Chimica

Stramonio

il 7 Novembre 2024

4 minutes di lettura
stramonio

Lo stramonio (Datura stramonium) è una pianta annua appartenente alla famiglia delle Solanacee con proprietà sia velenose che farmacologiche secondo la medicina popolare. Fin dall’antica civiltà lo stramonio è stato tradizionalmente utilizzato per scopi religiosi e usata dalla stregoneria nell’Europa medievale.

Secondo la medicina popolare un estratto ricavato dalle foglie dello stramonio assunto per via orale era utilizzato per il trattamento di asma e infezioni dei seni nasali, mentre la corteccia spogliata veniva applicata esternamente per trattare gonfiori, ustioni e ulcere.

Alcuni usi medicinali dello stramonio sono dovuti alle sue proprietà antinfiammatorie. È in grado di  stimolare il sistema nervoso centrale, decongestionare le vie respiratorie, ed è usato per il trattamento di infezioni dentali e cutanee, l’alopecia e contro il mal di denti.

Tossicità dello stramonio

A dispetto delle proprietà terapeutiche lo stramonio è una pianta allucinogena che si trova nelle aree urbane e rurali, lungo i bordi delle strade, nei campi di mais e nei pascoli. Tutte le parti della pianta e, in particolare fiori e nei semi, contengono tossine, ma la concentrazione può variare notevolmente in base alle condizioni ambientali locali e al grado di maturità.

atropina
atropina

La tossicità è causata dal suo contenuto di alcaloidi tropanici. L’atropina, la L-iosciamina e la L-scopolamina contenute causano la sindrome anticolinergica, che deriva dall’inibizione della neurotrasmissione muscarinica centrale e periferica. La presenza di L-scopolamina rende lo stramonio un potente allucinogeno colinergico-bloccante che è stato utilizzato per calmare i pazienti schizoidi.

I sintomi di avvelenamento acuto da stramonio includono secchezza della bocca e sete estrema, secchezza della pelle, dilatazione delle pupille, visione alterata, ritenzione urinaria, battito cardiaco accelerato, confusione, irrequietezza, allucinazioni e perdita di coscienza.

I semi di Datura sono utilizzati per ottenere droghe illecite che provocano allucinazioni visive e uditive. Le allucinazioni possono persistere per oltre 48 ore dopo l’ingestione delle foglie e possono continuare a dare luogo  a recidive fino a 3 settimane dopo.

Costituenti

Scopolamina
Scopolammna

Nello stramonio oltre ai principali alcaloidi tropanici atropina, iosciamina e scopolamina si sono identificati nelle specie diversi alcaloidi tropanici minori sono la tigloidina in passato commercializzata come farmaco contro la malattia di Parkinson e l’apoatropina, estere formato da tropina e acido atropico.

La iosciamina, un metabolita secondario è presente, oltre che nello stramonio, anche in alcune piante tra cui mandragola e Atropa belladonna. È presente anche la 7-idrossiiosciamina. Si sono trovati i contenuti massimi  di iosciamina e scopolamina negli steli e nelle foglie delle giovani piante, essendo sempre l’iosciamina il componente predominante.

In aggiunta si sono identificati altri sessantaquattro alcaloidi tropanici oltre a saponine, tannini, alcaloidi e glicosidi molti dei quali hanno mostrato attività antimicrobica

Proprietà

Gli estratti in etanolo ottenuti sia dalle foglie che dai semi dello stramonio mostrano proprietà acaricide, repellenti e deterrenti dell’ovideposizione contro gli acari ragno adulto mentre gli estratti in metanolo hanno mostrato attività contro i batteri Gram positivi.

fiori
fiori

Tutti gli estratti etanolici dei frutti hanno mostrato un’attività antinfiammatoria significativa paragonabile al farmaco standard diclofenac sodico mentre gli estratti dalle foglie hanno mostrato attività antifungine. In caso di carenza di atropina utilizzata quale antidoto nel caso di esposizione a organofosfati contenuti nei gas nervini ci si può avvalere dello stramonio che contiene sia atropina che altri composti anticolinergici ed è comune e facilmente reperibile.

Il pretrattamento con estratti di D. stromonium aumenta significativamente la sopravvivenza dopo una grave esposizione a dichlorvos (DDVP) o 2,2-diclorovinil dimetil fosfato composto organico del fosforo molto volatile e impiegato come insetticida per il controllo degli infestanti a livello domestico di cui si è certificato per l’uso per la prima volta nel 1948.

Grazie alla sua elevata tensione di vapore, il dichlorvos, disponibile in soluzioni oleose, concentrati emulsionabili, aerosol ed esche è utile nel controllo degli insetti in spazi chiusi magazzini, serre, rifugi per animali, case e ristoranti

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore