Chimica

Cattura di gas tossici

il 29 Giugno 2026

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cattura di gas tossici

La cattura di gas tossici rappresenta una strategia fondamentale per mitigare i danni alla salute umana, migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’impatto ambientale delle emissioni industriali. Inoltre, la cattura di gas tossici consente di conformarsi alle norme ambientali sempre più stringenti e, in alcuni casi, di recuperare e riutilizzare composti chimici di interesse industriale, contribuendo a un modello di economia circolare.

Nonostante i progressi tecnologici, la cattura di gas tossici con elevata efficienza, selettività, sostenibilità e basso costo rappresenta ancora una sfida significativa. I sistemi di rimozione devono infatti garantire alte prestazioni di adsorbimento, distinguendo selettivamente tra diverse specie chimiche, e allo stesso tempo mantenere una buona sostenibilità economica e ambientale, limitando il consumo energetico e l’impiego di materiali non riciclabili.

Negli ultimi anni, sono state sviluppate diverse strategie per migliorare la cattura di gas tossici. Tra queste, i solventi eutettici profondi (DES) hanno suscitato interesse per la loro bassa volatilità, elevata stabilità termica e ridotto impatto ambientale. Più recentemente, l’attenzione si è concentrata sui metal-organic frameworks (MOFs), materiali porosi altamente versatili le cui proprietà possono essere finemente regolate.

I MOF si distinguono infatti per la possibilità di modulare le proprietà di adsorbimento in funzione della topologia della struttura e della composizione chimica dei pori, rendendoli particolarmente promettenti per applicazioni mirate di cattura di gas tossici. La loro elevata area superficiale, combinata con la presenza di siti attivi specifici, consente di ottenere elevata capacità di adsorbimento e selettività verso determinate molecole gassose.

Gas tossici

Tra i principali composti oggetto di cattura di gas tossici in ambito industriale figurano l’anidride solforosa (SO₂), gli ossidi dell’ azoto (NOₓ), l’ammoniaca (NH₃) e il solfuro di idrogeno (H₂S), comunemente presenti nei flussi di scarico di impianti energetici e nei processi chimici. La loro diffusione nell’ambiente rappresenta una delle principali criticità associate alle emissioni industriali.

Questi gas costituiscono un rischio significativo per l’ambiente e la salute umana, contribuendo alla formazione di piogge acide, al degrado della qualità dell’aria e a fenomeni di inquinamento atmosferico su scala locale e globale. Inoltre, l’esposizione prolungata o ad alte concentrazioni può indurre effetti tossici acuti e cronici negli organismi viventi, con conseguenze rilevanti a livello respiratorio, cardiovascolare e neurologico.

Dal punto di vista biologico, l’azione dei gas tossici sull’organismo umano si basa su una serie di meccanismi biochimici e fisiologici complessi, che dipendono dalla natura chimica della sostanza, dalla concentrazione e dalla durata dell’esposizione.

In generale, tali composti interferiscono con processi fondamentali per la sopravvivenza cellulare, in particolare la respirazione cellulare, attraverso l’inibizione di enzimi chiave, l’integrità delle membrane biologiche, alterando la permeabilità cellulare e la trasmissione dei segnali biologici, con effetti sulla regolazione fisiologica.

Alla luce di questi effetti, la cattura di gas tossici assume un ruolo cruciale nello sviluppo di strategie per la protezione ambientale e sanitaria. In questo contesto, l’impiego di materiali avanzati, in particolare i metal-organic frameworks, rappresenta una delle direzioni più promettenti per coniugare elevata efficienza di rimozione, selettività e sostenibilità tecnologica.

DES per la cattura di gas tossici

I solventi eutettici profondi (DES) sono emersi negli ultimi anni come alternative promettenti ai solventi tradizionali e ai liquidi ionici (IL) nell’ambito della cattura di gas tossici, grazie alla loro minore tossicità, al costo ridotto e alla maggiore sostenibilità ambientale. Rispetto ai liquidi ionici, infatti, i DES risultano generalmente più facili da preparare e meno impattanti dal punto di vista ecotossicologico.

Dal punto di vista chimico-fisico, i DES sono sistemi liquidi caratterizzati da un punto di fusione significativamente inferiore rispetto a quello dei singoli componenti, ottenuto mediante la combinazione di specie in un opportuno rapporto molare.

Questa proprietà è legata alla presenza di ioni di grandi dimensioni e non simmetrici, che determinano una bassa energia reticolare e quindi una più facile transizione allo stato liquido.

Generalmente, i DES sono costituiti dalla combinazione di:

-un accettore di legami a idrogeno (HBA), spesso rappresentato da un sale di ammonio quaternario;

-un donatore di legami a idrogeno (HBD), come ammine, alcoli o acidi organici.

La rete estesa di legami a idrogeno che si instaura tra queste specie è responsabile delle peculiari proprietà solventi e della loro efficacia nei processi di cattura di gas tossici.

Interazione con i gas

Per quanto riguarda i meccanismi di assorbimento, alcuni DES mostrano una interazione chimica diretta con i gas, come nel caso della CO₂, che viene catturata tramite formazione di carbammati a seguito della reazione con gruppi amminici presenti nel sistema.

DES e cattura di CO₂
DES e cattura di CO₂

Sebbene la CO₂ non sia classificata come gas tossico, questo comportamento rappresenta un modello fondamentale per comprendere come i DES possano essere progettati per la cattura selettiva di gas tossici acidi, quali SO₂ e NOₓ, o basici come NH₃.

Un esempio particolarmente significativo è rappresentato da un DES costituito da monoetanolammina cloridrato ed etilendiammina, che mostra un assorbimento gravimetrico estremamente elevato (fino al 33,7% in peso), accompagnato da una cinetica rapida (circa il 25,2% in peso assorbito in 2,5 minuti) e da una buona riciclabilità.

Oltre alle elevate prestazioni, questo sistema presenta ulteriori vantaggi rilevanti per applicazioni industriali di cattura di gas tossici quali stabilità in presenza di acqua, condizione tipica dei flussi di scarico, tolleranza a variazioni di temperatura, utile nei processi reali e basso calore di assorbimento, che facilita le operazioni di rigenerazione.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda la ridotta corrosività rispetto alle ammine pure, come la monoetanolammina e l’etilendiammina. Questa caratteristica è attribuibile sia alla bassa permeabilità all’ossigeno e all’umidità, sia alla presenza di una rete di legami a idrogeno che contribuisce a mitigare i processi redox responsabili della corrosione.

Nel complesso, i DES rappresentano una piattaforma versatile e modulabile per la cattura di gas tossici, anche se ulteriori studi sono necessari per ottimizzarne la selettività, la stabilità a lungo termine e l’applicabilità su scala industriale.

MOF per la cattura di gas tossici

I reticoli metallo-organici porosi, noti anche come polimeri di coordinazione porosi (PCP), rappresentano una delle classi di materiali più promettenti per la cattura di gas tossici. Il loro principale punto di forza risiede nella possibilità di modulare finemente la selettività di adsorbimento attraverso il controllo della topologia della struttura e della composizione chimica dei pori.

L’elevata area superficiale, unita alla presenza di siti attivi specifici, consente di ottimizzare le interazioni tra il materiale e le molecole target, favorendo lo sviluppo di materiali porosi funzionali con prestazioni avanzate di adsorbimento.

Sfide: stabilità chimica e resistenza alla corrosione

Nonostante le eccellenti proprietà, un limite cruciale dei MOF nella cattura di gas tossici è rappresentato dalla loro vulnerabilità chimica.

Gas come NOₓ, SO₂, NH₃ e H₂S, spesso altamente reattivi e corrosivi, possono compromettere i legami  nei composti di coordinazione tra metallo e ligando, causare la degradazione strutturale del materiale, ridurre la ciclabilità e la durata operativa.

In particolare, specie acide o basiche possono interagire con i gruppi carbossilato dei ligandi organici o con i centri metallici, portando alla rottura della struttura cristallina. Per questo motivo, la stabilità chimica rappresenta un requisito fondamentale nella progettazione di MOF per la cattura di gas tossici.

Cattura di SO₂ (anidride solforosa)

La molecola di SO₂ contiene gli atomi di ossigeno, ricchi di elettroni, che possono agire come basi di Lewis e l’atomo di zolfo può comportarsi come acido di Lewis.

Questa duplice natura è sfruttata per progettare MOF con interazioni mirate. La funzionalizzazione dei materiali ha portato a risultati significativi nella cattura di gas tossici come SO₂, e può essere suddivisa in quattro principali strategie:

-Siti metallici coordinativamente insaturi (open metal sites)

-Gruppi μ-OH, capaci di formare legami a idrogeno

-Siti difettosi, che aumentano la reattività superficiale

-Funzionalizzazione con alogeni, che modifica la polarità dei pori

Cattura di H₂S (solfuro di idrogeno)

La cattura di H₂S rappresenta una delle sfide più complesse. Questo gas può causare decomposizione strutturale dei MOF e forma interazioni molto forti (fisiche o chimiche), rendendo difficile il desorbimento.

Di conseguenza, la rigenerazione del materiale può risultare energeticamente costosa e talvolta non fattibile.

Per applicazioni industriali, è quindi essenziale sviluppare MOF capaci di operare con processi di desorbimento a variazione di pressione (PSA). Alcuni materiali hanno mostrato risultati promettenti e, in particolare, MIL-47 (V⁴⁺) e MIL-53 (Al³⁺, Cr³⁺)

Questi MOF contengono gruppi μ-OH, che stabiliscono legami a idrogeno con H₂S, migliorandone la stabilità. Particolare interesse è stato riservato anche alla famiglia MFM-300 (Sc, In) caratterizzata da una elevata ciclabilità e stabilità chimica nella cattura di H₂S.

Cattura di NH₃ (ammoniaca)

La molecola di NH₃ si comporta sia come base di Lewis che come base di Brønsted-Lowry. Per questo motivo, la progettazione di MOF efficaci per la cattura di gas tossici come NH₃ richiede l’introduzione di siti acidi nella struttura.

cattura di ammoniaca
cattura di ammoniaca

Le principali strategie includono:

-Siti metallici coordinativamente insaturi

-Gruppi μ-OH

-Siti difettosi

Queste funzionalizzazioni favoriscono interazioni acido-base che aumentano l’efficienza di adsorbimento.

Cattura di NOₓ (ossidi di azoto)

I MOF rappresentano una piattaforma interessante anche per la cattura di NOₓ, in particolare per stoccaggio, separazione selettiva e trasformazione catalitica (es. NO₂)

Le loro prestazioni derivano da ampia area superficiale, porosità modulabile e interazioni supramolecolari ospite-ospite

Un aspetto chiave è il ruolo del linker organico, che può influenzare significativamente l’adsorbimento. Ad esempio, studi comparativi hanno evidenziato differenze tra UiO-66 e UiO-66-NH₂ dove la funzionalizzazione amminica migliora le interazioni con NO₂.

Considerazioni finali

Nel complesso, i MOF rappresentano una piattaforma altamente versatile per la cattura di gas tossici, grazie alla possibilità di progettare materiali su misura. Tuttavia, la sfida principale rimane lo sviluppo di strutture che combinino elevata selettività e capacità di adsorbimento, stabilità chimica in ambienti aggressivi e facile rigenerazione e ciclabilità

Il progresso in questo campo è quindi strettamente legato alla progettazione razionale dei materiali e alla comprensione delle interazioni molecolari tra gas e struttura porosa.

Conclusioni

La cattura di gas tossici si configura oggi come una delle sfide più rilevanti nell’ambito della sostenibilità ambientale e della sicurezza industriale, richiedendo soluzioni capaci di coniugare elevata efficienza, selettività e sostenibilità economica. L’analisi delle tecnologie emergenti evidenzia come approcci innovativi, quali i solventi eutettici profondi e i reticoli metallo-organici, stiano ridefinendo i paradigmi tradizionali di separazione e trattamento dei gas.

I DES rappresentano una soluzione promettente grazie alla loro versatilità chimica, bassa tossicità e facilità di sintesi, offrendo buone prestazioni soprattutto nei processi di assorbimento chimico. Tuttavia, è nei MOF che si concentra il maggiore potenziale innovativo: la possibilità di progettare materiali su misura, modulando struttura e funzionalità dei pori, consente di ottenere interazioni altamente selettive con specifiche molecole tossiche, aprendo la strada a sistemi di cattura sempre più efficienti e mirati.

Nonostante questi progressi, permangono criticità significative, in particolare legate alla stabilità chimica dei materiali in condizioni operative aggressive, alla rigenerabilità e alla scalabilità industriale dei processi. Il superamento di tali limiti richiederà un approccio integrato, basato sulla progettazione razionale dei materiali, sull’ottimizzazione dei processi e su una più profonda comprensione delle interazioni molecolari tra gas e matrici adsorbenti.

In prospettiva, lo sviluppo di tecnologie avanzate per la cattura di gas tossici non rappresenta soltanto una necessità ambientale, ma anche un’opportunità strategica per promuovere modelli industriali più sostenibili, in linea con i principi dell’economia circolare e della transizione ecologica.

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