Coalescenza
La coalescenza è un fenomeno fisico di grande importanza che si manifesta quando due o più entità separate, come gocce, bolle o particelle, si fondono per formare una struttura unificata. Sebbene possa sembrare un processo semplice e spontaneo, in realtà la coalescenza è governata da complesse interazioni fisiche, chimiche e talvolta biologiche che coinvolgono forze superficiali, dinamiche fluide, stabilità colloidale e fenomeni di separazione di fase.
Questo processo è osservabile in una vasta gamma di sistemi naturali e artificiali. A livello macroscopico, la coalescenza è visibile nella formazione delle gocce di pioggia nelle nuvole o nella separazione di una miscela olio-acqua. A livello microscopico e molecolare, è invece fondamentale per la comprensione dei sistemi colloidali, delle emulsioni e dei condensati biomolecolari privi di membrana che si organizzano spontaneamente all’interno delle cellule.
La coalescenza ha implicazioni pratiche e industriali significative: la sua comprensione è essenziale per il controllo della stabilità dei prodotti alimentari, cosmetici e farmaceutici, per il trattamento delle acque reflue e per processi in ambito petrolchimico e ambientale.
Dal punto di vista termodinamico, la coalescenza rappresenta un percorso verso la minimizzazione dell’energia libera del sistema, spesso associata a una riduzione dell’area superficiale complessiva. Tuttavia, l’effettiva realizzazione del processo dipende da numerosi fattori cinetici e dinamici che ne possono accelerare o ostacolare l’evoluzione.
Meccanismo della coalescenza
Il meccanismo della coalescenza è regolato da un delicato equilibrio tra forze attrattive e repulsive che agiscono tra le entità disperse, come gocce o bolle, immerse in un mezzo continuo. Quando due unità si avvicinano sotto l’effetto di forze come la gravitazione, la sedimentazione o moti browniani, si forma tra di esse un film sottile di fluido che ne impedisce l’immediata fusione. Questo film rappresenta una barriera energetica che deve essere superata affinché si realizzi la coalescenza.

Affinché le due entità si fondano, il film intermedio deve assottigliarsi progressivamente fino al punto in cui la distanza tra le superfici è tale da permettere l’instaurarsi di forze di van der Waals attrattive sufficientemente intense da provocarne il collasso. A questo punto, la pellicola si rompe e le superfici si uniscono, portando alla formazione di una nuova struttura continua che minimizza l’energia superficiale complessiva del sistema.
Aspetto energetico
Dal punto di vista energetico, la coalescenza è un processo esoergonico, in quanto riduce l’area complessiva dell’interfaccia tra le fasi, diminuendo così la tensione superficiale totale. Per questo motivo, in assenza di barriere stabilizzanti, la coalescenza è termodinamicamente favorita.
A livello dinamico, il processo si può suddividere in tre fasi principali:
Approccio delle entità: le gocce o le bolle si avvicinano grazie a moti casuali, forze esterne o gradienti di densità.
Formazione e drenaggio del film: si crea un film di fluido tra le due superfici, che inizia a drenare sotto l’azione delle pressioni capillari e delle forze viscose.
Rottura del film e fusione: quando il film diventa instabile o sufficientemente sottile, si rompe, consentendo la fusione delle entità in una sola.
Tuttavia, questo meccanismo può essere ostacolato da diversi fattori stabilizzanti, come tensioattivi, cariche elettriche di superficie o effetti sterici, che impediscono il drenaggio del film o ne aumentano la stabilità, rallentando o addirittura impedendo la coalescenza.
Nei sistemi colloidali, la coalescenza può avvenire in modo graduale o catastrofico, a seconda delle condizioni. In certi casi, una singola fusione può innescare un processo a cascata, in cui le entità più grandi catturano le più piccole, portando a un rapido cambiamento della morfologia del sistema.
Fattori che influenzano la coalescenza
La coalescenza è un fenomeno complesso il cui esito dipende da molteplici variabili fisiche, chimiche e ambientali. Sebbene termodinamicamente favorita nella maggior parte dei sistemi, essa può essere rallentata, inibita o completamente impedita dalla presenza di fattori stabilizzanti. Comprendere tali influenze è fondamentale per il controllo e la progettazione di sistemi dispersi, come emulsioni, schiume e aerosol.
Tensione superficiale
La tensione superficiale rappresenta la forza che tende a minimizzare l’area della superficie di separazione tra due fasi. Un’elevata tensione superficiale favorisce la coalescenza, in quanto la fusione delle entità disperse riduce l’energia libera del sistema. Tuttavia, l’uso di tensioattivi può abbassare la tensione superficiale e modificare profondamente la dinamica del processo.
Viscosità del mezzo continuo
La viscosità del fluido in cui sono immerse le gocce o le bolle gioca un ruolo cruciale: un mezzo viscoso rallenta il drenaggio del film interfacciale tra le due entità, prolungandone la stabilità e riducendo la probabilità di coalescenza. Questo effetto è particolarmente rilevante in sistemi emulsionati ad alta viscosità, come creme cosmetiche o emulsioni alimentari.
Presenza di tensioattivi
I tensioattivi, molecole anfifiliche capaci di adsorbirsi all’interfaccia tra fasi, stabilizzano le dispersioni impedendo la coalescenza. Essi agiscono attraverso tre principali meccanismi:
-Riduzione della tensione superficiale, rendendo meno favorevole la fusione;
-Stabilizzazione elettrostatica, mediante la creazione di cariche superficiali che si respingono;
-Stabilizzazione sterica, grazie alla formazione di strati protettivi che impediscono il contatto diretto tra le superfici.
Carica elettrica di superficie
Le gocce disperse in un mezzo possono acquisire una carica elettrica spesso negativa che le fa respingere reciprocamente. Tale repulsione elettrostatica contribuisce alla stabilità cinetica del sistema e ostacola la coalescenza. L’aggiunta di elettroliti può schermare queste cariche, promuovendo la fusione delle gocce.
Dimensione delle entità disperse
La dimensione delle gocce o delle bolle influisce sulla velocità di drenaggio del film e sulla probabilità di collisione. In generale, entità di dimensioni maggiori coalescono più facilmente, anche per effetto della sedimentazione gravitazionale o della minore curvatura, che favorisce la riduzione della pressione interna.
Temperatura
L’aumento della temperatura può influenzare la coalescenza in modi opposti: da un lato, riduce la viscosità del mezzo e aumenta la mobilità delle entità disperse, facilitando il contatto e la fusione; dall’altro, può alterare la stabilità dei tensioattivi o causare variazioni di solubilità nei sistemi polifasici.
Forze esterne
La presenza di forze esterne, come campi elettrici, magnetici o acustici, può indurre o inibire la coalescenza. Ad esempio, un campo elettrico alternato può polarizzare le gocce e favorire la loro attrazione, portando a una coalescenza controllata in ambiti come la microfluidica o la stampa a getto d’inchiostro.
Coalescenza nei sistemi colloidali ed emulsioni
Nei sistemi colloidali ed emulsioni, la coalescenza rappresenta uno dei principali meccanismi di instabilità, con effetti rilevanti sulla durata, sull’efficacia e sull’aspetto dei prodotti. Questi sistemi, costituiti da una fase dispersa sotto forma di goccioline o particelle in un mezzo continuo, sono alla base di numerose formulazioni industriali e biologiche.
Nel caso delle emulsioni, la coalescenza si verifica quando due o più gocce della fase dispersa si fondono, dando origine a una goccia di dimensioni maggiori. Questo processo comporta una riduzione della superficie interfaciale complessiva e, se non controllato, porta alla separazione macroscopica delle fasi, ovvero alla rottura dell’emulsione (emulsion break).
Esempi pratici:
La maionese È un’emulsione olio-in-acqua stabilizzata da lecitina presente nel tuorlo d’uovo. Se sottoposta a variazioni di temperatura, o se il sistema non è adeguatamente emulsionato, può verificarsi coalescenza delle goccioline d’olio, con conseguente separazione della componente lipidica.

Il latte una dispersione colloidale complessa in cui la fase lipidica è presente sotto forma di globuli stabilizzati da membrane proteiche e fosfolipidiche. Con il tempo o in seguito a trattamenti termici non ottimali, la coalescenza può portare all’affioramento della crema (creaming) o alla destabilizzazione della struttura.
In molte creme cosmetiche e lozioni, la stabilità della fase dispersa è fondamentale per garantire omogeneità, aspetto e proprietà sensoriali. La coalescenza delle gocce lipidiche può causare separazione e compromettere l’efficacia del prodotto.
Nelle pitture e vernici le emulsioni polimeriche usate come leganti sono sensibili alla coalescenza. Un controllo adeguato della formulazione è essenziale per ottenere pellicole continue e uniformi dopo l’applicazione.
Nelle schiume alimentari e detergenti: In prodotti come panna montata o schiume da barba, la coalescenza delle bolle d’aria porta alla perdita di volume e consistenza. La stabilità è garantita dall’uso di agenti schiumogeni che rallentano la fusione delle bolle.
Meccanismi di controllo
La stabilità nei confronti della coalescenza si ottiene attraverso strategie mirate, quali:
-Aggiunta di tensioattivi, che riducono la tensione superficiale e creano barriere steriche o elettrostatiche;
-Controllo del pH e della forza ionica, che influenzano la carica delle gocce;
-Uso di polimeri addensanti, che aumentano la viscosità del mezzo continuo e rallentano il drenaggio del film tra gocce;
-Impiego di particelle solide, come nelle emulsioni di Pickering in cui le particelle solide agiscono come barriere fisiche tra le goccioline, impedendo o rallentando drasticamente il processo di coalescenza. Questo tipo di stabilizzazione è puramente entropica e meccanica, e non dipende da proprietà chimiche come la carica o la struttura molecolare, come avviene nei tensioattivi tradizionali., per creare barriere fisiche all’interfaccia.
Nei colloidi gas-liquido, come le schiume, la coalescenza delle bolle porta al collasso della struttura. In questi sistemi, agenti stabilizzanti come le proteine del latte o i tensioattivi anionici sono impiegati per mantenere la stabilità della schiuma, fondamentale per prodotti come birra, mousse o detergenti schiumosi.
Coalescenza nella meteorologia
Nel contesto meteorologico, la coalescenza rappresenta un processo chiave nella formazione delle precipitazioni, in particolare nelle nubi calde (ovvero prive di cristalli di ghiaccio, con temperature superiori a 0 °C). In queste nubi, composte interamente da goccioline d’acqua liquide, la coalescenza è il meccanismo dominante che consente la crescita dimensionale delle gocce fino alla formazione della pioggia.
Meccanismo del processo
Le goccioline di nube si formano inizialmente per condensazione del vapore acqueo su nuclei di condensazione, come particelle di sale marino o polvere. Queste gocce hanno dimensioni tipicamente comprese tra 5 e 20 micrometri. Tuttavia, per dare origine alla precipitazione, è necessario che almeno alcune gocce raggiungano dimensioni maggiori di 100 micrometri, altrimenti restano sospese e non cadono al suolo.

Il processo di coalescenza entra in gioco quando alcune gocce diventano leggermente più grandi (per effetto di fluttuazioni statistiche), durante la caduta, queste gocce più grandi collidono con quelle più piccole, grazie alla differenza di velocità terminale.
In seguito alla collisione, le gocce si uniscono, formando una goccia di massa e volume maggiore; la nuova goccia, essendo più pesante, accelera e collide con altre gocce, innescando un processo a valanga che porta alla formazione di gocce pluviali.
Questo meccanismo è noto come accrescimento per coalescenza e dipende fortemente da:
-Dimensione e distribuzione delle gocce;
-Turbolenza all’interno della nube;
-Viscosità e tensione superficiale delle gocce;
-Presenza di cariche elettriche, che può facilitare l’attrazione tra le gocce.
Esempio pratico: nubi calde tropicali
Nelle nubi calde dei tropici, dove le temperature sono elevate e l’umidità è molto alta, la coalescenza è estremamente efficiente. Le gocce crescono rapidamente per collisione e fusione fino a raggiungere dimensioni di 1–2 millimetri, cadendo poi sotto forma di pioggia intensa, spesso in meno di 30 minuti dalla formazione della nube.
Coalescenza e tipi di precipitazione
Il ruolo della coalescenza è più limitato nelle nubi fredde (al di sotto di 0 °C), dove la precipitazione si origina prevalentemente attraverso il processo di Bergeron-Findeisen, basato sulla sublimazione del vapore acqueo sui cristalli di ghiaccio. Tuttavia, anche in queste nubi, le gocce liquide possono coesistere temporaneamente e partecipare a fenomeni di coalescenza super raffreddata, dando origine a pioggia congelantesi o neve bagnata.
Coalescenza in biologia
Il concetto di coalescenza trova applicazione anche in biologia, in particolare nel campo della genetica delle popolazioni, dove assume un significato profondamente diverso da quello fisico-chimico o meteorologico. In questo ambito, la coalescenza non riguarda la fusione di gocce o particelle, ma si riferisce a un modello matematico e concettuale che descrive l’origine comune di copie di geni all’interno di una popolazione.
Teoria della coalescenza genetica
La teoria della coalescenza è un approccio retrospettivo alla genetica delle popolazioni sviluppato negli anni ’80 da John Kingman. Essa si concentra sulla tracciabilità genealogica degli alleli di un locus genetico osservati in un campione. In altre parole, si chiede: qual è l’antenato comune più recente (MRCA, Most Recent Common Ancestor) di questi alleli?

La coalescenza descrive la probabilità che due copie di un gene, prelevate da individui diversi, derivino dallo stesso allele ancestrale in una generazione passata. Questo modello si sviluppa nel tempo andando a ritroso, costruendo un albero genealogico (o coalescent tree) che unisce progressivamente gli alleli osservati, fino a trovare il loro punto di origine comune.
Fattori che influenzano la coalescenza genetica
La velocità con cui le linee genetiche danno luogo al fenomeno dipende dalla dimensione efficace della popolazione: in popolazioni piccole, la coalescenza avviene più rapidamente e deriva genetica: fluttuazioni casuali che accelerano la fissazione degli alleli.
La selezione naturale può alterare la probabilità di coalescenza se certi alleli sono favoriti, la migrazione e flusso genico introducono nuovi alleli che modificano la struttura genealogica e gli eventi di colli di bottiglia o espansioni demografiche influenzano la profondità dell’albero coalescente.
Applicazioni pratiche
Il modello coalescente è alla base di numerose applicazioni in biologia evolutiva e genomica, tra cui:
-Ricostruzione filogenetica delle popolazioni e delle specie;
-Stima del tempo al MRCA per geni specifici (come il DNA mitocondriale o il cromosoma Y);
-Analisi dell’equilibrio e delle deviazioni dalla neutralità (es. test di Tajima, Fu e Li);
-Studi sull’evoluzione virale, come nella ricostruzione delle linee evolutive di HIV, SARS-CoV-2 e altri patogeni;
-Conservazione della biodiversità, per valutare la variabilità genetica residua nelle specie minacciate.
Esempio biologico: coalescenza del DNA mitocondriale
Uno dei casi più noti è quello della cosiddetta “Eva mitocondriale“, ovvero l’antenata comune da cui deriva il DNA mitocondriale di tutti gli esseri umani attuali. Studi coalescenti hanno stimato che questa antenata visse circa 150.000-200.000 anni fa in Africa. Va precisato che non si tratta della prima donna della specie, ma semplicemente della linea mitocondriale oggi universalmente condivisa.
Applicazioni della coalescenza
Il fenomeno della coalescenza, pur con sfumature diverse nei vari campi del sapere, trova ampie applicazioni sia nella scienza di base sia in ambiti industriali e tecnologici. La comprensione dei meccanismi che regolano la fusione di particelle, gocce o linee genetiche consente di ottimizzare processi, sviluppare nuovi materiali e interpretare dinamiche complesse in natura.
Industria alimentare e cosmetica
Nei sistemi emulsionati come maionese, creme spalmabili, lozioni e shampoo il controllo della coalescenza è essenziale per garantire stabilità, consistenza e conservabilità. Additivi come emulsionanti e stabilizzanti come lecitine, proteine del latte e polimeri vengono impiegati per rallentare la coalescenza tra le fasi disperse, migliorando la durata del prodotto.
Un esempio è costituito dalla produzione della panna montata o del gelato, in cui è necessaria una coalescenza controllata delle gocce di grasso per ottenere la giusta struttura e texture.
Ingegneria chimica e trattamento dei fluidi
Nel settore della separazione di fasi liquide immiscibili, ad esempio nella disoleazione delle acque reflue o nel trattamento del petrolio greggio, si sfruttano dispositivi meccanici, elettrici o a membrana per accelerare la fusione delle gocce disperse e favorire la decantazione o la separazione centrifuga.
Ad esempio nei separatori a coalescenza per impianti petrolchimici, le gocce d’acqua emulsionate nell’olio vengono fatte aggregare per ridurne la dispersione e migliorare la qualità del prodotto.
Meteorologia e modellistica climatica
La comprensione del meccanismo di coalescenza è fondamentale nella simulazione dei processi di formazione della pioggia, in particolare nelle nubi calde tropicali. Modelli numerici incorporano algoritmi di collisione-coalescenza per prevedere l’intensità delle precipitazioni e la distribuzione granulometrica delle gocce.
Nei radar meteorologici, la distribuzione delle dimensioni delle gocce determina la riflettività del segnale e, quindi, la stima della pioggia al suolo.
Nanotecnologia e scienza dei materiali
Durante la sintesi di nanoparticelle o nella fabbricazione di film sottili, la coalescenza gioca un ruolo cruciale nella morfologia finale del materiale. La fusione di cluster atomici o nanoparticelle può influenzare proprietà ottiche, elettroniche e meccaniche.
Nella crescita di nanostrutture metalliche (come oro o argento), la coalescenza è il processo in cui piccole nanoparticelle si uniscono formando reti continue. Questa unione crea percorsi attraverso cui gli elettroni possono muoversi più facilmente, aumentando la conducibilità elettrica del materiale.
Biologia evolutiva e genomica
Il modello coalescente è un potente strumento per ricostruire la storia evolutiva di una popolazione o di una specie, stimare tempi di divergenza e comprendere gli effetti di eventi demografici passati.
Nell’analisi del DNA virale, come quello del SARS-CoV-2, la coalescenza permette di stimare l’origine temporale delle varianti e di modellare la loro diffusione nella popolazione umana.
Tecnologie ambientali
In dispositivi per la purificazione dell’aria o la cattura di aerosol, la coalescenza tra goccioline liquide o particelle è sfruttata per facilitare la raccolta e l’abbattimento degli inquinanti.
Negli scrubber industriali, per impianti industriali, dispositivi progettati per rimuovere inquinanti e particelle nocive dall’aria o dai gas di scarico emessi durante i processi industriali, le particelle solide si aggregano con goccioline liquide nebulizzate, aumentando la loro massa e favorendo la separazione gravitazionale.
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il 26 Giugno 2025