Chimica

Nanogeneratori triboelettrici

il 3 Giugno 2025

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nanogeneratori triboelettrici

I nanogeneratori triboelettrici (TENG) rappresentano una tecnologia innovativa e affascinante nel campo della conversione dell’energia meccanica in energia elettrica. Basati sull’effetto triboelettrico, che consiste nel trasferimento di cariche elettriche, e quindi nella generazione di una tensione, tra materiali diversi quando vengono strofinati tra di loro, nanogeneratori triboelettrici sfruttando il fenomeno dell’elettrificazione da contatto tra materiali diversi generano corrente elettrica, offrendo una soluzione promettente per alimentare dispositivi elettronici di piccola scala, sensori e sistemi portatili.

Il principio di funzionamento dei nanogeneratori triboelettrici si fonda su una delle forme più antiche e familiari di generazione di cariche elettriche: l’elettricità statica, nota sin dall’antichità per la capacità di attrarre piccoli oggetti o produrre scintille.

Già nel VI secolo a.C., il filosofo greco Talete di Mileto osservò che, strofinando un frammento di ambra (ἤλεκτρος in greco) con un panno di lana, si generava una forza capace di attrarre piccoli oggetti. Tuttavia, fu solo nel XVII secolo che William Gilbert, medico e scienziato inglese, fece le prime osservazioni sul fenomeno dell’elettricità statica, distinguendo tra materiali “elettrici” e “non elettrici”.

Nonostante la lunga storia dell’effetto triboelettrico, il suo sfruttamento pratico per la generazione di energia elettrica è relativamente recente. È stato solo nel 2012, grazie ai lavori pionieristici del professor Zhong Lin Wang e del suo gruppo al Georgia Institute of Technology, che il concetto di nanogeneratori triboelettrici è stato introdotto e formalizzato, aprendo la strada a una nuova generazione di dispositivi per l’energy harvesting.

Il primo nanogeneratore triboelettrico flessibile, che ha prodotto una tensione di circa 3.3 V utilizzando polietilentereftalato (PET) e Kapton, pellicola costituita da poliimmide sviluppata dalla DuPont in grado di rimanere stabile in un’ampia gamma di temperature, come materiale per l’anodo e il catodo e un film d’oro come elettrodo esterno

I nanogeneratori triboelettrici si inseriscono nel contesto più ampio della raccolta di energia ambientale (energy harvesting), ovvero la capacità di catturare e convertire in elettricità l’energia disponibile nell’ambiente, come il vento, le onde, le vibrazioni o il movimento del corpo umano. Questi dispositivi, grazie alla loro leggerezza, flessibilità e possibilità di essere integrati in tessuti o superfici, trovano applicazione in settori strategici come l’Internet of Things (IoT), i dispositivi indossabili e i sistemi di monitoraggio ambientale.

Nanogeneratori triboelettrici: principi e funzionamento

I nanogeneratori triboelettrici sono in grado di convertire l’energia meccanica in energia elettrica. Grazie alla combinazione dell’effetto triboelettrico e dell’induzione elettrostatica, i nanogeneratori triboelettrici possono raccogliere energia meccanica su scala microscopica e convertirla in energia elettrica.

Il termine nanogeneratore deriva dal fatto che questi dispositivi operano su scala nanometrica: le superfici dei materiali sono spesso progettate con strutture nanoscopiche per aumentare l’efficienza nella generazione di cariche elettriche.

meccanismi di triboelettrificazione
meccanismi di triboelettrificazione

Il concetto alla base dei nanogeneratori triboelettrici è sorprendentemente semplice: quando due materiali vengono messi a contatto, si verifica un trasferimento di carica tra le loro superfici, dovuto a una combinazione di fattori, tra cui la loro diversa tendenza a cedere o acquisire elettroni, la natura chimica e fisica delle superfici come rugosità, presenza di gruppi funzionali, difetti o contaminanti e le condizioni di contatto.

Il trasferimento di carica può essere influenzato anche dalla presenza di dipoli permanenti o momentanei e dalla distribuzione della densità di carica superficiale Separando i materiali, questa differenza di carica accumulata genera una differenza di potenziale che può essere sfruttata per far fluire corrente elettrica in un circuito esterno.

Modalità di funzionamento

I nanogeneratori triboelettrici possono operare attraverso diverse modalità di funzionamento, ciascuna caratterizzata da un diverso meccanismo di generazione della carica elettrica e adatta a specifiche applicazioni. Comprendere queste modalità è importante per progettare dispositivi efficienti e versatili.

Una delle modalità più comuni è la modalità di contatto e separazione verticale. In questo caso, due superfici con differenti proprietà triboelettriche vengono messe a contatto perpendicolarmente e poi separate. Durante il contatto, avviene uno scambio di cariche tra le superfici; quando si allontanano, si crea una differenza di potenziale che induce un flusso di corrente elettrica nel circuito esterno. Questo movimento di avvicinamento e allontanamento genera tipicamente una corrente alternata, proporzionale alla frequenza del contatto.

Modalità di funzionamento
Modalità di funzionamento

Un’altra modalità molto utilizzata è la modalità di scorrimento laterale. Qui, le due superfici scorrono l’una sull’altra parallelamente, creando attrito e trasferimento di cariche lungo la direzione del movimento. Questa modalità può produrre correnti sia continue sia alternate, a seconda del tipo di movimento relativo e della configurazione del dispositivo. La modalità di scorrimento laterale è particolarmente utile in applicazioni in cui il movimento è prevalentemente orizzontale, come nei dispositivi indossabili o nei sensori di pressione.

La modalità a singolo elettrodo rappresenta un approccio più semplice e versatile, in cui un solo elettrodo è fisso e il materiale triboelettrico mobile entra in contatto e si separa da superfici esterne o dall’ambiente. Questa configurazione è molto utile in situazioni in cui è difficile o poco pratico posizionare due elettrodi, per esempio in dispositivi portatili o integrati in superfici irregolari. Il singolo elettrodo raccoglie le cariche generate durante il contatto, permettendo comunque la conversione dell’energia meccanica in energia elettrica.

Infine, esiste la modalità a elettrodo indipendente, dove un oggetto carico si muove tra due elettrodi fissi senza contatto diretto con essi. Il movimento dell’oggetto carico induce un flusso di cariche negli elettrodi grazie al campo elettrico variabile. Questa modalità è particolarmente interessante per applicazioni che richiedono un’alta affidabilità meccanica, in quanto elimina l’usura da contatto diretto.

In sintesi, le diverse modalità di funzionamento dei nanogeneratori triboelettrici permettono di adattare il dispositivo alle caratteristiche del movimento meccanico da convertire e alle esigenze specifiche dell’applicazione, rendendoli estremamente versatili e promettenti per molteplici settori tecnologici.

Materiali

La scelta dei materiali è fondamentale per l’efficienza e le prestazioni dei nanogeneratori triboelettrici. Per funzionare al meglio, i materiali devono avere una differente affinità elettronica, cioè una diversa tendenza a cedere o acquisire elettroni durante il contatto. Questo crea la separazione di cariche indispensabile per generare energia elettrica.

Tra i materiali più comuni troviamo i polimeri come il politetrafluoroetilene (PTFE), policarbonato, il polidimetilsilossano (PDMS) e il polivinilfluoruro (PVDF). Questi polimeri sono apprezzati per la loro capacità di acquisire cariche negative, la flessibilità e la facilità di lavorazione. Inoltre, le loro superfici possono essere modificate a livello nanometrico per aumentare l’area di contatto e, di conseguenza, la quantità di carica generata.

Sul lato opposto, materiali metallici come l’alluminio, l’argento, o il rame vengono spesso utilizzati come elettrodi e possono anche fungere da materiale triboelettrico positivo. Questi metalli conducono facilmente le cariche generate e permettono di raccoglierle efficacemente per alimentare circuiti esterni.

Negli ultimi anni, la ricerca si è spinta oltre i materiali tradizionali, sperimentando nanomateriali come nanotubi di carbonio, grafene e altri materiali bidimensionali, che offrono nuove proprietà elettriche, meccaniche e di superficie. Questi materiali innovativi permettono di migliorare l’efficienza, la durata e la versatilità dei nanogeneratori triboelettrici, aprendo la strada a dispositivi sempre più piccoli, leggeri e performanti.

Applicazioni

 Grazie ai vantaggi di elevata sensibilità, elevata integrazione, diverse forme, dimensioni ridotte e basso costo, i TENG possono fornire energia in vari campi, come la sensoristica, i dispositivi indossabili e la raccolta di energia marina

I nanogeneratori triboelettrici stanno rapidamente trasformandosi da semplici dispositivi sperimentali a soluzioni concrete con molteplici applicazioni pratiche. Grazie alla loro capacità di convertire piccoli movimenti meccanici, presenti ovunque nell’ambiente, in energia elettrica, trovano spazio in settori molto diversi tra loro, spaziando dall’elettronica indossabile fino alla sensoristica ambientale.

scarpe intelligenti
scarpe intelligenti

Uno degli ambiti più promettenti è senza dubbio quello dei dispositivi indossabili o wearable electronics come, ad esempio, un orologio intelligente o un sensore di fitness che non necessita mai di essere ricaricato grazie all’energia prodotta dai movimenti del corpo: ogni passo, ogni gesto, diventa così una fonte continua di alimentazione. Questo apre nuove prospettive per dispositivi più leggeri, autonomi e sostenibili.

I nanogeneratori triboelettrici potrebbero anche essere inseriti nelle scarpe per raccogliere l’energia prodotta da una camminata. A tal proposito un team del Georgia Institute of Technology, guidato da Zhong Lin Wang, ha utilizzato la gomma siliconica per costruire una matrice di nanogeneratori completamente flessibile.

Questo dispositivo inserito in una suola intelligente potrebbe convertire l’attività fisica, come camminare o fare jogging, in elettricità per alimentare dispositivi elettronici come array di LED, orologi elettronici o termoigrometri.

Il nanogeneratore triboelettrico presente nelle scarpe, è costituito da etilene propilene fluorurato (FEP) come elettrodo negativo, alluminio come elettrodo positivo e rame come elettrodo conduttore ed è in grado di produrre circa 1.6 Hz durante la camminata e fornire una fonte di alimentazione continua e stabile per monitor per elettrocardiogrammi (ECG) commerciali, sensori di temperatura e contapassi.

I prodotti esistenti sono principalmente concentrati nelle applicazioni degli orologi, scarpe eleganti e bicchieri ma presentano problemi quali il prezzo elevato e durata limitata della batteria. Per risolvere questo problema è necessario progettare e sviluppare un dispositivo elettronico indossabile autoalimentato ed economicamente conveniente

applicazioni biomediche
applicazioni biomediche

I nanogeneratori triboelettrici trovano applicazione anche in ambito biomedico: possono essere integrati in impianti o dispositivi medici per monitorare costantemente parametri vitali sfruttando l’energia generata dai movimenti naturali del corpo, come il battito cardiaco o la respirazione. Questo riduce la necessità di batterie, migliorando sicurezza e durata degli impianti.

I nanogeneratori triboelettrici possono infatti essere utilizzati anche per rilevare segnali come pulsazioni, voce e movimento oculare. Sono stati ottenuti incorporando nanofili di argento in una pellicola di polidimetilsilossano  appositamente trattata come elettrodo a frizione, e la pellicola è stata applicata rispettivamente ai lati delle palpebre superiore e inferiore per rilevare il battito delle palpebre.

Posizionandoli vicino alle corde vocali, è possibile distinguere preliminarmente i diversi suoni dalle differenze delle forme d’onda in uscita mentre posizionandoli sul polso, è possibile monitorare l’impulso radiale in tempo reale con elevata sensibilità e rilevare anche il movimento del polso.

Un’altra area in forte crescita è quella dei sensori ambientali. I nanogeneratori triboelettrici possono alimentare sensori distribuiti in aree remote o difficili da raggiungere, dove la sostituzione delle batterie sarebbe complessa o costosa. Ad esempio, sensori di temperatura, umidità, pressione o qualità dell’aria possono funzionare autonomamente raccogliendo energia dal vento, dalle vibrazioni o dalle variazioni meccaniche ambientali.

Un’applicazione interessante dei nanogeneratori triboelettrici riguarda lo sviluppo di sensori ambientali autoalimentati, in grado di monitorare le condizioni ambientali senza bisogno di batterie o fonti di energia esterne. Ad esempio, è stato realizzato un sensore specifico per il rilevamento di ioni mercurio (Hg²⁺), sfruttando un TENG composto da nanoparticelle d’oro (Au) disperse in una matrice di polidimetilsilossano.

Questo sistema permette di rilevare la presenza di ioni mercurio grazie alla combinazione tra le proprietà triboelettriche e le capacità di riconoscimento chimico delle nanoparticelle d’oro, offrendo una soluzione innovativa per il monitoraggio ambientale in modalità passiva e autonoma.

applicazioni dei nanogeneratori triboelettrici
applicazioni dei nanogeneratori triboelettrici

Un’applicazione particolarmente innovativa dei nanogeneratori triboelettrici riguarda la realizzazione di sistemi di allarme antincendio autoalimentati e autoestinguenti. Un esempio notevole è un dispositivo basato su un TENG composto da tessuto di cotone placcato in argento (Ag) con proprietà ignifughe, tessuto di cotone rivestito in PTFE (politetrafluoroetilene) e una parete divisoria.

Questa struttura non solo garantisce un’elevata resistenza al fuoco, ma consente anche di monitorare le variazioni di temperatura in un ampio intervallo, da 0 a 250 °C, e di rispondere prontamente alle variazioni di tensione generate durante gli eventi termici.

In caso di incendio, il sistema può attivare segnali di avvertimento, alimentare luci a LED, illuminare divise di sicurezza per i vigili del fuoco e persino fornire energia al sistema di allarme stesso. Le prestazioni del dispositivo si sono dimostrate notevoli: il TENG è stato in grado di mantenere fino al 49.2% della potenza originaria anche dopo essere stato sottoposto a bruciature localizzate in 17 punti e ha conservato il 34.5% della potenza elettrica a una temperatura elevata di 220 °C.

Queste caratteristiche rendono il sistema estremamente promettente per applicazioni in cui è necessaria una risposta rapida e autonoma in caso di incendio, con un potenziale significativo per la protezione dei vigili del fuoco e la sicurezza ambientale.

energia eolica
energia eolica

Inoltre, è stato sviluppato un tessuto di alimentazione a microcavi che integra celle solari e nanogeneratori triboelettrici per convertire l’energia solare, meccanica e eolica in energia elettrica. Questo sistema è stato in grado di caricare un condensatore da 2 V in appena un minuto e, in applicazioni pratiche, può fornire energia continua per alimentare dispositivi elettronici di piccola potenza, come orologi o telefoni cellulari.

Queste soluzioni aprono nuove prospettive per lo sviluppo di dispositivi indossabili intelligenti e autoalimentati, in grado di garantire sicurezza e operatività anche in condizioni ambientali difficili.

Negli ultimi anni, i nanogeneratori triboelettrici hanno attirato un crescente interesse per il loro potenziale nella raccolta di energia dalle onde oceaniche, una fonte rinnovabile e abbondante ma ancora poco sfruttata.

Tra le diverse soluzioni progettate, una delle configurazioni più promettenti è quella basata su una struttura a guscio sferico, apprezzata per la sua semplicità costruttiva, la facilità di fabbricazione, il peso ridotto, l’elevata galleggiabilità e la bassa resistenza al moto ondoso. Queste caratteristiche la rendono ideale per applicazioni in ambienti marini, dove il dispositivo deve resistere a sollecitazioni meccaniche e fluttuare in modo efficiente sulla superficie dell’acqua.

Un esempio di questa tecnologia prevede l’uso di una sfera di gomma liscia, accoppiata a uno strato di polidimetilsilossano, un materiale elastomerico che, grazie alle sue proprietà triboelettriche, genera cariche elettriche per attrito durante i movimenti oscillatori indotti dalle onde. Il sistema è completato da elettrodi conduttivi in argento e rame (Ag-Cu), che raccolgono le cariche generate e le convertono in un segnale elettrico utilizzabile.

Questi dispositivi rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per la generazione di energia in ambienti marini, con potenziali applicazioni in sistemi di monitoraggio ambientale, boe di segnalazione autoalimentate, strumentazione oceanografica e piccoli dispositivi elettronici remoti.

La ricerca in questo campo continua a esplorare nuove geometrie, materiali e strategie di ottimizzazione per migliorare l’efficienza di conversione e la resistenza a condizioni ambientali avverse come salsedine, umidità e variazioni termiche.

Inoltre, i nanogeneratori triboelettrici stanno aprendo nuove strade anche nel campo delle energie rinnovabili e della raccolta energetica da fonti di energia di scarto, come le vibrazioni meccaniche di macchinari industriali o il movimento delle onde marine. Questa capacità di recupero energetico li rende interessanti per migliorare l’efficienza energetica complessiva e promuovere soluzioni sostenibili.

Sfide e prospettive future

Nonostante i grandi progressi, i nanogeneratori triboelettrici devono ancora affrontare alcune sfide importanti prima di poter diventare una tecnologia di uso quotidiano e su larga scala. Uno degli ostacoli principali riguarda la durata: i continui cicli di contatto e separazione possono causare l’usura delle superfici, riducendo l’efficienza nel tempo. Per questo motivo, la ricerca si concentra su materiali più resistenti e rivestimenti protettivi che mantengano elevate prestazioni anche dopo migliaia di cicli.

Un’altra sfida è rappresentata dalla scalabilità e integrazione dei nanogeneratori triboelettrici : per poter alimentare apparecchiature più grandi o reti di sensori, è necessario sviluppare nanogeneratori più potenti o collegare tra loro numerosi dispositivi in modo efficiente, senza perdite significative di energia.

Inoltre, il miglioramento dell’efficienza di conversione energetica rimane un obiettivo chiave. Anche se i nanogeneratori triboelettrici sono molto promettenti per catturare energia da piccoli movimenti, la quantità di energia generata è ancora limitata rispetto ad altre tecnologie energetiche. La ricerca si sta quindi focalizzando su nuovi materiali, superfici nanostrutturate sempre più sofisticate e configurazioni innovative che possano aumentare la capacità di raccolta energetica.

L’integrazione con altre tecnologie, come i sistemi di accumulo energetico o i dispositivi intelligenti, potrà aprire nuovi scenari applicativi, rendendo possibile un mondo più sostenibile e autonomo dal punto di vista energetico.

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