Fisica

Acustica: la scienza del suono

il 22 Maggio 2025

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acustica

L’acustica è la branca della fisica che studia la produzione, la propagazione e la ricezione delle onde sonore nei diversi mezzi materiali. Il termine deriva dal greco ἀκούειν, che significa udire e oggi comprende tanto gli aspetti fisici quanto quelli percettivi del suono. L’acustica è la branca della fisica che studia il suono, ovvero la propagazione delle onde meccaniche attraverso i mezzi materiali si occupa di fenomeni che spaziano dal rombo di un tuono alla risonanza di uno strumento musicale, dai rumori ambientali fino alle onde ultrasonore utilizzate nella diagnostica medica. I materiali possono avere proprietà diverse come la riflessione o l’assorbimento acustico, influenzando la qualità del suono negli ambienti chiusi

Già nell’antichità filosofi come Pitagora avevano intuito il legame tra lunghezza delle corde vibranti e altezza del suono. Aristotele parlò della trasmissione del suono attraverso l’aria, ma fu nel Seicento che Galileo Galilei avviò una descrizione matematica delle vibrazioni.

Nel Settecento, il matematico Jean-Baptiste Fourier introdusse la scomposizione armonica, utile alla comprensione della struttura dei suoni complessi. Con Hermann von Helmholtz, nel XIX secolo, si fecero passi avanti nella fisiologia dell’udito, mentre il Novecento ha visto l’acustica estendersi all’ingegneria, all’architettura e alla medicina.

L’acustica è una scienza affascinante e multidisciplinare, che parte dalla fisica delle onde per giungere all’esperienza umana della percezione sonora. Attraverso l’acustica si possono comprendere meglio non solo i fenomeni naturali e tecnologici legati al suono, ma anche come esso influenzi la nostra vita quotidiana, la comunicazione, l’arte e la salute.

Classificazione dell’acustica

L’acustica, come disciplina scientifica, si è ramificata nel tempo in numerosi settori, ciascuno con obiettivi specifici e metodologie proprie. Questa varietà riflette la grande versatilità del suono, che non si limita a essere un semplice fenomeno fisico, ma assume significati e funzioni diverse a seconda del contesto in cui si manifesta.

Una delle aree principali è l’acustica fisica, che rappresenta il cuore teorico della disciplina. Essa studia il suono in quanto onda meccanica che si propaga in un mezzo materiale, sia esso aria, acqua o un solido. Si analizzano grandezze come la frequenza, l’ampiezza, la lunghezza d’onda e l’intensità sonora. Questo ramo pone le basi per comprendere fenomeni come l’eco, la risonanza o l’effetto Doppler, fornendo modelli matematici e leggi fisiche utili a descrivere la propagazione sonora.

Un’altra branca estremamente importante è l’acustica architettonica, che si concentra sul comportamento del suono negli spazi chiusi. Questa disciplina nasce dall’esigenza di garantire una buona intelligibilità del parlato e una resa sonora ottimale in ambienti come teatri, auditorium, sale conferenze o studi di registrazione. Vengono studiate la riflessione del suono, l’assorbimento e la diffusione del suono da parte delle superfici, al fine di progettare spazi acusticamente equilibrati, evitando fenomeni indesiderati come riverberi eccessivi o focalizzazioni sonore.

L’acustica ambientale, invece, affronta una tematica di grande attualità: l’inquinamento acustico. In questo ambito si analizzano i rumori provenienti da fonti urbane e industriali – come traffico stradale, ferroviario, impianti di produzione o cantieri – valutandone l’impatto sulla qualità della vita e sulla salute umana. Gli acustici ambientali sono spesso chiamati a redigere valutazioni di impatto acustico, progettare barriere fonoassorbenti e proporre soluzioni di mitigazione del rumore.

ultrasuoni
ultrasuoni

Più legata agli aspetti percettivi è la psicoacustica, una disciplina a cavallo tra fisica e neuroscienze che studia come l’essere umano percepisce i suoni. Qui entrano in gioco non solo le caratteristiche oggettive del segnale acustico, ma anche la soggettività dell’ascolto. Si analizzano fenomeni come il mascheramento (quando un suono copre un altro), la soglia di udibilità, la localizzazione spaziale dei suoni, e le differenze di sensibilità alle varie frequenze. La psicoacustica ha importanti applicazioni nel design dei suoni artificiali, nella codifica audio (come nel formato MP3), nella medicina audiologica e perfino nel marketing sensoriale.

L’acustica musicale costituisce un ulteriore campo di grande interesse, specialmente per coloro che si occupano di strumenti, esecuzione e composizione. Essa si dedica allo studio delle caratteristiche fisiche dei suoni musicali, della loro armonizzazione e delle modalità con cui gli strumenti generano vibrazioni.

infrasuoni
infrasuoni

Qui vengono analizzate nozioni come timbro, armonici, accordatura e sistemi di temperamento. L’acustica musicale aiuta a comprendere perché un violino e un flauto possano suonare la stessa nota, ma produrre sensazioni uditive completamente diverse.

Infine, vanno menzionati due settori particolari ma sempre più rilevanti: l’acustica degli ultrasuoni e quella degli infrasuoni. Gli ultrasuoni sono onde sonore con frequenze superiori ai 20.000 Hz, quindi non percepibili dall’orecchio umano. Sono impiegati in medicina per le ecografie, ma anche nell’industria per la pulizia di materiali e nei sistemi di rilevamento.

Gli infrasuoni, al contrario, si collocano al di sotto dei 20 Hz e, pur essendo anch’essi non udibili, possono influenzare il corpo umano o essere rilevati in fenomeni naturali come i terremoti o le eruzioni vulcaniche. Lo studio di queste onde estreme ha aperto nuove frontiere nell’esplorazione della Terra e nella diagnostica non invasiva.

La Ruota dell’Acustica di Lindsay

Uno degli strumenti concettuali più interessanti per comprendere la vastità dell’acustica è la Ruota dell’Acustica di Robert Bruce Lindsay, proposta nel 1964. Questa rappresentazione grafica, tanto semplice quanto efficace, organizza le principali aree dell’acustica secondo uno schema circolare, suggerendo l’interconnessione tra i vari ambiti e offrendo una visione d’insieme della disciplina. Al centro della ruota si colloca il suono come fenomeno fisico, da cui si diramano sei settori principali, ciascuno identificato in base alla natura del mezzo e al contesto applicativo.

ruota di Lindsay
ruota di Lindsay

La ruota distingue innanzitutto tre tipi di mezzi in cui il suono può propagarsi: gas, liquidi e solidi. A ciascun mezzo corrispondono specifici rami dell’acustica, che ne studiano le proprietà in relazione al tipo di onde e ai fenomeni che si generano.

Ad esempio, l’acustica atmosferica si occupa della propagazione sonora nell’aria, con implicazioni per la meteorologia, la climatologia e l’inquinamento acustico urbano. L’acustica subacquea studia invece le onde sonore nei liquidi, ed è cruciale in ambiti come la comunicazione sottomarina e la biologia marina. Infine, l’acustica dei solidi è alla base di settori come il controllo delle vibrazioni, la diagnostica strutturale e la progettazione di materiali fonoisolanti.

A questa prima classificazione basata sul mezzo, Lindsay sovrappone una seconda, fondata sul contesto o sull’obiettivo dell’indagine. Emergono così aree quali l’acustica musicale, legata all’arte e alla percezione del suono in ambito estetico; la psicoacustica, che esplora la relazione tra stimolo fisico e risposta percettiva del cervello umano; l’acustica fisiologica, che si concentra sugli organi dell’udito e sul funzionamento del sistema auditivo; e l’acustica tecnica, orientata all’ingegneria e alla risoluzione di problemi pratici, come la progettazione di altoparlanti, microfoni o sistemi di insonorizzazione.

La grande importanza della ruota di Lindsay risiede proprio nella sua capacità di integrare approcci differenti, fisici, biologici, psicologici e ingegneristici, mostrando come l’acustica sia una scienza multidisciplinare per natura. Nessun settore è isolato: le scoperte della psicoacustica influenzano l’acustica architettonica, così come le conoscenze sull’acustica dei solidi sono fondamentali per l’ingegneria delle costruzioni.

In questo modo, la Ruota dell’Acustica offre non solo una classificazione ordinata, ma anche una mappa epistemologica, utile a orientarsi tra le molteplici facce del suono e a cogliere il carattere unitario di una scienza che attraversa confini accademici e applicativi.

Grandezze acustiche fondamentali

Per comprendere a fondo l’acustica è necessario familiarizzare con alcune grandezze fisiche fondamentali che descrivono il comportamento delle onde sonore. Il suono, infatti, è una perturbazione meccanica che si propaga attraverso un mezzo materiale – tipicamente un fluido come l’aria – sotto forma di onda longitudinale. A differenza delle onde trasversali, come quelle sulla superficie dell’acqua o della luce, nelle onde sonore le particelle del mezzo oscillano nella stessa direzione di propagazione dell’onda.

onde acustiche
onde acustiche

Tra le prime grandezze da considerare vi è la pressione acustica, ovvero la variazione istantanea di pressione rispetto alla pressione atmosferica media causata dal passaggio dell’onda sonora. Si indica con p(t) ed è espressa in pascal (Pa). Se ci si concentra sull’oscillazione in un punto fisso del mezzo, ad esempio lo spostamento y di una particella d’aria, l’equazione prende la forma:

y (t) = A sin(ωt + ϕ)

dove:
y(t) è l’ampiezza dell’onda in un dato tempo t
A è l’ampiezza massima dell’onda
ω è la frequenza angolare pari a 2πf espressa in radianti/secondi)
f è la frequenza espressa in Hertz
ϕ: è la fase iniziale che determina la posizione iniziale dell’oscillazione

Questa equazione rappresenta il comportamento periodico e locale del suono, ovvero ciò che accade nel tempo in un punto dato. Per descrivere invece un’onda che si propaga nello spazio, occorre introdurre una dipendenza anche dalla posizione. L’equazione si trasforma allora in:

Un’onda sonora sinusoidale può essere descritta dalla funzione:

p(x,t) = pmax · sen (ωt – kx)
Dove:
p(x,t) è la pressione acustica al punto x e al tempo t
pmax è l’ampiezza massima della pressione acustica
k = 2π/λ è il numero d’onda legato alla lunghezza d’onda λ
il segno “–” indica che l’onda si propaga nella direzione positiva dell’asse x

In questo caso, la lunghezza d’onda λ rappresenta la distanza tra due punti consecutivi in fase (ad esempio due massimi) ed è collegata alla velocità di propagazione v dell’onda dalla relazione: λ = v/f

Nel caso dell’aria a temperatura ambiente (circa 20°C), la velocità del suono è approssimativamente 343 m/s.

Un’altra grandezza fondamentale è l’intensità sonora, definita come la potenza trasportata dall’onda attraverso un’area unitaria perpendicolare alla direzione di propagazione. Poiché l’orecchio umano percepisce le variazioni di intensità su una scala estremamente ampia, si ricorre a una scala logaritmica. Il  livello di intensità acustica si esprime in decibel (dB) con la formula:
L = 10 log10 I/I0
dove I0 = 10-12 W/m2 è il valore di riferimento convenzionale per la soglia di udibilità.

Altre grandezze acustiche importanti includono
l’impedenza acustica caratteristica, Z=ρv, che rappresenta l’opposizione del mezzo alla propagazione dell’onda sonora;
la potenza acustica P, ossia l’energia emessa dalla sorgente per unità di tempo;
la fase, che gioca un ruolo fondamentale nei fenomeni di interferenza tra onde.

Queste grandezze non sono entità isolate, ma costituiscono una rete interconnessa che descrive la complessa dinamica del suono nel tempo e nello spazio, offrendo gli strumenti necessari per affrontare i fenomeni acustici sia in ambito teorico sia applicativo.

Onde stazionarie e risonanza

Nel vasto campo dell’acustica, un ruolo cruciale è svolto dalle onde stazionarie, un fenomeno che si manifesta quando due onde della stessa frequenza, ampiezza e direzione opposta si sovrappongono nello stesso mezzo. Questo può accadere, ad esempio, quando un’onda incidente viene riflessa da una parete rigida, generando un’interferenza costruttiva e interferenza distruttiva che dà luogo a una configurazione particolare: un’onda che non si propaga nello spazio, ma oscilla localmente.

L’onda risultante mostra punti che rimangono fermi – chiamati nodi, dove l’ampiezza è sempre nulla – e punti in cui l’oscillazione è massima – detti ventri. Il profilo complessivo dell’onda stazionaria appare “fermo”, da cui il nome, sebbene ogni particella del mezzo oscilli comunque nel tempo.

Questo fenomeno ha implicazioni profonde in acustica, specialmente nella formazione dei modi normali di vibrazione all’interno di cavità risonanti, come tubi d’organo, corde tese, camere acustiche o persino nelle nostre corde vocali.

risonanza
risonanza

Il concetto di risonanza è strettamente connesso alle onde stazionarie. Si parla di risonanza quando un sistema oscillante viene eccitato da una forza periodica con una frequenza vicina a una delle sue frequenze naturali: in queste condizioni, l’ampiezza delle oscillazioni aumenta drasticamente. L’energia fornita viene assorbita in modo efficiente, generando un fenomeno acustico ben noto, sia per i suoi aspetti costruttivi come gli strumenti musicali, che potenzialmente distruttivi come ponti e strutture metalliche.

Nel caso di un tubo sonoro, la frequenza delle onde stazionarie dipende dalla lunghezza del tubo e dal fatto che le estremità siano aperte o chiuse. Ad esempio, in un tubo aperto alle due estremità, la condizione di risonanza più semplice si verifica quando la lunghezza L del tubo è pari alla metà della lunghezza d’onda:
L = λ/2. Ciò implica che λ = 2 L e, poiché f = v/λ,  si ha: f = v/2L

dove:
v è la velocità del suono nel mezzo,
λ è la lunghezza d’onda,
f è la frequenza della risonanza fondamentale.

Nei tubi chiusi a un’estremità, la situazione è diversa rispetto ai tubi aperti alle due estremità. In questo caso, l’onda sonora deve avere un nodo (punto fisso) all’estremità chiusa e un ventre (punto di massima oscillazione) all’estremità aperta. Questo vincolo geometrico fa sì che solo alcune lunghezze d’onda possano dare origine a onde stazionarie.

La risonanza fondamentale si verifica quando la lunghezza del tubo corrisponde a un quarto della lunghezza d’onda dell’onda sonora: L = λ/4. Le successive frequenze risonanti non seguono una progressione intera come accade nei tubi aperti, ma solo i numeri dispari di quarti di lunghezza d’onda:
L = 3 λ/4, 5 λ/4, 7 λ/4 …

Questo significa che il tubo risonerà con onde la cui lunghezza d’onda corrisponde a  1 /4,  3/ 4, 5⁄4, … della sua lunghezza. In termini di frequenza, quindi, si otterranno solo le armoniche dispari della fondamentale. Questo spiega, ad esempio, perché un flauto (tubo aperto) e un clarinetto (tubo chiuso) producano suoni di natura e timbro diversi anche se di lunghezza simile.

Le onde stazionarie non sono presenti solo negli strumenti musicali, ma anche nelle sale da concerto, nei teatri, negli ambienti domestici: quando le dimensioni della stanza coincidono con una lunghezza d’onda o suoi multipli, si creano modi risonanti che possono amplificare certe frequenze e ridurne altre. Questo è uno dei motivi per cui la progettazione acustica degli ambienti richiede particolare attenzione.

Infine, la risonanza è anche alla base della formazione delle vocali nel linguaggio umano: la cavità orale e le sue variazioni configurano una vera e propria “camera di risonanza” capace di modellare le frequenze prodotte dalle corde vocali.

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