Ecologia e Ambiente

Cattura e stoccaggio della CO₂ (CSS)

il 22 Settembre 2025

17 minutes di lettura
cattura e stoccaggio della CO₂

La cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS, Carbon Capture and Storage) è una delle tecnologie più promettenti per contrastare il cambiamento climatico e ridurre l’impatto ambientale dei settori ad alte emissioni. Essa prevede la cattura delle emissioni di CO₂ generate da processi industriali difficilmente decarbonizzabili, come la produzione di acciaio e cemento, o dalla combustione di combustibili fossili nella produzione di energia, per poi trasportarle e stoccarle in modo sicuro in depositi geologici profondi.

La cattura e stoccaggio della CO₂ consiste in un insieme di processi che catturano le emissioni di CO₂ provenienti da settori industriali difficili da decarbonizzare, come la produzione di acciaio e cemento, o dalla combustione di carbone, petrolio e gas per la produzione di energia. Una volta catturata, l’anidride carbonica viene trasportata e stoccata in modo sicuro e permanente in formazioni geologiche profonde, riducendo così la quantità di gas climalteranti rilasciata nell’atmosfera.

La cattura e stoccaggio della CO₂ viene sempre più spesso considerata un pilastro delle strategie globali di decarbonizzazione, perché non solo consente di abbattere le emissioni dei comparti industriali più critici, ma apre anche la strada alla produzione di calore ed energia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, combinata con la bioenergia (BECCS) o con sistemi innovativi di rimozione diretta dall’aria (DAC), la CCS può contribuire a ottenere una rimozione netta di CO₂ dall’atmosfera, dando origine a quelle che vengono definite tecnologie a emissioni negative (NET).

Secondo gli scenari elaborati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la cattura e lo stoccaggio del carbonio è riconosciuta come essenziale per percorsi di mitigazione del cambiamento climatico a costi contenuti, soprattutto nel raggiungimento dell’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale a “ben al di sotto dei 2 °C”. In questo senso, la cattura e Stoccaggio della CO₂ non rappresenta una soluzione unica o definitiva, ma un tassello strategico all’interno del mosaico di azioni necessarie per costruire un futuro a basse emissioni.

Cattura e Stoccaggio della CO₂ e transizione energetica

La transizione energetica richiede una trasformazione profonda dei sistemi produttivi e dei modelli di consumo, con l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di gas serra entro la metà del secolo. In questo percorso, la cattura e stoccaggio della CO₂ assume un ruolo strategico, non tanto come alternativa alle energie rinnovabili, quanto come tecnologia complementare per affrontare le sfide più difficili della decarbonizzazione.

gas serra
gas serra

Infatti, ci sono settori nei quali la sostituzione con fonti rinnovabili o l’elettrificazione diretta è complessa o addirittura impraticabile. È il caso della produzione di cemento, acciaio, fertilizzanti e prodotti chimici, industrie che generano emissioni di CO₂ non solo dalla combustione di combustibili fossili, ma anche da processi chimici intrinseci. In tali comparti, la cattura e stoccaggio della CO₂ rappresenta una delle poche opzioni tecnologiche realisticamente disponibili per abbattere in modo significativo le emissioni.

Un altro aspetto cruciale riguarda la continuità energetica. Le fonti rinnovabili, pur essendo in rapida crescita, presentano limiti legati alla loro intermittenza. La cattura e stoccaggio della CO₂, applicata alle centrali elettriche a gas o a carbone, permette di produrre energia a basse emissioni garantendo stabilità alla rete, soprattutto in fasi di transizione in cui le rinnovabili non sono ancora sufficienti a coprire il fabbisogno.

Inoltre, la  si collega strettamente allo sviluppo dell’idrogeno blu, ottenuto dal gas naturale con cattura della CO₂. Questo consente di accelerare la diffusione di un combustibile versatile e pulito, in attesa che l’idrogeno verde, prodotto tramite elettrolisi da fonti rinnovabili, diventi economicamente competitivo su larga scala.

Guardando al futuro, l’integrazione tra CCS e tecnologie a emissioni negative – come la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) – potrebbe persino consentire di rimuovere più CO₂ di quanta ne venga emessa, contribuendo così a compensare settori in cui la decarbonizzazione totale sarà estremamente difficile, come l’aviazione e parte del trasporto marittimo.

Dimensione ambientale e geopolitica

La cattura e stoccaggio della CO₂ non è soltanto una tecnologia ingegneristica: rappresenta anche uno snodo cruciale dal punto di vista ambientale e geopolitico. La sua adozione su larga scala solleva infatti questioni legate all’impatto ecologico, alla gestione delle risorse e alla distribuzione degli oneri e dei benefici tra Paesi e regioni.

Dal punto di vista ambientale, la cattura e stoccaggio della CO₂ offre l’opportunità di ridurre drasticamente le emissioni di settori industriali difficili da decarbonizzare, contribuendo agli obiettivi di neutralità climatica. Tuttavia, la tecnologia presenta anche criticità ecologiche: i consumi energetici elevati necessari per il processo di cattura comportano un “energy penalty”, ovvero una perdita di efficienza.

Inoltre, la fase di stoccaggio geologico richiede una gestione attenta per evitare rischi di fughe di CO₂, che seppur rare, potrebbero compromettere la sicurezza dei siti e ridurre l’accettabilità sociale del progetto. In questo senso, la CCS si trova a dover bilanciare benefici climatici globali con potenziali impatti locali.

Sul piano geopolitico, la cattura e stoccaggio della CO₂ si intreccia con la gestione delle risorse energetiche e con la competizione tecnologica internazionale. Alcuni Paesi, come la Norvegia, il Canada e gli Stati Uniti, hanno già avviato progetti su larga scala e puntano a diventare leader nella fornitura di tecnologie e infrastrutture per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.

L’Europa, attraverso il Green Deal e il programma Net Zero Industry Act, sta investendo per sviluppare hub di stoccaggio comune nel Mare del Nord, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica e ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche.

Al contrario, in molte regioni emergono tensioni. Nei Paesi in via di sviluppo, la CCS può essere vista come una soluzione imposta dai Paesi industrializzati, che dispongono delle risorse per implementarla, mentre i costi economici e i rischi ambientali potrebbero gravare sulle comunità locali. Anche la scelta dei siti di stoccaggio ha implicazioni geopolitiche: le aree con grandi giacimenti di petrolio e gas esauriti o con acquiferi salini profondi diventano risorse strategiche, al pari delle risorse fossili.

Infine, la cattura e stoccaggio della CO₂ apre un dibattito politico più ampio: da un lato, può essere considerata uno strumento indispensabile per guadagnare tempo nella transizione ecologica; dall’altro, c’è chi teme che possa essere usata come alibi per ritardare l’abbandono dei combustibili fossili, trasformandosi in un elemento di “greenwashing” piuttosto che in una reale soluzione climatica.

In conclusione, la dimensione ambientale e geopolitica della cattura e stoccaggio della CO₂ mette in evidenza come questa tecnologia non debba essere valutata soltanto in termini di efficienza tecnica o economica, ma come parte di un ecosistema complesso di scelte politiche, industriali e sociali, che determineranno il suo ruolo effettivo nella lotta globale al cambiamento climatico.

Principali approcci di cattura della CO₂

Il cuore della cattura e stoccaggio della CO₂ è la fase di cattura, cioè la separazione dell’anidride carbonica dai gas di scarico o dai flussi industriali. Esistono diversi approcci tecnologici, che si distinguono per il momento in cui la CO₂ è rimossa e per i processi utilizzati. I tre principali metodi sono:

1.Post-combustione

È la tecnica più diffusa e quella su cui si concentrano molti progetti pilota. La CO₂ è separata dai fumi di scarico dopo la combustione di carbone, gas naturale o altri combustibili. Il metodo più comune prevede l’uso di solventi chimici, in particolare le ammine, che assorbono selettivamente l’anidride carbonica. Successivamente, la CO₂ viene rigenerata e compressa per lo stoccaggio. Questo approccio ha il vantaggio di poter essere applicato anche a impianti già esistenti, ma comporta alti costi energetici dovuti alla rigenerazione dei solventi.

  1. Pre-combustione

In questo caso, la CO₂ viene rimossa prima della combustione, durante la produzione di un gas di sintesi (syngas) a partire da carbone, biomassa o gas naturale. Attraverso processi di gassificazione o reforming, i combustibili vengono trasformati in una miscela di idrogeno e monossido di carbonio (CO).

Quest’ultimo viene poi convertito in CO₂, che viene separata con tecniche fisiche o chimiche, lasciando un flusso ricco di idrogeno. L’idrogeno così prodotto può essere utilizzato per generare energia a basse emissioni. La pre-combustione offre un’elevata efficienza di cattura, ma è adatta soprattutto a impianti di nuova generazione e meno a quelli già esistenti.

  1. Oxy-fuel o ossicombustione

tecnologia CCS
tecnologia CCS

Questa tecnologia prevede la combustione del combustibile non con aria, ma con ossigeno puro o quasi puro. In questo modo, i fumi risultano composti principalmente da CO₂ e vapore acqueo: una miscela molto più semplice da separare.

Dopo la condensazione del vapore, rimane una corrente ricca di CO₂ che può essere compressa e inviata allo stoccaggio. L’ossicombustione riduce i costi di separazione, ma richiede la produzione industriale di grandi quantità di ossigeno, che è un processo energivoro e costoso.

Oltre a questi tre approcci principali, sono in fase di sviluppo anche tecnologie innovative, come le membrane selettive, gli assorbenti solidi e i processi basati su cicli chimici. Queste soluzioni, ancora sperimentali, puntano a ridurre i costi e l’impatto energetico della cattura, aprendo prospettive interessanti per una diffusione più ampia della CCS nel futuro.

Trasporto e stoccaggio della CO₂

Una volta catturata, la CO₂ deve essere trasportata in modo sicuro verso i siti di stoccaggio e successivamente immagazzinata permanentemente per evitare il suo rilascio in atmosfera. Queste due fasi sono cruciali per l’efficacia complessiva della cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS).

Trasporto

Il metodo più diffuso per il trasporto della CO₂ è rappresentato dalle condotte (pipeline), simili a quelle utilizzate per il gas naturale o il petrolio. La CO₂, compressa fino a diventare un fluido denso (stato supercritico), può essere spinta a grandi distanze con costi relativamente contenuti e con elevati standard di sicurezza. Le pipeline risultano particolarmente convenienti nei casi di trasporto continuo da grandi impianti industriali a siti di stoccaggio vicini.
Un’alternativa è il trasporto via nave, più adatto a collegare aree geografiche prive di siti di stoccaggio idonei con regioni che invece ne dispongono. Questa soluzione, ancora in fase di sviluppo, offre maggiore flessibilità ma comporta costi logistici più elevati.

Stoccaggio

Lo stoccaggio della CO₂ avviene principalmente in formazioni geologiche profonde, dove il gas può essere trattenuto per migliaia di anni. Le opzioni più comuni includono:

Giacimenti di petrolio e gas esauriti: sfruttano strutture geologiche già collaudate nella capacità di trattenere idrocarburi per milioni di anni. In alcuni casi, l’iniezione di CO₂ può essere utilizzata per aumentare l’estrazione residua di petrolio, pratica nota come Enhanced Oil Recovery (EOR).

Acquiferi salini profondi: rappresentano il potenziale di stoccaggio più vasto. Si tratta di rocce porose sature di acqua salata, non utilizzabile per scopi potabili o agricoli, che possono intrappolare la CO₂ in modo sicuro grazie a vari meccanismi fisici e chimici.

Strati di carbone non estraibile: in alcuni casi la CO₂ può essere iniettata in giacimenti di carbone non economicamente sfruttabili, dove viene adsorbita dalle superfici del carbone stesso, sebbene questa tecnica sia ancora poco diffusa.

Un ulteriore approccio è la mineralizzazione, ovvero la reazione della CO₂ con minerali contenenti calcio o magnesio per formare carbonati solidi e stabili. Si tratta di uno stoccaggio “irreversibile”, che elimina ogni rischio di rilascio, ma che attualmente è limitato da costi e tempi di reazione elevati.

Sicurezza

Gli studi finora condotti mostrano che lo stoccaggio geologico, se correttamente progettato e monitorato, può essere estremamente sicuro. Tuttavia, esistono ancora preoccupazioni legate a possibili fughe, micro-sismicità indotta e impatti sulle comunità locali. Per questo motivo, la trasparenza nei processi decisionali e la partecipazione pubblica sono elementi fondamentali per aumentare la fiducia e favorire l’accettazione della cattura e stoccaggio della CO₂.

Applicazioni e progetti nel mondo

La cattura e stoccaggio della CO₂, pur essendo ancora una tecnologia in fase di diffusione, è già stata implementata in diversi progetti su scala industriale in varie parti del mondo. Queste esperienze pilota e commerciali forniscono indicazioni preziose sulla fattibilità tecnica, sui costi e sull’accettabilità sociale della tecnologia.

Europa

progetto Sleipner
progetto Sleipner

L’Europa è una delle aree più attive nello sviluppo della cattura e stoccaggio della CO₂ , con particolare centralità della Norvegia. Già dagli anni ’90 il progetto Sleipner, nel Mare del Nord, rappresenta un caso emblematico: qui la CO₂ estratta insieme al gas naturale viene separata e iniettata in un acquifero salino profondo, evitando l’emissione in atmosfera di circa un milione di tonnellate di CO₂ all’anno.

Un altro progetto di grande rilievo è Northern Lights, parte del programma norvegese “Longship”, che prevede la creazione di un’infrastruttura per raccogliere CO₂ da diversi impianti industriali europei e trasportarla via nave per lo stoccaggio geologico nel Mare del Nord. Questo modello di “hub di stoccaggio” potrebbe aprire la strada a una rete europea condivisa per la decarbonizzazione.

Nord America

Negli Stati Uniti e in Canada la cattura e stoccaggio della CO₂ ha trovato applicazioni soprattutto nelle centrali elettriche e nell’industria energetica. In Canada, la centrale a carbone Boundary Dam in Saskatchewan è stata uno dei primi impianti commerciali al mondo a integrare un sistema di cattura della CO₂, con capacità di ridurre le emissioni di circa un milione di tonnellate l’anno.

Negli Stati Uniti, numerosi progetti di cattura e stoccaggio della CO₂ sono legati all’Enhanced Oil Recovery (EOR), dove la CO₂ catturata è iniettata in giacimenti petroliferi per aumentarne la produttività. Anche l’idrogeno blu sta emergendo come settore trainante per l’applicazione della CCS.

Asia

In Asia, la Cina ha avviato diversi progetti pilota, soprattutto legati alla cattura delle emissioni nelle centrali a carbone e nell’industria chimica. La rapida crescita economica e l’elevata dipendenza dal carbone rendono la cattura e stoccaggio della CO₂ particolarmente rilevante per gli obiettivi climatici del Paese. Anche il Giappone e la Corea del Sud stanno sperimentando progetti di stoccaggio offshore, con l’obiettivo di sviluppare competenze nazionali e ridurre le emissioni dei loro settori industriali avanzati.

Medio Oriente e Oceania

Il Medio Oriente, con le sue vaste risorse di idrocarburi, si sta muovendo sulla cattura e stoccaggio della CO₂ in particolare per la produzione di idrogeno blu. Gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato il progetto Al Reyadah, primo impianto industriale di CCS nella regione, focalizzato sull’industria dell’acciaio. In Australia, il progetto Gorgon (Western Australia), realizzato da un consorzio internazionale, è tra i più grandi al mondo e mira a catturare e stoccare milioni di tonnellate di CO₂ provenienti dalla produzione di gas naturale liquefatto (LNG).

Italia

Anche l’Italia sta muovendo i primi passi. Tra i progetti più rilevanti c’è Ravenna CCS Project, promosso da Eni, che prevede la conversione di giacimenti di gas naturale esauriti al largo della costa adriatica in siti di stoccaggio per la CO₂. Questo progetto, se realizzato su larga scala, potrebbe fare dell’Italia un punto di riferimento nel Mediterraneo per la decarbonizzazione industriale.

Questi esempi dimostrano che la CCS non è più soltanto una prospettiva teorica, ma una realtà già in funzione in diversi contesti. Tuttavia, il numero di progetti è ancora limitato rispetto alle esigenze globali: per rispettare gli scenari climatici dell’IPCC, sarà necessario moltiplicare gli impianti su larga scala nei prossimi decenni.

Vantaggi e criticità della cattura e stoccaggio della CO₂

La cattura e stoccaggio della CO₂ è spesso presentata come una delle soluzioni tecnologiche più promettenti per ridurre le emissioni climalteranti e accelerare la decarbonizzazione. I suoi vantaggi principali si legano alla capacità di abbattere in modo consistente la CO₂ rilasciata da settori industriali ad alte emissioni, come la siderurgia, la produzione di cemento o la raffinazione.

In questi comparti, dove le alternative a basse emissioni sono ancora limitate o poco competitive, la cattura e stoccaggio della CO₂ può rappresentare uno strumento concreto e immediatamente applicabile. Inoltre, questa tecnologia si inserisce come un pilastro della transizione energetica, poiché consente di continuare a utilizzare fonti fossili in una fase di passaggio verso un sistema basato prevalentemente sulle rinnovabili, riducendo nel contempo l’impatto ambientale.

Un ulteriore punto di forza riguarda la possibilità di integrare la cattura e stoccaggio della CO₂ con approcci a emissioni negative, come la bioenergia con cattura e stoccaggio (BECCS) o la cattura diretta dall’aria (DACCS). In questi casi, non si limita a contenere le emissioni, ma contribuisce addirittura alla rimozione netta di CO₂ dall’atmosfera, un passaggio che gli scenari scientifici considerano indispensabile per mantenere il riscaldamento globale entro soglie sicure.

Infine, in alcune applicazioni la CO₂ catturata può essere riutilizzata come risorsa, ad esempio per produrre carburanti sintetici, materiali innovativi o sostanze chimiche di interesse industriale: un modo per trasformare un rifiuto in opportunità economica.

Accanto a queste potenzialità, esistono però anche criticità che non possono essere trascurate. In primo luogo, la CCS è ancora una tecnologia costosa e complessa, che richiede impianti dedicati, infrastrutture di trasporto e siti di stoccaggio geologico sicuri.

Senza incentivi adeguati o un prezzo del carbonio sufficientemente elevato, risulta difficile renderla competitiva rispetto ad altre soluzioni. A questo si aggiunge il problema dell’efficienza energetica: i processi di cattura richiedono energia aggiuntiva, riducendo il rendimento complessivo degli impianti e aumentando la domanda di combustibili.

Sul piano ambientale e sociale emergono altre preoccupazioni. Lo stoccaggio geologico, pur essendo considerato sicuro dalla maggior parte degli studi, solleva interrogativi sulla possibilità di fughe di CO₂ nel lungo periodo e sui rischi per le comunità locali.

Anche l’accettazione sociale gioca un ruolo cruciale: non di rado i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂ incontrano opposizioni legate a timori per la salute, la sicurezza o l’impatto sul territorio. Infine, rimane il rischio che questa tecnologia sia percepita come un modo per prolungare l’uso dei combustibili fossili, ritardando lo sviluppo delle energie rinnovabili e di politiche di riduzione della domanda energetica.

Pertanto la cattura e stoccaggio della CO₂ non può essere vista come una soluzione unica e definitiva, ma piuttosto come un tassello complementare in una strategia climatica più ampia. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di ridurne i costi, garantirne la sicurezza e integrarla in un percorso coerente di decarbonizzazione, evitando che diventi un alibi per mantenere lo status quo.

Prospettive future della cattura e stoccaggio della CO₂

La cattura e stoccaggio della CO₂ rappresenta oggi una tecnologia consolidata a livello concettuale e sperimentale, ma il suo pieno potenziale deve ancora essere realizzato. Guardando al futuro, le prospettive della CCS sono strettamente legate alla capacità di scalare gli impianti su larga scala, ridurre i costi e migliorare l’efficienza energetica dei processi di cattura e compressione della CO₂. Lo sviluppo di soluzioni più economiche e meno energivore sarà determinante per rendere la tecnologia competitiva anche senza sostegni pubblici consistenti.

Un elemento chiave delle prospettive future riguarda l’integrazione della cattura e stoccaggio della CO₂ con tecnologie a emissioni negative (NET), come la bioenergia con cattura e stoccaggio (BECCS) e la cattura diretta dall’aria (DACCS). Queste applicazioni potrebbero consentire non solo di ridurre le emissioni industriali, ma anche di rimuovere CO₂ già presente in atmosfera, offrendo un contributo fondamentale per raggiungere la neutralità climatica globale entro metà secolo.

La cattura e stoccaggio della CO₂  avrà un ruolo strategico anche nello sviluppo di nuovi vettori energetici a basse emissioni, in particolare l’idrogeno blu. L’idrogeno prodotto da gas naturale con cattura della CO₂ può rappresentare una soluzione transitoria prima che l’idrogeno verde, ottenuto da elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, diventi economicamente competitivo su larga scala. In questo modo, la CCS contribuisce a creare un ecosistema energetico flessibile, sicuro e sostenibile.

A livello globale, le prospettive della CCS dipenderanno anche da coordinamento internazionale, regolamentazioni chiare e incentivi adeguati, nonché dalla costruzione di infrastrutture condivise, come hub di stoccaggio e reti di trasporto della CO₂ tra Paesi e regioni. L’accettazione sociale e la trasparenza nei processi decisionali resteranno elementi fondamentali per assicurare che la CCS sia percepita come una soluzione reale e affidabile, e non come un alibi per ritardare la transizione ecologica.

La cattura e stoccaggio della CO₂ ha quindi davanti a sé un futuro di forte sviluppo e grande responsabilità. La sua diffusione su larga scala, combinata con altre strategie di riduzione e rimozione delle emissioni, potrà giocare un ruolo determinante nel raggiungimento degli obiettivi climatici globali e nella costruzione di un’economia a basse emissioni di carbonio.

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