Polimeri conduttivi

In entrambi i casi il polimero è quindi un sale, in cui non sono gli ioni I3 o Na+ a condurre la carica ma sono le cariche presenti sul polimero che fungono da portatori di carica.

Applicando un campo elettrico perpendicolare al piano della pellicola i controioni possono essere fatti diffondere dalla struttura o nella struttura in modo che il polimero sia in grado di condurre la corrente elettrica.

Un filo metallico attraversato da corrente elettrica dà luogo al fenomeno dell’incandescenza che poteva essere osservato accendendo una lampadina a filamento di tungsteno.

Nel caso di polimeri conduttivi invece si verifica il fenomeno dell’elettroluminescenza ovvero un particolare tipo di luminescenza che è il risultato della ricombinazione di coppie elettrone- lacuna elettronica di un dato materiale che sono separati in due zone distinte che formano una giunzione p-n. Gli elettroni eccitati rilasciano l’energia sotto forma di fotoni e quindi di luce. Questo principio viene sfruttato nei LED ( diodi a emissione luminosa) che sfruttano le proprietà di alcuni materiali si produrre elettroni attraverso un meccanismo di emissione spontanea.

Da allora sfruttando questa scoperta sono stati ottenuti altri polimeri conduttivi come la polianilina, il polipirrolo, il politiofene, il polietilendiossitiofene

 polimeri conduttivi

Molteplici sono le applicazioni dei polimeri conduttivi e tuttora la ricerca è volta a comprenderne a pieno le potenzialità. Ad esempio la polianilina è un materiale antistatico, è utilizzata negli schermi dei computer in quanto protegge dalle radiazione elettromagnetiche ed è un inibitore della corrosione.

Il polirirrolo trova utilizzi nel campo dei dispositivi elettronici e dei sensori chimici e si stanno studiando le sue potenzialità per ottenere materiali fotoluminescenti, muscoli artificiali, schermi elettromagnetici, come elettrodo in condensatori e come rivestimento anticorrosivo.

Il politiofene è un materiale più resistente all’ossigeno atmosferico e permette la stampa dei circuiti all’aria invece che sotto gas inerte. Esso inoltre resiste a temperature prossime ai 200 gradi e, perfezionando la sua struttura e le sue proprietà, potrà essere facilmente impiegato per raffreddare i dispositivi elettronici, anche i più piccoli, presenti nei server, nelle automobili e nei Led ad alta luminosità.

Il  polietilendiossitiofene è impiegato come anti-statico per rivestire le pellicole fotosensibili oltre che in dispositivi elettronici.

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Author: Chimicamo

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