Tetracloruro di carbonio

Il tetracloruro di carbonio ha formula CCl4 è un liquido incolore avente densità 1.59 g/cm3 ed è pertanto più denso dell’acqua. Tale composto, il cui nome I.U.P.A.C. è tetraclorometano, ha una geometrica molecolare di tipo tetraedrico in cui il carbonio, ibridato sp3, è posto al centro e i quattro atomi di cloro si trovano ai vetrici di un tetraedro equilatero con angoli di 109.5° Stante la sua geometria molecolare il tetracloruro di carbonio è una molecola apolare e pertanto è solubile nei composti apolari ed è un solvente per grassi ed oli, mentre è scarsamente solubile in acqua (0.081 g/100 mL a 25 °C) .

E’ poco infiammabile, ha una certa volatilità e emette vapori con un odore caratteristico di altri solventi clorurati, simile a quello del tetracloroetilene.

Fu sintetizzato, a partire dal cloroformio e cloro, da Henry Victor Regnault nel 1939 mentre attualmente viene ottenuto dal metano secondo la reazione:

CH4 + 4 Cl2 → CCl4 + 4 HCl

All’inizio del XX secolo il tetracloruro di carbonio veniva usato negli estintori, come precursore di sostanze refrigeranti e, a causa delle sue caratteristiche di solvente, nella lampada Astro e nella pulitura a secco.

Il tetracloruro di carbonio fu usato negli estintori per la sua capacità di spegnere il fuoco sopprimendo la combustione.

A livello di refrigerante, sebbene inizialmente usato come tale, il tetracloruro di carbonio, costituì uno dei reagenti per la sintesi del freon (diclorodifluorometano). Tale sintesi è stata realizzata fin quando si è scoperto che i clorofluorocarburi avevano un impatto con lo strato di ozono assottigliandolo.

La lampada Astro o lava lamp, ideata nel 1963, è un oggetto di arredo in cui masse di cera colorata fluttuano in un liquido trasparente all’interno di un contenitore di vetro.

Per la pulitura a secco, dopo l’utilizzo di petrolio e cherosene, successivamente soppiantati per la loro infiammabilità, il tetracloruro di carbonio sembrava essere la sostanza ideale tenendo anche conto del suo basso costo.

Tuttavia già dal 1930 fu sostituito dal tetracloroetilene a causa della sua tossicità e del suo potenziale di agente cancerogeno.

Fu utilizzato dai collezionisti di francobolli per l’identificazione delle filigrane: era infatti  un tempo considerato un ottimo modo per rivelare la filigrana ponendo qualche goccia sul francobollo senza che la carta venisse danneggiata.

Nel  XX secolo quindi il tetracloruro di carbonio sembrava una sorta di meraviglia per tutti gli usi. Si scoprì solo successivamente che  l’esposizione al tetracloruro di carbonio causa danni al sistema nervoso centrale, e ad alte dosi inibirebbe la funzionalità epatica e renale.

Attualmente il tetracloruro di carbonio ha un uso limitato alle sintesi chimiche, come solvente speciale nelle industrie e per uso di laboratorio.

Viene ancora usato come solvente nella spettroscopia infrarossa in quanto non mostra bande di assorbimento a frequenze superiori a 1600 cm-1.

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Author: Chimicamo

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