Chimica

Attinio

il 30 Luglio 2025

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attinio

L’attinio è un elemento chimico appartenente alla serie degli attinidi e rappresenta uno dei primi metalli radioattivi ad essere stato scoperto. Di aspetto bianco-argenteo e lucente, l’attinio è caratterizzato da un’elevata radioattività e da una reattività chimica simile a quella del lantanio, con cui condivide molte proprietà. L’attinio si trova in natura solo in tracce, all’interno di minerali contenenti uranio, e viene oggi ottenuto principalmente per via artificiale nei reattori nucleari.

Il nome attinio deriva dal greco ἀκτίς, che significa “raggio”, in riferimento all’intensa emissione di radiazioni che caratterizza questo elemento. Scoperto alla fine del XIX secolo, l’attinio ha avuto un ruolo importante negli studi pionieristici sulla radioattività e continua a essere oggetto di ricerca in ambito nucleare e medico, seppur con applicazioni molto limitate a causa della sua tossicità e scarsità.

L’attinio brilla debolmente di azzurro al buio, a causa della ionizzazione dell’aria circostante provocata dalla sua radioattività. Questa luminescenza non è dovuta a fluorescenza intrinseca, ma al fenomeno noto come scintillazione dell’aria.

Proprietà chimico-fisiche

L’attinio si presenta come un metallo solido di colore bianco-argenteo, dall’aspetto brillante, ma tende ad ossidarsi rapidamente a contatto con l’aria, formando una sottile patina che ne altera il colore. Dal punto di vista fisico, ha una densità relativamente elevata, un punto di fusione intorno ai 1050 °C e un punto di ebollizione che supera i 3000 °C, valori che ne confermano la natura metallica.

Da un punto di vista chimico, l’attinio è estremamente reattivo, tanto da reagire facilmente con ossigeno, alogeni e acidi, liberando idrogeno. La sua configurazione elettronica [Rn] 6d¹7s² lo colloca come primo elemento della serie degli attinidi, anche se mostra un comportamento simile a quello del lantanio, con il quale condivide la tendenza a formare composti trivalenti.

Lo stato di ossidazione più comune, infatti, è +3, e in soluzione acquosa, lo ione Ac³⁺ forma composti trivalenti analoghi a quelli del La³⁺, come il cloruro di attinio (AcCl₃) e il nitrato di attinio (Ac(NO₃)₃), che sono igroscopici e solubili. Il raggio ionico di Ac³⁺ è di circa 1.11 Å solo leggermente maggiore di La³⁺ (circa 1.06 Å), il che giustifica la forte somiglianza nel comportamento chimico.

Queste analogie spiegano anche le difficoltà nella separazione dell’attinio dai lantanidi nei processi estrattivi: le loro proprietà chimico-fisiche sono talmente simili che servono tecniche selettive come l’estrazione con solventi o lo scambio ionico per isolarli efficacemente.

Storia della scoperta

L’attinio fu scoperto nel 1899 dal chimico francese André-Louis Debierne, che lo identificò nei residui radioattivi derivanti dal trattamento di minerali contenenti uranio, in particolare la pechblenda. Debierne lo descrisse inizialmente come un elemento simile al titanio e successivamente al torio, ipotizzandone la presenza sulla base delle sue proprietà radioattive conferendogli il nome actinium.

decadimento di 225 Ac
decadimento di 225 Ac

Pochi anni dopo, nel 1902, il chimico tedesco Friedrich Oskar Giesel isolò indipendentemente una sostanza radioattiva simile, che chiamò emanio. Tuttavia, i suoi studi si rivelarono molto più accurati dal punto di vista chimico rispetto a quelli di Debierne. Nonostante questo, il nome attinio fu mantenuto, e la priorità della scoperta venne ufficialmente attribuita a Debierne, anche se per decenni si è discusso sulla validità della sua identificazione iniziale.

La scoperta dell’attinio avvenne in un contesto storico cruciale per la nascita della chimica nucleare, pochi anni dopo l’individuazione della radioattività da parte di Henri Becquerel (1896) e dei lavori pionieristici dei coniugi Curie. In questo scenario, l’attinio fu uno dei primi elementi radioattivi naturali ad essere riconosciuto e studiato, anticipando l’identificazione degli altri attinidi e aprendo la strada alla comprensione delle serie di decadimento nucleare.

Isotopi e radioattività

L’attinio non ha isotopi stabili: ad oggi ne sono stati identificati più di trenta, con numeri di massa compresi tra circa 205 e 236, ed ogni isotopo è radioattivo. Gran parte di essi esiste solo per frazioni di secondo. Gli isotopi più importanti sono:

Ac‑227

Ac‑227 è l’isotopo dell’attinio più stabile e l’unico presente in natura, poiché fa parte della catena di decadimento dell’uranio-235. Ha un tempo di dimezzamento relativamente lungo, pari a circa 21.8 anni, il che significa che può rimanere attivo per decenni prima di trasformarsi in altri elementi.

decadimento degli isotopi
decadimento degli isotopi

Questo isotopo decade principalmente per emissione di particelle β⁻ (circa il 98% dei casi), ma in misura minore può anche emettere particelle α. Questi decadimenti sono accompagnati da raggi gamma, rendendolo una sorgente significativa di radiazioni.

In passato, Ac-227 è stato utilizzato come sorgente di neutroni, combinato con il berillio, in applicazioni di laboratorio e per l’avvio di reazioni nucleari. Tuttavia, oggi il suo utilizzo è molto limitato, a causa della pericolosità della sua radioattività e della disponibilità di alternative più efficienti.

Ac‑225
Tra tutti gli isotopi dell’attinio, Ac-225 è quello che oggi desta il maggiore interesse per le sue applicazioni in campo medico, in particolare nella terapia oncologica avanzata. Questo isotopo ha un’emivita di circa 10 giorni ed è caratterizzato da una serie di decadimenti α consecutivi, che liberano una grande quantità di energia in spazi molto piccoli, distruggendo efficacemente le cellule bersaglio.

Grazie a queste proprietà, Ac-225 è impiegato nella cosiddetta Targeted Alpha Therapy (TAT), una tecnica sperimentale che consiste nel legare l’attinio a molecole dirette specificamente verso le cellule tumorali (come anticorpi o piccoli peptidi). In questo modo, le radiazioni α colpiscono selettivamente le cellule malate, lasciando intatti i tessuti sani circostanti.

L’efficacia di questo approccio ha portato a un interesse crescente da parte della comunità scientifica e dell’industria farmaceutica, tanto che negli ultimi anni sono stati avviati diversi studi clinici. Tuttavia, la disponibilità di Ac-225 è ancora molto limitata, poiché la sua produzione richiede reattori nucleari o acceleratori di particelle e complesse fasi di separazione chimica.

Per far fronte alla crescente domanda, vari enti di ricerca e aziende farmaceutiche stanno investendo nella produzione su scala industriale di questo isotopo, con l’obiettivo di renderlo più facilmente accessibile per terapie antitumorali su larga scala.

Ac‑228 è un isotopo dell’attinio che si genera nella catena di decadimento del torio-232. Ha un’emivita molto breve, di circa 6.15 ore, e decade rapidamente per emissione β⁻, producendo anche raggi gamma di alta energia.

Queste proprietà lo rendono utile in alcuni contesti specialistici, ad esempio come tracciante radioattivo in laboratori di chimica nucleare o come sorgente standard per la calibrazione degli strumenti di spettrometria gamma. Tuttavia, proprio a causa della sua breve durata, Ac-228 deve essere utilizzato quasi immediatamente dopo la sua produzione, il che ne limita fortemente l’impiego pratico.

Tutti gli isotopi dell’attinio sono altamente radiotossici: le α‑particelle depositano grandi dosi in volumi minuscoli, mentre i γ di accompagnamento penetrano più a fondo. Perciò la manipolazione richiede linee schermate in piombo, telemanipolatori e sistemi di ventilazione in depressione. Anche microgrammi di attinio, infatti, sviluppano attività dell’ordine di milioni di becquerel.

Principali composti dell’attinio

L’attinio forma quasi esclusivamente composti in cui si presenta nello stato di ossidazione +3, che è il più stabile e il più facilmente accessibile per questo elemento. Questi composti sono generalmente ionici, solubili in acqua e igroscopici, con caratteristiche chimiche che ricordano molto da vicino quelle del lantanio, a causa della forte analogia tra gli ioni Ac³⁺ e La³⁺.

Tra i composti più comuni troviamo il cloruro di attinio (AcCl₃), un solido bianco che si ottiene per reazione diretta del metallo con cloro gassoso. Questo sale è molto solubile in acqua e forma facilmente soluzioni contenenti lo ione Ac³⁺. Analogo è il nitrato di attinio (Ac(NO₃)₃), prodotto per trattamento con acido nitrico, utilizzato anche come intermedio nelle tecniche di separazione radioattive.

Un altro composto importante è l’ossido di attinio (Ac₂O₃), ottenuto per calcinazione di sali come l’acetato o il nitrato. Si tratta di un ossido basico, che reagisce facilmente con acidi, restituendo i corrispondenti sali trivalenti.

Inoltre, l’attinio può formare composti con acidi organici, come acetati, citrati o ossalati. Questi ultimi possono essere usati per precipitare l’attinio da soluzioni acquose, un metodo talvolta sfruttato nelle procedure di purificazione.

Composti di coordinazione

Anche se meno studiati rispetto ai composti ionici, i composti di coordinazione dell’attinio rivestono un crescente interesse, soprattutto nel contesto della medicina nucleare. Lo ione Ac³⁺, per via della sua dimensione relativamente grande e del suo carattere fortemente elettropositivo, tende a coordinarsi preferenzialmente con ligandi donatori di ossigeno, come carbossilati, chetoni, fosfati e ossime.

Uno dei principali obiettivi della ricerca è lo sviluppo di chelanti stabili, in grado di legare saldamente l’attinio per applicazioni in terapie mirate con radionuclidi α-emittenti (ad esempio con Ac‑225). I ligandi più promettenti appartengono alla famiglia dei macrociclici poliamminici (come DOTA), che formano complessi stabili anche in ambiente fisiologico. Tuttavia, rispetto ad altri metalli trivalenti, l’attinio richiede spesso chelanti specifici, capaci di adattarsi meglio alla sua bassa densità di carica e al raggio ionico maggiore.

Lo studio sperimentale di questi complessi è reso difficile dalla radioattività intensa dell’attinio, ma negli ultimi anni le tecniche di spettroscopia e calcolo computazionale hanno permesso una migliore comprensione della sua chimica di coordinazione.

Metodi di sintesi

La sintesi dell’attinio e dei suoi composti è strettamente legata alla sua origine radioattiva e alla difficoltà di manipolazione in laboratorio. L’attinio non si trova in quantità significative in natura: è presente solo in tracce nei minerali di uranio e torio, come risultato del decadimento di questi elementi. Per questo motivo, l’ottenimento dell’attinio elementare o dei suoi sali avviene principalmente tramite processi nucleari e separazioni radiotecnologiche.

Il più abbondante e utilizzato isotopo, attinio-227, è prodotto artificialmente come sottoprodotto nel ciclo del torio oppure per irradiazione del radio-226 con neutroni. Dopo la formazione, l’attinio è separato mediante processi di scambio ionico o estrazione con solventi, sfruttando la chimica dello ione Ac³⁺, simile a quella dei lantanidi.

Per ottenere sali semplici come cloruri, nitrati o acetati, l’attinio metallico (oppure l’ossido) è trattato con acidi in condizioni controllate. Per esempio il nitrato di attinio (Ac(NO₃)₃) si ottiene trattando l’ossido con acido nitrico diluito.

Il cloruro di attinio (AcCl₃) può essere preparato riscaldando il metallo o l’ossido con acido cloridrico concentrato o tramite reazione diretta con cloro gassoso ad alta temperatura  e l’ossido di attinio (Ac₂O₃) si ottiene invece per calcinazione di sali come il carbonato o il nitrato.

I metodi per la sintesi dei composti di coordinazione implicano l’uso di piccole quantità di attinio radioattivo disciolto in soluzione acquosa e la successiva aggiunta del ligando desiderato in eccesso, spesso sotto controllo di pH e temperatura. A causa della radioattività elevata, queste sintesi sono condotte in hot cells (camere schermate) e richiedono precauzioni rigorose.

Nel complesso, la sintesi dei composti dell’attinio è fortemente limitata dalla scarsità del materiale, dalla pericolosità delle radiazioni emesse e dalle sfide legate alla sua manipolazione chimica, ma rimane di grande interesse in ambiti specialistici come la medicina nucleare e la ricerca sui radionuclidi attinidici.

Applicazioni dell’attinio

Nonostante la sua estrema radioattività, la scarsità naturale e la difficoltà di manipolazione, l’attinio ha trovato applicazioni in nicchie altamente specializzate, soprattutto in campo medico e nucleare. Le sue proprietà come emettitore α lo rendono particolarmente interessante per alcune tecnologie avanzate, in particolare nella terapia oncologica mirata.

L’isotopo più significativo da un punto di vista applicativo è l’attinio-225 (Ac‑225), che emette radiazioni α ad alta energia, con una portata estremamente breve nei tessuti biologici.

Targeted Alpha Therapy
Targeted Alpha Therapy

Questa caratteristica lo rende ideale per la cosiddetta terapia α-mirata (Targeted Alpha Therapy, TAT), una strategia emergente per il trattamento di tumori resistenti o in fase avanzata. In questa tecnica, l’attinio-225 è legato tramite chelanti stabili a anticorpi monoclonali o altre molecole bersaglio, che si legano selettivamente alle cellule tumorali. Una volta che il radionuclide raggiunge il bersaglio, la radiazione α induce danni letali al DNA, eliminando la cellula cancerosa con danni minimi ai tessuti circostanti.

Sebbene ancora in fase di sperimentazione clinica, Ac‑225 ha mostrato risultati promettenti nel trattamento di leucemie, linfomi, melanomi e tumori della prostata. Tuttavia, l’utilizzo è attualmente limitato dalla bassa disponibilità dell’isotopo, dalla complessità della sua produzione e dalla necessità di infrastrutture altamente specializzate per la manipolazione.

Un altro isotopo, attinio-227 (Ac‑227), trova applicazione come sorgente di neutroni in ambiti scientifici e industriali, grazie al suo decadimento che produce frammenti ad alta energia. È stato anche impiegato in passato nella ricerca sui materiali e per scopi traccianti.

Oltre a questi usi principali, l’attinio riveste un ruolo importante nella ricerca chimica e nucleare. È spesso utilizzato come elemento modello per lo studio del comportamento degli attinidi trivalenti, grazie alla sua chimica simile a quella dei lantanidi. Le informazioni ricavate sono cruciali per il trattamento dei rifiuti radioattivi, la separazione degli attinidi minori e lo sviluppo di nuovi sistemi di chelazione per applicazioni biomediche.

Nonostante le limitazioni operative, l’attinio sta emergendo come un elemento chiave in medicina nucleare e radioterapia avanzata, dimostrando come anche un elemento raro e altamente radioattivo possa avere applicazioni rivoluzionarie, se correttamente gestito.

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