Ecologia e Ambiente 18 Agosto 2026 14 min

La grandine

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la grandine

La grandine è un fenomeno atmosferico affascinante e potente, capace di trasformare minuscole goccioline d’acqua in veri e propri proiettili di ghiaccio nel cuore di un temporale. Questa precipitazione solida non è un fenomeno tipicamente invernale: le grandinate si verificano soprattutto nella stagione calda, quando il forte riscaldamento del suolo e la presenza di aria umida possono fornire l’energia necessaria allo sviluppo di temporali intensi e nubi a grande sviluppo verticale.

La sua rapidità e imprevedibilità rendono la grandine uno dei fenomeni meteorologici più temuti. In pochi minuti, una nube temporalesca può produrre una precipitazione capace di danneggiare colture, automobili, tetti, vetri e infrastrutture, provocando perdite economiche anche considerevoli.

Le dimensioni dei chicchi sono estremamente variabili. La maggior parte è relativamente piccola, ma nelle situazioni più favorevoli possono formarsi chicchi di diversi centimetri di diametro, talvolta paragonabili a una pallina da tennis. Quanto più intenso è il temporale e quanto più forti sono le sue correnti ascensionali, tanto maggiore può essere la capacità della nube di mantenere i chicchi in sospensione e permetterne la crescita.

Ma come può una semplice goccia d’acqua trasformarsi in una massa di ghiaccio? La risposta si trova all’interno del cumulonembo, dove correnti ascensionali, acqua sopraffusa, cristalli di ghiaccio e temperature inferiori a 0 °C interagiscono attraverso una complessa sequenza di processi fisici.

Comprendere come nasce e cresce la grandine significa quindi entrare nel cuore della fisica dei temporali, osservando da vicino uno dei processi atmosferici più spettacolari e violenti della natura.

Che cos’è la grandine

La grandine è una precipitazione atmosferica solida costituita da chicchi di ghiaccio che si formano all’interno di nubi temporalesche a forte sviluppo verticale, in particolare nei cumulonembi. A differenza della neve, che si forma generalmente attraverso la crescita e l’aggregazione di cristalli di ghiaccio, la grandine nasce attraverso un processo dinamico nel quale goccioline d’acqua sopraffusa vengono trasportate dalle correnti ascensionali e congelano progressivamente.

I chicchi possono avere dimensioni molto variabili, da pochi millimetri fino a diversi centimetri di diametro. La loro forma è spesso sferica o irregolare e può presentare una struttura interna composta da strati di ghiaccio trasparente e opaco, formatisi durante le diverse fasi di crescita all’interno della nube.

formazione della grandine

formazione della grandine

La grandine si distingue anche da altre precipitazioni solide, come la neve e la neve tonda (graupel), per le sue caratteristiche fisiche e per il particolare ambiente atmosferico nel quale si forma. La sua presenza è infatti generalmente associata a temporali intensi, caratterizzati da forti correnti ascensionali capaci di mantenere i chicchi sospesi nella nube per un certo periodo.

Durante questo tempo, i chicchi possono attraversare ripetutamente zone ricche di acqua liquida sopraffusa, accrescendo progressivamente le proprie dimensioni. Quando il loro peso diventa superiore alla capacità delle correnti ascensionali di sostenerli, iniziano la caduta verso il suolo.

La grandine è quindi il risultato dell’interazione tra acqua, ghiaccio, basse temperature e intense correnti verticali, un processo che trasforma una nube temporalesca in una vera e propria fabbrica naturale di ghiaccio.

Come si forma un chicco di grandine

La formazione della grandine avviene all’interno di cumulonembi caratterizzati da intense correnti ascensionali, dove acqua e ghiaccio vengono continuamente trasportati attraverso zone con temperature e condizioni microfisiche differenti. Il processo può essere immaginato come un viaggio verticale durante il quale un piccolo nucleo di ghiaccio cresce progressivamente fino a diventare un chicco di grandine.

Il nucleo di ghiaccio

Tutto può iniziare da un piccolo cristallo di ghiaccio o da un aggregato di particelle ghiacciate presente nella nube. Le forti correnti ascensionali lo trasportano verso regioni sempre più fredde del cumulonembo, dove può entrare in contatto con numerose goccioline d’acqua.

A temperature inferiori a 0 °C, molte goccioline possono rimanere allo stato liquido pur essendo sotto il loro punto di congelamento. Sono le cosiddette goccioline sopraffuse. In assenza di condizioni favorevoli alla nucleazione, infatti, l’acqua può rimanere liquida anche a temperature significativamente inferiori a 0 °C.

Quando le goccioline sopraffuse entrano in contatto con un cristallo di ghiaccio o con un’altra particella ghiacciata, possono congelare sulla sua superficie, contribuendo alla crescita del chicco.

Un continuo ciclo di crescita

Il processo non avviene necessariamente una sola volta. Il chicco può essere trasportato verso l’alto e successivamente ridiscendere all’interno della nube, seguendo le complesse traiettorie determinate dalle correnti ascendenti e discendenti.

Durante questo percorso incontra continuamente acqua sopraffusa che può depositarsi e congelare sulla sua superficie. Più a lungo il chicco rimane nelle zone favorevoli alla crescita, maggiore può diventare la sua dimensione.

struttura del chicco

struttura del chicco

La velocità con cui l’acqua congela influenza anche la struttura interna del chicco. Se il congelamento è molto rapido, l’aria può rimanere intrappolata nel ghiaccio, producendo strati più opachi. Quando invece l’acqua congela più lentamente, l’aria ha maggiore possibilità di fuoriuscire e si può formare ghiaccio più compatto e trasparente.

Questa alternanza può produrre la caratteristica struttura concentrica, talvolta paragonata a una “cipolla”, osservabile sezionando un grande chicco di grandine.

Quando il chicco precipita

La crescita continua finché le condizioni della nube rimangono favorevoli e le correnti ascensionali riescono a sostenere il peso della particella.

Quando il chicco diventa troppo pesante rispetto alla capacità della corrente ascensionale di mantenerlo sospeso, oppure quando raggiunge una zona meno favorevole alla crescita, inizia a precipitare verso il suolo.

La grandine è quindi il risultato di un delicato equilibrio tra correnti atmosferiche, acqua sopraffusa, ghiaccio e temperatura. Quanto più efficiente è questo meccanismo, tanto maggiore può essere la dimensione raggiunta dal chicco prima della sua caduta.

Perché alcuni chicchi diventano enormi

Non tutti i chicchi di grandine raggiungono le stesse dimensioni. La loro crescita dipende dalla combinazione di diversi fattori: intensità e durata delle correnti ascensionali, quantità di acqua sopraffusa disponibile, temperatura, struttura della nube e tempo di permanenza del chicco nelle zone favorevoli alla crescita.

La forza delle correnti ascensionali

Uno dei fattori fondamentali è rappresentato dalle correnti ascensionali, vere e proprie colonne d’aria che attraversano il cumulonembo. La loro funzione non consiste semplicemente nel “sollevare” il chicco, ma nel mantenerlo all’interno della nube abbastanza a lungo da permettergli di raccogliere nuove goccioline d’acqua sopraffusa.

Perché un chicco possa continuare a crescere, la velocità della corrente ascensionale deve essere sufficientemente elevata da contrastare la sua velocità di caduta. Un piccolo chicco può quindi essere facilmente sostenuto da una corrente relativamente moderata, mentre un chicco più grande e pesante richiede correnti molto più intense.

Man mano che il ghiaccio cresce, aumenta la sua massa e diventa progressivamente più difficile mantenerlo sospeso. Se la forza verso il basso dovuta alla gravità supera la capacità della corrente ascensionale di sostenerlo, il chicco comincia la sua precipitazione.

L’acqua sopraffusa: il “carburante” della grandine

La presenza di una grande quantità di acqua liquida sopraffusa è altrettanto importante. L’aria calda e umida dei bassi strati può fornire al temporale una notevole quantità di vapore acqueo. Quando questa massa d’aria viene sollevata e raffreddata, il vapore condensa e contribuisce alla formazione delle goccioline presenti nella nube.

Una parte di queste goccioline può rimanere liquida anche a temperature inferiori a 0 °C, diventando una preziosa riserva d’acqua per i chicchi di ghiaccio in crescita. Quanto maggiore è la quantità di acqua sopraffusa disponibile, tanto più efficace può essere il processo di accrescimento.

Il ruolo delle supercelle

Le grandinate più intense possono svilupparsi all’interno di supercelle, temporali altamente organizzati caratterizzati da una corrente ascensionale persistente e rotante.

La rotazione non deve essere immaginata semplicemente come un movimento circolare che fa “girare” il chicco nella nube. La sua importanza risiede soprattutto nella struttura dinamica della supercella, che può mantenere una forte corrente ascensionale per lungo tempo e creare una regione nella quale le particelle di ghiaccio possono rimanere sospese e continuare a crescere.

In condizioni particolarmente favorevoli, questo processo può produrre chicchi di grandine eccezionalmente grandi, anche superiori a 5-10 centimetri.

La formazione della grandine gigante richiede quindi una combinazione rara di forte instabilità atmosferica, abbondante umidità, acqua sopraffusa e correnti ascensionali molto intense e persistenti. È proprio l’interazione di questi fattori a trasformare un piccolo nucleo di ghiaccio in uno dei fenomeni più spettacolari e distruttivi prodotti da un temporale.

Grandine e temporali

La grandine è strettamente associata ai temporali, perché la sua formazione richiede le intense correnti ascensionali presenti nelle nubi temporalesche a forte sviluppo verticale. All’interno di un cumulonembo, l’aria calda e umida viene sollevata rapidamente, mentre alle quote superiori incontra temperature molto più basse. Si crea così un ambiente nel quale possono coesistere goccioline d’acqua sopraffusa, cristalli di ghiaccio e forti correnti verticali, condizioni indispensabili per la crescita dei chicchi.

Non tutti i temporali, tuttavia, sono in grado di produrre grandine significativa. Perché un chicco possa raggiungere dimensioni considerevoli, le correnti ascensionali devono essere abbastanza intense e persistenti da mantenerlo sospeso nella nube, permettendogli di raccogliere continuamente nuova acqua sopraffusa.

I temporali di calore

Un contesto particolarmente interessante è quello dei temporali di calore, che si sviluppano soprattutto nella stagione calda in seguito al forte riscaldamento del suolo. L’aria prossima alla superficie diventa più calda e tende a salire, mentre la presenza di umidità favorisce lo sviluppo di nubi cumuliformi che possono evolvere in cumulonembi.

Un temporale di calore può quindi produrre rovesci intensi, fulmini, forti raffiche di vento e, in determinate condizioni, anche grandine. Tuttavia, il semplice riscaldamento del suolo non è sufficiente a generare una grandinata: sono necessarie condizioni atmosferiche favorevoli anche alle quote superiori, in particolare una marcata instabilità e correnti ascensionali sufficientemente forti.

Questo spiega perché, durante una stessa giornata estiva, alcuni temporali possono limitarsi a produrre piogge e fulminazioni mentre altri, sviluppandosi in un ambiente atmosferico più instabile e dinamico, possono generare grandine anche di notevoli dimensioni.

La grandine rappresenta quindi una delle possibili manifestazioni dei temporali più intensi e costituisce il risultato dell’interazione tra calore, umidità, instabilità atmosferica e dinamica delle correnti verticali.

La grandine e il cambiamento climatico

Il rapporto tra cambiamento climatico e grandine è complesso e non può essere ricondotto semplicemente a un aumento generalizzato delle grandinate. Un’atmosfera più calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo e, in presenza delle condizioni atmosferiche favorevoli, può aumentare l’energia disponibile per la convezione e la formazione di temporali intensi. L’aumento dell’umidità e dell’instabilità può quindi creare ambienti più favorevoli allo sviluppo delle condizioni necessarie alla formazione di grandine.

Più calore, ma anche maggiore fusione

Il riscaldamento dell’atmosfera introduce però un effetto opposto. Con l’aumento delle temperature tende ad aumentare anche la quota dello zero termico e della quota di fusione, cioè il livello al di sotto del quale il ghiaccio attraversa uno strato d’aria sufficientemente caldo da iniziare a fondere.

Questo fenomeno penalizza soprattutto i chicchi piccoli, che durante la caduta possono fondere parzialmente o completamente prima di raggiungere il suolo. I chicchi più grandi, invece, hanno maggiori probabilità di sopravvivere alla caduta grazie alla loro maggiore massa e alla minore superficie relativa rispetto al volume. Le osservazioni e le simulazioni mostrano infatti una tendenza alla diminuzione della grandine di piccole dimensioni in diversi scenari di riscaldamento.

Il paradosso della grandine gigante

Il riscaldamento globale può quindi produrre un apparente paradosso: condizioni più calde possono favorire una maggiore fusione dei piccoli chicchi, ma allo stesso tempo fornire più umidità ed energia ai temporali capaci di produrre grandine di grandi dimensioni.

Quando l’ambiente atmosferico presenta elevata umidità nei bassi strati, forte instabilità e correnti ascensionali intense, i chicchi possono crescere rapidamente all’interno della nube. Le supercelle, grazie alle loro correnti ascensionali persistenti e rotanti, rappresentano uno degli ambienti più favorevoli alla formazione della grandine di dimensioni maggiori.

Uno studio pubblicato nel 2025, basato su una climatologia globale degli eventi dal 1950 al 2023, ha evidenziato un marcato aumento della frequenza degli episodi di grandine molto grande in Europa, considerando i chicchi superiori a 5 cm. L’incremento è stato associato soprattutto all’aumento dell’umidità nei bassi strati e dell’instabilità atmosferica.

Un fenomeno che cambia da regione a regione

Non esiste però un’unica risposta valida per tutta l’Europa. Le simulazioni climatiche più recenti mostrano forti differenze regionali: alcune aree possono registrare un aumento della grandine intensa, mentre altre possono andare incontro a una diminuzione. In particolare, studi ad alta risoluzione indicano possibili aumenti degli eventi con chicchi superiori a 12.5 mm in alcune zone dell’Europa centrale, nell’area alpina e nella Pianura Padana, mentre diminuzioni sono previste in diverse aree dell’Europa sud-occidentale.

Per questo motivo, gli effetti del cambiamento climatico sulla grandine devono essere valutati considerando contemporaneamente frequenza, dimensione dei chicchi, intensità degli eventi, condizioni atmosferiche e distribuzione geografica.

La prospettiva più interessante non è quindi quella di una semplice “moltiplicazione delle grandinate”, ma di una possibile modificazione della loro distribuzione e della loro intensità, con un ruolo sempre più importante delle condizioni termodinamiche che favoriscono i temporali capaci di produrre grandine di grandi dimensioni.

Danni provocati dalla grandine

La grandine può trasformarsi in pochi minuti in un fenomeno estremamente distruttivo. La sua capacità di danneggiare ciò che incontra dipende soprattutto dalle dimensioni, dalla massa, dalla densità e dalla velocità dei chicchi, oltre che dalla durata della precipitazione e dalla vulnerabilità delle superfici colpite. Un chicco di grandi dimensioni, cadendo ad alta velocità, può sviluppare una notevole energia cinetica e comportarsi come un vero e proprio proiettile naturale.

Danni a edifici e veicoli

Uno dei settori maggiormente esposti è quello automobilistico. I chicchi più grandi possono ammaccare le carrozzerie, danneggiare la vernice e, nei casi più violenti, frantumare parabrezza e finestrini. Anche gli edifici possono subire danni considerevoli: la grandine può rompere tegole, lucernari e coperture leggere, danneggiare facciate e rivestimenti esterni e compromettere pannelli solari e moduli fotovoltaici.

Il rischio aumenta quando la grandine è accompagnata da forti venti. Le raffiche possono infatti modificare la traiettoria dei chicchi, facendoli cadere con una componente orizzontale e aumentando la superficie e gli elementi esposti all’impatto. Nei temporali più violenti, le correnti discendenti associate ai downburst possono contribuire a rendere ancora più pericolosa la precipitazione.

Danni all’agricoltura

danni provocati dalla grandine

danni provocati dalla grandine

È però l’agricoltura uno dei settori più vulnerabili. Una grandinata di pochi minuti può danneggiare foglie e fusti, spezzare rami, far cadere i frutti e compromettere interi raccolti. Particolarmente esposti sono vigneti, frutteti, colture orticole e cereali, soprattutto quando la grandinata avviene in prossimità della raccolta.

Il danno non si limita necessariamente alla perdita immediata della produzione. Le ferite provocate dai chicchi sui tessuti vegetali possono infatti favorire l’ingresso di funghi e batteri patogeni, aumentando il rischio di infezioni e compromettendo la salute della pianta.

Rischi economici

La grandine rappresenta quindi non soltanto un fenomeno meteorologico intenso, ma anche un importante rischio economico e assicurativo. In pochi minuti può provocare danni concentrati su un’area relativamente ristretta, colpendo contemporaneamente abitazioni, automobili, infrastrutture e attività agricole.

La gravità di una grandinata dipende quindi dall’interazione tra dimensione dei chicchi, velocità d’impatto, vento, durata dell’evento e vulnerabilità dei beni esposti.

Come si osserva e si misura la grandine

Osservare e misurare la grandine è fondamentale per comprendere l’intensità dei temporali e valutare i danni prodotti al suolo. Il fenomeno viene studiato attraverso una combinazione di radar meteorologici, osservazioni al suolo, satelliti e segnalazioni provenienti dal territorio.

Il radar meteorologico è uno degli strumenti più importanti per individuare le aree temporalesche potenzialmente favorevoli alla grandine. Analizzando la struttura e l’intensità delle precipitazioni all’interno della nube, i meteorologi possono individuare segnali compatibili con la presenza di ghiaccio e stimare le zone maggiormente esposte. Il radar, tuttavia, non “vede” direttamente ogni singolo chicco e le stime devono essere integrate con altre osservazioni.

Particolarmente importanti sono quindi le osservazioni al suolo. Dopo una grandinata vengono raccolte informazioni sulle dimensioni dei chicchi, sulla loro forma, sulla distribuzione della precipitazione e sui danni provocati. Fotografie e misurazioni effettuate poco dopo l’evento possono fornire dati preziosi per ricostruirne l’intensità.

Anche i satelliti meteorologici contribuiscono allo studio dei temporali, permettendo di osservare dall’alto l’evoluzione delle nubi e la loro struttura. Integrando queste informazioni con radar, modelli meteorologici e segnalazioni al suolo è possibile migliorare l’individuazione delle aree a rischio.

La misurazione della grandine non riguarda quindi soltanto quanto è grande un chicco, ma anche la frequenza, la distribuzione spaziale e l’intensità dell’evento. Questi dati sono fondamentali sia per la ricerca meteorologica sia per migliorare i sistemi di allerta e previsione dei fenomeni convettivi intensi.

La grandine in Italia

L’Italia è particolarmente esposta alle grandinate, soprattutto durante la stagione calda, quando il forte riscaldamento del territorio può favorire lo sviluppo di temporali convettivi intensi. La conformazione geografica della penisola contribuisce inoltre a creare condizioni atmosferiche molto diverse da una regione all’altra.

Una delle aree maggiormente interessate è la Pianura Padana, dove durante la stagione estiva possono interagire aria calda e umida proveniente dal Mediterraneo e masse d’aria più fredde provenienti dall’Europa centrale. La vicinanza delle Alpi e degli Appennini contribuisce inoltre a modificare il flusso atmosferico e può favorire condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali organizzati.

Grandinate intense possono tuttavia verificarsi anche sulle Alpi e nelle aree prealpine, lungo l’Appennino e in diverse zone del Centro e del Sud Italia. Il rischio non dipende infatti esclusivamente dalla temperatura al suolo, ma dalla combinazione tra umidità, instabilità atmosferica, energia convettiva e forti correnti ascensionali.

La stagione più favorevole è generalmente quella estiva, ma episodi di grandine possono verificarsi anche in primavera e, più occasionalmente, in autunno. Le grandinate italiane possono presentare caratteristiche molto diverse: da brevi episodi con piccoli chicchi fino a eventi estremi associati a temporali particolarmente organizzati e capaci di produrre grandine di grandi dimensioni.

In un Paese caratterizzato da una forte presenza di agricoltura, aree urbane e infrastrutture vulnerabili, la grandine rappresenta quindi un rischio meteorologico rilevante, soprattutto quando si combina con forti raffiche di vento e precipitazioni intense.

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