Ecologia e Ambiente

Dissesto idrogeologico

il 4 Agosto 2026

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dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico è l’insieme dei processi naturali e antropici che determinano il degrado del suolo, l’instabilità dei versanti e l’alterazione dell’equilibrio del territorio. Comprende fenomeni diversi, come frane, alluvioni, erosione del suolo, colate detritiche ed erosione costiera, che possono compromettere la sicurezza degli ecosistemi, delle infrastrutture e delle comunità umane.

Il dissesto idrogeologico è il risultato dell’interazione tra fattori geologici, morfologici, idrologici e climatici che regolano il rapporto tra terra e acqua. Le caratteristiche dei terreni, la conformazione del territorio, l’intensità delle precipitazioni e la presenza di copertura vegetale influenzano la stabilità naturale degli ambienti.

Quando questi equilibri vengono modificati, anche a causa delle attività umane come l’urbanizzazione incontrollata e l’impermeabilizzazione del suolo, possono verificarsi fenomeni con conseguenze rilevanti per l’ambiente e per la popolazione.

Il rischio idrogeologico associato a tali fenomeni rappresenta una delle principali criticità nella gestione del territorio ed è considerato un elemento fondamentale nei piani di protezione civile, nei piani di emergenza comunali e nelle valutazioni geotecniche.

Una caratteristica importante del dissesto idrogeologico è la sua ricorrenza nel tempo: molti eventi non rappresentano episodi isolati, ma si verificano in aree già interessate in passato da fenomeni simili, talvolta con intensità paragonabile o persino superiore. Per questo motivo, la conoscenza del territorio, il monitoraggio e la prevenzione assumono un ruolo essenziale nella riduzione del rischio e nella costruzione di comunità più resilienti.

I principali fenomeni del dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico comprende diversi fenomeni che modificano l’equilibrio del territorio e possono compromettere la stabilità del suolo, la sicurezza delle infrastrutture e la tutela degli ecosistemi. Questi processi possono avere origine naturale, ma spesso sono amplificati dalle attività umane, come la trasformazione del territorio, la riduzione della copertura vegetale e l’alterazione del naturale deflusso delle acque.

Frane

Le frane sono movimenti di masse di roccia, terra o detriti che si spostano lungo un pendio per effetto della forza di gravità. Possono verificarsi in seguito a precipitazioni intense, terremoti, erosione dei versanti o modificazioni del territorio che riducono la stabilità naturale dei pendii. La velocità del movimento può variare da pochi millimetri all’anno fino a eventi improvvisi e catastrofici.

Inondazioni e alluvioni

Le inondazioni si verificano quando l’acqua ricopre aree normalmente asciutte a causa dell’esondazione di fiumi e torrenti, dello scioglimento rapido della neve o di precipitazioni particolarmente intense. Quando questi eventi interessano vaste aree e provocano danni a persone, infrastrutture e attività economiche vengono generalmente definiti alluvioni. L’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico può contribuire ad accrescere il rischio in molte regioni.

Erosione costiera ed erosione del suolo

L’erosione costiera consiste nel progressivo arretramento della linea di costa causato dall’azione combinata del moto ondoso, delle correnti marine e della riduzione del naturale apporto di sedimenti. Questo fenomeno può portare alla perdita di spiagge e alla maggiore vulnerabilità delle aree costiere.

L’erosione del suolo riguarda invece l’asportazione dello strato superficiale del terreno, la parte più ricca di sostanza organica e fondamentale per la fertilità. È provocata principalmente dall’azione dell’acqua piovana e del vento e viene accelerata dalla deforestazione, dall’agricoltura intensiva e dalla perdita della copertura vegetale, che normalmente protegge il terreno.

Subsidenza e ristagno idrico

subsidenza
subsidenza

La subsidenza è un lento abbassamento verticale del terreno dovuto a cause naturali, come la compattazione dei sedimenti, oppure ad attività umane, come l’eccessivo prelievo di acqua sotterranea e di idrocarburi. Il fenomeno può aumentare la vulnerabilità delle aree urbane e costiere, favorendo anche problemi di drenaggio e allagamento.

Il ristagno idrico si verifica quando l’acqua rimane accumulata sulla superficie o negli strati più superficiali del terreno senza riuscire a defluire o infiltrarsi adeguatamente. Può essere causato da terreni poco permeabili, cattiva gestione delle acque o intensa impermeabilizzazione del suolo urbano. La permanenza prolungata dell’acqua può compromettere la qualità del terreno e la crescita della vegetazione.

Valanghe

Le valanghe sono masse di neve, ghiaccio e detriti che si staccano improvvisamente dai versanti montani e scivolano rapidamente verso valle. Sebbene non siano sempre incluse tra i fenomeni idrogeologici in senso stretto, rappresentano una forma importante di instabilità dei versanti montani e costituiscono un rischio rilevante per abitati, infrastrutture e attività umane nelle aree alpine e montane.

Le cause del dissesto idrogeologico

Il dissesto idrogeologico è il risultato di una complessa interazione tra fattori naturali e fattori antropici. Le caratteristiche geologiche e climatiche di un territorio possono predisporre un’area all’instabilità, ma le attività umane possono aumentare notevolmente la vulnerabilità, modificando gli equilibri naturali del suolo e del ciclo dell’acqua.

I fattori naturali del dissesto idrogeologico

Eventi meteorologici estremi

alluvioni e dissesto idrogeologico
alluvioni e dissesto idrogeologico

Tra le principali cause naturali del dissesto idrogeologico rientrano gli eventi meteorologici intensi, come precipitazioni molto abbondanti concentrate in tempi brevi. Piogge particolarmente violente possono saturare rapidamente il terreno, riducendone la stabilità e favorendo frane e smottamenti. Allo stesso tempo, l’aumento improvviso della portata di fiumi e torrenti può provocare esondazioni e alluvioni.

Fragilità geologica del territorio

La struttura geologica di un’area influenza fortemente la sua vulnerabilità. Terreni argillosi, rocce fratturate o poco resistenti e versanti caratterizzati da forti pendenze possono favorire fenomeni di instabilità. L’Italia, per la sua complessa storia geologica e per la presenza di numerose aree montuose e collinari, presenta molte zone naturalmente predisposte a frane e dissesti.

Morfologia del territorio

La forma del territorio rappresenta un altro elemento determinante. Nei versanti montani e collinari, la pendenza aumenta l’azione della forza di gravità su masse di terreno, rocce, neve e detriti. Le caratteristiche morfologiche influenzano anche il deflusso delle acque superficiali, determinando una maggiore o minore capacità del territorio di assorbire e smaltire le precipitazioni.

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico rappresenta un importante fattore di aggravamento del dissesto idrogeologico. L’aumento delle temperature globali modifica il ciclo dell’acqua, favorendo periodi più lunghi di siccità alternati a precipitazioni intense e improvvise. Questi cambiamenti possono aumentare l’erosione del suolo, la frequenza delle alluvioni e la vulnerabilità dei versanti.

I fattori antropici del dissesto idrogeologico

Le attività umane hanno un ruolo determinante nell’aumento del rischio idrogeologico, perché possono alterare la capacità naturale del territorio di regolare il deflusso delle acque e mantenere stabile il terreno.

Consumo di suolo e impermeabilizzazione

Uno dei principali fattori responsabili dell’aumento del dissesto idrogeologico è il consumo di suolo causato dalla progressiva urbanizzazione. La costruzione di edifici, strade e infrastrutture sostituisce superfici naturali permeabili con materiali impermeabili come cemento e asfalto. Di conseguenza, l’acqua piovana non riesce più a infiltrarsi nel terreno e aumenta il deflusso superficiale, favorendo allagamenti e sovraccarico dei sistemi idrici.

Deforestazione e perdita della copertura vegetale

La vegetazione svolge un ruolo essenziale nella protezione del suolo. Le radici degli alberi contribuiscono a stabilizzare i versanti, mentre la copertura vegetale riduce l’erosione causata dall’acqua e dal vento. La perdita dei boschi può quindi aumentare il rischio di frane, erosione e degrado del terreno.

Abbandono delle aree montane

Lo spopolamento delle zone montane e collinari ha portato in molte aree alla riduzione delle attività di manutenzione del territorio. La mancata cura di boschi, terrazzamenti, muretti a secco e sistemi tradizionali di regimazione delle acque può favorire l’accumulo incontrollato delle acque meteoriche e aumentare l’instabilità dei versanti.

Abusivismo edilizio e occupazione delle aree a rischio

La costruzione di edifici e infrastrutture in zone esposte al rischio, come aree vicine ai corsi d’acqua o versanti instabili, aumenta la vulnerabilità del territorio. L’abusivismo edilizio e una pianificazione urbanistica non adeguata possono trasformare fenomeni naturali in eventi con gravi conseguenze per persone e beni.

Sfruttamento delle risorse del sottosuolo

L’eccessivo prelievo di acqua dalle falde sotterranee o l’estrazione di idrocarburi possono provocare modificazioni nella struttura del terreno e favorire fenomeni di subsidenza, cioè il progressivo abbassamento del suolo. Questo fenomeno può aumentare il rischio di allagamenti, soprattutto nelle aree costiere e pianeggianti.

Il dissesto idrogeologico nel mondo: le aree più a rischio

Il dissesto idrogeologico rappresenta una delle principali emergenze ambientali a livello globale. Frane, alluvioni, colate detritiche ed erosione del territorio interessano numerose regioni del pianeta, ma il rischio non è distribuito in modo uniforme. Le aree maggiormente vulnerabili sono generalmente caratterizzate dalla combinazione di forti precipitazioni, elevata attività sismica, presenza di rilievi montuosi, fragilità geologica e alta densità abitativa.

I principali hotspot del dissesto idrogeologico si concentrano soprattutto nel Sud-Est asiatico, nell’Asia meridionale, in America Latina e in alcune regioni montuose dell’Europa e del Nord America.

Sud-Est asiatico e Asia meridionale: le aree più vulnerabili

Filippine

Le Filippine sono considerate uno dei Paesi maggiormente esposti ai disastri naturali. La posizione geografica nell’area del Pacifico occidentale le rende frequentemente interessate dal passaggio di tifoni intensi, che possono provocare alluvioni improvvise, frane e colate di fango. L’elevata vulnerabilità sociale e la presenza di numerose comunità in aree costiere o montuose aumentano gli effetti degli eventi estremi.

Indonesia

L’Indonesia presenta un’elevata frequenza di fenomeni franosi a causa della combinazione tra territori vulcanici, versanti ripidi e abbondanti precipitazioni monsoniche. Le frane interessano soprattutto le isole caratterizzate da rilievi montuosi, mentre le grandi aree urbane sono frequentemente colpite da allagamenti dovuti alla rapida urbanizzazione e alla riduzione delle superfici naturali permeabili.

India e Bangladesh

Nel subcontinente indiano il dissesto idrogeologico è strettamente collegato al regime dei monsoni. Le intense precipitazioni stagionali possono causare estese alluvioni fluviali, soprattutto nei grandi bacini del Gange, Brahmaputra e Meghna. Il Bangladesh, caratterizzato da un territorio prevalentemente pianeggiante e densamente abitato, è particolarmente vulnerabile agli eventi di piena e all’innalzamento del livello del mare.

Cina

La Cina, grazie all’estensione del suo territorio e alla presenza di grandi sistemi montuosi e fluviali, affronta numerosi fenomeni legati al dissesto idrogeologico. Le regioni montuose e centro-meridionali sono frequentemente interessate da frane, mentre i grandi bacini fluviali possono subire importanti episodi di piena con rilevanti conseguenze economiche e sociali.

Il dissesto idrogeologico nelle Americhe

Stati Uniti

Gli Stati Uniti presentano una notevole varietà di rischi idrogeologici. Le aree costiere e fluviali sono esposte alle alluvioni associate agli uragani e alle tempeste tropicali, mentre lungo la costa occidentale e nelle regioni montuose si verificano frequentemente frane e instabilità dei versanti. Nonostante l’elevata capacità di prevenzione e risposta, l’estensione del territorio e la presenza di numerose aree vulnerabili determinano un impatto significativo.

Colombia e Brasile

In America Latina, la Colombia è particolarmente esposta a frane e colate detritiche per la presenza della catena andina e per le intense precipitazioni. Anche il Brasile registra numerosi eventi di dissesto idrogeologico, soprattutto nelle aree collinari urbanizzate, dove piogge intense possono provocare frane e alluvioni con gravi conseguenze sulla popolazione.

Il dissesto idrogeologico in Europa: la particolare vulnerabilità dell’Italia

Anche l’Europa presenta aree caratterizzate da elevata pericolosità idrogeologica, soprattutto nelle regioni montuose e mediterranee.

Italia

L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente colpiti dal dissesto idrogeologico, soprattutto per quanto riguarda le frane. La particolare conformazione del territorio, caratterizzato dalla presenza di Alpi e Appennini, numerosi versanti instabili e una complessa struttura geologica, rende molte aree vulnerabili.

A questa fragilità naturale si aggiungono fattori antropici come l’elevata urbanizzazione, il consumo di suolo e la presenza di insediamenti costruiti in aree esposte al rischio. Per questo motivo frane e alluvioni rappresentano una delle principali criticità nella gestione del territorio italiano.

Austria e regioni alpine

L’Austria, per la sua conformazione prevalentemente alpina, è soggetta a numerosi fenomeni di instabilità dei versanti, tra cui frane, smottamenti e valanghe. Anche altre regioni montuose europee, come alcune aree di Francia, Svizzera e Spagna, presentano rischi significativi legati alla morfologia del territorio e agli eventi meteorologici estremi.

Il dissesto idrogeologico in Italia

Un territorio fragile tra caratteristiche naturali e pressione antropica

L’Italia è uno dei Paesi europei maggiormente esposti al dissesto idrogeologico, a causa della combinazione tra una complessa struttura geologica, una particolare conformazione del territorio e una forte pressione esercitata dalle attività umane.

Secondo i dati dell’ISPRA, una quota molto elevata dei comuni italiani è interessata da fenomeni di pericolosità legati a frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe. Questo significa che gran parte del territorio nazionale presenta condizioni di vulnerabilità che richiedono un’attenta pianificazione, attività di monitoraggio e interventi di prevenzione.

Le aree potenzialmente soggette a fenomeni franosi rappresentano una parte significativa della superficie italiana, soprattutto nelle zone montuose e collinari. Milioni di persone vivono inoltre in territori esposti al rischio di frane o alluvioni, spesso in prossimità di corsi d’acqua, versanti instabili o aree costiere vulnerabili.

Il rischio non è distribuito in modo uniforme: alcune regioni presentano una maggiore esposizione per caratteristiche geologiche, climatiche e insediative. Le aree alpine e appenniniche sono particolarmente interessate dai fenomeni franosi, mentre le pianure alluvionali e le zone costiere risultano maggiormente vulnerabili alle esondazioni e all’erosione.

Perché l’Italia è così vulnerabile al dissesto idrogeologico

La fragilità geologica del territorio

Una delle principali cause della vulnerabilità italiana è legata alla sua storia geologica. Le Alpi e gli Appennini sono catene montuose relativamente giovani, caratterizzate dalla presenza di rocce fratturate, terreni argillosi e versanti spesso ripidi.

In molte aree, l’acqua infiltrandosi nel terreno può ridurre la stabilità dei versanti, favorendo movimenti franosi soprattutto dopo periodi di precipitazioni intense.

Consumo di suolo e urbanizzazione

Un altro elemento determinante è rappresentato dall’elevato consumo di suolo. La progressiva urbanizzazione ha sostituito molte superfici naturali con cemento e asfalto, riducendo la capacità del territorio di assorbire l’acqua piovana.

L’impermeabilizzazione del terreno accelera il deflusso superficiale e aumenta la quantità d’acqua che raggiunge rapidamente fiumi e torrenti, favorendo fenomeni di allagamento e sovraccarico dei sistemi idraulici.

Cambiamento climatico ed eventi estremi

Il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione delle precipitazioni, aumentando la frequenza di periodi caratterizzati da siccità prolungata alternati a episodi di piogge intense concentrate in poche ore.

Questi eventi estremi possono saturare rapidamente i terreni, destabilizzare i versanti e mettere in crisi i sistemi naturali e artificiali di drenaggio delle acque.

Eventi storici di dissesto idrogeologico in Italia

La storia italiana è segnata da numerosi eventi di dissesto idrogeologico che hanno avuto conseguenze profonde sul territorio e sulla popolazione.

Frane e colate detritiche

La tragedia del Vajont (1963)

Uno degli eventi più drammatici è rappresentato dalla tragedia del Vajont. Nel 1963 una grande massa di roccia del Monte Toc precipitò nel bacino artificiale sottostante generando un’enorme onda che superò la diga e investì la valle, causando la distruzione di Longarone e di altri centri abitati e provocando quasi duemila vittime.

L’evento evidenziò l’importanza della conoscenza geologica del territorio e della corretta valutazione dei rischi associati alle grandi opere.

La frana di Sarno (1998)

Nel 1998, dopo intense precipitazioni, una serie di colate rapide di fango e detriti interessò i territori di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano, in Campania. Il fenomeno provocò 160 vittime e mise in evidenza la necessità di una migliore gestione del rischio idrogeologico e della pianificazione territoriale.

Casamicciola Terme, Ischia (2022)

Nel 2022 un violento nubifragio sull’isola di Ischia provocò una colata di fango e detriti dal Monte Epomeo. Il fenomeno interessò il territorio di Casamicciola Terme causando vittime, danni alle abitazioni e numerosi sfollati.

Le grandi alluvioni italiane

L’alluvione di Firenze (1966)

L'alluvione di Firenze (1966)
L’alluvione di Firenze (1966)

Nel novembre del 1966 il fiume Arno superò gli argini provocando una delle più gravi alluvioni della storia italiana. L’acqua invase il centro storico di Firenze causando enormi danni al patrimonio artistico, alle biblioteche e alle opere conservate nei musei.

L’alluvione del Polesine (1951)

Nel 1951 la rottura degli argini del Po provocò una delle più grandi alluvioni del dopoguerra. Ampie zone della provincia di Rovigo furono sommerse dall’acqua, con conseguenze drammatiche sulla popolazione e sull’economia agricola del territorio.

L’alluvione dell’Emilia-Romagna (2023)

Nel 2023 precipitazioni eccezionalmente intense provocarono l’esondazione di numerosi corsi d’acqua e migliaia di frane nell’Appennino emiliano-romagnolo. L’evento ha evidenziato come l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi possa aumentare la vulnerabilità dei territori già fragili.

Subsidenza ed erosione costiera

Il dissesto idrogeologico interessa anche le aree costiere attraverso fenomeni come subsidenza ed erosione.

La subsidenza consiste nell’abbassamento progressivo del terreno e ha interessato diverse aree italiane. A Venezia, il fenomeno è stato aggravato nel passato dal prelievo di acqua dal sottosuolo e da altre modificazioni antropiche, aumentando la vulnerabilità della città al fenomeno dell’acqua alta.

L’erosione costiera interessa invece numerosi tratti del litorale italiano. La riduzione dell’apporto naturale di sedimenti da parte dei fiumi, insieme alla costruzione di opere lungo le coste e alla modifica degli equilibri naturali, ha favorito l’arretramento di molte spiagge, con conseguenze sugli ecosistemi costieri e sulle attività economiche.

Prevenzione e strategie contro il dissesto idrogeologico

La prevenzione del dissesto idrogeologico rappresenta lo strumento più efficace per ridurre i danni causati da frane, alluvioni ed erosione del territorio. Poiché molti fenomeni non possono essere completamente eliminati, l’obiettivo principale è diminuire la vulnerabilità delle aree esposte attraverso una corretta gestione del territorio, il monitoraggio e interventi mirati.

Una prima strategia fondamentale riguarda la pianificazione territoriale sostenibile. Limitare nuove costruzioni nelle aree a rischio, ridurre il consumo di suolo e recuperare le superfici naturali permette di mantenere la capacità del territorio di assorbire e regolare le acque meteoriche. Un ruolo importante è svolto anche dalla manutenzione dei corsi d’acqua, dei versanti e delle opere di regimazione idraulica.

Il monitoraggio del territorio attraverso reti di controllo, sistemi satellitari, sensori e modelli previsionali consente di individuare precocemente situazioni di pericolo e attivare sistemi di allerta. Le mappe della pericolosità e del rischio idrogeologico sono strumenti essenziali per guidare le decisioni urbanistiche e gli interventi di protezione civile.

Negli ultimi anni hanno assunto grande importanza le soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), che affiancano o sostituiscono le opere tradizionali di ingegneria. La riforestazione dei versanti, il ripristino delle zone umide, la rinaturalizzazione dei fiumi e la creazione di infrastrutture verdi contribuiscono a rallentare il deflusso delle acque e aumentare la resilienza degli ecosistemi.

Anche le aree urbane possono contribuire alla riduzione del rischio attraverso strategie come le città spugna, i tetti verdi, le pavimentazioni permeabili e il recupero degli spazi naturali. Questi interventi permettono di trattenere temporaneamente l’acqua piovana e ridurre il sovraccarico delle reti di drenaggio.

Infine, la prevenzione del dissesto idrogeologico richiede una maggiore consapevolezza della popolazione, una gestione responsabile del territorio e politiche di adattamento ai cambiamenti climatici capaci di integrare conoscenze scientifiche, tecnologia e tutela degli ecosistemi.

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