Polipropilene isotattico

L’unico Premio Nobel per la Chimica italiano è stato attribuito all’eminente scienziato Giulio Natta il 10 dicembre 1963 per i suoi studi sulla sintesi del polipropilene isotattico, polimero che per le sue caratteristiche ha costituito una delle maggiori innovazioni del secolo scorso con enormi ripercussioni sulla vita quotidiana. Il Prof. Natta, tuttavia, persona dal carattere schivo e riservato che non ha mai amato esporsi alle luci della ribalta quell’11 marzo 1954, annotò semplicemente sulla sua agenda “fatto il polipropilene”.

fatto il polipropilene

Dal petrolio si era ottenuto un nuovo materiale plasmabile e leggero, ultraresistente destinato a cambiare la vita di tutti noi per le sue molteplici applicazioni che vanno dagli oggetti di uso comune come siringhe, tubi, bottiglie, spazzolini, indumenti usa e getta, atricoli casalinghi. Il polipropilene è un materiale che può servire alla produzione tanto di manufatti con una forma stabile nel tempo e capaci di sopportare sforzi e sollecitazioni meccaniche, quanto di oggetti per uso specifico come cavi, supporti per circuiti integrati, membrane, componenti isolanti, batterie per auto. Il polipropilene ha bassa densità, elevata rigidità, resistenza termica, inerzia chimica, buona elasticità notevoli caratteristiche meccaniche quali elevato carico di snervamento, allungamento a rottura, resilienza, durezza  e buone caratteristiche dielettriche alle alte frequenze.

Nei primi anni ’50 lo scienziato tedesco Karl Ziegler era riuscito a sintetizzare dei polimeri lineari dell’etilene utilizzando alluminio trietile come catalizzatore e Natta iniziò con lui una stretta collaborazione che portò alla scoperta dei catalizzatori stereospecifici che in loro onore vengono tuttora chiamati catalizzatori Ziegler Natta.

Il monomero di partenza per la sintesi del polimero è il propene o propilene, un’α-olefina che presenta tre atomi di carbonio e la reazione di polimerizzazione può essere schematizzata come segue:

polipropilene

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Author: Chimicamo

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