per la fabbricazione di film sottili. Il principio alla base del processo consiste nell’immersione di un substrato in una soluzione contenente il materiale da depositare, seguita da una estrazione controllata, durante la quale si forma un film liquido che evolve in rivestimento solido.

Uno degli aspetti più rilevanti del dip coating è la sua elevata adattabilità ai requisiti di produzione. Parametri come spessore del film, rugosità superficiale, uniformità e morfologia possono essere modulati attraverso il controllo della velocità di estrazione, della viscosità della soluzione e delle condizioni operative. Questo consente di progettare rivestimenti con proprietà mirate, in funzione dell’applicazione finale.

Dal punto di vista tecnologico, il processo si distingue per la capacità di rivestire una vasta gamma di substrati, inclusi materiali rigidi e flessibili, nonché superfici con geometrie complesse, porose o strutturate. Tale caratteristica rappresenta un vantaggio significativo rispetto ad altre tecniche di deposizione come spin coating, spray coating e flow coating, che risultano spesso limitate nella gestione di superfici tridimensionali o non planari.

Fasi del processo di dip coating

Il processo di dip coating consiste nella deposizione di una pellicola liquida attraverso l’estrazione controllata di un substrato da una soluzione, mediante un apposito dispositivo di rivestimento. La qualità del film ottenuto dipende dalla corretta gestione di una sequenza di fasi interdipendenti.

Immersione

Il substrato viene immerso nella soluzione a velocità controllata, garantendo la completa bagnabilità della superficie e l’eliminazione di eventuali bolle o discontinuità.

Permanenza (dwell time)

processo di dip caoting
processo di dip caoting

Durante questa fase il substrato resta a contatto con la soluzione, permettendo il raggiungimento dell’equilibrio interfacciale e, in alcuni sistemi, l’adsorbimento o l’organizzazione preliminare del materiale.

Estrazione (ritiro)

La fase di estrazione rappresenta uno dei momenti più critici: il substrato viene sollevato con velocità costante e si forma un film liquido aderente, il cui spessore iniziale dipende dall’equilibrio tra forze viscose, gravitazionali e capillari.

Asciugatura

Durante l’asciugatura il solvente evapora e il film liquido evolve in un rivestimento solido. In questa fase si definiscono la microstruttura, la porosità e le eventuali tensioni interne del materiale.

Fasi critiche e formazione del film

Sebbene tutte le fasi siano importanti, le proprietà finali del rivestimento sono determinate principalmente durante l’estrazione e l’asciugatura. In queste fasi lo spessore del film è il risultato dell’interazione tra:

-forze di trascinamento viscoso (legate al moto del substrato),

-forze di drenaggio (gravità e scorrimento del liquido),

-processi di evaporazione del solvente.

Il bilancio tra questi fenomeni determina non solo lo spessore, ma anche l’uniformità e la stabilità del film.

Regimi di formazione del film

La formazione del rivestimento può essere descritta in termini di tre principali regimi fluidodinamici, che dipendono dalla velocità di estrazione e dalla viscosità della soluzione.

Regime di flusso viscoso

Dominato dalle forze viscose, è tipico di velocità di estrazione elevate e porta alla formazione di film relativamente spessi.

Regime di drenaggio

In questo caso prevale lo scorrimento gravitazionale del liquido, con conseguente riduzione dello spessore del film durante il ritiro.

Regime capillare

Controllato dalle forze di tensione superficiale, è associato a film molto sottili e a condizioni di bassa velocità.

Transizioni e controllo dello spessore

Le transizioni tra i diversi regimi non sono nette, ma avvengono in funzione delle condizioni operative. La combinazione dei contributi dei vari regimi determina la relazione complessiva tra spessore del film e velocità di estrazione.

In particolare, l’integrazione dei contributi di drenaggio e capillarità consente di descrivere il comportamento del sistema su un ampio intervallo di velocità, permettendo anche di stimare lo spessore minimo ottenibile per una determinata soluzione.

Regime di flusso viscoso e drenaggio

Regime di flusso viscoso

Il regime di flusso viscoso si manifesta in condizioni di elevata velocità di estrazione e alta viscosità della soluzione. In questo caso, la formazione del film è dominata dall’equilibrio tra forze viscose di trascinamento e forza gravitazionale.

Lo spessore del film liquido può essere espresso come:

v
spessore del film umido per dip coating in regime di flusso viscoso

ove:

η è la viscosità della soluzione
U0​ la velocità di estrazione
ρ la densità del fluido
g l’accelerazione di gravità
c una costante adimensionale legata alla curvatura del menisco dinamico.

Per la maggior parte dei fluidi newtoniani, il valore di c è tipicamente intorno a 0.8, riflettendo proprietà reologiche e condizioni di bagnamento del sistema.

In questo regime, il contributo della tensione superficiale è secondario, mentre il film si forma principalmente per effetto del trascinamento viscoso durante l’estrazione del substrato.

Transizione verso il regime di drenaggio

Nella pratica, le condizioni necessarie per il regime puramente viscoso non sono sempre soddisfatte. Quando la velocità di estrazione o la viscosità diminuiscono, le forze viscose si indeboliscono e il sistema evolve verso un nuovo equilibrio.

In queste condizioni, la formazione del film non dipende più solo dal bilancio tra trascinamento viscoso e gravità, ma anche dal contributo della tensione superficiale, che induce un flusso aggiuntivo del liquido.

Regime di drenaggio e legge di Landau-Levich

Nel regime di drenaggio, lo spessore del film è descritto dall’equazione di Landau-Levich-Derjaguin, che tiene conto dell’effetto combinato di viscosità e tensione superficiale:

equazione di Landau-Levich
equazione di Landau-Levich

In questo caso, il film è governato da un equilibrio più complesso tra trascinamento viscoso, drenaggio gravitazionale e forze capillari.

Questo modello risulta valido su un ampio intervallo di velocità di estrazione, fino a valori relativamente bassi, e rappresenta una delle descrizioni fondamentali del dip coating.

Limite inferiore e transizione al regime capillare

Quando la velocità di estrazione scende al di sotto di circa 0.1 mm/s, il sistema entra nel regime capillare. In questa condizione, la quantità di liquido trascinato dal substrato diventa inferiore rispetto a quella che evapora.

Di conseguenza, la dinamica di evaporazione diventa il fattore dominante nella formazione del film. Il rivestimento non è più controllato principalmente dall’idrodinamica, ma dai processi di essiccamento, che influenzano in modo determinante lo spessore finale e la morfologia del deposito.

La dinamica dell’essiccazione nel dip coating rappresenta un aspetto cruciale per la definizione delle proprietà finali del film, in quanto governa la distribuzione del materiale, la microstruttura e lo spessore del rivestimento. Il processo può essere suddiviso in tre fasi principali: il fronte di essiccazione, il periodo a velocità costante e il periodo a velocità decrescente.

Periodo a velocità costante

La fase a velocità di evaporazione costante si verifica nella regione a spessore uniforme del film, durante e subito dopo l’estrazione del substrato. In questa condizione, il solvente evapora in modo relativamente omogeneo dalla superficie del film liquido.

L’evaporazione è controllata principalmente dal trasporto di massa verso l’ambiente e risulta quasi uniforme, ad eccezione delle zone di bordo, dove iniziano a manifestarsi effetti locali più complessi. In questa fase, lo spessore finale del rivestimento è fortemente correlato allo spessore iniziale del film umido.

Periodo a velocità decrescente

Con il progredire dell’essiccazione, la concentrazione del soluto aumenta fino alla formazione di una struttura gelatinosa (gel). In questa fase, la quantità di solvente residuo diminuisce e il processo evapora più lentamente.

L’evaporazione è ora limitata dalla diffusione del solvente attraverso la matrice del gel verso la superficie. Questo porta a una riduzione progressiva della velocità di evaporazione e può influenzare la formazione di tensioni interne, con possibili effetti sulla morfologia finale del film.

Fronte di essiccazione e fenomeni capillari

La fase più complessa è associata al fronte di essiccazione, che si sviluppa all’interfaccia tra il film liquido e il substrato, in particolare nella regione del menisco.

dinamica dell'essiccazione nel dip coating
dinamica dell’essiccazione nel dip coating

In questa zona, il maggiore rapporto superficie/volume determina una evaporazione più rapida, con conseguente aumento locale della concentrazione del soluto. Questo genera un gradiente di tensione superficiale che induce un flusso di richiamo della soluzione dalle regioni adiacenti.

Quando il materiale inizia a solidificare, si instaurano forze capillari che favoriscono la penetrazione del liquido nel film già formato, causando un ispessimento locale del rivestimento. Questo fenomeno è strettamente legato al regime capillare del processo di coating.

Interazione tra essiccazione e velocità di estrazione

Il ruolo relativo delle diverse fasi di essiccazione dipende fortemente dalla velocità di estrazione del substrato.

A velocità elevate, la formazione del film liquido è più rapida del ritiro del fronte di essiccazione. Di conseguenza, la dinamica è dominata dal periodo a velocità costante, e lo spessore finale riflette quello iniziale del film umido.

A velocità basse, il fronte di essiccazione diventa dominante, poiché si ritira più velocemente rispetto alla formazione del film. In queste condizioni, i fenomeni capillari e l’evaporazione localizzata giocano un ruolo determinante nella definizione dello spessore e dell’uniformità del rivestimento.

Nel regime capillare, tipico di basse velocità di estrazione, la formazione del film è dominata dai processi di evaporazione e dai fenomeni capillari, piuttosto che dal trascinamento viscoso. In queste condizioni, una zona a spessore costante non si sviluppa completamente, rendendo poco significativo il concetto di spessore del film umido.

Di conseguenza, lo spessore finale del film secco è determinato direttamente da una combinazione di parametri operativi e proprietà del sistema, tra cui:

-velocità di estrazione (U0​)
velocità di evaporazione del solvente (E)
dimensioni del film (larghezza L)
proprietà della soluzione e del soluto

Una formulazione generale esprime lo spessore finale hf​ come funzione di tali grandezze, attraverso una costante di proporzionalità k che incorpora le caratteristiche del materiale:

flusso capillare
flusso capillare

Significato della costante materiale k

La costante k rappresenta un termine complesso che dipende da diverse proprietà fisico-chimiche, tra cui:

-concentrazione del soluto (c)
peso molecolare (M)
densità del soluto (ρ)
porosità del film depositato (α)

Mentre parametri come concentrazione, densità e peso molecolare influenzano in modo relativamente diretto la quantità di materiale depositato, la porosità introduce effetti molto più articolati.

Ruolo della porosità e fenomeni capillari

La porosità del film non si limita a modificare la densità del rivestimento rispetto al materiale compatto, ma influisce profondamente sulla dinamica di essiccazione.

Nel fronte di essiccazione, ovvero nella regione di contatto tra film secco e film umido, si generano forze capillari che inducono l’assorbimento del liquido residuo all’interno della struttura porosa già formata. Questo processo determina la velocità di imbibizione del liquido nel film, la profondità di penetrazione e la cinematica di evaporazione interna.

Di conseguenza, la porosità controlla sia la distribuzione del materiale sia la velocità con cui il solvente residuo viene rimosso, influenzando in modo significativo lo spessore finale e la morfologia del rivestimento.

Sintesi del comportamento nel regime capillare

Nel regime capillare, il processo di coating è governato da un delicato equilibrio tra evaporazione del solvente, trasporto capillare del liquido e struttura porosa del film in formazione.

Questo rende il sistema particolarmente sensibile alle condizioni operative e spiega perché, a basse velocità di estrazione, si osservino frequentemente non uniformità di spessore e fenomeni di accumulo locale di materiale.

Equazioni per lo spessore minimo del film

La determinazione dello spessore minimo del film nel dip coating richiede l’integrazione dei contributi provenienti da due regimi distinti: il regime di drenaggio (Landau-Levich) e il regime capillare. In particolare, è necessario collegare lo spessore del film umido allo spessore del film secco, introducendo un termine che tenga conto delle proprietà del materiale depositato.

Una formulazione efficace consiste nell’esprimere lo spessore finale del film secco hf ​ come:

spessore totale = contributo dovuto all’evaporazione + contributo idrodinamico) ovvero:

spessore del film umido per dip coating in regime di flusso viscoso
spessore del film umido per dip coating in regime di flusso viscoso

dove:

k è la costante di proporzionalità dei materiali
E è la velocità di evaporazione
L una dimensione caratteristica del film
U0 la velocità di estrazione
D un coefficiente associato al contributo idrodinamico (Landau-Levich).

Il primo termine descrive il contributo del regime capillare (dominato dall’evaporazione), mentre il secondo rappresenta il contributo del regime di drenaggio.

Determinazione della velocità di estrazione ottimale

Lo spessore minimo si ottiene imponendo che la derivata di hf rispetto alla velocità di estrazione sia nulla:

dhf/dU0 = 0

Da questa condizione si ricava la velocità di estrazione alla quale lo spessore del film raggiunge un minimo nella curva hf vs dU0

Questo risultato evidenzia come lo spessore minimo derivi da un equilibrio tra evaporazione e trascinamento del fluido, e dipenda in modo non lineare dai parametri di processo.

Limiti del modello

Sebbene questa formulazione fornisca una buona approssimazione teorica, essa si basa su ipotesi semplificative e non considera diversi fattori rilevanti nei sistemi reali, tra cui:

-flussi d’aria sulla superficie del film
variazioni locali del tasso di evaporazione
gradienti di viscosità e concentrazione
-gradienti termici
-flussi di Marangoni
indotti da tensione superficiale non uniforme.

Questi effetti possono modificare significativamente la dinamica del film, rendendo lo spessore minimo reale diverso da quello previsto teoricamente.

Il dip coating è una tecnica estremamente versatile, compatibile con un’ampia varietà di sistemi chimici. La scelta dei materiali dipende dalle proprietà finali desiderate del film, come trasparenza, conducibilità, resistenza chimica o biocompatibilità.

Materiali

Sistemi sol-gel e ossidi inorganici

Uno degli ambiti più consolidati è rappresentato dai processi sol-gel, utilizzati per la deposizione di film ceramici e ossidi (come biossido di silicio e di titanio ). In questi sistemi, il film si forma attraverso reazioni di idrolisi e condensazione, seguite da essiccamento e trattamento termico.

Questi materiali sono particolarmente apprezzati per applicazioni in ottica (rivestimenti antiriflesso), protezione superficiale e dispositivi fotonici.

Polimeri e materiali organici

I polimeri rappresentano una classe fondamentale di materiali per il dip coating. Possono essere utilizzati sotto forma di soluzioni o dispersioni e permettono la realizzazione di film con proprietà modulabili.

Tra le principali applicazioni si trovano rivestimenti protettivi e anticorrosione, film funzionali (idrorepellenti, adesivi) e elettronica organica e dispositivi flessibili.

La possibilità di controllare viscosità e concentrazione rende i polimeri particolarmente adatti a questo processo.

Nanomateriali e dispersioni colloidali

Il dip coating è ampiamente utilizzato per depositare nanoparticelle, nanotubi e altri sistemi colloidali. In questi casi, la stabilità della dispersione e le interazioni tra particelle giocano un ruolo cruciale.

Questi materiali consentono di ottenere rivestimenti con proprietà ottiche avanzate, superfici funzionalizzate e film con proprietà catalitiche o sensoriali.

Materiali ibridi organico-inorganici

I materiali ibridi combinano componenti organici e inorganici, unendo flessibilità e stabilità. Sono spesso ottenuti mediante processi sol-gel modificati o tramite l’integrazione di polimeri con nanoparticelle.

Questa categoria è particolarmente interessante per rivestimenti multifunzionali, dispositivi per l’energia e applicazioni avanzate in sensoristica.

Materiali biologici e biomolecole

In ambito biomedico, il dip coating viene impiegato per depositare proteine, enzimi, polimeri biocompatibili e biomateriali su superfici solide.

Questi rivestimenti trovano applicazione in dispositivi medici, biosensori e superfici bioattive e antifouling.

Pertanto il dip coating si distingue per la sua capacità di integrare materiali molto diversi tra loro, rendendolo una piattaforma tecnologica trasversale tra chimica, fisica della materia e ingegneria.

Applicazioni del dip coating

Il dip coating trova applicazione in numerosi ambiti tecnologici grazie alla sua capacità di produrre film sottili uniformi, di rivestire superfici complesse e di adattarsi a un’ampia gamma di materiali. La sua versatilità lo rende una tecnica chiave nella scienza dei materiali e nelle tecnologie di fabbricazione avanzate.

Ottica e fotonica

Nel settore ottico, il dip coating è impiegato per la deposizione di rivestimenti sottili ad alte prestazioni, come film antiriflesso, filtri ottici e strati dielettrici multilayer.

Grazie al controllo preciso dello spessore, è possibile modulare proprietà come trasmittanza, riflettanza e indice di rifrazione, rendendo questa tecnica particolarmente adatta alla realizzazione di componenti per dispositivi fotonici e sensori ottici.

Elettronica e dispositivi funzionali

Nel campo dell’elettronica, il dip coating consente la fabbricazione di film semiconduttori, conduttivi e isolanti su diversi tipi di substrati, inclusi quelli flessibili.

È utilizzato per dispositivi elettronici organici, sensori chimici e biologici e rivestimenti per circuiti stampati.

La compatibilità con polimeri e nanomateriali lo rende particolarmente interessante per l’elettronica flessibile e stampata.

Energia e sostenibilità

Il dip coating è impiegato nello sviluppo di tecnologie per l’energia come celle solari, batterie e supercondensatori, rivestimenti per migliorare l’efficienza e la stabilità dei dispositivi.

In questi contesti, la possibilità di ottenere film sottili controllati è fondamentale per ottimizzare le prestazioni elettrochimiche ed energetiche.

Biomedicina e bioingegneria

Nel settore biomedico, il dip coating viene utilizzato per modificare le superfici di dispositivi e impianti, migliorandone la biocompatibilità e funzionalità.

La tecnica consente anche l’immobilizzazione controllata di molecole biologiche su substrati solidi.

Protezione e ingegneria delle superfici

Un ambito applicativo molto diffuso è quello dei rivestimenti protettivi, in cui il dip coating viene utilizzato per migliorare la resistenza dei materiali.

Tra le principali applicazioni protezione anticorrosione di metalli, rivestimenti antiusura e superfici idrofobiche o autopulenti.

La capacità di rivestire anche geometrie complesse rende questa tecnica particolarmente efficace in ambito industriale.

Vantaggi e limiti del dip coating

Come ogni processo di fabbricazione, presenta sia punti di forza sia criticità operative, che devono essere attentamente valutati in funzione dell’applicazione.

Vantaggi

Uno dei principali vantaggi del dip coating è la semplicità del processo, che richiede apparecchiature relativamente poco complesse.

Dà la possibilità di ottenere film sottili uniformi su ampie superfici, con un buon controllo dello spessore attraverso parametri come la velocità di estrazione e la viscosità della soluzione. A differenza di altre tecniche, il dip coating consente di rivestire substrati con geometrie complesse, inclusi oggetti tridimensionali, porosi o con strutture articolate.

Dal punto di vista dei materiali, la tecnica è altamente flessibile permettendo la realizzazione di rivestimenti funzionali con proprietà molto diverse tra loro.

Infine, il processo si presta bene alla produzione su larga scala, grazie alla possibilità di operare in continuo e alla relativa facilità di integrazione in linee industriali.

Limiti

Nonostante i numerosi vantaggi, il dip coating presenta alcune limitazioni intrinseche. Una delle principali riguarda il controllo dello spessore su grandi superfici, che può risultare difficile in presenza di variazioni locali delle condizioni operative o delle proprietà della soluzione.

Un altro aspetto critico è la sensibilità alle condizioni ambientali, come temperatura, umidità e flussi d’aria, che influenzano direttamente la velocità di evaporazione e quindi la qualità del film.

Durante il processo possono inoltre insorgere diversi difetti, tra cui striature e colature, ispessimenti ai bordi legati agli effetti capillari, cracking durante l’essiccazione, causato da tensioni interne, non uniformità di spessore.

Dal punto di vista dei materiali, alcune soluzioni possono presentare problemi di stabilità o omogeneità, influenzando negativamente la riproducibilità del processo. Rispetto ad altre tecniche come lo spin coating, il dip coating può offrire un controllo meno preciso su scale molto ridotte, soprattutto per film estremamente sottili o nanostrutturati.

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore