Resine composite in odontoiatria

Nonostante i dibattiti degli ultimi anni il materiale più usato in tutto il mondo per il restauro di molari e premolari è l’amalgama dentale costituita da mercurio, argento, stagno, rame e zinco.

Al di là della potenziale tossicità del mercurio utilizzato nell’amalgama, questo tipo di materiale presenta, oltre ad un colore che non si mimetizza con il dente, anche la necessità di eseguire preparazioni del dente di tipo invasivo in quanto l’amalgama non ha la capacità di legarsi alla struttura dentale.

Sono stati quindi studiati materiali compositi per poter sostituire l’amalgama tradizionale. Inizialmente le resine composite erano soggette ad usura e avevano una elevata incidenza di frattura. Un impatto fondamentale sulla qualità della resina è stato dato dalla composizione della matrice resinosa.

Per ottenere una matrice adatta si è pensato all’uso delle resine epossidiche usate nelle applicazioni industriali che mostravano caratteristiche interessanti ma non erano sufficientemente dure.

D’altra parte il polimero derivante del metacrilato di metile mostra ha il difetto di diminuire il suo volume nel tempo. Si è così ipotizzato di partire da un monomero ibrido ottenuto dalla reazione del Bisfenolo A e glicidil metacrilato.

Il Bisfenolo A è un composto con due gruppi fenolici vicinali

bisfenolo a

mentre il glicidil metacrilato è un estere dell’acido metacrilico contenente un gruppo epossidico

glicidil metacrilato

Condividi
Avatar

Author: Chimicamo

Share This Post On