Conduttanza
La conduttanza è una grandezza fisica che misura la facilità con cui una corrente elettrica può fluire attraverso un materiale o una soluzione. Concettualmente, essa rappresenta l’inverso della resistenza elettrica: se un sistema si oppone poco al passaggio della corrente, si dice che ha alta conduttanza. Questo semplice principio è alla base di numerosi fenomeni in fisica, chimica e ingegneria.
Il concetto di conduttanza affonda le sue radici negli studi sulla corrente elettrica iniziati nel XVIII secolo. Già Georg Simon Ohm, nel 1827, aveva stabilito la celebre relazione V=iR introducendo formalmente la resistenza elettrica. Tuttavia, il termine fu introdotto successivamente per semplificare i calcoli nei circuiti elettrici, soprattutto quando si trattava di elementi collegati in parallelo, dove è più comodo sommare le conduttanze piuttosto che le resistenze.
Fu nel XIX secolo che il fisico e ingegnere tedesco Ernst Werner von Siemens contribuì in modo decisivo alla formalizzazione del concetto, tanto che l’unità di misura della conduttanza nel Sistema Internazionale porta oggi il suo nome: il siemens (S).
Nel campo della chimica, la conduttanza assume un significato ancora più variegato. Nelle soluzioni elettrolitiche, ad esempio, la corrente non è trasportata da elettroni, come nei metalli, ma da ioni in movimento.
La misura della conduttanza di una soluzione fornisce dunque preziose informazioni sulla presenza e la concentrazione degli ioni, sulla loro mobilità e sulla natura delle interazioni ioniche. Da questi concetti derivano strumenti fondamentali dell’elettrochimica, come la conduttanza molare, la conducibilità specifica e le titolazioni conduttimetriche.
Dalla diagnosi della purezza dell’acqua alla caratterizzazione di composti ionici, dalla ricerca sui materiali conduttori all’analisi dei fluidi biologici, la conduttanza è oggi una delle grandezze cardine nella scienza applicata. Comprenderne il significato, le unità di misura e le modalità di calcolo è dunque essenziale per chiunque si occupi di fenomeni elettrici e chimico-fisici.
Definizione e relazione con la resistenza
La conduttanza elettrica, indicata con il simbolo G, è definita come la capacità di un materiale o di un sistema di permettere il passaggio di corrente elettrica. Essa rappresenta l’inverso della resistenza elettrica, grandezza che misura invece l’opposizione al flusso di cariche elettriche:
G = 1/R
dove:

G è la conduttanza, espressa in siemens (S),
R è la resistenza, espressa in ohm (Ω).
Questa relazione implica che un sistema ad alta resistenza ha bassa conduttanza, e viceversa. In altri termini, se una resistenza di 1 ohm si oppone fortemente al passaggio della corrente, la conduttanza di tale sistema sarà di 1 siemens⁻¹, ovvero 1 S.
Interpretazione fisica
Se consideriamo un conduttore sottoposto a una differenza di potenziale, la corrente che vi fluisce dipende non solo dalla tensione applicata, ma anche dalle proprietà intrinseche del materiale. Mentre la resistenza riflette quanto il materiale “resiste” alla corrente, la conduttanza indica quanto facilmente essa può scorrere.
Nel caso di un conduttore metallico dipende da fattori come la sezione trasversale (maggiore è la sezione, maggiore è la conduttanza), la lunghezza del conduttore (maggiore è la lunghezza, minore è la conduttanza) e la conducibilità del materiale σ, che dipende dalla natura chimica e dalla temperatura.
In termini macroscopici, la conduttanza può essere espressa come:
G = σA/l
dove:
σ è la conducibilità elettrica (S·m⁻¹),
A è l’area della sezione trasversale del conduttore (m²),
l è la lunghezza del conduttore (m).
Questa formula mostra come la conduttanza sia direttamente proporzionale alla conducibilità del materiale e alla sezione del conduttore, e inversamente proporzionale alla lunghezza: un filo corto e spesso conduce meglio di uno lungo e sottile, a parità di materiale.
Unità di misura
L’unità di misura della conduttanza nel Sistema Internazionale (SI) è il siemens, simbolo S, in onore del fisico e inventore tedesco Ernst Werner von Siemens, che contribuì in modo significativo allo sviluppo della teoria elettrica nel XIX secolo.
Poiché la conduttanza è l’inverso della resistenza, che si misura in ohm (Ω), il siemens è definito come:
1 S = 1/Ω
In termini più generali, la conduttanza può essere espressa anche attraverso le unità base del S.I. Partendo dalla legge di Ohm V=iR, da cui si ricava i=GV si può dedurre l’unità di misura della conduttanza:
G = i/V => [ampere/Volt] = S
pertanto 1 S = 1 ampere/Volt
Multipli e sottomultipli del siemens
Come per altre unità fisiche, anche il siemens può essere espresso in multipli e sottomultipli per adattarsi a valori molto grandi o molto piccoli di conduttanza, come accade spesso in elettronica o in elettrochimica:
| Simbolo | Nome | Valore in Siemens |
| mS | millisiemens | 10-3 |
| μS | microsiemens | 10-6 |
| nS | nanosiemens | 10-9 |
| pS | picosiemens | 10-12 |
Questi sottomultipli sono particolarmente utili, ad esempio nelle misurazioni di conduttanza di soluzioni molto diluite (in elettrochimica), nella valutazione di conduttanze ioniche a livello molecolare e nella descrizione di canali ionici nelle membrane cellulari in biofisica.
Conduttanza elettrica nei materiali
La conduttanza elettrica nei materiali rappresenta la facilità con cui gli elettroni liberi possono muoversi sotto l’azione di un campo elettrico. Questo comportamento dipende fondamentalmente dalla natura chimico-fisica del materiale, dalla sua struttura cristallina, dalla temperatura, e dalla presenza di impurezze o difetti.
Conduttori metallici
Nei metalli, come rame, argento o alluminio, gli atomi formano un reticolo in cui gli elettroni di valenza sono delocalizzati: non appartengono più a un singolo atomo ma si muovono liberamente nel reticolo. Questa “nube” elettronica costituisce il gas di elettroni liberi tipico del legame metallico che può rispondere rapidamente a una differenza di potenziale applicata, generando una corrente.

In questi materiali, la conduttanza è elevata e dipende dalla conducibilità intrinseca (σ) del materiale, che rappresenta la sua attitudine a far fluire corrente e la geometria del conduttore: una sezione più ampia favorisce il passaggio della corrente, mentre una maggiore lunghezza lo ostacola.
A temperatura costante, i metalli mostrano conduttanza stabile, ma all’aumentare della temperatura, essa diminuisce. Questo perché l’agitazione termica ostacola il moto ordinato degli elettroni, aumentando la resistenza.
Materiali semiconduttori
Nei semiconduttori come silicio e germanio, la conduttanza non è legata a elettroni liberi già presenti, ma alla possibilità di generare coppie elettrone-lacuna. In condizioni normali, la loro conduttanza è bassa, ma può aumentare sensibilmente con l’aumento della temperatura, il drogaggio con impurità, e l’esposizione a luce o altri stimoli esterni (effetto fotoelettrico, effetto Hall, ecc.).
Questo comportamento controllabile rende i semiconduttori fondamentali in elettronica, dove questa proprietà può essere modulata con precisione in transistor e diodi.
Isolanti
I materiali isolanti, come vetro, gomma o ceramiche, presentano una struttura elettronica in cui gli elettroni sono fortemente legati agli atomi. Il numero di portatori di carica liberi è trascurabile e la loro resistenza elettrica è molto elevata, per cui la conduttanza è praticamente nulla in condizioni ordinarie.
Tuttavia, anche un isolante può condurre se sottoposto a tensioni elevate (rottura dielettrica), radiazioni ionizzanti, alte temperature.
Questa visione d’insieme mostra come la conduttanza non sia una proprietà universale, ma dipendente dalla natura del materiale e dalle condizioni ambientali. Studiare la conduttanza nei diversi materiali è essenziale per comprendere fenomeni come il funzionamento di circuiti, sensori, dispositivi elettronici e materiali innovativi come i superconduttori, che mostrano conduttanza infinita a temperature molto basse.
Conduttanza nelle soluzioni elettrolitiche
A differenza dei materiali metallici, nei quali la corrente elettrica è trasportata da elettroni liberi, nelle soluzioni elettrolitiche la conduzione avviene tramite ioni: particelle cariche che si muovono nel solvente sotto l’azione di un campo elettrico. La capacità di condurre corrente di una soluzione dipende quindi dalla mobilità degli ioni, dalla loro concentrazione, dal tipo di elettrolita e dalla temperatura.
Meccanismo di conduzione ionica

Quando un elettrolita, come il cloruro di sodio (NaCl), viene disciolto in acqua, si dissocia nei suoi ioni costituenti:
NaCl(s) → Na+(aq) + Cl–(aq)
Applicando una differenza di potenziale agli elettrodi immersi nella soluzione, gli ioni positivi (cationi) migrano verso il catodo, mentre gli ioni negativi (anioni) si dirigono verso l’anodo, generando un flusso netto di carica elettrica.
Questa migrazione ionica costituisce la corrente elettrica e la questo parametro elettrico della soluzione rappresenta la misura della sua capacità di trasportare questa corrente.
Conduttanza specifica
La conduttanza specifica o conducibilità elettrica della soluzione, indicata con il simbolo κ\kappaκ (kappa), è definita come la conduttanza di un volume unitario di soluzione posto tra due elettrodi aventi area unitaria e distanti un metro:
κ = Gl/A
dove:
G è la conduttanza (S),
l è la distanza tra gli elettrodi (m),
A è l’area della sezione degli elettrodi (m²),
κ si esprime in siemens per metro (S·m⁻¹) o in laboratorio spesso in S·cm⁻¹.
Conduttanza equivalente e molare
Per descrivere questo valore in funzione della quantità di elettrolita disciolto, si definiscono due grandezze importanti:
Conduttanza equivalente Λeq : capacità di una soluzione contenente un equivalente-grammo di elettrolita disciolto in un litro di soluzione di condurre corrente.
Conduttanza molare (Λm): capacità di condurre corrente di una soluzione contenente una mole di elettrolita disciolto in un litro di soluzione che si ottiene dalla conducibilità specifica: Λm= κ/C
dove C è la concentrazione molare (mol/L).
Fattori che influenzano la conduttanza delle soluzioni
Tipo di elettrolita: elettroliti forti (come HCl, NaOH, KNO₃) sono completamente dissociati e presentano un valore elevato; elettroliti deboli (come CH₃COOH, NH₄OH) si dissociano solo parzialmente, mostrando un valore più basso.
Concentrazione: per gli elettroliti forti, all’aumentare della diluizione la conduttanza molare aumenta, poiché diminuisce l’interazione ionica. Per gli elettroliti deboli, la diluizione favorisce la dissociazione, aumentando anch’essa la conduttanza molare.
Temperatura: un aumento della temperatura aumenta la mobilità ionica, quindi la capacità di condurre corrente della soluzione aumenta sensibilmente con il calore.
Tipo di solvente: la conduttanza dipende anche dalla costante dielettrica e dalla viscosità del solvente, che influenzano la dissociazione dell’elettrolita e la mobilità degli ioni.
Importanza in chimica
Lo studio di questa grandezza nelle soluzioni elettrolitiche è fondamentale per determinare la forza di un elettrolita e il suo grado di dissociazione, seguire reazioni ioniche (es. precipitazioni, neutralizzazioni), analizzare la purezza dell’acqua (acqua ultra-pura ha conduttanza dell’ordine di nS·cm⁻¹) e applicazioni in sensoristica ed elettroanalisi, come nella conduttimetria.
L’esperienza di Kohlrausch
Uno dei contributi fondamentali alla comprensione del comportamento elettrico delle soluzioni fu dato dal fisico tedesco Friedrich Kohlrausch (1840–1910), il quale, attraverso una serie di esperimenti condotti nella seconda metà del XIX secolo, permise di gettare le basi della elettrochimica moderna.
Kohlrausch studiò sistematicamente la conduttanza molare degli elettroliti forti e deboli in funzione della diluizione e giunse a due risultati fondamentali:
Conduttanza molare e diluizione
Kohlrausch osservò che, per gli elettroliti forti, la conduttanza molare (Λm ) aumenta con la diluizione, ma tende a un valore limite quando la soluzione diventa infinitamente diluita. Questo valore limite fu indicato come Λ0m ovvero la conduttanza molare limite a diluizione infinita. In tali condizioni, gli ioni sono completamente dissociati e si muovono indipendentemente, senza interazioni significative tra di loro.
Kohlrausch propose quindi una relazione empirica nota come legge di Kohlrausch: Λm = Λ0m – K √c
dove K è una costante che dipende dall’elettrolita e dalla temperatura e c è la concentrazione (mol·L⁻¹).
Questa legge è valida per gli elettroliti forti in soluzioni diluite, ed evidenzia che la diminuzione della capacità di condurre corrente all’aumentare della concentrazione è dovuta all’interazione tra gli ioni, che ostacola il loro movimento.
Legge dell’indipendenza degli ioni
Attraverso l’analisi di una vasta gamma di sali, acidi e basi, Kohlrausch arrivò a un’intuizione straordinaria: a diluizione infinita, ogni ione contribuisce alla capacità di condurre corrente in modo indipendente dall’altro ione con cui forma l’elettrolita.
Formulò così la legge dell’indipendente mobilità degli ioni :
La conduttanza molare limite di un elettrolita è la somma algebrica dei contributi dei singoli ioni costituenti:
Λ0m = λ+0 + λ–0
dove λ+0 è il contributo molare limite del catione e λ–0 è il contributo molare limite dell’anione. Questa scoperta permise di calcolare i valori di λ0 per ogni ione e di prevedere il comportamento di elettroliti non ancora analizzati, semplicemente sommando i contributi degli ioni noti.
Importanza storica e applicativa
Le esperienze di Kohlrausch segnarono il passaggio dall’osservazione empirica alla formulazione quantitativa della conduzione ionica, anticipando la teoria della dissociazione elettrolitica proposta pochi anni dopo da Arrhenius.
La legge di Kohlrausch è ancora oggi utilizzata per determinare la conduttanza molare limite di elettroliti deboli, inaccessibile sperimentalmente direttamente, per calcolare gradi di dissociazione, per studi su ioni in soluzioni biologiche o ambientali e nell’analisi conduttimetrica, ad esempio per titolazioni.
Fattori che influenzano la conduttanza
La conduttanza elettrica in una soluzione o in un materiale conduttore non è una proprietà assoluta, ma dipende da molteplici fattori fisici e chimici. Comprendere come questi influenzino la capacità di trasportare corrente elettrica è essenziale per la corretta interpretazione dei fenomeni elettrochimici e per numerose applicazioni in laboratorio, nell’industria e nella ricerca.
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Natura del materiale o dell’elettrolita
Nel caso dei conduttori metallici, questo parametro dipende principalmente dalla densità di elettroni liberi presenti nella struttura del reticolo cristallino. Metalli come l’argento e il rame, per esempio, presentano elevata conduttanza grazie alla presenza di un elevato numero di elettroni delocalizzati che possono muoversi liberamente.
Nelle soluzioni elettrolitiche, invece, il ruolo centrale è giocato dalla presenza e dalla mobilità degli ioni. Gli elettroliti forti, che si dissociano completamente in ioni, presentano una misura dell’attitudine a condurre molto maggiore rispetto agli elettroliti deboli, che si dissociano solo parzialmente. Inoltre, la carica degli ioni e la loro dimensione influenzano significativamente la velocità con cui si muovono nel mezzo e quindi la conduttanza complessiva.
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Concentrazione della soluzione
L’effetto della concentrazione sul questo parametro può apparire controintuitivo. La conduttanza specifica (cioè per unità di volume) aumenta con la concentrazione, perché aumenta il numero di ioni per unità di volume. Tuttavia, quella molare (cioè per mole di soluto) diminuisce, soprattutto negli elettroliti forti, a causa delle crescenti interazioni tra gli ioni (effetti di schermatura, formazione di coppie ioniche) che ostacolano il moto ionico.
Negli elettroliti deboli, la diluizione ha un effetto opposto: favorisce la dissociazione dell’elettrolita, aumentando il numero di ioni liberi e quindi la conduttanza molare.
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Temperatura
L’aumento della temperatura generalmente aumenta la conduttanza, sia nei materiali metallici sia nelle soluzioni. Nei metalli, la maggiore agitazione termica può ridurre la mobilità elettronica a temperature molto elevate, ma nelle condizioni ordinarie l’effetto è trascurabile.
Nelle soluzioni, l’aumento della temperatura ha due effetti favorevoli ovvero diminuisce la viscosità del solvente, facilitando il movimento degli ioni e aumenta l’energia cinetica degli ioni, che migrano più rapidamente nel campo elettrico.
Tali effetti rendono questa grandezza particolarmente sensibile alla temperatura, tanto che le misure conduttimetriche richiedono correzioni o controllo termostatico.
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Tipo di solvente
Il solvente influenza la conduttanza in due modi principali:
-attraverso la sua costante dielettrica, che determina la capacità di separare e stabilizzare gli ioni in soluzione (un solvente con alta costante dielettrica, come l’acqua, favorisce la dissociazione degli elettroliti);
-attraverso la sua viscosità, che influenza la resistenza al moto degli ioni: solventi più viscosi, come l’etanolo o la glicerina, ostacolano il movimento ionico, riducendo la conduttanza.
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Presenza di impurezze
Anche tracce di impurezze ioniche in una soluzione possono alterare significativamente la conduttanza. In analisi conduttimetrica, ad esempio, l’acqua deionizzata o ultra-pura presenta valori di conduttanza estremamente bassi (dell’ordine di 0.055 µS·cm⁻¹), ma la semplice introduzione di una piccola quantità di elettrolita può farla aumentare drasticamente. Per questa ragione, la conduttanza è spesso utilizzata anche come indice di purezza delle soluzioni.
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Area e geometria degli elettrodi
In esperimenti pratici, la forma e la superficie degli elettrodi, nonché la distanza che li separa, influiscono sulla misura della conduttanza. A parità di soluzione e concentrazione, un aumento dell’area degli elettrodi o una loro maggiore vicinanza comporta un aumento della conduttanza misurata.
Per tenere conto di questi fattori geometrici, si introduce la costante di cella nel calcolo della conducibilità specifica.
Applicazioni
La misurazione di questa grandezza trova applicazione in diversi campi scientifici, industriali e ambientali, grazie alla sua capacità di fornire informazioni rapide e precise sul contenuto ionico e sulle proprietà elettriche di materiali e soluzioni. Vediamo alcune delle principali applicazioni.
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Analisi di soluzioni elettrolitiche e titolazioni conduttimetriche
In chimica analitica, la conduttanza viene ampiamente utilizzata per monitorare le reazioni che coinvolgono elettroliti, grazie al cambiamento della concentrazione e della mobilità degli ioni durante la reazione. La titolazione conduttimetrica è una tecnica in cui la conduttanza della soluzione viene misurata in funzione del volume di titolante aggiunto, permettendo di identificare con precisione il punto di equivalenza anche in assenza di indicatori colorati.
Ad esempio, nella titolazione di un acido forte con una base forte, la conduttanza varia in modo caratteristico a causa della sostituzione di ioni H⁺ con ioni Na⁺, con mobilità diverse, fornendo un metodo alternativo e molto sensibile per il controllo delle reazioni.
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Controllo della qualità e purezza dell’acqua
Questo valore è un parametro essenziale per valutare la qualità dell’acqua, in quanto indica la presenza di sali disciolti e altre sostanze ioniche. L’acqua ultrapura ha valori di conduttanza estremamente bassi, mentre acqua con contaminanti o elevata salinità presenta valori più alti.
Gli impianti di depurazione e le industrie alimentari o farmaceutiche utilizzano misuratori di conduttanza per assicurare il rispetto degli standard qualitativi dell’acqua impiegata nei processi produttivi.
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Monitoraggio ambientale
Nel campo ambientale, questa grandezza è uno strumento rapido per valutare la salinità delle acque naturali, come fiumi, laghi e mari, e per monitorare la presenza di inquinanti ionici nelle acque reflue o nel terreno. Essendo una misura indiretta della concentrazione totale di ioni, fornisce indicazioni immediate sull’inquinamento e sulla salubrità degli ecosistemi acquatici.
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Industria chimica e farmaceutica
Nel controllo dei processi chimici e farmaceutici, la conduttanza viene impiegata per monitorare la concentrazione di sostanze ioniche durante la sintesi e la purificazione di composti, garantendo la qualità del prodotto finale. Viene inoltre utilizzata per la verifica della concentrazione di soluzioni saline, tamponi e altri reagenti.
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Sensori e dispositivi tecnologici

Questa grandezza è alla base del funzionamento di diversi sensori elettrochimici, utilizzati ad esempio per il rilevamento di gas o composti specifici, per sensori biologici (biosensori) e per dispositivi di diagnostica medica. La capacità di misurare variazioni nella misura dell’attitudine a condurre permette di rilevare la presenza e la concentrazione di sostanze target in tempo reale.
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Materiali conduttivi e nanotecnologie
Lo studio di questa grandezza è cruciale anche nella progettazione e caratterizzazione di materiali avanzati, come i nanomateriali, i polimeri conduttivi e i materiali compositi. La misura della conduttanza elettrica permette di valutare le proprietà elettroniche e l’efficienza di questi materiali in dispositivi come sensori, batterie, e celle solari.
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il 4 Agosto 2025