Ecologia e Ambiente

Biopesticidi

il 5 Novembre 2025

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biopesticidi

I biopesticidi sono pesticidi naturali derivati da materiali biologici come animali, piante, batteri e alcuni minerali. Il crescente riconoscimento dei rischi associati ai pesticidi sintetici — tra cui l’inquinamento ambientale, la tossicità per l’uomo e la fauna utile, e lo sviluppo di resistenze nei parassiti — ha reso necessaria l’adozione di alternative più sicure e sostenibili, come i biopesticidi.

Questi prodotti, caratterizzati da una minore tossicità per gli esseri umani, gli organismi non bersaglio e gli ecosistemi, contribuiscono a preservare la biodiversità e la salute degli impollinatori. Possono essere ottenuti da diverse fonti naturali, tra cui:

-Microbi, come batteri e funghi, o dai loro metaboliti bioattivi;
-Piante, attraverso essudati, oli essenziali ed estratti da corteccia, radici e foglie;
Nanoparticelle di origine biologica, come nanoparticelle di argento o nanoparticelle d’oro, che offrono nuove possibilità di controllo dei patogeni.

I biopesticidi agiscono attraverso differenti meccanismi biologici, tra cui l’inibizione o la distruzione della membrana plasmatica dei parassiti e l’interferenza con i processi di traduzione proteica dei patogeni. Grazie a questi meccanismi mirati, sono altamente specifici nei loro bersagli, riducendo l’impatto sugli organismi non bersaglio e sull’ambiente circostante.

Sebbene presentino alcuni limiti — come una minore persistenza nel suolo e una breve durata di conservazione — i biopesticidi si distinguono per la loro sostenibilità e per l’origine naturale delle loro materie prime. Rappresentano una delle strategie più promettenti per un’agricoltura più resiliente e rispettosa dell’ambiente, in grado di conciliare produttività e tutela degli ecosistemi.

Classificazione dei biopesticidi

I biopesticidi possono essere classificati in tre principali categorie, in base alla loro origine e al meccanismo d’azione:

  1. Biopesticidi biochimici

Classificazione dei biopesticidi
Classificazione dei biopesticidi

I biopesticidi biochimici sono sostanze naturali che controllano i parassiti attraverso meccanismi non tossici, a differenza dei pesticidi convenzionali che agiscono direttamente con effetto letale.
Esempi comuni includono feromoni sessuali degli insetti, utilizzati per interferire con l’accoppiamento o per la cattura selettiva e estratti vegetali aromatici e oli essenziali, che possono attrarre gli insetti nocivi verso trappole o ostacolarne la riproduzione.

Poiché non sempre è semplice determinare se una sostanza possa essere classificata come pesticida biochimico, organismi regolatori come l’EPA (Environmental Protection Agency) hanno istituito comitati specifici per valutarne l’idoneità.

  1. Biopesticidi microbici

I biopesticidi microbici contengono un microrganismo attivo — come batteri, funghi, virus o protozoi — capace di controllare specifici parassiti. Ogni principio attivo tende ad avere un’elevata specificità d’azione nei confronti dell’organismo bersaglio.

Un esempio classico è il Bacillus thuringiensis (Bt), un batterio i cui ceppi producono proteine in grado di uccidere determinate specie di larve di insetti. Alcuni ceppi sono efficaci contro le larve di falene, altri contro quelle di mosche e zanzare. Il loro meccanismo d’azione si basa sulla produzione di una proteina che si lega ai recettori intestinali delle larve, provocandone la morte per fame.

Una categoria particolare di biopesticidi microbici è costituita dai Protettivi incorporati nelle piante (PIP). Si tratta di piante geneticamente modificate per produrre proteine a carattere pesticida, come la proteina Bt, che consente alla pianta stessa di difendersi dai parassiti senza la necessità di applicare trattamenti esterni. In questo caso, la regolamentazione riguarda la proteina e il gene introdotto, non la pianta nel suo complesso.

  1. Biopesticidi fungini

I biopesticidi fungini sono utilizzati principalmente per il controllo degli insetti, ma alcune specie fungine mostrano efficacia anche contro altri funghi patogeni, batteri e nematodi. A differenza di batteri e virus, i funghi non devono essere ingeriti per risultare infettivi: possono penetrare direttamente attraverso la cuticola degli insetti, colonizzandone i tessuti interni e portandoli alla morte.

Tra i funghi più utilizzati si annoverano Beauveria bassiana, Metarhizium anisopliae e Trichoderma harzianum, impiegati rispettivamente come entomopatogeni, biofungicidi e bionematicidi. Questi organismi possono inoltre competere con i patogeni per spazio e nutrienti o produrre metaboliti secondari tossici che contribuiscono alla soppressione delle infezioni.

Principali categorie di biopesticidi biochimici

  1. Estratti vegetali (botanici)

Gli estratti vegetali e gli oli essenziali derivano da piante che producono naturalmente metaboliti secondari (come steroidi, alcaloidi, fenoli, terpenoidi e composti azotati) dotati di attività pesticida.
Questi composti possono agire come repellenti, regolatori della crescita o sostanze anti-alimentazione, ma anche inibire la respirazione cellulare o causare disfunzioni metaboliche nei parassiti.

Esempi noti includono:
Neem (Azadirachta indica), efficace contro numerosi insetti fitofagi;
-Nicotina (Nicotiana spp.), alcaloide con azione neurotossica naturale;
-Piretro (Chrysanthemum cinerariifolium), insetticida di contatto a rapido effetto
Rianodina (Ryania speciosa), che altera il rilascio di ioni calcio nelle cellule muscolari degli insetti.

  1. Semiochimici

I semiochimici sono molecole di comunicazione rilasciate da piante o animali, capaci di influenzare il comportamento o la fisiologia di altri organismi.
Agiscono attraverso strategie innovative come la cattura di massa, la confusione sessuale, i sistemi push-pull o l’attivazione delle difese naturali delle piante.
Si distinguono in:

Feromoni (intraspecifici), che regolano il comportamento all’interno della stessa specie;
Allelochimici (interspecifici), che influenzano specie diverse.

Questi composti permettono un controllo ecologico e selettivo, limitando la riproduzione o l’avvicinamento dei parassiti alle colture.

  1. Regolatori della crescita degli insetti (IGR)

regolatori di crescita degli insetti
regolatori di crescita degli insetti

I regolatori di crescita degli insetti (Insect Growth Regulators, IGR) interferiscono con lo sviluppo, la metamorfosi e la riproduzione degli insetti, agendo su vie ormonali specifiche.
Tra i principali meccanismi troviamo:

-Analoghi dell’ormone giovanile (JHA) – impediscono la maturazione fino allo stadio adulto;
-Inibitori della sintesi della chitina (CSI) – bloccano la formazione dell’esoscheletro;
-Ecdisteroidi – interferiscono con i processi di muta e metamorfosi.

Grazie alla loro azione selettiva, questi regolatori risultano efficaci contro zanzare, pulci, mosche e scarafaggi, riducendo al contempo il rischio di resistenze genetiche associate ai pesticidi di sintesi.

  1. Protettivi incorporati nelle piante (PIP) e RNAi

I Protettivi Incorporati nelle Piante (Plant-Incorporated Protectants, PIP) rappresentano una categoria innovativa di biopesticidi biochimici. In queste piante, il materiale genetico inserito consente la produzione interna di sostanze con attività pesticida, come le proteine Cry del batterio Bacillus thuringiensis nelle colture Bt.
La pianta diventa così capace di autodifendersi dai parassiti, riducendo la necessità di applicazioni esterne.

Una frontiera emergente è rappresentata dalla tecnologia RNAi (interferenza dell’RNA). In questo caso, l’RNA a doppio filamento ingerito dai parassiti degrada l’mRNA target, inibendo la sintesi di proteine vitali e provocandone la morte o un forte rallentamento della crescita.
Si tratta di un approccio altamente specifico, a basso impatto ambientale, che apre nuove prospettive per un’agricoltura più sostenibile e mirata.

Pertanto i biopesticidi biochimici si distinguono per la loro origine naturale, la specificità d’azione e la compatibilità ambientale. Essi rappresentano una delle soluzioni più promettenti per conciliare produttività agricola e tutela dell’ambiente, contribuendo alla transizione verso modelli di agricoltura ecologicamente sostenibili.

Biopesticidi microbici

I biopesticidi microbici costituiscono la classe di biopesticidi più ampiamente studiata e utilizzata a livello mondiale. Si basano su microrganismi viventi o sui loro derivati (batteri, funghi, virus, protozoi o alghe) in grado di controllare parassiti, patogeni o infestanti delle piante. Rispetto ai pesticidi di sintesi, rappresentano un’alternativa più sostenibile, pur richiedendo un uso conforme alle specifiche autorizzazioni riportate in etichetta, per evitare rischi analoghi a quelli dei prodotti convenzionali.

I pesticidi microbici esercitano la loro azione attraverso diversi meccanismi biologici, tra cui produzione di tossine o metaboliti secondari con attività antibiotica, secrezione di enzimi o composti volatili che danneggiano i patogeni, colonizzazione diretta o consumo dell’ospite, induzione di resistenza nelle piante coltivate e competizione per nutrienti e spazio nella rizosfera.

Batteri come agenti di biocontrollo

Numerose specie batteriche sono registrate e impiegate a livello globale come agenti di biocontrollo. Tra le più comuni figurano i generi Bacillus e Streptomyces, oltre a specie non sporigeni come Pasteuria e Pseudomonas.

Le specie di Bacillus (come B. subtilis, B. amyloliquefaciens e B. thuringiensis) producono tossine e antibiotici che uccidono gli insetti o inibiscono la crescita di patogeni fungini.
Alcuni ceppi di Pseudomonas e Streptomyces competono per la nicchia ecologica nel suolo, impedendo la colonizzazione da parte dei patogeni. In altri casi, i batteri stimolano i meccanismi di difesa della pianta ospite, fornendo un effetto protettivo generalizzato.
Mentre le tossine e gli antibiotici agiscono in modo specifico, i processi di colonizzazione e stimolazione delle difese conferiscono un ampio spettro d’azione e una maggiore persistenza ecologica.

Virus entomopatogeni

I virus appartenenti alla famiglia Baculoviridae rappresentano un’altra categoria di pesticidi microbici, noti per la loro elevata specificità e bassa tossicità ambientale. Essi vengono impiegati come bioinsetticidi, in particolare contro Lepidoptera, Hymenoptera e Coleoptera, agendo principalmente sulle larve dei lepidotteri. L’infezione avviene per ingestione dei corpi di occlusione virali depositati sulle superfici vegetali, con effetti letali mirati e nessun impatto sugli organismi non bersaglio.

Pesticidi a base di virus e protozoi

I pesticidi microbici comprendono anche agenti basati su virus entomopatogeni e protozoi che, pur rappresentando una quota minore rispetto ai batteri o ai funghi, offrono un’elevata specificità verso i parassiti-target e un profilo ambientale favorevole.

Virus entomopatogeni – I membri della famiglia Baculoviridae (in particolare i generi Nucleopolyhedrovirus – NPVs – e Granulovirus – GVs) sono tra i più utilizzati come bioinsetticidi. Quando le larve degli insetti bersaglio ingeriscono i corpi di occlusione virali presenti sulle piante trattate, il virus penetra nelle cellule intestinali, si replica e in breve tempo provoca la morte dell’insetto.

Protozoi entomopatogeni – Alcuni protozoi, come i microsporidi del genere Nosema, sono impiegati come agenti di biocontrollo contro cavallette (grasshoppers) e altri insetti. Questi protozoi possono ridurre la capacità riproduttiva o l’attività alimentare degli insetti, indebolendoli progressivamente piuttosto che ucciderli immediatamente.

Biopesticidi fungini

I biopesticidi fungini rappresentano una delle categorie più promettenti e studiate all’interno dei biopesticidi microbici, grazie alla loro capacità di agire contro un’ampia gamma di insetti, nematodi e patogeni vegetali.
Questi prodotti sfruttano l’azione di funghi entomopatogeni, biofungicidi e bionematicidi che, in modo naturale, infettano o antagonizzano gli organismi dannosi per le colture agricole. L’interesse verso i biopesticidi fungini è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni, poiché offrono un’alternativa sostenibile e selettiva ai fungicidi e insetticidi chimici convenzionali, riducendo l’impatto ambientale e i rischi per la salute umana.

Funghi entomopatogeni

I funghi entomopatogeni sono microrganismi capaci di infettare e uccidere gli insetti parassiti. Diversamente dai batteri o dai virus, non necessitano di essere ingeriti dall’insetto per causare infezione: possono penetrare direttamente attraverso la cuticola, germinando e sviluppandosi all’interno del corpo dell’ospite.

Una volta all’interno, il fungo produce metaboliti tossici ed enzimi litici che portano alla morte dell’insetto, contribuendo così al controllo naturale delle popolazioni infestanti.
I generi più studiati e utilizzati includono Beauveria bassiana, Metarhizium robertsii (precedentemente M. anisopliae), Isaria fumosorosea, Lecanicillium lecanii e Paecilomyces fumosoroseus.

Questi funghi vengono impiegati contro numerosi insetti dannosi come afidi, tripidi, mosche bianche, coleotteri e lepidotteri, risultando particolarmente efficaci anche nei programmi di lotta biologica integrata (IPM).

Biofungicidi e bionematicidi

Oltre agli insetti, alcuni funghi agiscono come biofungicidi contro patogeni vegetali (come Botrytis, Fusarium, Rhizoctonia e Pythium) e come bionematicidi, ostacolando lo sviluppo dei nematodi fitoparassiti. Tra i più efficaci in questo ruolo vi sono le specie del genere Trichoderma, note per la loro capacità di competere per lo spazio e i nutrienti, parassitizzare altri funghi e indurre resistenza sistemica nelle piante ospiti.
Grazie a questi meccanismi multipli, i funghi del genere Trichoderma rappresentano strumenti chiave per il mantenimento della salute del suolo e la prevenzione delle malattie radicali.

Vantaggi e limiti

L’uso dei biopesticidi fungini presenta numerosi vantaggi ecologici e agronomici. Essi sono biodegradabili, specifici per l’organismo bersaglio e riducono il rischio di resistenze multiple nei parassiti. Inoltre, favoriscono la sostenibilità dei sistemi agricoli mantenendo l’equilibrio microbico del suolo e migliorando la qualità delle colture.

Tuttavia, l’efficacia dei funghi biocontrollori può essere influenzata da fattori ambientali come temperatura, umidità e radiazione UV, che possono limitarne la persistenza e la stabilità nel tempo. Per questo motivo, la ricerca attuale si concentra sullo sviluppo di formulazioni migliorate e strategie di applicazione mirate in grado di aumentarne la resistenza e l’efficienza sul campo.

Vantaggi dei biopesticidi

I biopesticidi offrono numerosi vantaggi rispetto ai pesticidi chimici convenzionali, rendendoli strumenti fondamentali per un’agricoltura più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. Tra i principali vantaggi possiamo citare:

Ridotta tossicità e maggiore sicurezza per l’uomo e gli organismi non bersaglio: secondo la Environmental Protection Agency (EPA), i biopesticidi sono «generalmente meno tossici dei pesticidi convenzionali».

Specificità verso il parassita target: molti biopesticidi agiscono su un numero limitato di specie bersaglio, preservando gli insetti utili, gli uccelli e altri organismi benefici.

Degradazione rapida/bassa persistenza ambientale: essendo derivati da materiali naturali, tendono a degradarsi più velocemente nel suolo, nell’acqua e nell’ambiente in generale, riducendo residui e inquinamento.

Compatibilità con i sistemi di Gestione Integrata dei Parassiti (IPM): possono essere integrati con metodi agronomici, biologici e meccanici, contribuendo a ridurre l’uso di pesticidi chimici e le problematiche ad essi associate (es. sviluppo di resistenze).

Promozione della biodiversità e della salute del suolo: preservando gli organismi utili e non danneggiando la microflora del suolo, i biopesticidi aiutano a mantenere ecosistemi agricoli più resilienti e produttivi.

Riduzione residui sui prodotti alimentari e migliori opportunità di mercato: minore persistenza e tossicità significano un minor carico di residui chimici nei raccolti, il che è positivo sia per la salute dei consumatori sia per l’accesso ai mercati, in particolare biologici o che richiedono standard elevati.

Minore probabilità di sviluppo di resistenza nei parassiti: l’azione biologica e più complessa di molti biopesticidi rende più difficile ai parassiti sviluppare resistenze, rispetto alle modalità di azione spesso semplici dei pesticidi chimici

Applicazioni pratiche dei biopesticidi

I biopesticidi trovano oggi applicazione in un’ampia varietà di sistemi agricoli, dall’agricoltura biologica a quella convenzionale, grazie alla loro efficacia nel controllo di insetti, funghi, nematodi e altre fitopatie con un impatto ambientale minimo. La loro versatilità li rende strumenti essenziali nelle strategie di Gestione Integrata dei Parassiti, dove vengono impiegati in combinazione con pratiche agronomiche e mezzi di controllo fisico o meccanico.

Tra le principali applicazioni pratiche si distinguono:

Protezione delle colture orticole e frutticole

I biopesticidi microbici e fungini sono ampiamente utilizzati per la protezione di colture ad alto valore economico come pomodoro, vite, agrumi e fragola. Ad esempio, Bacillus thuringiensis è impiegato per controllare le larve di lepidotteri, mentre Beauveria bassiana è efficace contro coleotteri e afidi.

Difesa dei cereali e delle colture industriali

Formulati a base di Trichoderma spp. vengono applicati per contrastare malattie fungine del suolo come la fusariosi o la rizottoniosi in colture di frumento, mais, riso e soia.

Controllo dei nematodi parassiti

Ceppi di Pasteuria penetrans e Pochonia chlamydosporia sono impiegati come bionematicidi, in grado di ridurre le popolazioni di nematodi galligeni nel suolo, migliorando la salute radicale e la produttività delle piante.

Applicazioni post-raccolta

Alcuni biopesticidi, come i formulati a base di Candida oleophila o Aureobasidium pullulans, vengono utilizzati per prevenire la crescita di muffe e patogeni durante la conservazione e il trasporto dei prodotti ortofrutticoli.

Gestione di infestanti e malerbe

I bioerbicidi, derivati da microrganismi o metaboliti naturali, vengono impiegati per il controllo biologico delle erbe infestanti, riducendo l’uso di erbicidi di sintesi e favorendo un equilibrio ecologico più stabile.

Orticultura e florovivaismo

I biopesticidi sono sempre più utilizzati nella produzione di fiori e piante ornamentali per limitare infestazioni da tripidi, afidi e acari, senza lasciare residui tossici né danneggiare gli insetti impollinatori.

Oltre al settore agricolo, i biopesticidi trovano impiego anche in ambienti urbani, forestali e di stoccaggio alimentare, dove contribuiscono al controllo di insetti nocivi e parassiti in modo più sicuro e sostenibile rispetto ai pesticidi convenzionali.

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