Chimica

Carbonatazione

il 19 Maggio 2026

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carbonatazione

La carbonatazione è una reazione eterogenea che coinvolge l’interazione tra una fase gassosa e un solido poroso, dando origine a trasformazioni chimiche e strutturali che modificano progressivamente il materiale interessato. In questo processo, l’anidride carbonica atmosferica (CO₂) penetra all’interno dei pori del materiale e reagisce con composti alcalini come idrossido di calcio, silicati e alluminati, portando alla formazione di carbonato di calcio (CaCO₃).

Dal punto di vista chimico, la carbonatazione è un fenomeno fisico-chimico complesso in cui la CO₂, dissolvendosi nell’acqua presente nei pori o nei liquidi, forma acido carbonico (H₂CO₃), un acido debole ma sufficientemente reattivo da promuovere successive trasformazioni chimiche.

Durante il processo, la fase solida subisce modificazioni microstrutturali che influenzano la diffusione dei gas e la velocità stessa della reazione. Per questo motivo, la carbonatazione non è soltanto una semplice trasformazione chimica, ma un fenomeno strettamente collegato alla porosità, all’umidità e alla permeabilità dei materiali.

La carbonatazione è presente in numerosi contesti naturali e industriali. Nelle bevande gassate, ad esempio, la dissoluzione della CO₂ sotto pressione genera acido carbonico, responsabile del tipico gusto leggermente acidulo. Nel caso della birra e delle altre bevande effervescenti, la carbonazione contribuisce alla formazione della schiuma e alla caratteristica sensazione frizzante percepita al palato, conferendo freschezza e vivacità alla bevanda.

In ambito geologico, le reazioni di carbonatazione e decarbonatazione rappresentano uno dei principali meccanismi di trasferimento del carbonio tra la litosfera, gli oceani e l’atmosfera, svolgendo un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio.

Particolarmente importante è la carbonatazione del calcestruzzo, fenomeno che si verifica quando la CO₂ atmosferica attraversa i pori del materiale e reagisce con l’idrossido di calcio della matrice cementizia formando carbonato di calcio. Questo processo riduce progressivamente l’alcalinità del calcestruzzo e può compromettere la protezione delle armature metalliche dalla corrosione.

Reazioni di carbonatazione

La carbonatazione comprende una serie di reazioni chimiche attraverso cui l’anidride carbonica (CO₂) reagisce con composti contenenti calcio formando carbonati stabili, in particolare carbonato di calcio (CaCO₃). Questi processi rivestono grande importanza in chimica industriale, geologia, scienza dei materiali e persino nei sistemi biologici.

Carbonatazione dell’ossido di calcio

Una delle reazioni più studiate è quella tra ossido di calcio e biossido di carbonio:

CaO(s) + CO2(g) → CaCO3(s)

La variazione di entalpia della reazione è pari a −178 kJ/mol, valore che indica chiaramente il carattere esotermico del processo. Durante la carbonatazione viene quindi liberata energia sotto forma di calore.

La reazione inversa prende il nome di calcinazione ed è invece un processo endotermico, poiché richiede energia per decomporre il carbonato di calcio in ossido di calcio e anidride carbonica. La calcinazione rappresenta una delle trasformazioni fondamentali nella produzione della calce e del cemento.

Dal punto di vista strutturale, la carbonatazione provoca un aumento del volume complessivo della fase solida. Questo fenomeno è legato alla diversa densità tra ossido di calcio e carbonato di calcio e può influenzare la porosità e le proprietà meccaniche del materiale.

Influenza della temperatura e della pressione

Le condizioni operative della carbonatazione richiedono un compromesso tra fattori termodinamici e cinetici. Temperature elevate tendono ad aumentare la velocità di reazione, favorendo la diffusione della CO₂ e la rapidità del processo. Tuttavia, temperature più basse risultano più favorevoli dal punto di vista dell’equilibrio chimico, poiché mantengono la pressione parziale di equilibrio della CO₂ a valori inferiori, favorendo la formazione del carbonato.

La carbonatazione mostra generalmente una cinetica caratterizzata da due stadi distinti. In una prima fase la reazione procede rapidamente grazie all’elevata disponibilità di superfici reattive. Successivamente compare una fase più lenta, durante la quale lo strato di carbonato formatosi ostacola la diffusione della CO₂ verso il materiale non reagito, conducendo gradualmente a un plateau di conversione.

Carbonatazione dell’idrossido di calcio

Un’altra reazione di grande importanza è quella che coinvolge l’idrossido di calcio:

Ca(OH)2(s) + CO2(g) → CaCO3(s) + H2O(g)

Anche questa trasformazione è esotermica, con una variazione di entalpia pari a −69.1 kJ/mol. La reazione è particolarmente rilevante nei materiali cementizi e nelle malte storiche.

L’idrossido di calcio utilizzato nelle antiche malte romane reagiva lentamente con la CO₂ atmosferica formando carbonato di calcio, responsabile dell’indurimento progressivo delle strutture murarie. Questo processo ha contribuito alla straordinaria durabilità di molte costruzioni dell’antica Roma.

Carbonatazione nei sistemi biologici

Il termine carbonatazione trova applicazione anche in ambito biologico. Nel corpo umano, infatti, l’anidride carbonica prodotta dalla respirazione cellulare reagisce con l’acqua formando acido carbonico:

CO2 + H2O ⇄ H2CO3

Questa reazione, catalizzata dall’enzima anidrasi carbonica, svolge un ruolo fondamentale nel trasporto della CO₂ nel sangue e nel mantenimento dell’equilibrio acido-base dell’organismo. Il sistema bicarbonato/acido carbonico rappresenta infatti uno dei principali meccanismi fisiologici di regolazione del pH ematico.

Termodinamica e cinetica della decomposizione del carbonato di calcio

Le condizioni operative della reazione gas-solido tra ossido di calcio (CaO) e anidride carbonica (CO₂) possono essere descritte attraverso i principi della termodinamica chimica. La reazione di carbonatazione e quella inversa di calcinazione sono infatti governate dall’equilibrio tra temperatura e pressione parziale della CO₂ presente nel sistema.

Equilibrio della reazione CaO–CO₂

Nella reazione di carbonatazione CaO(s) + CO2(g) → CaCO3(s)  poiché le attività termodinamiche dei solidi puri sono considerate uguali a 1, l’espressione della costante di equilibrio dipende esclusivamente dalla pressione parziale della CO₂ ed è data da:
Kp = 1/pco2

Di conseguenza, l’ossido di calcio reagisce spontaneamente con la CO₂ quando la pressione parziale reale della CO₂ è superiore alla pressione parziale di equilibrio. Al contrario, quando la pressione parziale della CO₂ scende al di sotto del valore di equilibrio, il carbonato di calcio tende a decomporsi formando CaO e anidride carbonica. Questo processo endotermico prende il nome di calcinazione.

La temperatura svolge un ruolo fondamentale: all’aumentare della temperatura cresce la pressione di equilibrio della CO₂, rendendo termodinamicamente favorita la decomposizione del CaCO₃.

Influenza della temperatura sulle proprietà del CaO

Le condizioni di decomposizione del carbonato di calcio influenzano profondamente le caratteristiche strutturali dell’ossido di calcio ottenuto. Parametri come temperatura di calcinazione e pressione parziale della CO₂ determinano infatti proprietà quali:

-dimensione dei cristalliti;

-area superficiale specifica;

-volume e distribuzione della porosità;

-morfologia delle particelle.

Queste caratteristiche sono particolarmente importanti nei processi di cattura della CO₂, poiché controllano la reattività successiva del CaO durante i cicli di carbonatazione-decarbonatazione.

Temperature troppo elevate possono causare fenomeni di sinterizzazione, riducendo la superficie attiva disponibile e diminuendo l’efficienza di assorbimento della CO₂.

Effetto della pressione parziale della CO₂

L’influenza della CO₂ sulla decomposizione del CaCO₃ si manifesta principalmente attraverso un effetto di rallentamento della reazione. Quando la pressione parziale della CO₂ aumenta e si avvicina alla pressione di equilibrio, la velocità di decomposizione diminuisce sensibilmente.

Equilibrio basato sulla pressione parziale di CO2
Equilibrio basato sulla pressione parziale di CO2

Al contrario, quando la pressione parziale della CO₂ è molto inferiore a quella di equilibrio, il desorbimento della CO₂ e la trasformazione strutturale del materiale avvengono molto rapidamente. In queste condizioni, la fase limitante della velocità risulta controllata principalmente dalla reazione chimica superficiale.

Numerosi studi hanno evidenziato che, a pressioni di CO₂ ben inferiori al valore di equilibrio, l’influenza del gas sulla decomposizione del CaCO₃ diventa trascurabile.

Aspetti cinetici ed energia di attivazione

La decomposizione del carbonato di calcio è stata studiata mediante diversi modelli cinetici utilizzati per descrivere la velocità di reazione nei sistemi gas-solido. I valori dell’energia di attivazione riportati in letteratura mostrano una certa variabilità, generalmente compresa tra 110 e 210 kJ/mol, a seconda delle condizioni sperimentali e del modello adottato.

È stato inoltre osservato che la decomposizione del CaCO₃ in atmosfera ricca di CO₂ non solo rallenta la velocità della reazione, ma provoca anche un aumento dell’energia di attivazione apparente. Questo comportamento è attribuito alla maggiore difficoltà di diffusione e rilascio della CO₂ dal materiale durante la decomposizione termica.

L’interazione tra fenomeni termodinamici, diffusivi e cinetici rende quindi la decomposizione del carbonato di calcio un processo complesso, di grande interesse sia per la produzione industriale della calce sia per le moderne tecnologie di sequestro e utilizzo della CO₂.

Carbonatazione del calcestruzzo

La carbonatazione del calcestruzzo è uno dei principali fenomeni chimici responsabili del degrado delle strutture in cemento armato esposte all’atmosfera. Il processo si verifica quando l’anidride carbonica (CO₂) presente nell’aria penetra attraverso il sistema di pori del calcestruzzo e reagisce con i composti alcalini della pasta cementizia idratata, in particolare con l’idrossido di calcio Ca(OH)₂, formando carbonato di calcio.

Questo processo provoca modificazioni chimiche e microstrutturali che influenzano la durabilità del materiale e la protezione delle armature metalliche.

Penetrazione della CO₂ e formazione di acido carbonico

carbonatazione del calcestruzzo
carbonatazione del calcestruzzo

La CO₂ atmosferica diffonde all’interno del calcestruzzo attraverso i pori e le microfessure. In presenza di umidità, il gas si dissolve nell’acqua interstiziale formando acido carbonico (H₂CO₃), un acido debole capace di reagire con le fasi alcaline del cemento idratato

L’acido carbonico consuma progressivamente l’idrossido di calcio e altri composti alcalini presenti nella matrice cementizia, determinando una riduzione dell’alcalinità del materiale.

In alcuni casi, l’acido carbonico può reagire anche con idrossidi alcalini come l’idrossido di sodio, formando carbonato di sodio che successivamente può reagire con Ca(OH)₂ producendo ulteriore carbonato di calcio.

Riduzione del pH e depassivazione dell’acciaio

Uno degli aspetti più critici della carbonatazione riguarda la diminuzione del pH del calcestruzzo. In condizioni normali, la pasta cementizia stagionata possiede un pH molto elevato, generalmente intorno a 12.5–13, grazie alla presenza di idrossidi alcalini. Questo ambiente fortemente alcalino consente la formazione di un sottile strato passivante sulla superficie delle armature d’acciaio.

Lo strato protettivo impedisce all’acciaio di reagire con ossigeno e acqua, mantenendo le barre di rinforzo in condizioni di stabilità chimica. Tale fenomeno è noto come passivazione.

Con l’avanzare della carbonatazione, il pH dell’acqua interstiziale diminuisce progressivamente:

-da circa 13 fino a valori prossimi a 9 durante le prime fasi;

-fino a circa 8.3 quando gran parte dell’idrossido di calcio è stata consumata.

A questi valori di pH lo strato passivante perde stabilità e l’acciaio diventa vulnerabile alla corrosione. La presenza simultanea di ossigeno e umidità consente quindi l’innesco dei processi corrosivi.

La carbonatazione è infatti considerata una delle principali cause della corrosione delle armature nel cemento armato.

Modificazioni microstrutturali del calcestruzzo

La formazione di carbonato di calcio non produce soltanto cambiamenti chimici, ma modifica anche la struttura porosa del materiale. Il CaCO₃ precipita infatti all’interno dei pori della matrice cementizia idratata, causando un fenomeno di affinamento della porosità.

Questo effetto può inizialmente ridurre la permeabilità del calcestruzzo e rallentare la diffusione di sostanze aggressive. Tuttavia, la carbonatazione provoca anche un lieve ritiro volumetrico dovuto alla conversione dell’idrossido di calcio in carbonato di calcio, con possibile formazione di microfessure che facilitano la penetrazione di acqua e agenti corrosivi.

L’evoluzione del danno dipende quindi dall’equilibrio tra densificazione superficiale e sviluppo di fessurazioni interne.

Fattori che influenzano la carbonatazione

La velocità della carbonatazione dipende da diversi parametri ambientali e strutturali. Tra i più importanti vi sono l’umidità relativa, la concentrazione atmosferica di CO₂, la porosità e permeabilità del calcestruzzo oltre al rapporto acqua/cemento, presenza di fessure e qualità della stagionatura.

L’umidità svolge un ruolo particolarmente importante: valori intermedi favoriscono il processo, poiché consentono sia la dissoluzione della CO₂ sia la sua diffusione nei pori.

Importanza per la durabilità delle strutture

La carbonatazione rappresenta uno dei principali fenomeni considerati nella progettazione delle opere in cemento armato. La profondità di carbonatazione viene spesso utilizzata come indicatore dello stato di degrado del materiale e della vita utile della struttura.

Per limitare il fenomeno vengono impiegati calcestruzzi più compatti, bassi rapporti acqua/cemento, adeguati copriferri e trattamenti superficiali protettivi capaci di ridurre la penetrazione della CO₂ e dell’umidità atmosferica.

Carbonatazione e cattura della CO₂: verso materiali più sostenibili

Negli ultimi anni la carbonatazione ha assunto un ruolo sempre più importante non soltanto come fenomeno naturale o causa di degrado dei materiali cementizi, ma anche come possibile strategia per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. In questo contesto, la CO₂ catturata da processi industriali può essere utilizzata intenzionalmente in reazioni di carbonatazione controllata, trasformando un gas serra in composti minerali stabili.

cattura e stoccaggio della CO₂
cattura e stoccaggio della CO₂

Le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂ (Carbon Capture and Storage  e Carbon Capture, Utilization and Storage) consentono infatti di intercettare la CO₂ prodotta da centrali elettriche, cementifici, acciaierie e altri settori ad alte emissioni prima che venga rilasciata nell’atmosfera. Una parte di questa anidride carbonica può essere impiegata in processi di mineralizzazione, nei quali reagisce con ossidi, idrossidi o silicati contenenti calcio e magnesio formando carbonati stabili.

Questi processi risultano particolarmente interessanti perché consentono di immagazzinare la CO₂ in forma solida e termodinamicamente stabile per tempi molto lunghi, riducendo il rischio di rilascio nell’ambiente.

Nel settore delle costruzioni, la carbonatazione accelerata viene studiata per produrre materiali cementizi a minore impatto ambientale. Alcuni processi industriali utilizzano CO₂ catturata per il trattamento di calcestruzzi, ceneri industriali e scorie ricche di calcio, ottenendo contemporaneamente il sequestro del carbonio e il miglioramento di alcune proprietà meccaniche del materiale.

La mineralizzazione della CO₂ rappresenta una delle tecnologie più promettenti per contrastare il cambiamento climatico, poiché combina la riduzione delle emissioni con il recupero di residui industriali e la produzione di materiali più sostenibili. Sebbene vi siano ancora sfide legate ai costi energetici, alla disponibilità di materiali reattivi e alla scalabilità industriale, la carbonatazione controllata è oggi considerata una delle strategie più interessanti per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Carbonatazione e acqua gassata: un’applicazione storica e quotidiana

La storia della carbonazione in ambito alimentare risale al XVIII secolo, quando il chimico inglese Joseph Priestley sviluppò un metodo per dissolvere l’anidride carbonica nell’acqua. Questo processo permise di ottenere quella che oggi è comunemente nota come acqua gassata, caratterizzata dalla presenza di CO₂ disciolta sotto pressione.

Dal punto di vista fisico-chimico, la carbonazione dell’acqua non comporta la formazione di nuovi solidi, ma la semplice dissoluzione della CO₂ nel liquido in equilibrio con acido carbonico

L’acido carbonico che si forma è instabile e conferisce alla bevanda il tipico sapore leggermente acidulo e la sensazione di freschezza. La successiva liberazione di CO₂ sotto forma di bolle durante l’apertura della bottiglia è responsabile dell’effetto effervescente.

Questo principio è alla base non solo dell’acqua gassata, ma anche di numerose bevande come birra e soft drink, nelle quali la CO₂ è mantenuta disciolta sotto pressione fino al momento del consumo.

In questo modo, la carbonazione rappresenta un esempio quotidiano e immediato di un fenomeno chimico che, a scale e contesti diversi, governa processi molto più complessi come quelli geologici, biologici e industriali.

Comportamento in funzione di pressione e temperatura

La carbonatazione dell’acqua è fortemente influenzata dalle condizioni fisiche del sistema, in particolare dalla pressione e dalla temperatura, che determinano la quantità di CO₂ che può rimanere disciolta in soluzione.

Quando l’acqua gassata viene mantenuta a pressione elevata, come avviene all’interno di bottiglie o lattine sigillate, l’anidride carbonica viene forzata a dissolversi nel liquido in quantità maggiore, secondo l’equilibrio di solubilità gas-liquido. In queste condizioni si ottiene una bevanda altamente gassata, in cui la CO₂ rimane stabilmente disciolta.

Al contrario, quando il sistema viene portato a pressione più bassa, come avviene al momento dell’apertura di una bottiglia, l’equilibrio si sposta verso la fase gassosa e la CO₂ disciolta viene progressivamente rilasciata sotto forma di bollicine. Questo fenomeno è responsabile della caratteristica effervescenza e della diminuzione graduale della “frizzantezza” della bevanda.

Anche la temperatura gioca un ruolo fondamentale nel controllo della carbonatazione. A basse temperature la solubilità della CO₂ in acqua aumenta, favorendo la sua permanenza in soluzione e rendendo la bevanda più ricca di gas disciolto. Al contrario, all’aumentare della temperatura, la solubilità del gas diminuisce e la CO₂ tende a fuoriuscire più rapidamente, accelerando la perdita di effervescenza.

Questo comportamento è coerente con i principi generali degli equilibri gas-liquido e rappresenta un esempio diretto dell’influenza delle condizioni fisiche sulla stabilità della carbonatazione nei sistemi acquosi.

Lo stesso principio che regola la durabilità dei materiali cementizi e i grandi cicli geochimici del carbonio trova quindi una manifestazione semplice e quotidiana nella carbonatazione delle bevande.

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