Evapotraspirazione
L’evapotraspirazione (ET) è il processo combinato attraverso il quale l’acqua ritorna dalla superficie terrestre all’atmosfera mediante due fenomeni strettamente connessi: l’evaporazione dell’acqua presente nel suolo, nei corsi d’acqua e sulle superfici vegetali e la traspirazione delle piante attraverso gli stomi fogliari. Questo trasferimento di umidità rappresenta una componente essenziale del ciclo idrologico, poiché regola gli scambi di acqua ed energia tra suolo, vegetazione e atmosfera, influenzando il bilancio idrico degli ecosistemi.
L’evapotraspirazione svolge un ruolo centrale nelle dinamiche climatiche, perché contribuisce alla regolazione della temperatura superficiale e alla distribuzione dell’umidità atmosferica. L’aumento della temperatura dell’aria può determinare un incremento dei tassi di evapotraspirazione, ma solo quando è disponibile una quantità sufficiente di acqua nel suolo e nella vegetazione. In condizioni di siccità, infatti, la ridotta disponibilità idrica limita la traspirazione delle piante e altera gli equilibri tra biosfera e atmosfera.
Negli ecosistemi tropicali, caratterizzati da un’elevata copertura forestale, la traspirazione delle piante contribuisce al riciclo dell’acqua atmosferica, favorendo la formazione delle nubi e influenzando i regimi locali delle precipitazioni. Al contrario, fenomeni come la deforestazione possono interrompere questi meccanismi naturali, riducendo il trasferimento di umidità verso l’atmosfera e aggravando fenomeni di siccità.
I cambiamenti climatici stanno modificando il rapporto tra vegetazione, acqua e atmosfera: alcune specie vegetali possono adattarsi a temperature più elevate, mentre altre subiscono stress termici e idrici, con conseguenze sulla biodiversità e sulla produttività agricola. Poiché la quantità d’acqua trasferita dalle piante all’atmosfera può superare quella proveniente da alcune fonti superficiali, l’evapotraspirazione assume un’importanza strategica nella gestione sostenibile delle risorse idriche e nella costruzione della resilienza climatica.
I due processi dell’evapotraspirazione: evaporazione e traspirazione
L’evapotraspirazione deriva dalla combinazione di due processi distinti ma strettamente collegati: l’evaporazione e la traspirazione. Entrambi determinano il trasferimento dell’acqua dalla superficie terrestre all’atmosfera sotto forma di vapore acqueo, contribuendo al bilancio idrico degli ecosistemi.

L’evaporazione è il passaggio diretto dell’acqua dallo stato liquido a quello gassoso e interessa principalmente il suolo, i corsi d’acqua, le superfici umide e l’acqua intercettata dalla vegetazione dopo precipitazioni o formazione di rugiada. La quantità di acqua persa attraverso evaporazione dipende soprattutto dall’energia disponibile, dalla temperatura, dall’umidità atmosferica e dalla velocità del vento.
La traspirazione, invece, è il processo biologico attraverso il quale le piante rilasciano acqua nell’atmosfera attraverso gli stomi, piccole aperture presenti principalmente sulla superficie delle foglie. Gli stomi permettono lo scambio di gas tra pianta e ambiente: durante la fotosintesi consentono l’ingresso dell’anidride carbonica (CO₂), ma allo stesso tempo favoriscono la fuoriuscita di vapore acqueo.
Il ruolo della traspirazione nel raffreddamento delle piante
La traspirazione rappresenta un importante meccanismo di regolazione termica delle piante. L’evaporazione dell’acqua dalle foglie richiede energia, che viene sottratta alla superficie fogliare provocandone il raffreddamento. Una parte significativa dell’energia assorbita dalla foglia può quindi essere dissipata attraverso il flusso traspirativo, riducendo il rischio di surriscaldamento soprattutto nelle giornate caratterizzate da elevate temperature e forte radiazione solare.
L’intensità della traspirazione dipende da numerosi fattori, tra cui:
-specie vegetale, poiché ogni pianta possiede caratteristiche anatomiche e fisiologiche differenti;
-indice di area fogliare (LAI, Leaf Area Index), che rappresenta il rapporto tra superficie fogliare e superficie del terreno occupata dalla vegetazione;
-condizioni meteorologiche, come temperatura dell’aria, umidità atmosferica e velocità del vento;
-disponibilità idrica del suolo, fondamentale per mantenere attivo il flusso d’acqua dalle radici alle foglie.
Le piante in condizioni idriche ottimali presentano generalmente maggiori tassi di traspirazione, perché gli stomi possono mantenere un’apertura sufficiente agli scambi gassosi. In presenza di siccità o stress ambientali, invece, le piante riducono l’apertura stomatica per limitare la perdita d’acqua, diminuendo contemporaneamente la capacità di raffreddamento e l’assorbimento di CO₂ necessario alla fotosintesi.
Questo equilibrio evidenzia l’importanza della disponibilità idrica non solo per la crescita vegetale, ma anche per il ruolo delle piante nella regolazione del clima locale, nel raffreddamento degli ambienti e nel mantenimento del ciclo dell’acqua.
Evapotraspirazione potenziale ed evapotraspirazione effettiva
Nello studio del bilancio idrico si distinguono due aspetti fondamentali dell’evapotraspirazione: l’evapotraspirazione potenziale e l’evapotraspirazione effettiva. Questa distinzione permette di comprendere la differenza tra la quantità massima di acqua che potrebbe essere trasferita nell’atmosfera in condizioni ideali e quella che viene realmente persa dal sistema suolo-pianta-atmosfera.
L’evapotraspirazione potenziale (ETp o PE) rappresenta la quantità di acqua che l’atmosfera sarebbe in grado di sottrarre dalla superficie terrestre attraverso evaporazione e traspirazione, assumendo che la disponibilità idrica non costituisca un fattore limitante. In altre parole, descrive la domanda evaporativa dell’atmosfera, cioè il potenziale di perdita d’acqua determinato dalle condizioni climatiche, indipendentemente dalla reale presenza di acqua nel suolo.
L’evapotraspirazione effettiva (ETa o AE) indica invece la quantità reale di acqua trasferita nell’atmosfera attraverso evaporazione e traspirazione in un determinato ambiente. Questo valore dipende non solo dalle condizioni meteorologiche, ma anche dalla disponibilità idrica del terreno, dalle caratteristiche della vegetazione e dallo stato fisiologico delle piante. Quando l’acqua nel suolo è insufficiente, infatti, la traspirazione diminuisce perché le piante riducono l’apertura degli stomi per limitare la perdita idrica.
I fattori che influenzano l’evapotraspirazione potenziale
L’evapotraspirazione potenziale dipende principalmente dall’energia disponibile e dalle condizioni dell’atmosfera. La fonte energetica più importante è la radiazione solare, che fornisce il calore necessario per trasformare l’acqua liquida in vapore. La quantità di energia ricevuta dalla superficie terrestre rappresenta il principale elemento di variazione dell’evapotraspirazione potenziale, contribuendo in modo determinante all’intensità del processo.
Un altro fattore rilevante è il vento, che favorisce il trasporto del vapore acqueo dalla superficie verso gli strati più alti dell’atmosfera attraverso processi di diffusione turbolenta. La rimozione del vapore vicino alla superficie mantiene elevato il gradiente di umidità e facilita una maggiore evaporazione.
Anche il gradiente di pressione del vapore acqueo tra la superficie terrestre e l’atmosfera circostante svolge un ruolo essenziale. Quando l’aria è più secca rispetto alla superficie del suolo o alle foglie, aumenta la capacità dell’atmosfera di assorbire acqua e quindi cresce il tasso di evapotraspirazione.
Evapotraspirazione e fabbisogno idrico delle colture
In agricoltura, il confronto tra evapotraspirazione potenziale ed effettiva permette di valutare il deficit idrico delle colture, cioè la quantità di acqua che manca rispetto alle condizioni ottimali di crescita.
Quando l’evapotraspirazione effettiva è inferiore a quella potenziale, si verifica una condizione di deficit idrico, cioè una situazione in cui la disponibilità d’acqua nel suolo non è sufficiente a soddisfare la domanda evaporativa dell’atmosfera e le esigenze della vegetazione. In ambito agronomico, tale differenza viene spesso descritta come deficit evapotraspirativo.
Deficit evapotraspirativo = ET potenziale − ET effettiva
Questo parametro è fondamentale per una gestione più efficiente delle risorse idriche, perché consente di programmare gli interventi irrigui in funzione delle reali esigenze delle colture, riducendo sprechi e migliorando la sostenibilità dei sistemi agricoli.
La relazione di Clausius-Clapeyron e l’aumento dell’evapotraspirazione
L’evapotraspirazione è strettamente collegata all’equazione di Clausius-Clapeyron, un principio della termodinamica che descrive il rapporto tra temperatura e pressione di saturazione del vapore acqueo nell’atmosfera. Questa relazione stabilisce che, all’aumentare della temperatura dell’aria, cresce in modo non lineare anche la pressione di saturazione del vapore acqueo, ovvero la quantità massima di vapore che l’atmosfera può contenere prima di raggiungere la saturazione.
Dal punto di vista matematico, la relazione è descritta dall’equazione:

dove ΔHvap rappresenta l’entalpia di vaporizzazione dell’acqua, R la costante universale dei gas e T la temperatura assoluta espressa in kelvin. L’equazione evidenzia come la pressione di saturazione del vapore dipenda dalla temperatura e aumenti in modo esponenziale al suo crescere. Di conseguenza, un’atmosfera più calda possiede una maggiore capacità di contenere vapore acqueo.
Nell’intervallo delle temperature tipiche della bassa atmosfera terrestre, questa relazione determina un aumento della pressione di saturazione del vapore di circa il 7% per ogni incremento di 1 °C della temperatura. Ciò significa che, in condizioni più calde, l’atmosfera può richiedere una quantità maggiore di acqua dalla superficie terrestre attraverso i processi di evaporazione e traspirazione.
Deficit di pressione di vapore
L’aumento della capacità atmosferica di contenere umidità influenza il deficit di pressione di vapore (VPD, Vapor Pressure Deficit), cioè la differenza tra la pressione di vapore a saturazione e quella effettivamente presente nell’aria. Quando il VPD aumenta, cresce il gradiente che favorisce il trasferimento di acqua dalle superfici umide e dalla vegetazione verso l’atmosfera, determinando un incremento della domanda evaporativa.
Tuttavia, l’aumento della domanda atmosferica non comporta sempre un aumento equivalente dell’evapotraspirazione reale. Negli ambienti con sufficiente disponibilità idrica, infatti, le piante possono mantenere elevati tassi di traspirazione; al contrario, in condizioni di siccità, la limitata disponibilità d’acqua induce la chiusura degli stomi e riduce la perdita idrica attraverso la vegetazione.
Riscaldamento globale, domanda evaporativa e stress idrico
L’aumento delle temperature associato ai cambiamenti climatici sta quindi determinando una maggiore richiesta di acqua da parte dell’atmosfera. Secondo le proiezioni climatiche, l’incremento della temperatura media globale entro la fine del secolo potrebbe variare indicativamente da circa 1.5 °C a oltre 4 °C, in funzione degli scenari futuri di emissione dei gas serra. Tale aumento comporterebbe, nella maggior parte delle regioni del pianeta, un incremento della domanda atmosferica di umidità.
Tuttavia, una maggiore capacità dell’atmosfera di trattenere vapore acqueo non significa necessariamente un aumento proporzionale dell’evapotraspirazione reale. Negli ambienti dove l’acqua è abbondante, infatti, il riscaldamento può determinare un incremento dell’evapotraspirazione grazie alla maggiore energia disponibile e alla più elevata domanda evaporativa.
Al contrario, nelle aree soggette a siccità, la scarsità idrica limita la traspirazione delle piante: gli stomi tendono a chiudersi per ridurre la perdita d’acqua, diminuendo sia il raffreddamento fogliare sia l’assorbimento di CO₂ necessario alla fotosintesi.
La relazione tra temperatura, umidità atmosferica e disponibilità idrica diventa quindi fondamentale per comprendere gli effetti del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua. Un’atmosfera più calda può intensificare il trasferimento di acqua verso l’atmosfera, ma la risposta degli ecosistemi dipende dalla capacità del suolo e della vegetazione di sostenere questo aumento della domanda evaporativa.
Misurazione dell’evapotraspirazione
La misurazione dell’evapotraspirazione è fondamentale per comprendere il bilancio idrico degli ecosistemi e per ottimizzare la gestione delle risorse idriche. A seconda del livello di precisione richiesto e della scala di osservazione, è possibile ricorrere a metodi di misurazione diretta oppure a modelli di calcolo basati su dati meteorologici.
Strumenti di misurazione
Tra gli strumenti più accurati utilizzati per misurare l’evapotraspirazione vi sono i lisimetri, considerati il metodo di riferimento per la determinazione dell’evapotraspirazione reale. Essi sono costituiti da grandi contenitori riempiti di terreno e vegetazione, isolati dall’ambiente circostante e collegati a sistemi di pesatura ad alta precisione. La diminuzione della massa nel tempo consente di determinare con grande accuratezza la quantità di acqua persa attraverso evaporazione e traspirazione.

Per lo studio degli ecosistemi su scala territoriale vengono invece impiegati i sistemi di covarianza turbolenta (Eddy Covariance), che misurano gli scambi di vapore acqueo, calore e anidride carbonica tra la superficie terrestre e l’atmosfera. Grazie a sensori ad alta frequenza, questa tecnica permette di quantificare direttamente i flussi di energia e di massa, trovando largo impiego nella ricerca climatologica, forestale e agricola.
Uno strumento più semplice è rappresentato dalle vaschette di evaporazione, come la vaschetta di Classe A, che misurano la quantità di acqua evaporata da una superficie libera. Sebbene non consentano di determinare direttamente l’evapotraspirazione, i dati ottenuti possono essere convertiti mediante appositi coefficienti e utilizzati per stimarne il valore, soprattutto in ambito agricolo e idrologico.
Metodi di calcolo e di stima
Poiché la misurazione diretta dell’evapotraspirazione richiede strumentazioni costose e complesse, nella pratica si ricorre frequentemente a modelli matematici che consentono di stimarne il valore a partire da variabili meteorologiche.
Il metodo di riferimento è rappresentato dall’equazione di Penman–Monteith, adottata dalla FAO per il calcolo dell’evapotraspirazione di riferimento (ET₀). Questo modello integra l’effetto della radiazione solare, della temperatura dell’aria, dell’umidità relativa e della velocità del vento, fornendo una stima affidabile della domanda evaporativa dell’atmosfera. Per la sua accuratezza è oggi il metodo maggiormente utilizzato in agronomia, climatologia e gestione delle risorse idriche.
Per stimare il consumo idrico di una specifica coltura si ricorre invece al metodo del coefficiente colturale (Kc). In questo caso l’evapotraspirazione di riferimento viene moltiplicata per un coefficiente caratteristico della specie vegetale e del suo stadio di sviluppo, ottenendo così una stima più realistica del fabbisogno idrico della coltura nelle diverse fasi del ciclo vegetativo.
Tra gli strumenti di impiego più pratico rientrano anche gli atmometri, dispositivi che simulano l’evaporazione da una superficie standard e forniscono una stima della domanda evaporativa atmosferica. Pur offrendo una precisione inferiore rispetto ai lisimetri e ai sistemi di covarianza turbolenta, rappresentano una soluzione semplice ed economica per la programmazione dell’irrigazione nelle aziende agricole.
Il contributo del telerilevamento satellitare
Negli ultimi decenni il telerilevamento satellitare ha rivoluzionato il monitoraggio dell’evapotraspirazione, consentendo di stimarne il valore su vaste aree geografiche con elevata continuità temporale. I satelliti per l’osservazione della Terra, come Landsat, Sentinel e MODIS, acquisiscono immagini nelle bande del visibile, dell’infrarosso e del termico, dalle quali è possibile ricavare informazioni sulla temperatura della superficie, sullo stato della vegetazione, sull’umidità del suolo e sul bilancio energetico.
Combinando questi dati con modelli fisici e meteorologici, è possibile stimare l’evapotraspirazione di interi bacini idrografici, aree agricole o ecosistemi naturali senza ricorrere esclusivamente a misurazioni effettuate sul campo. Questa tecnologia rappresenta oggi uno strumento fondamentale per il monitoraggio della siccità, la gestione delle risorse idriche, l’agricoltura di precisione e la valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici, offrendo una visione d’insieme che sarebbe difficilmente ottenibile con le sole osservazioni dirette.
Applicazioni dell’evapotraspirazione
L’evapotraspirazione rappresenta un parametro fondamentale in numerosi settori scientifici e applicativi, poiché consente di comprendere gli scambi di acqua ed energia tra la superficie terrestre e l’atmosfera. La sua valutazione è indispensabile per pianificare l’utilizzo delle risorse idriche, monitorare gli ecosistemi e sviluppare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.
Agricoltura e gestione dell’irrigazione
In agricoltura, l’evapotraspirazione è uno degli strumenti più importanti per determinare il fabbisogno idrico delle colture. La stima della quantità di acqua persa attraverso evaporazione e traspirazione permette di programmare gli interventi irrigui in modo più efficiente, evitando sia gli sprechi sia gli stress idrici che potrebbero compromettere la crescita delle piante e la produttività agricola. L’impiego di modelli previsionali e sistemi di monitoraggio consente inoltre di ottimizzare l’uso dell’acqua, contribuendo a un’agricoltura sempre più sostenibile.
Gestione delle risorse idriche
L’evapotraspirazione svolge un ruolo essenziale nella gestione delle risorse idriche, poiché rappresenta una delle principali componenti del bilancio idrologico di un territorio. La sua stima permette di valutare la disponibilità di acqua nei bacini idrografici, prevedere i periodi di siccità e pianificare l’utilizzo delle risorse destinate all’approvvigionamento civile, agricolo e industriale. Queste informazioni sono particolarmente importanti nelle aree soggette a crescente scarsità idrica, dove una gestione razionale dell’acqua è fondamentale per garantire la resilienza degli ecosistemi e delle comunità.
Meteorologia e climatologia
Nelle scienze dell’atmosfera, l’evapotraspirazione è un elemento chiave per descrivere gli scambi di umidità ed energia tra la superficie terrestre e l’aria. I dati relativi all’evapotraspirazione vengono integrati nei modelli meteorologici e climatici per migliorare le previsioni delle precipitazioni, delle ondate di calore e degli eventi estremi. Inoltre, il monitoraggio delle sue variazioni nel tempo consente di valutare gli effetti del cambiamento climatico sul ciclo dell’acqua e sulla disponibilità delle risorse idriche.
Ecologia e conservazione degli ecosistemi
Negli ecosistemi naturali, l’evapotraspirazione contribuisce a mantenere il bilancio idrico, a regolare la temperatura e a favorire il riciclo dell’umidità atmosferica. Le foreste, le zone umide e gli altri ambienti ricchi di vegetazione influenzano il microclima locale proprio attraverso questo processo, contribuendo alla formazione delle precipitazioni e alla mitigazione degli effetti delle alte temperature. Lo studio dell’evapotraspirazione permette quindi di valutare lo stato di salute degli ecosistemi e di pianificare interventi di conservazione e ripristino ambientale.
Pianificazione urbana e cambiamenti climatici
Anche nelle aree urbane l’evapotraspirazione riveste un ruolo sempre più importante. Alberi, parchi, tetti verdi e altre infrastrutture verdi favoriscono il raffrescamento naturale delle città attraverso la traspirazione della vegetazione e l’evaporazione dell’acqua dal suolo, contribuendo a mitigare l’isola di calore urbana. Per questo motivo, l’evapotraspirazione è oggi considerata un elemento strategico nella progettazione di città più resilienti ai cambiamenti climatici, dove la gestione sostenibile dell’acqua e l’incremento delle superfici vegetate rappresentano strumenti efficaci per migliorare il comfort ambientale e ridurre gli effetti delle temperature estreme.
Prospettive future
L’importanza dell’evapotraspirazione è destinata a crescere con l’evoluzione delle tecnologie di monitoraggio e dei modelli climatici. L’integrazione di dati provenienti da sensori a terra, reti meteorologiche, telerilevamento satellitare e modelli numerici consentirà di stimare con sempre maggiore precisione gli scambi idrici tra biosfera e atmosfera. Queste informazioni saranno fondamentali per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, migliorare la gestione delle risorse idriche e sviluppare strategie di adattamento capaci di coniugare tutela degli ecosistemi, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.
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il 1 Agosto 2026